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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

martedì 22 novembre 2011

Studiare arti marziali per... difendersi dai bruti

Francamente mi sto sempre più demoralizzando sia nello scrivere questo blog (riscontrando però reazioni che mi fanno sorridere) che nel continuare a leggere e sentire le argomentazioni di chi ancora vive nel fantastico mondo ovattato delle AMT.
Tra le varie questioni a cui tengo particolarmente, vi sono le ragioni per cui uno pratica.
Diciamolo subito, io pratico da sempre per passione, perchè le arti marziali mi piacciono a prescindere dal loro scopo. Per piacere insomma, perchè mi interessano e basta e questo indipendentemente da cosa trattino o se siano AMT o SDC.
Ne consegue tutta la questione sulla loro applicabilità reale o su quanto ci sia di autentico e coerente in come vengono insegnate oggi, ma questo è un altro discorso.

Mi soffermo invece su una tipologia di persone che mi provoca il solito misto tra risate isteriche e mortificazione: quelli che affermano di studiare un certo tipo di arti marziali per imparare a difendersi dalle aggressioni.
Allora, con la solita calma riflettiamo un secondo su di che cosa stiamo parlando.
Innanzitutto come dovremmo definire queste "aggressioni"?
Perchè a sentire loro sembra che vivano in un quartiere in stato di coprifuoco, in cui ogni santo giorno rischi la vita per il solo fatto di recarti al lavoro (in auto).
Sembra che il mondo di oggi sia diventato quello profetizzato da Tetsuo Hara / Bronson e solo se sai sgominare bande di teppisti a mani nude puoi sperare in un futuro migliore.
Sembra che imparare a difendersi a colpi di cunfù sia ormai un' urgenza impellente, fa niente se fino a prima di iscriverti al corso le tue preoccupazioni maggiori erano sapere che film ci fosse la sera in tv, pagare la bolletta in scadenza e dare da mangiare al cane. E vivevi benissimo, tra l' altro.
Che poi queste fantomatiche aggressioni avvengono sempre come si vede nei promo di Krav Maga, vicolo buio (in cui capiti "per caso" passeggiando per la tua sconosciuta città), un tizio si avvicina per chiederti il portafoglio (te lo chiede per piacere eh) e allora tu parti con palmate e ginocchiate ma mi raccomando senza cadere per terra che se no spuntano dalla quarta dimensione frotte di suoi amici per prenderti a calci.

Concentriamoci per un attimo su questo fatto: il marzialista medio vede L' Aggressione da Strada® secondo uno stereotipo passato prima dai telefilm, e in seguito da quanto gli è stato raccontato dai vari maestri ed istruttori di turno.
Cioè le aggressioni vere non le vanno mica a cercare nei referti della Polizia o nella semplice cronaca nera, al massimo si rifanno a racconti di sedicenti commandos dei corpi speciali o di cinesi che si sono difesi nel loro paese grazie alle antiche tecniche (mai grazie ad un bel pò di sano culo eh).
Il marzialista medio vede nell' Aggressione da Strada® quell' avvenimento che in fondo cerca per tutta la vita quale coronamento del suo raggiunto apice marziale, e naturalmente ne esce vittorioso, magari salvando anche la bella di turno.
Possiamo metterla sul comico ma il senso recondito di tutte le conversazioni con le persone che si riempiono la bocca di "difesa personale" è sempre quello: io imparo questo stile perchè mi permetterà di difendermi per strada.

Loro aborrono lo sport e qualsiasi arte marziale che venga portata sul tatami o sul ring perchè si allenano a combattere "senza regole".
La cosa divertente è che "con le regole" prendono perlopiù una secchiata di botte che la metà basta, sempre ammesso che decidano per una volta di mettersi in gioco.
Se si mettono in gioco e gareggiano, finiscono per fare LE SOLITE COSE che ho ben evidenziato nel post sulla Simil-Kick®, e che davvero meriterà un altro intervento perchè sono sbalordito di quanto sia difficile farlo capire.
Se gareggiano e vincono "ecco la dimostrazione che lo stile funziona" (facendo simil-kick o le solite cose naturali).
Se perdono "è colpa delle regole, non potevo usare le cose che studio".
Ma la cosa più esilarante che ho mai sentito dire è che loro si allenano a difendersi da PIU' AGGRESSORI CONTEMPORANEAMENTE.

Ditemi voi, onestamente, quanto può essere infantile una simile affermazione: cioè non sei capace a buttare giù una sola persona in un secondo in un match regolamentato (e oggi con le MMA esistono regolamenti molto più permissivi di un tempo), ma pretendi di saperti destreggiare in un contesto con violenza portata all' estremo, con la possibilità che spuntino armi, in situazioni ambientali e di abbigliamento sicuramente più scomode... contro più avversari?!?!?

Io trovo davvero ridicolo tutto questo, e trovo ridicoli i vaneggiamenti di chi vuole autoconvincersi di essere un supereroe, di chi non ha l' onestà morale di ammettere che sì, ci si può anche difendere da 20 Paperini alla volta ma ne basta uno solo più tosto per far crollare QUALSIASI arte marziale a mani nude.
E che in tutto questo, se proprio vogliamo, punterei tutto sul semplice pugile dilettante piuttosto che sul maestrone di arti fondate su "posizioni", "forme", "angoli", "sensibilità tattile", "one inch punch" e tutte queste buffonate che attirano proprio gli allocchi in cerca delle mosse "per battere i pugili".
La strada... si gonfiano tutti quando si parla di "strada"... come se fosse una specie di arena di gladiatori in cui le arti marziali trovano la loro vera applicabilità, mentre uno scontro con un altro uomo allenato al combattimento non è contemplato per dimostrare nulla, come se in fondo le AMT funzionassero esclusivamente contro i Paperini.

Voglio fare un' osservazione. Mi sembra scontato che la questione non sia riconducibile a cose che funzionano o meno: un pugno è sempre un pugno e non è che se sei iscritto alla palestra di Wushu "non fa male" mentre se pratichi Muay Thai da una settimana sì.
La questione è un' altra, ed è forse alla base della maggior parte di tutti gli equivoci tra "tradizionalisti" e "modernisti" delle discipline di combattimento.
Stiamo analizzando una situazione, quella cosidetta "da strada", che vuol dire tutto e niente; per semplificare diciamo che annovera tutte le situazioni di conflitto violento al di fuori del contesto della palestra e affini (tatami, gabbie e compagnia).
Dicendo così però allarghiamo il campo d' azione alle situazioni e agli "avversari" più disparati: e dal momento che mediamente la gente al mondo non studia combattimento, a quel punto è ragionevole pensare che un maestro di qualchecosa abbia gli strumenti sufficienti a destreggiarsi da una collutazione.

Poi potremmo discutere per ore di che genere di collutazione stiamo parlando.
E potremmo discutere per ore di che "tecniche" abbia usato, come, in che modo.

Ad esempio potremmo osservare che vincere una collutazione contro il nostro Paperino non dimostra poi questo granchè. Certo, noi potremmo essere partiti da uno status tipo nerd mingherlino e dopo anni di arti marziali tra forme e calci nel vuoto aver acquisito quel pò di sicurezza e cognizione per tirare un bel calcione nel sedere al signorotto che ha alzato troppo la voce per un parcheggio: ottimo direi, le arti marziali hanno funzionato.
La cosa cambia non appena ci spostiamo verso situazioni un pò più burrascose in cui qualcuno di veramente incazzato ci vuole sdraiare a suon di pestoni, o in cui becchiamo un tizio in casa nostra intento a derubarci.

1 commento:

  1. Ciao Arte, complimenti per il blog.
    Dunque, io a chi fa arti marziali per difendersi dai bruti o tutti i maestri e gli esperti di difesa personale "reale da strada senza regole vita o morte" che insegnano a difendersi dai bruti consiglierei di fare una chiacchierata con qualche soggetto che risponda al seguente profilo: 30-40 anni, almeno 5 anni di esperienza come buttafuori, carattere e temperamento aggressivo e irascibile, qualche precedente penale per rissa-aggressione-lesioni gravi, dimensioni 1.90-2.00 metri x 130-140 kg di muscoli, agonista di bodybuilding e/o powerlifting, magari forte utilizzatore di doping (steroidi anabolizzanti androgeni ed eccitanti stimolanti). Ci si potrebbe chiedere cosa c'entra uno cosi' con le AMT, la DP o gli SDC? Niente...infatti, ma visto che a molti interessa il combattimento "reale da strada senza regole all'ultimo sangue" sarebbe bello facessero un esperimento sociale: fatevi assumere per 2-3 mesi da una discoteca o da un'agenzia di security che abbia tra le sue fila qualche dipendente come quello appena descritto, che lavori magari in una discoteca da minimo 2000 persone a sera, con target di clientela non bambini ma nemmeno anzianotti, diciamo ragazzi e adulti dai 25 ai 35 anni. O al limite fatevi raccontare alcuni aneddoti. Magari dopo qualche tempo cambierete la vostra visione riguardo all'applicabilità di quello che fate in palestra rapportato alla "realtà".
    In tutto il mondo ogni sabato ci sono eserciti di cinture nere, istruttori di arti marziali, maestri di difesa personale che finiscono in prognosi riservata a suon di tirapugni, 4 contro 1, sgabelli nel collo, bottigliate in testa, ma ci sono anche legioni di campioni pugili, kickboxer, thaiboxer,e si anche terribili atleti di mma e lotta che vanno diretti in terapia intensiva con una canula in bocca a forza di rotolare giu dalle scale degli ingressi, pestoni nelle tempie, bastonate in testa e coltellate. Esagerato? Non lo sentite in TV al vostro TG preferito delle 20.00 e allora non ci credete? Peccato, fatti vostri, ognuno pensi un po' quel che vuole. Per questo vi dico cercate di conoscere qualcuno che abbia visto e vissuto queste cose dal vivo e fatevele raccontare, se non avete mai provato questo tipo di esperienze.
    Comunque,può sembrare assurdo,ma questi soggetti (buttafuori-bodyguard) sono gli unici che ogni weekend hanno veramente a che fare per lavoro(e cioè cercare di prevenire, sedare, riportare la calma situazioni come quelle descritte prima, nonchè aiutare le malcapitate vittime) con un tipo di violenza che con più probabilità può toccare chiunque...che poi è quello che interessa a chi fa difesa personale/autodifesa: situazioni reali di aggressioni armate e/o disarmate al di fuori del contesto di allenamento. In questi contesti gli addetti ai servizi di controllo (addetti alla sicurezza) sono i primi a intervenire, in attesa che arrivino le forze dell'ordine. E' un dato di fatto che circa l'80% delle collutazioni a mani nude e con armi bianche e da taglio nella fascia d'età 18-40 anni avvenga in ambito di locali notturni, sale da ballo, discoteche, pub, night club, o comunque sempre in luoghi e situazioni dove è presente una forte aggregazione sociale nelle ore notturne (movida notturna), consumo di alcool e/o sostanze stupefacenti. il restante 20% si tratta di liti per questioni condominiali, risse per parcheggi, scazzottate tra colleghi di lavoro e botte tra ultras allo stadio. Preciso che stiamo parlando di collutazioni a mani nude, armi bianche e armi da taglio guidate da impeto e/o per futili motivi, senza premeditazione, spesso con le parti in stato di ebrezza e/o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, sono quindi esclusi da questo ragionamento aggressioni con armi da fuoco e omicidi perpetrati con premeditazione come regolamenti di conti tra crimine organizzato, delitti passionali, vittime di estorsioni, furti, rapine ecc. che non c'entrano niente in questo contesto.

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