Anche
frequentando una certa palestra da anni e trovandomi bene in questa non ritengo
di essere legato a questa da potenze oscure e mistiche che mi possano impedire
di andare a frequentare corsi in altre palestre o addirittura ritenere che il
semplice fatto di essere incuriosito da altri corsi sia un gesto di lesa maestà
verso il maestro.
Appunto per questo quando anni fa un mio amico mi chiese di
andare a vedere un corso di Krav Maga, al quale si era unito da poco, accettai
di buon grado.
Ricordo che il corso veniva descritto come di difesa personale,
ma comunque mi sorpresi di trovare della “gente comune” in sala.
Non mi
immaginavo frotte di atleti scolpiti a mò di David di Donatello, ma mi sorprese
in particolar modo trovare ad esempio una signora over 60 e una ragazza, usando
un eufemismo, non proprio in forma che poi scoprirò essere la compagna del
maestro.
Non che ci sia niente di male in questo, ma ai tempi il Krav Maga era
poco conosciuto, le scuole stava spuntando come funghi un po’ come quelle di
MMA oggi, e quel poco che si sapeva era che questa fosse un’arte marziale
inventata dai militari israeliani, che fosse cazzutissima e che i discenti di
Abramo la utilizzassero per annichilire i tostissimi avversari in guerra.
Io
oltretutto essendo un appassionato di storia forse rimasi colpito da queste
descrizioni memore della guerra che vinse Israele contro i paesi arabi.
Il corso inizia e noto che invece di un normale “riscaldamento” vi è una specie di ginnastica a corpo libero, non ricordo neanche che vi fosse una corsetta blanda.
Il corso inizia e noto che invece di un normale “riscaldamento” vi è una specie di ginnastica a corpo libero, non ricordo neanche che vi fosse una corsetta blanda.
Insomma non veniva allenato il fiato e non si vedeva una goccia di
sudore.
Neanche per la vergogna di un riscaldamento tanto inefficace.
Vabbè,
supero le perplessità e cerco di mantenere la mente aperta mentre a più riprese
la signora un po’ anziana, mi si avvicina e mi parla bene del corso e della sua
esperienza lì come allieva.
Comincio a vedere un po’ di “allenamento serio”:
vengono provate per tutta la lezioni delle tecniche, non esistono protezioni di
alcun tipo, neanche un paio di calzini in più contro il freddo.
C’è di conseguenza un blandissimo contatto
fisico e i colpi portati non sono efficaci in quanto ci si ferma un attimo
prima di toccare l’avversario.
Inoltre uno di questi atleti più giovani (forse
appena sotto la trentina) pur portando dei colpi dove si doveva fermare o comunque controllare faceva delle facce degne
di un film di guerra.
Mentre simulava queste tecniche, che prevedevano tra
l’altro pollici nei bubli oculari del compagno di corso, era impossibile non
notare una faccia incazzata come se avesse scoperto la sorella a letto con due
bei tartufoni, una bocca digrignata e il tutto coronato da un urlo.
Ecco quest’ultima cosa mi colpì molto.
Ecco quest’ultima cosa mi colpì molto.
In qualsiasi palestra seria di AMT e SDC ti
insegnano (o dovrebbero farlo) a mantenere la calma e la lucidità.
Chi la perde
ormai non pratica più una disciplina, ma è preda delle emozioni e quindi può
sbagliare molto più facilmente.
Qui non stiamo parlando di non farsela nelle
mutande se un branco di energumeni incazzatissimi armati di mazze, bastoni,
catene e palle chiodate sta correndo contro di voi che magari siete con la
fidanzata e vi preoccupate oltre che per le botte anche della figura
necessariamente di merda che farete agli occhi della vostra bella nel momento
in cui vi troverete tra le fauci di cotali mostri.
Qui parliamo di un giovane
uomo che, mentre si approccia ad una disciplina in una maniera sbagliata, trova
un maestro che lo guarda soddisfatto e non gli dice “ma che cazzo ti urli”.
Una piccola diversione sulle“urla”: a volte è necessario emettere dei suoni.
Una piccola diversione sulle“urla”: a volte è necessario emettere dei suoni.
Chi avesse
visto ad esempio gli ormai diffusissimi video di un combattimento o allenamento
di muay thai tra thailandesi avrà sentito il classico urlo “OOEEEE” o “IIIAAII”
(poi ognuno fa un po’ a modo suo).
Quello non è un urlo di guerra per
spaventare i fantasmi della propria fievole mente tipo il bullo che ti
picchiava da piccolo l’altleta o, similmente ad alcune popolazioni africane,
per far dare un segnale sonoro alle palestre vicine per far capire che voi stai
facendo sul serio.
Quel suono
ha una “codificazione”: ad esempio nella Muay Thai viene definito “kiai” e
serve per la respirazione… però… un conto è farlo perché stai facendo le
ripetizioni esplosive di calci medi ai Pao (i cuscini ) e un conto è farlo
mentre stai semplicemente provando una tecnica!
È inutile ed è solo un modo
onanista e autocelebrativo con il quale ti senti più cattivo… e a dirla tutta è
anche un po’ idiota tanto quanto i guerrieri marziali dei cartoni animati che
urlavano il nome della combinazione di colpi mentre la stavano eseguendo.
Torniamo a noi, ancora non me ne vado dalla palestra e cerco di rimanere pensando che quello appena visto sia un caso isolato, e almeno quel giorno infatti lo era e ancora non capisco come a questo tipo non sia venuto nessun dubbio visto il fatto che stava urlando solo lui… ma tant’è.
Torniamo a noi, ancora non me ne vado dalla palestra e cerco di rimanere pensando che quello appena visto sia un caso isolato, e almeno quel giorno infatti lo era e ancora non capisco come a questo tipo non sia venuto nessun dubbio visto il fatto che stava urlando solo lui… ma tant’è.
A quel punto
cerco di farmi coinvolgere nell’allenamento al quale fino ad ora ero stato solo
spettatore.
Il maestro l’avevo salutato all’inizio, ma poi (anche giustamente)
si stava occupando dei suoi allievi, mi si avvicina quindi la fidanzata.
Mi
spiega le basi del Krav Maga facendomi venire a conoscenza che una tecnica
fondamentale del Krav Maga, che pare venga insegnata fin da subito, è quella
del Blitz.
Blitz è una parola di origine germanica che significa fulmine/lampo
e pensandoci adesso mi sorprendo come questi israeliani abbiano messo da parte
il “rancore” e utilizzino per la tecnica nazionale di lotta parole in lingua tedesca.
Insomma il Blitz prevede che l’avversario venga colpito il più velocemente
possibile e per farlo non importa che il primo colpo sia necessariamente
efficace ma deve essere portato con l’arto del corpo più vicino all’avversario.
Mi viene detto che questo serve perché l’avversario non si aspetta il colpo e
quindi già per il fatto che lo colpisci lo sorpendi.
Sarà invece il secondo
colpo quello efficace.
A quel punto le mie perplessità aumentano a dismisura e
non riesco a trattenere una domanda: “Scusami se mi permetto, ma queste sono
tecniche di lotta che usa l’esercito israeliano giusto? Ma che senso ha allora
sorprendere l’avversario? un soldato israeliano se attacca un altro soldato lo
deve fare subito in maniera efficace perché anche lui si sarà addestrato no? In
questo modo gli si dà solo più tempo di reagire dopo un colpo non efficace e
magari è pure armato!”.
Durante la
risposta non potei far a meno di vedere una specie di sorriso che non capii se
era per l’imbarazzo o per il fatto che mi considerasse un profano, ricordo
comunque di non aver ricevuto una risposta esauriente anche perché mi ripeteva
cose già dette prima e sembrava un po’ come stesse cercando di convincermi e
non di spiegarmi…. Alla fine mi sono detto che questi israeliani, con tutto il
rispetto, erano un po’ stronzi perché una tecnica di lotta così non è efficace
contro altri soldati e se era vero quanto mi fu detto mi ero allora convinto
che venisse utilizzata contro civili e non contro militari.
Perché è importante questo?
Perché un corso che si descrive come corso di autodifesa come fa ad insegnare ai propri allievi una cosa come il blitz?
Perché è importante questo?
Perché un corso che si descrive come corso di autodifesa come fa ad insegnare ai propri allievi una cosa come il blitz?
In pratica incoraggia ad attaccare per primo
perché sennò che senso ha “blitzare” l’avversario (scusate ci ho preso gusto)
se è lui che ti attacca per primo.
Nessuno se non quello di farlo incazzare
ancora di più.
Ho aspettato la fine della lezione non volendo mancare di rispetto.
Ho aspettato la fine della lezione non volendo mancare di rispetto.
Le ultime due cose che
mi sorpresero furono che alcuni degli allievi erano stati selezionati (già in
precedenza) per l’allenamento a casa dell’istruttore e che ho visto un coltello
di gomma che quel giorno comunque non fu utilizzato, ma ho avuto conferma che
lo fosse… Mentre la prima cosa è accettabilissima, anche se al profano deve
cominciare a dare un po’ l’idea dello “spirito” di molti istruttori di AMT, la
seconda per me è inconcepibile.
Mettetevelo bene in testa, soprattutto chi ha iniziato o vuole iniziare corsi di autodifesa: NON esiste difesa veramente efficace da un coltello.
Mettetevelo bene in testa, soprattutto chi ha iniziato o vuole iniziare corsi di autodifesa: NON esiste difesa veramente efficace da un coltello.
Con tutto
rispetto parlando non si può insegnare alla signora anziana o all’uomo di mezza
età con la pancetta a disarmare una persona con un coltello.
I casi sono
due.
Chi attacca con un coltello lo fa per minacciarvi o per tentare di
uccidervi.
Se vi minaccia potete sempre tentare di darvi alla fuga, mente se lo
fa per ferirvi purtroppo non c’è scampo.
Tristemente i corsi di autodifesa
negli anni hanno fatto credere che, come nei film per bambini stile “I nuovi
mini ninja”, esista un killer pirla e tontolone tiratore di goffe coltellate singole.
Mentre invece viene mostrato l’impavido “atleta” che con movimenti neanche
molto semplici blocca la coltellata e magari riesce a girare la lama verso
l’avversario.
Ecco, questo è esattamente quello che non avviene se subite un’aggressione all’arma bianca.
Chi vi
aggredirà è altamente probabile anche che lo farà venendovi di fianco o alle
spalle, buttando il peso del corpo in avanti e sferrerando una serie di
coltellate velocissime… e non una singola coltellata alla moviola e alla cazzo di cane.
Facciamo comunque finta
che il maestro della palestra “Krav Maga del cazzutissimo israeliano” vi abbia
insegnato con un roboante colpo di culo proprio la tecnica che l’aggressore
utilizza per attaccarvi.
Nel migliore dei casi non potrà andare tutto liscio come
l’olio e magari pur avendolo disarmato o messo in fuga vi ritroverete una
lacerazione e tagli di svariati centimetri e starete perdendo una discreta
quantità di sangue… e sarà quando vi metteranno i punti all’ospedale che
penserete “ma non era meglio scappare?”.
L’unica utilità di un corso di autodifesa è quella di far crescere la propria autostima e la propria sicurezza.
L’unica utilità di un corso di autodifesa è quella di far crescere la propria autostima e la propria sicurezza.
Ed è proprio qui
la fregatura: viene fatto credere di saper fare una cosa che in realtà non
si è in grado di fare.
Quindi si viene portati, anche senza rendersene conto, a
correre più pericoli di prima.
Non parlo di qualche sguardo di sfida in più
lanciato al semaforo tanto per innescare una gara alla Fast and Furious, ma
parlo del semplice non cambiare strada quando vedi un brutto ceffo o del
rispondere a tono in direzione del provocatore di turno “perché tanto io so
come dargli una lezione se ce ne dovesse essere bisogno”.
Tantissime volte il
tutto sta nel prevenire, nel non rispondere alla provocazione.
Usare la forza fisica è l’arma estrema!
Usare la forza fisica è l’arma estrema!
E dico arma non a caso perché con un’arma fai
male e TI puoi far male.
Proprio perché la considero un’arma mi sono fatto
delle domande dalle quali ancora non sono uscito: è giusto dare un’arma alle
persone indifese che hanno paura di essere minacciate con quella stessa arma?
Bhe tecnicamente sì… ma chi mi dice
che queste persone indifese non diventeranno aggressori a loro volta o che
comunque non siano perfettamente in grado di utilizzare quell’arma in caso di
difesa? Nessuno..
Bhé allora è meglio che nessuno abbia un’arma!?!?
Tecnicamente sì, ma praticamente qualcuno ce l’avrà sempre quindi tanto vale
essere armati no? BOH! e allora come si fa?
Su questo non ho una risposta e
negli anni ho ovviato a questo usando la testa ed evitando a priori tante
situazioni e non pensando “visto che pratico SDC mi posso permettere di fare la
voce grossa con i prepotenti”.
Non ha bisogno di pubblicità e di certo non ho voglia né intenzione di fargliene.
Non ha bisogno di pubblicità e di certo non ho voglia né intenzione di fargliene.
Una
persona che ho avuto la possiblità di vedere dal vivo e che può vantare un
palmares invidiabile nel mondo del full contact un giorno disse : “se vogliono
fare a botte girate le spalle e andate via, se vi minacciano con un coltello
scappate il più in fretta possibile e se vi minacciano con la pistola…” a quel punto
si girò di spalle e mimò il gesto di abbassarsi i pantaloni.
MK
Ho pubblicato per intero (e senza correzioni ;-) ) la testimonianza e le osservazioni di "MK", utili come ulteriore punto di vista sulle modalità di insegnamento diffuse e ciò che non viene detto a riguardo.
Faccio giusto qualche osservazione, anche per MK.MK
Ho pubblicato per intero (e senza correzioni ;-) ) la testimonianza e le osservazioni di "MK", utili come ulteriore punto di vista sulle modalità di insegnamento diffuse e ciò che non viene detto a riguardo.
- Nella Muay Thai il famoso "OEEE" è gridato dal pubblico per incitare gli atleti e "rimarcare" i colpi che sono andati a segno.
Gli atleti quando colpiscono, soprattutto in allenamento, usano altri tipi di "suoni" ed espirazioni utili per favorire la corretta respirazione durante un gesto e a volte anche solo per darsi una carica.
In ogni caso è scorretto definirli propriamente "kiai", che è una parola giapponese legata alle relative discipline.
Ovvio che in sostanza si stia parlando della stessa cosa.
- La faccenda del "Blitz" porta con sè varie osservazioni.
Credo di aver inteso il senso del tuo ragionamento: perchè in un corso di autodifesa dovrei studiare tecniche che prevedano di attaccare per primo?
E' vero, ma non bisogna nemmeno cadere nell' errore tipico dell' Aikidoka che pretende di apprendere solo tecniche di difesa, di reazione ad un' azione, finendo per prendere un sacco di botte perchè se ne sta in attesa di intercettare il colpo.
In fondo se la difesa personale efficace prevede anche l' eventualità che sia io ad attaccare per primo (davanti ad un aggressore che incombe), è corretto che si studi questa tecnica.
Tuttavia questo apre la solita osservazione riguardo al fatto che non si tratta di alcuna tecnica militare, il contesto è chiaramente diverso.
Dubito fortemente che un soldato israeliano si trovi per strada a doversi difendere da un palestinese che gli vuole rubare la borsetta...
E questo fa cadere un pò tutto il corollario di mimetiche, presunti colonnelli ed istruttori di "corpi speciali" e così via.
Lo ribadiamo di nuovo: i soldati, oggi, vanno in guerra in squadre organizzate, seguendo missioni ben precise e armati fino ai denti.
Non girano di notte per le strade di Baghdad in minigonna e con lo sguardo perso mentre chiaccherano al cellulare...
Non c'entrano veramente niente con i civili.
I sistemi di difesa personale non sono sbagliati in sè, anzi, ma è il modo in cui vengono insegnati e il target a cui si rivolgono ad essere più che criticabili.
Il guaio è che la gente comune, in virtù della loro specificità, vi si affida con uno spirito ancora più credulone rispetto ad un corso di CinCiunChan, dove spesso si pratica nella consapevolezza di voler solo fare ginnastica o mimare l' uccello del Paradiso che volteggia nelle pianure del Sichuan.
E purtroppo l' argomento trattato non ammette errori, non è possibile saper fare "un pò" una tecnica: quella volta che serve dovrà riuscire e basta.
E sfido la signorotta ad applicare con successo il Blitz al tizio che l' avvicina di notte...
Sarebbe più corretto dirle "A signò, se prenda er Techno Vikingo come boddigar e stà tranquilla"...