Se guardo indietro al mio passato mi accorgo di una serie di cose che continuando a praticare quel tipo di arti marziali non avrei mai scoperto.
Alcune di queste riguardano questioni di correttezza, onestà e verità oggettiva; Ma altre, più gravi, riguardano la percezione di quello che facevo e delle mie potenzialità.
Vediamone alcune:
1) I miei colpi erano veramente deboli
Ricordo come se fosse ieri la prima volta che partecipai ad un allenamento di Muay Thai e il modo in cui l' istruttore mi fece notare che i miei pugni erano scarsissimi.
Io ero sicuro di tirare delle bordate micidiali, mi ero (e mi avevano) convinto che con tutti gli anni passati a mimare colpi nell' aria, curando in modo maniacale la posizione e con il busto immobile, i miei pugni fossero perfetti e capaci di sfruttare "l' Energia Interna".
E invece contro un bersaglio vero erano poco più che buffetti, soprattutto se paragonati alle cannonate degli altri ragazzi.
2) La mia forma fisica era scadente
Badare, non sono mai stato un obeso nè mi sono mai lamentato per gli allenamenti "duri".
Solo che un allenamento "duro" non sapevo nemmeno dove stesse di casa.
Credevo di essere allenato perchè sapevo fare piroette, lunghe forme di posizioni senza fermarmi e reggevo senza problemi sessioni di ben trenta piegamenti sulle braccia quando i compagni crollavano.
Quando iniziai a fare sul serio ricordo come a metà allenamento la testa iniziava a girarmi, come dovevo rinunciare agli sparring per mancanza di fiato, e come dopo cinque minuti di corsa vera ero costretto a camminare per non morire lì in strada.
3) L' aggressività ti fa vincere
Ero talmente intriso di buoni valori, parabole su saggi orientali pacifisti e condizionamenti psicologici sull' autocontrollo che davanti ad un avversario aggressivo, cattivo, andavo in panico rifiutando proprio lo scontro violento.
Ero talmente saturo di tecniche e stretegie basate sul contrattacco che finivo per prenderle semplicemente perchè restavo in attesa di intercettare i colpi dell' altro.
E mi incazzavo pure perchè tutte le mirabolanti difese che avevo studiato non funzionavano di fronte ad una gragnuola di cazzotti quasi scoordinati.
4) La lotta è efficacissima
In tutti gli anni passati nelle AMT ricordo che non si sia mai parlato dell' importanza di saper lottare in un combattimento "libero": veniva dato per scontato che il combattimento fosse tutta una questione di striking, coadiuvato al massimo da qualche proiezione o sgambetto.
Il bello è che una parte del programma tecnico verteva proprio su tecniche "lottatorie", ma studiate in modo inutile e collaborativo, solite tecniche numerate che dovevano apparire bene per l' esame.
Zero applicazione e soprattutto... Zero possibilità che quella roba riuscisse per davvero.
Tecniche che oggi mi farebbero sanguinare gli occhi da quanto siano assurde e basate sul niente.
Oggi so che dopo 4-5 mesi di allenamento lottatorio ero già in grado di finalizzare, per davvero, gente molto più grande e pesante di me.
5) La lotta è divertentissima
Inutile dirlo, non mi sono mai divertito tanto nell' allenarmi come da quando lotto.
La mia concezione della pratica marziale era limitata alla ripetizione nauseante di forme ed esercizi, ricordo che nell' ultimo periodo di AMT mi demoralizzavo all' istante non appena il maestro ci diceva di provare gli esercizi a coppie.
Praticamente andavo in palestra per imparare delle recite, lo sforzo maggiore riguardava la memoria pura e semplice.
Scoprire un allenamento realmente attivo e dove si possa letteralmente "inventare" una soluzione diversa ogni volta è stato una liberazione enorme.
Anni di chiusura mentale mi avevano fatto credere che la lotta fosse roba noiosa o per "quelli che non vogliono farsi male", persino un pò frocia... Adesso se mi chiedi di fare uno sparring mi si illuminano gli occhi come ad un bambino a cui dai la Playstation!
6) Ci sono poche tecniche buone e migliaia cattive
Lo so è scontato, ma devo ribadire che solo praticando per un certo periodo e con impegno arti funzionali si riesce a comprendere l' assurdità che sta dietro a decine di arti marziali.
Io ero assolutamente convinto di quello che praticavo in precedenza, e quando non lo ero avevo ancora un sacco di giustificazioni per dargli un senso.
E' tipico.
Poi ti rendi conto che c' è una ragione se le arti funzionali convergono verso le stesse tecniche e gli stessi metodi per allenarle, senza tirare in ballo astrusi principi o metodi segreti.
Esiste un modo migliore, ottimale, per raggiungere un obiettivo.
Ed esistono cose che si possono o non si possono a fare, punto.
7) La difesa personale è un argomento complicatissimo e i maestri non ne sanno nulla
Su questo non transigo: nelle AMT vengono raccontate una quantità abnorme di cazzate su questo argomento, e nessuno ripeto nessuno tra tutti i maestri che ho incontrato in più di 30 anni di pratica e seminari vari sapeva veramente di cosa stesse cianciando.
Tutti sono concentrati sulle tecniche del proprio stile, farfugliano qualche ovvietà di buonsenso per sembrare competenti e saltano a piedi pari tutto ciò che viene prima (e che al contrario è il nocciolo della quesione).
Oggi, con la diffusione del Krav Maga in varie salse e metodi affini, improvvisamente si mettono a parlare anche loro di scenari, tecniche essenziali, psicologia, etc. senza però averne alcuna competenza reale.
Ma non si faceva l' arte marziale che "fin dall' antichità viene usata a scopo difensivo"?
8) Sono portato per fare delle cose e non per altre
E non sto parlando di riuscire a fare la tal piroetta o la forma di posizioni, parlo sempre di sfruttare al meglio le mie attitudini in un contesto credibile.
Nelle AMT si finisce per dare per scontato che pugni, calci e prese vengano più o meno bene a tutti, del resto... basta saperli applicare, no? (adoro questo ritornello)
E invece ognuno ha i propri punti di forza e di debolezza, ma sono molto più sottili del semplice essere più veloci, più agili o più grossi.
So quali sono i miei colpi buoni perchè li provo sul serio; Elaboro attivamente le mie personali strategie di attacco e difesa perchè mi confronto; So che alcune tecniche mi riescono ed altre no, nonostante le alleni allo stesso modo.
Solo provando, e con gente diversa, puoi esprimere il tuo vero potenziale ma anche scoprire cosa è meglio che tu non faccia mai.
9) Le botte, diamine, LE BOTTE!
Anche questa potrebbe sembrare un' ovvietà ma purtroppo non lo è: quando sei abituato da anni a recitare scene di dolore o colpi "risolutivi", finisci per dimenticare cosa significhi provare dolore vero o... procurarlo ad altri per davvero.
Sempre che tu lo abbia mai testato.
Si scopre che un solo cazzotto a segno ti scombina; Oppure, al contrario, scopri di riuscire a sopportarne molto più di quanto pensassi.
Scopri che tutte le parate elaborate che si vedono nelle esibizioni sono pura fantascienza, pura recita coreografica, e allo stesso modo quei modi curiosi di colpire (proprio quelli che trovavi tanto spettacolari e affascinanti) sono pura idiozia biomeccanica.
Le botte fanno male, cazzo!
10) Niente è degno di essere idolatrato
Quando ero immerso nella "setta" era normale continuare a parlare dell' arte marziale, ricondurre ai suoi principi ogni avvenimento della vita, cercare sempre una spiegazione per sostenere le sue verità, le sue tecniche o i suoi esponenti.
Il maestro si rivolgeva ai discepoli (argh) come un padre amorevole, ed essi gli porgevano il deretano con un sorriso.
Sempre con sta cazzo di storia della "grande famiglia", della Via da percorrere per la Vita, degli insegnamenti di saggezza, degli antichi cinesini che sapevano già tutto e lo celavano ai "truzzi minchia porcoddue"...
Quando ci sei dentro ti sembra tutto giusto e, ahimè, assolutamente normale.
Solo insinuando il seme del dubbio riguardo tutte le affermazioni ho potuto liberarmi di quelle suggestioni e atteggiamenti.
Rendendomi conto che oltre a tutte le assurdità tecniche c' erano soprattutto una marea di incongruenze etiche e comportamentali.
Le tecniche che studiavo da anni si sono rivelate tempo perso, approssimative, inapplicabili quando non proprio dannose;
I maestri si sono rivelati dei bugiardi, compiendo atti contrari alla morale che andavano divulgando;
La stessa arte marziale si è rivelata una baggianata, venduta come antica e originale mentre si trattava di un' elaborazione totalmente libera di quattro gatti;
A pagarne le conseguenze tutti gli allievi, quelli di grado più basso, quelle persone che si appassionano di questo genere di arti marziali con ingenuità e tutte le buone intenzioni, finendo per alimentare il meccanismo che pian piano li rende succubi del sistema settario, buonafede o no.
Ogni volta che faccio questo genere di considerazioni mi immagino i lettori, praticanti di AMT, che si mettono sulla difensiva ritenendo la mia un' esperienza estrema, un caso tipico di marzialista deluso perchè capitato nella piccola scuola del cazzaro di paese, che ha fatto allenamenti improvvisati, con tecniche imparate su YouTube, per l' associazione "mondiale" formata da tre palestre in tutto.
Devo quindi ripetermi, non è affatto così: ho la passione per le arti marziali fin da bambino, ho divorato con genuino interesse ogni informazione a riguardo, ho spaziato in diversi stili e partecipato attivamente ad ogni genere di stage per anni, con costanza.
Gli stili che ho praticato sono ben conosciuti e diffusi, alla stessa maniera, in tutto il mondo, con organizzazioni solide e maestri stimati.
Senza contare tutte le storie che mi hanno raccontato altre persone, di altre scuole, e tutto ciò che leggo da anni in forum italiani e non.
Insomma, ho buone ragioni per non ritenere un caso isolato ciò che ho passato io, nè la mia pratica così blanda e singolare.
Sono sicuro che tra i cultori delle Arti Marziali "Tradizionali" ci siano persone validissime e che si allenano da sempre in modo esemplare: ma quelle sono mosche bianche e hanno comunque i loro scheletri nell' armadio, come tutti del resto.
Ognuno può giudicare la propria realtà da solo e decidere se stia facendo le cose per bene e con onestà.
Io ne ero convinto...
Poi mi sono svegliato.
mercoledì 16 ottobre 2013
lunedì 14 ottobre 2013
Il mio Jeet Kune Do è quello vero, il tuo no! Gnè gnè!
Sto seguendo con sincero senso di disgusto l' ennesima discussione tra praticanti di Jeet Kune Do, il noto "stile non stile" ideato da Bruce Lee.
Tutto nasce dal video pubblicato da un ragazzo inerente una sua esibizione della tal disciplina: si vede questo sedicente istruttore (lui stesso) presentare tecniche più che discutibili, in modo più che discutibile.
Potrei già fare molte considerazioni a riguardo, giacchè nel video vedo un ragazzo impacciato che pretende di insegnare cose che probabilmente nemmeno lui conosce per davvero.
Non si venga a dire che "non si può sapere", che sia solo un' esibizione base per un pubblico di ignoranti: il livello è palesemente basso, lo si percepisce dal modo in cui si muove; E considerando che molta gente bravissima a muoversi e presentare non sia comunque in grado di applicare ciò che insegna, abbiamo un' idea di quanti istruttori di basso livello ci siano in giro.
Ma non è di questo che volevo parlare, anche perchè il ragazzo si era posto con una certa apertura alle critiche.
Quello che mi ha davvero disgustato (ma anche fatto sorridere, lo ammetto) è la reazione dei suoi "colleghi" praticanti dello stesso famigerato stile.
Ho accennato in altri post di come il JKD sia ad oggi una specie di calderone in cui possano rifugiarsi tutti quelli che vogliano fare un pò quel cazzo che gli pare.
Ma il bello è che ognuno di loro è assolutamente sicuro di praticare "nel modo giusto" (ricorda nulla questa asserzione?), è convinto di avere la chiave di lettura per interpretare il lascito di Briuuuus Liii...
Gli altri istruttori, spesso altrettanti ragazzi dalle dubbie qualità, si sono subito accaniti dicendogli che il suo non è affatto JKD, che nel suo video non se ne veda nemmeno l' ombra.
Qualcuno gli ha persino augurato di conoscere un vero maestro che gli possa insegnare nel modo giusto e c'è da scommettere che quel modo sia il proprio.
E' un pò come darti un calcio nel culo e una carezza sulla guancia, ti dico che sei un incapace deficiente ma lo faccio per il tuo bene, per mostrarti la Vera Sapienza!
E scommetto anche che la ragione di questo accanimento derivi proprio dal basso livello del ragazzo, che mima calci e pugni come nella peggiore tradizione da "difesa personale per donne".
La sua prestazione scadente ha disonorato l' immagine del JKD! La gente potrebbe pensare che Briuus Lii divulgasse tecniche recitate come quelli del Karate!
Aggiungerei che la cosa abbia indispettito soprattutto quel genere di appassionati che, al contrario, praticano il JKD in tutina giallo-nera, saltellando sulle punte mentre frustano colpi ed emettono miagolii: se vuoi fare il vero JKD devi emulare il tuo eroe o non se ne fa nulla!
Mi soffermo a pensare, di nuovo, a quanto sia stato fortunato nell' uscire da questo tipo di ambiente, quello delle arti marziali con i maestri unici depositari del vero stile.
Quelle arti marziali in cui ti restino sempre dubbi su chi faccia quello vero, su chi abbia interpretato al meglio la tal tecnica o parola.
Nel caso del JKD, un ambiente in cui ogni praticante, dal bimbominchia che si autoriprende in camera quando la mamma è a fare la spesa, all' esaltato che si autoriprende in garage mentre mena dei novellini "per insegnargli", si consideri "maestro di sè stesso".
Praticano tutti qualcosa di non ben definito, diverso da palestra a palestra, ma pretendono che sia il loro quello buono, giudicando con sufficienza ciò che fanno gli altri.
Hanno come riferimento massimo un attore degli anni '70, e da lì in giù una serie di personaggi che a loro volta si guardano in cagnesco e si mal considerano a vicenda, non potendo però spiegare il perchè giacchè nessuno possa dimostrare di praticare ciò che intendeva il capostipite.
Quelle arti marziali in cui viene stravolto tutto ciò che davi per assodato se solo cambi palestra, in cui dopo anni di pratica potresti trovarti col dubbio di non aver mai praticato nel modo corretto.
Ma ecco che qualcuno arriva e ti indica il Vero Maestro "che ha capito", che durante uno stage di tre ore ti spiegherà qualche tecnica (e tu carpirai tutto lo stile) pagandogli profumatamente anche la bellissima t-shirt col Logo Autentico della sua scuola, rendendoti un praticante esperto.
Ben felice di esserne fuori...
Tutto nasce dal video pubblicato da un ragazzo inerente una sua esibizione della tal disciplina: si vede questo sedicente istruttore (lui stesso) presentare tecniche più che discutibili, in modo più che discutibile.
Potrei già fare molte considerazioni a riguardo, giacchè nel video vedo un ragazzo impacciato che pretende di insegnare cose che probabilmente nemmeno lui conosce per davvero.
Non si venga a dire che "non si può sapere", che sia solo un' esibizione base per un pubblico di ignoranti: il livello è palesemente basso, lo si percepisce dal modo in cui si muove; E considerando che molta gente bravissima a muoversi e presentare non sia comunque in grado di applicare ciò che insegna, abbiamo un' idea di quanti istruttori di basso livello ci siano in giro.
Ma non è di questo che volevo parlare, anche perchè il ragazzo si era posto con una certa apertura alle critiche.
Quello che mi ha davvero disgustato (ma anche fatto sorridere, lo ammetto) è la reazione dei suoi "colleghi" praticanti dello stesso famigerato stile.
Ho accennato in altri post di come il JKD sia ad oggi una specie di calderone in cui possano rifugiarsi tutti quelli che vogliano fare un pò quel cazzo che gli pare.
Ma il bello è che ognuno di loro è assolutamente sicuro di praticare "nel modo giusto" (ricorda nulla questa asserzione?), è convinto di avere la chiave di lettura per interpretare il lascito di Briuuuus Liii...
Gli altri istruttori, spesso altrettanti ragazzi dalle dubbie qualità, si sono subito accaniti dicendogli che il suo non è affatto JKD, che nel suo video non se ne veda nemmeno l' ombra.
Qualcuno gli ha persino augurato di conoscere un vero maestro che gli possa insegnare nel modo giusto e c'è da scommettere che quel modo sia il proprio.
E' un pò come darti un calcio nel culo e una carezza sulla guancia, ti dico che sei un incapace deficiente ma lo faccio per il tuo bene, per mostrarti la Vera Sapienza!
E scommetto anche che la ragione di questo accanimento derivi proprio dal basso livello del ragazzo, che mima calci e pugni come nella peggiore tradizione da "difesa personale per donne".
La sua prestazione scadente ha disonorato l' immagine del JKD! La gente potrebbe pensare che Briuus Lii divulgasse tecniche recitate come quelli del Karate!
Aggiungerei che la cosa abbia indispettito soprattutto quel genere di appassionati che, al contrario, praticano il JKD in tutina giallo-nera, saltellando sulle punte mentre frustano colpi ed emettono miagolii: se vuoi fare il vero JKD devi emulare il tuo eroe o non se ne fa nulla!
Mi soffermo a pensare, di nuovo, a quanto sia stato fortunato nell' uscire da questo tipo di ambiente, quello delle arti marziali con i maestri unici depositari del vero stile.
Quelle arti marziali in cui ti restino sempre dubbi su chi faccia quello vero, su chi abbia interpretato al meglio la tal tecnica o parola.
Nel caso del JKD, un ambiente in cui ogni praticante, dal bimbominchia che si autoriprende in camera quando la mamma è a fare la spesa, all' esaltato che si autoriprende in garage mentre mena dei novellini "per insegnargli", si consideri "maestro di sè stesso".
Praticano tutti qualcosa di non ben definito, diverso da palestra a palestra, ma pretendono che sia il loro quello buono, giudicando con sufficienza ciò che fanno gli altri.
Hanno come riferimento massimo un attore degli anni '70, e da lì in giù una serie di personaggi che a loro volta si guardano in cagnesco e si mal considerano a vicenda, non potendo però spiegare il perchè giacchè nessuno possa dimostrare di praticare ciò che intendeva il capostipite.
Quelle arti marziali in cui viene stravolto tutto ciò che davi per assodato se solo cambi palestra, in cui dopo anni di pratica potresti trovarti col dubbio di non aver mai praticato nel modo corretto.
Ma ecco che qualcuno arriva e ti indica il Vero Maestro "che ha capito", che durante uno stage di tre ore ti spiegherà qualche tecnica (e tu carpirai tutto lo stile) pagandogli profumatamente anche la bellissima t-shirt col Logo Autentico della sua scuola, rendendoti un praticante esperto.
Ben felice di esserne fuori...
lunedì 7 ottobre 2013
La Cintura Nera: insomma, ha un valore o no?
Mi sono accorto che il sito del mio vecchio maestro non è più online.
Già in precedenza vi ero capitato (dopo qualche ricerca mirata, non lo nego) e sarebbe stato un pozzo senza fine da cui pescare per gli articoli di questo blog, tali e tanti erano gli strafalcioni e le assurdità lì scritte.
L' ho cercato ultimamente per vedere se ci fossero delle novità e invece non esiste proprio più.
Tra le varie ipotesi esiste anche quella che abbia deciso di abbandonare del tutto l' insegnamento, che il corso non esista proprio più.
Mi sono immaginato la scena in cui diceva agli ultimi discepoli che il corso avrebbe chiuso.
Sono cose che capitano, per le ragioni più disparate e non necessariamente per un cattivo insegnamento.
Però la mia riflessione riguardava un altro aspetto della cosa: io so che una buona parte di questi suoi ultimi discepoli avevano ottenuto da tempo il tanto decantato grado di Cintura Nera, e successivi Dan.
Sulla carta quindi dovrebbero essere non dico dei maestri, ma comunque gente con una competenza di alto livello, inequivocabile.
E invece io ricordo che ai tempi erano persone normalissime con abilità e attitudini perfettamente in linea con quel tipo di pratica, ovvero tutto fumo e niente arrosto.
E lo dico senza offesa, ma la stragrande maggioranza dei praticanti di quel tipo di stili sono tutti concentrati nel ricordare forme ed esercizi estetici, balletti cinesi, invece che preoccuparsi della loro applicazione.
Insomma dai, senza voler offendere nessuno penso sia evidente quando uno è interessato ad applicare tecniche di combattimento e quando invece vada in palestra solo per fare ginnastica.
Per hobby nudo e crudo.
Non ho nessuna ragione di credere che quelle persone siano diventate dei mostri del combattimento, mi ci gioco qualsiasi cosa.
E aldilà dell' importanza che questo possa avere, il punto a cui voglio arrivare è un altro:
La Cintura Nera ottenuta dopo anni di pratica in un' arte marziale, attesta le abilità del praticante oppure no?
Il luogo comune lo conosciamo tutti, una Cintura Nera è un esperto, uno capace, uno che "sa difendersi"... uno che conosce e sa applicare le tecniche di combattimento che ha studiato per anni, e lo sappia fare in maniera esemplare.
E invece quando pratichi questi stili e ti avvicini al tanto agognato traguardo ti viene inculcata l' idea che la Cintura Nera in realtà non significhi nulla, che sia al contrario solo il punto di inizio della pratica.
Ti viene detto che la Cintura Nera attesti soltanto la conoscenza delle basi della tua arte marziale, e che il vero lavoro (e conseguenti abilità) inizi proprio adesso!
La gente fuori da quell' ambiente è convinta che ora tu sia un temibile esperto di arti marziali;
Il tuo maestro e i tuoi "superiori" ti dicono con un sorriso che ora puoi iniziare a capire e studiare sul serio.
Tu ti rendi conto che tanto eri pippa (o abile) prima quanto lo sei adesso, pur indossando un pezzo di stoffa diverso.
Io vorrei fare qualche osservazione a riguardo, perchè anche questo argomento è spesso malinterpretato o strumentalizzato, nell' ambiente, a seconda di come faccia comodo.
E per farlo prenderò ancora una volta esempio dalla miriade di altre pratiche umane, meno intrise di cazzate mistiche e giri di parole.
Volenti o nolenti, il grado di Cintura Nera ha un significato: lo ha fin da quando è stato inventato, quale che sia stato il suo contesto originario (ci sono vari racconti a riguardo).
E senza girarci tanto intorno il suo significato attesta l' esperienza di quella pratica.
E dal momento che le arti marziali trattano di tecniche di offesa/difesa (continuerò a ripeterlo fino alla nausea), esserne un esperto deve attestare la tua capacità di metterle in pratica.
Poi possiamo discutere sul fatto che ci sia sempre qualcuno più o meno bravo nel farlo, come in tutte le cose: ma nel momento in cui ottieni un riconoscimento di "alto livello" si da per scontato che tu sappia bene cosa fai e come farlo.
Si dovrebbe, almeno.
Veniamo al paragone.
L' uomo può praticare migliaia di attività, di qualsiasi genere: si può andare in motocicletta, si può disegnare, si può suonare uno strumento, si può ballare e così via.
Ciascuna di queste attività deve essere appresa a vari livelli, nessuno la sa fare ad alti livelli senza averci studiato sopra e dedicato centinaia e centinaia di ore di PRATICA.
Nella maggior parte di esse non è prevista alcuna "gerarchia" ma se lo fosse, se per ipotesi potessimo parlare di "Cintura Nera di... pianoforte", sarebbe scontato aspettarsi un livello di maestria evidente in chi possieda questo titolo.
Non che debba essere un novello Mozart: ma che sappia suonare il pianoforte senza difficoltà, sì.
Alla stessa maniera per cui un Laureato non è automaticamente un professionista, ma si da per scontato che certe nozioni e capacità di sfruttarle le abbia.
Il suo sarebbe solo un problema di poca esperienza sul campo.
Ma il marzialista?
Lui non pratica fin dalla prima lezione qualcosa di molto più pratico?
Non ha mica studiato sui libri e fatto qualche test in laboratorio: nel corso di svariati anni è sempre andato in palestra a fare, non a leggere, giusto?
Ed è qui che si rivela in tutta la sua fragilità il valore delle cosidette Cinture Nere di AMT: gradi che dovrebbero attestare abilità precise e invece sono solo titoli su carta nella stragrande maggioranza dei casi.
E se anche rappresentassero davvero il punto di partenza per la vera pratica, non si spiegherebbe per quale ragione da lì in poi l' allenamento prosegua allo stesso modo di prima, con forme ed esercizi da imparare a memoria, zero applicazione e tutto assicurato per verità di fede.
Ripenso allora agli ultimi allievi del mio vecchio maestro, che potrebbero decidere di aprire corsi a loro volta o migrare verso altre pratiche, scoprendo magari che la loro abilità marziale è a livelli ridicoli anche dopo tanti anni e tanti gradi ottenuti.
La Cintura Nera dovrebbe avere un valore, ma nei fatti non conta proprio un cazzo.
Già in precedenza vi ero capitato (dopo qualche ricerca mirata, non lo nego) e sarebbe stato un pozzo senza fine da cui pescare per gli articoli di questo blog, tali e tanti erano gli strafalcioni e le assurdità lì scritte.
L' ho cercato ultimamente per vedere se ci fossero delle novità e invece non esiste proprio più.
Tra le varie ipotesi esiste anche quella che abbia deciso di abbandonare del tutto l' insegnamento, che il corso non esista proprio più.
Mi sono immaginato la scena in cui diceva agli ultimi discepoli che il corso avrebbe chiuso.
Sono cose che capitano, per le ragioni più disparate e non necessariamente per un cattivo insegnamento.
Però la mia riflessione riguardava un altro aspetto della cosa: io so che una buona parte di questi suoi ultimi discepoli avevano ottenuto da tempo il tanto decantato grado di Cintura Nera, e successivi Dan.
Sulla carta quindi dovrebbero essere non dico dei maestri, ma comunque gente con una competenza di alto livello, inequivocabile.
E invece io ricordo che ai tempi erano persone normalissime con abilità e attitudini perfettamente in linea con quel tipo di pratica, ovvero tutto fumo e niente arrosto.
E lo dico senza offesa, ma la stragrande maggioranza dei praticanti di quel tipo di stili sono tutti concentrati nel ricordare forme ed esercizi estetici, balletti cinesi, invece che preoccuparsi della loro applicazione.
Insomma dai, senza voler offendere nessuno penso sia evidente quando uno è interessato ad applicare tecniche di combattimento e quando invece vada in palestra solo per fare ginnastica.
Per hobby nudo e crudo.
Non ho nessuna ragione di credere che quelle persone siano diventate dei mostri del combattimento, mi ci gioco qualsiasi cosa.
E aldilà dell' importanza che questo possa avere, il punto a cui voglio arrivare è un altro:
La Cintura Nera ottenuta dopo anni di pratica in un' arte marziale, attesta le abilità del praticante oppure no?
Il luogo comune lo conosciamo tutti, una Cintura Nera è un esperto, uno capace, uno che "sa difendersi"... uno che conosce e sa applicare le tecniche di combattimento che ha studiato per anni, e lo sappia fare in maniera esemplare.
E invece quando pratichi questi stili e ti avvicini al tanto agognato traguardo ti viene inculcata l' idea che la Cintura Nera in realtà non significhi nulla, che sia al contrario solo il punto di inizio della pratica.
Ti viene detto che la Cintura Nera attesti soltanto la conoscenza delle basi della tua arte marziale, e che il vero lavoro (e conseguenti abilità) inizi proprio adesso!
La gente fuori da quell' ambiente è convinta che ora tu sia un temibile esperto di arti marziali;
Il tuo maestro e i tuoi "superiori" ti dicono con un sorriso che ora puoi iniziare a capire e studiare sul serio.
Tu ti rendi conto che tanto eri pippa (o abile) prima quanto lo sei adesso, pur indossando un pezzo di stoffa diverso.
Io vorrei fare qualche osservazione a riguardo, perchè anche questo argomento è spesso malinterpretato o strumentalizzato, nell' ambiente, a seconda di come faccia comodo.
E per farlo prenderò ancora una volta esempio dalla miriade di altre pratiche umane, meno intrise di cazzate mistiche e giri di parole.
Volenti o nolenti, il grado di Cintura Nera ha un significato: lo ha fin da quando è stato inventato, quale che sia stato il suo contesto originario (ci sono vari racconti a riguardo).
E senza girarci tanto intorno il suo significato attesta l' esperienza di quella pratica.
E dal momento che le arti marziali trattano di tecniche di offesa/difesa (continuerò a ripeterlo fino alla nausea), esserne un esperto deve attestare la tua capacità di metterle in pratica.
Poi possiamo discutere sul fatto che ci sia sempre qualcuno più o meno bravo nel farlo, come in tutte le cose: ma nel momento in cui ottieni un riconoscimento di "alto livello" si da per scontato che tu sappia bene cosa fai e come farlo.
Si dovrebbe, almeno.
Veniamo al paragone.
L' uomo può praticare migliaia di attività, di qualsiasi genere: si può andare in motocicletta, si può disegnare, si può suonare uno strumento, si può ballare e così via.
Ciascuna di queste attività deve essere appresa a vari livelli, nessuno la sa fare ad alti livelli senza averci studiato sopra e dedicato centinaia e centinaia di ore di PRATICA.
Nella maggior parte di esse non è prevista alcuna "gerarchia" ma se lo fosse, se per ipotesi potessimo parlare di "Cintura Nera di... pianoforte", sarebbe scontato aspettarsi un livello di maestria evidente in chi possieda questo titolo.
Non che debba essere un novello Mozart: ma che sappia suonare il pianoforte senza difficoltà, sì.
Alla stessa maniera per cui un Laureato non è automaticamente un professionista, ma si da per scontato che certe nozioni e capacità di sfruttarle le abbia.
Il suo sarebbe solo un problema di poca esperienza sul campo.
Ma il marzialista?
Lui non pratica fin dalla prima lezione qualcosa di molto più pratico?
Non ha mica studiato sui libri e fatto qualche test in laboratorio: nel corso di svariati anni è sempre andato in palestra a fare, non a leggere, giusto?
Ed è qui che si rivela in tutta la sua fragilità il valore delle cosidette Cinture Nere di AMT: gradi che dovrebbero attestare abilità precise e invece sono solo titoli su carta nella stragrande maggioranza dei casi.
E se anche rappresentassero davvero il punto di partenza per la vera pratica, non si spiegherebbe per quale ragione da lì in poi l' allenamento prosegua allo stesso modo di prima, con forme ed esercizi da imparare a memoria, zero applicazione e tutto assicurato per verità di fede.
Ripenso allora agli ultimi allievi del mio vecchio maestro, che potrebbero decidere di aprire corsi a loro volta o migrare verso altre pratiche, scoprendo magari che la loro abilità marziale è a livelli ridicoli anche dopo tanti anni e tanti gradi ottenuti.
La Cintura Nera dovrebbe avere un valore, ma nei fatti non conta proprio un cazzo.
sabato 5 ottobre 2013
"Qual' è l' arte marziale migliore?" - Replica
Poco fa mi sono imbattuto in un paio di blog con articoli riguardanti "quale sia l' arte marziale migliore".
Con tutto il rispetto per il punto di vista degli autori, che condivido sotto alcuni aspetti, vorrei replicare mettendo da parte come mio solito la troppa diplomazia.
In quegli articoli in sostanza viene ribadito come non esista un' arte marziale migliore di un' altra in senso assoluto.
Vero, ho scritto decine di volte come l' equivoco più diffuso riguardi il cosa si intenda per "migliore", dal momento che le aspettative, i regolamenti o i contesti d' origine delle varie arti marziali sono molto diversi tra loro.
Però questa è una non-risposta, che accontenta tutti e nessuno allo stesso tempo... Anche se mi sento di sostenere che accontenti soprattutto i praticanti di AMT.
Perchè?
Perchè questo è il tipo di risposta che va per la maggiore in quegli ambienti, una sorta di paraculo per dare dignità e credibilità un pò a tutto.
In particolare a quelle arti marziali intrise di stronzate mistiche, tecniche favolose e leggende di maestroni invincibili.
Negli articoli che ho letto viene posto l' accento sulla contestualizzazione del presunto combattimento, sottolineando in particolare le differenze di regolamenti sportivi o la predilizione di approccio tra pugni, calci, lotta, etc.
Che non è del tutto sbagliato in sè, ma per l' appunto è troppo interpretabile da chi non ha esperienza.
Il comune denominatore che viene sminuito in questo genere di risposte è invece, neanche a dirlo, quello che accomuna un certo tipo di arti marziali, definite qui come "arti funzionali al combattimento".
Con questa definizione scremiamo a prescindere ogni pratica "salutistica", ogni presunta filosofia di vita, ogni pratica volta alla "crescita interiore" e tutto ciò che pretenda di rendere un' arte marziale (come ogni altra cosa) un "qualcosa di più ricco e completo".
Qui si sta parlando di arti marziali, di COMBATTIMENTO, non di religioni, gruppi felici, studi folcloristici o quant' altro perciò non prendo in considerazione nulla di tutto questo.
Questi extra possono rappresentare il valore aggiunto per alcuni, un minus per altri; Ma non è quello di cui voglio trattare.
Quando pratichi AMT ti convinci (e ti viene inculcata l' idea) che sia sempre l' uomo a fare la differenza, che le variabili del combattimento siano talmente tante per cui anche se sei un ciccione di 70 anni suonati tu possa avere la meglio su di un agonista di Kill Boxing in virtù del colpo fortunato.
E chi nega il contrario?
Certo che a quel punto non avrebbe nemmeno senso studiare arti marziali: alla fine è questione di fortuna, no?
Tanto quella volta che ti capitasse di doverti difendere potresti cavartela col colpo della domenica, no?
Tanto mica tutti "i pugili" o "i lottatori" sono campioni olimpici, mentre tu quella volta sarai "il Maestro di Cin Ciao Lin Kung Fu", no?
Tanto alla fine sono tutte buone, è solo questione di "applicarle come si deve", giusto?
E invece sono tutte palle, perchè nel mondo reale si deve ragionare per statistiche, non per episodi o inverosimili confronti.
Ad esempio: a che serve paragonare il Judo al Pugilato... in un match specifico di Judo o di Boxe?
E' ovvio che lo specialista, nel suo contesto agonistico, avrà la meglio nove volte su dieci (non dico sempre, giusto per tenerci buoni i casi della vita, che lo ribadisco non fanno statistica).
Ma se cominciassimo a considerare un contesto più permissivo, del tipo in cui sia possibile sia lottare come un judoka sia boxare come un pugile, si potrebbero già trarre alcune conclusioni interessanti.
Ad esempio che è statisticamente molto più facile chiudere la distanza e finire avvinghiati piuttosto che continuare a pestarsi a distanza.
Basta notare quante volte in un match di pugilato, di kick boxing e di qualsiasi altro stile basato sui colpi i due avversari finiscano in clinch; In quel caso è solo il regolamento ad obbligarli a staccarsi.
Nelle MMA invece (e diciamolo, in qualsiasi famigerato combattimento "da strada") questa situazione premia soprattutto i lottatori o chi comunque sappia destreggiarsi nel clinch.
La ragione per cui le MMA sono considerate tanto complete dipende proprio da questo aspetto.
In esse viene studiato in modo funzionale un tipo di combattimento che permette sia i colpi che la lotta, e penso sia inutile ripetere cosa abbiano dimostrato centinaia e centinaia di match.
Non si può vincere facendo solo striking o facendo solo lotta, sebbene saper lottare si sia rivelato più determinante.
E cosa c' entra tutto questo con l' arte marziale "migliore"?
C' entra eccome: per il fatto che tutta la gente che si allena nelle arti funzionali acquisisce esperienze, attitudini ed abilità reali che accrescono statisticamente la capacità di vincere un combattimento.
E più il regolamento sportivo con cui si compete è permissivo, più si avvicina ad una situazione diciamo "senza regole", più si saprà destreggiarsi in una situazione extra-sportiva, perchè sempre di combattimento umano stiamo parlando.
La cosa curiosa (e sottile) è che nell' articolo che ho letto si faccia riferimento a:
- Judo
- Pugilato
- Karate Kyokushin
- Brazilian Jiu Jitsu
ovvero ad arti marziali funzionali con competizioni sportive full contact di alto livello.
Nessun riferimento a stili come Wing Chun, Viet Vo Dao, Tai Chi, Karate in varie salse o le migliaia di stili "antichissimi", "originali" e "leggendari" che potete trovare in qualsiasi paesino.
Eppure non erano queste le arti marziali "più complete" e micidiali, quelle studiate per la difesa personale totale e per i famigerati scontri "senza regole"?
E' troppo facile paragonare arti funzionali e dire che una non sia meglio dell' altra: è cosa risaputa per via degli specifici regolamenti sportivi.
Quello che invece rischia di passare inosservato è che in qualunque di queste discipline la media dei praticanti agonisti sia capace di applicare per davvero quello che studia in palestra, nel modo in cui lo allena e anche contro altrettanti agonisti di livello.
Nelle cosidette AMT invece la media dei praticanti, maestri compresi, non è capace di fare altrettanto sia perchè non ha reali termini di paragone (non avendo alcun confronto tutto si riduce ad atti di fede ed autopromozione), sia perchè le tecniche che studia il più delle volte non hanno una reale applicabilità nel combattimento libero.
Ma soprattutto chi pratica queste arti marziali, mediamente non sa che pesci pigliare quando si trova a fronteggiare un praticante medio di arti funzionali.
E così ecco apparire la classica Simil-Kick® e tutta quella serie di colpi o tecniche di lotta raffazzonati e fatti senza reale cognizione, ma prontamente attribuiti ai princìpi della propria pratica qualora riuscissero.
Lasciatemi dire una cosa: forse io non farò statistica da solo (anche se le testimonianze e le esperienze dirette di centinaia di altre persone in tutto il mondo mi danno ragione), ma ho praticato AMT per tanti, troppi anni e sono passato alle arti funzionali da molto meno.
E la mia esperienza dimostra che le mie abilità di combattimento reali siano cresciute esponenzialmente solo da quando ho abbandonato un certo modo di praticare, quello tipico delle AMT.
Non è questione di sensazioni, non sono io a sentirmi più forte o più cool perchè ora "combatto in gabbia come nei film, yeah".
Dati alla mano quando ho iniziato a confrontarmi con altre persone in sparring liberi, dai pincopallini qualunque agli agonisti di varie specialità, sono passato dal prenderle senza se e senza ma al saperle dare.
Le prendevo quando ero una cintura nera di AMT rispettata e stimata.
Ho iniziato a darle dopo pochissimi mesi di arti funzionali.
Non parliamo poi della condizione mentale che, sempre mediamente, si crea praticando l' una o l' altra cosa.
Nelle AMT la preparazione fisica viene spesso snobbata, il tutto si riduce a ginnastica di mantenimento e lunghissime sessioni tecniche tra forme di posizioni, propedeutici astrusi o combinazioni da imparare a memoria "perchè si fanno così".
Nelle arti funzionali se vuoi iniziare a darle devi metterti sotto sul serio; Se poi ti passasse per la mente di voler provare l' agonismo sei tenuto a modificare in modo sostanziale il tuo stile di vita, dalla dieta alle ore dedicate all' allenamento, soprattutto aldilà delle lezioni ufficiali del tuo corso.
E questa condizione è normale ed incentivata dall' ambiente stesso, e non ci sono sconti, scorciatoie o gradi che tengano.
Le arti marziali non sono tutte uguali e non è solo l' uomo a decretare il successo di un combattimento.
Chi è ancora convinto di questo non se la sta raccontando giusta. E' una bugia.
Il modo e le cose in cui ci si allena fanno una differenza enorme nel proprio potenziale, fisico, tecnico e mentale per poter vincere un combattimento.
Certo che si può vincere e si può perdere, ma c'è un motivo se il pugile medio, il nak muay medio, il jujitero medio sono degli ossi duri per chiunque mentre il karateka, il wingchuncoso e il povero taichi-man medi quando le danno fanno notizia.
C'è una ragione se gli sportivi sanno che, nonostante la loro abilità, le prenderebbero di sicuro da un altro agonista di 30kg in più, mentre le leggende su cinesine che fanno volare energumeni violenti girino solo in certi ambienti "tradizionali".
C' è una ragione se i grandi campioni sportivi hanno tutti delle sconfitte nel loro palmares (in scontri contro altrettanti campioni) mentre i mega maestri delle più "micidiali" arti marziali orientali vengono sempre dipinti come guerrieri invincibili dalle abilità paranormali, senza che però sia possibile provare alcun loro confronto (tranne magari con qualche teppistello incapace).
C' è una ragione se un praticante di arti funzionali per essere considerato davvero bravo debba vincere delle competizioni in cui ci si mena sul serio, mentre un praticante di AMT basta che continui a frequentare il corso per diventare presto o tardi una "cintura nera", e da lì un "maestro", competendo al massimo in gare di forme o di light contact.
Un buon agonista si scontra e vince più volte contro altra gente come lui, allenata e preparata al combattimento; Un marzialista da kung fu si difende una sera da un fanfarone tirandogli un calcio alle palle ed un cazzotto ed ecco che diventa "uno che ha applicato per davvero i sacri insegnamenti dell' antica arte marziale cinese", condizione che lo accompagnerà per tutta la vita.
E non reggono nemmeno le storie sulle famigerate aggressioni "da strada" dal momento che anche in quel caso solo chi è avvezzo ad un certo tipo di contatto ha realmente accresciuto il proprio potenziale di difesa, rispetto a chi abbia fatto il corso "specifico" di difesa personale ripetendo però solo un sacco di movimenti con compagni accondiscendenti.
In conclusione, qual' è l' arte marziale migliore?
Se parliamo di saper combattere, e sembra che le arti marziali debbano trattare questo (...), le arti funzionali al combattimento restano statisticamente superiori a qualsiasi altra pratica.
Potete constatarlo di persona anche al vostro paese, provare per credere.
Con tutto il rispetto per il punto di vista degli autori, che condivido sotto alcuni aspetti, vorrei replicare mettendo da parte come mio solito la troppa diplomazia.
In quegli articoli in sostanza viene ribadito come non esista un' arte marziale migliore di un' altra in senso assoluto.
Vero, ho scritto decine di volte come l' equivoco più diffuso riguardi il cosa si intenda per "migliore", dal momento che le aspettative, i regolamenti o i contesti d' origine delle varie arti marziali sono molto diversi tra loro.
Però questa è una non-risposta, che accontenta tutti e nessuno allo stesso tempo... Anche se mi sento di sostenere che accontenti soprattutto i praticanti di AMT.
Perchè?
Perchè questo è il tipo di risposta che va per la maggiore in quegli ambienti, una sorta di paraculo per dare dignità e credibilità un pò a tutto.
In particolare a quelle arti marziali intrise di stronzate mistiche, tecniche favolose e leggende di maestroni invincibili.
Negli articoli che ho letto viene posto l' accento sulla contestualizzazione del presunto combattimento, sottolineando in particolare le differenze di regolamenti sportivi o la predilizione di approccio tra pugni, calci, lotta, etc.
Che non è del tutto sbagliato in sè, ma per l' appunto è troppo interpretabile da chi non ha esperienza.
Il comune denominatore che viene sminuito in questo genere di risposte è invece, neanche a dirlo, quello che accomuna un certo tipo di arti marziali, definite qui come "arti funzionali al combattimento".
Con questa definizione scremiamo a prescindere ogni pratica "salutistica", ogni presunta filosofia di vita, ogni pratica volta alla "crescita interiore" e tutto ciò che pretenda di rendere un' arte marziale (come ogni altra cosa) un "qualcosa di più ricco e completo".
Qui si sta parlando di arti marziali, di COMBATTIMENTO, non di religioni, gruppi felici, studi folcloristici o quant' altro perciò non prendo in considerazione nulla di tutto questo.
Questi extra possono rappresentare il valore aggiunto per alcuni, un minus per altri; Ma non è quello di cui voglio trattare.
Quando pratichi AMT ti convinci (e ti viene inculcata l' idea) che sia sempre l' uomo a fare la differenza, che le variabili del combattimento siano talmente tante per cui anche se sei un ciccione di 70 anni suonati tu possa avere la meglio su di un agonista di Kill Boxing in virtù del colpo fortunato.
E chi nega il contrario?
Certo che a quel punto non avrebbe nemmeno senso studiare arti marziali: alla fine è questione di fortuna, no?
Tanto quella volta che ti capitasse di doverti difendere potresti cavartela col colpo della domenica, no?
Tanto mica tutti "i pugili" o "i lottatori" sono campioni olimpici, mentre tu quella volta sarai "il Maestro di Cin Ciao Lin Kung Fu", no?
Tanto alla fine sono tutte buone, è solo questione di "applicarle come si deve", giusto?
E invece sono tutte palle, perchè nel mondo reale si deve ragionare per statistiche, non per episodi o inverosimili confronti.
Ad esempio: a che serve paragonare il Judo al Pugilato... in un match specifico di Judo o di Boxe?
E' ovvio che lo specialista, nel suo contesto agonistico, avrà la meglio nove volte su dieci (non dico sempre, giusto per tenerci buoni i casi della vita, che lo ribadisco non fanno statistica).
Ma se cominciassimo a considerare un contesto più permissivo, del tipo in cui sia possibile sia lottare come un judoka sia boxare come un pugile, si potrebbero già trarre alcune conclusioni interessanti.
Ad esempio che è statisticamente molto più facile chiudere la distanza e finire avvinghiati piuttosto che continuare a pestarsi a distanza.
Basta notare quante volte in un match di pugilato, di kick boxing e di qualsiasi altro stile basato sui colpi i due avversari finiscano in clinch; In quel caso è solo il regolamento ad obbligarli a staccarsi.
Nelle MMA invece (e diciamolo, in qualsiasi famigerato combattimento "da strada") questa situazione premia soprattutto i lottatori o chi comunque sappia destreggiarsi nel clinch.
La ragione per cui le MMA sono considerate tanto complete dipende proprio da questo aspetto.
In esse viene studiato in modo funzionale un tipo di combattimento che permette sia i colpi che la lotta, e penso sia inutile ripetere cosa abbiano dimostrato centinaia e centinaia di match.
Non si può vincere facendo solo striking o facendo solo lotta, sebbene saper lottare si sia rivelato più determinante.
E cosa c' entra tutto questo con l' arte marziale "migliore"?
C' entra eccome: per il fatto che tutta la gente che si allena nelle arti funzionali acquisisce esperienze, attitudini ed abilità reali che accrescono statisticamente la capacità di vincere un combattimento.
E più il regolamento sportivo con cui si compete è permissivo, più si avvicina ad una situazione diciamo "senza regole", più si saprà destreggiarsi in una situazione extra-sportiva, perchè sempre di combattimento umano stiamo parlando.
La cosa curiosa (e sottile) è che nell' articolo che ho letto si faccia riferimento a:
- Judo
- Pugilato
- Karate Kyokushin
- Brazilian Jiu Jitsu
ovvero ad arti marziali funzionali con competizioni sportive full contact di alto livello.
Nessun riferimento a stili come Wing Chun, Viet Vo Dao, Tai Chi, Karate in varie salse o le migliaia di stili "antichissimi", "originali" e "leggendari" che potete trovare in qualsiasi paesino.
Eppure non erano queste le arti marziali "più complete" e micidiali, quelle studiate per la difesa personale totale e per i famigerati scontri "senza regole"?
E' troppo facile paragonare arti funzionali e dire che una non sia meglio dell' altra: è cosa risaputa per via degli specifici regolamenti sportivi.
Quello che invece rischia di passare inosservato è che in qualunque di queste discipline la media dei praticanti agonisti sia capace di applicare per davvero quello che studia in palestra, nel modo in cui lo allena e anche contro altrettanti agonisti di livello.
Nelle cosidette AMT invece la media dei praticanti, maestri compresi, non è capace di fare altrettanto sia perchè non ha reali termini di paragone (non avendo alcun confronto tutto si riduce ad atti di fede ed autopromozione), sia perchè le tecniche che studia il più delle volte non hanno una reale applicabilità nel combattimento libero.
Ma soprattutto chi pratica queste arti marziali, mediamente non sa che pesci pigliare quando si trova a fronteggiare un praticante medio di arti funzionali.
E così ecco apparire la classica Simil-Kick® e tutta quella serie di colpi o tecniche di lotta raffazzonati e fatti senza reale cognizione, ma prontamente attribuiti ai princìpi della propria pratica qualora riuscissero.
Lasciatemi dire una cosa: forse io non farò statistica da solo (anche se le testimonianze e le esperienze dirette di centinaia di altre persone in tutto il mondo mi danno ragione), ma ho praticato AMT per tanti, troppi anni e sono passato alle arti funzionali da molto meno.
E la mia esperienza dimostra che le mie abilità di combattimento reali siano cresciute esponenzialmente solo da quando ho abbandonato un certo modo di praticare, quello tipico delle AMT.
Non è questione di sensazioni, non sono io a sentirmi più forte o più cool perchè ora "combatto in gabbia come nei film, yeah".
Dati alla mano quando ho iniziato a confrontarmi con altre persone in sparring liberi, dai pincopallini qualunque agli agonisti di varie specialità, sono passato dal prenderle senza se e senza ma al saperle dare.
Le prendevo quando ero una cintura nera di AMT rispettata e stimata.
Ho iniziato a darle dopo pochissimi mesi di arti funzionali.
Non parliamo poi della condizione mentale che, sempre mediamente, si crea praticando l' una o l' altra cosa.
Nelle AMT la preparazione fisica viene spesso snobbata, il tutto si riduce a ginnastica di mantenimento e lunghissime sessioni tecniche tra forme di posizioni, propedeutici astrusi o combinazioni da imparare a memoria "perchè si fanno così".
Nelle arti funzionali se vuoi iniziare a darle devi metterti sotto sul serio; Se poi ti passasse per la mente di voler provare l' agonismo sei tenuto a modificare in modo sostanziale il tuo stile di vita, dalla dieta alle ore dedicate all' allenamento, soprattutto aldilà delle lezioni ufficiali del tuo corso.
E questa condizione è normale ed incentivata dall' ambiente stesso, e non ci sono sconti, scorciatoie o gradi che tengano.
Le arti marziali non sono tutte uguali e non è solo l' uomo a decretare il successo di un combattimento.
Chi è ancora convinto di questo non se la sta raccontando giusta. E' una bugia.
Il modo e le cose in cui ci si allena fanno una differenza enorme nel proprio potenziale, fisico, tecnico e mentale per poter vincere un combattimento.
Certo che si può vincere e si può perdere, ma c'è un motivo se il pugile medio, il nak muay medio, il jujitero medio sono degli ossi duri per chiunque mentre il karateka, il wingchuncoso e il povero taichi-man medi quando le danno fanno notizia.
C'è una ragione se gli sportivi sanno che, nonostante la loro abilità, le prenderebbero di sicuro da un altro agonista di 30kg in più, mentre le leggende su cinesine che fanno volare energumeni violenti girino solo in certi ambienti "tradizionali".
C' è una ragione se i grandi campioni sportivi hanno tutti delle sconfitte nel loro palmares (in scontri contro altrettanti campioni) mentre i mega maestri delle più "micidiali" arti marziali orientali vengono sempre dipinti come guerrieri invincibili dalle abilità paranormali, senza che però sia possibile provare alcun loro confronto (tranne magari con qualche teppistello incapace).
C' è una ragione se un praticante di arti funzionali per essere considerato davvero bravo debba vincere delle competizioni in cui ci si mena sul serio, mentre un praticante di AMT basta che continui a frequentare il corso per diventare presto o tardi una "cintura nera", e da lì un "maestro", competendo al massimo in gare di forme o di light contact.
Un buon agonista si scontra e vince più volte contro altra gente come lui, allenata e preparata al combattimento; Un marzialista da kung fu si difende una sera da un fanfarone tirandogli un calcio alle palle ed un cazzotto ed ecco che diventa "uno che ha applicato per davvero i sacri insegnamenti dell' antica arte marziale cinese", condizione che lo accompagnerà per tutta la vita.
E non reggono nemmeno le storie sulle famigerate aggressioni "da strada" dal momento che anche in quel caso solo chi è avvezzo ad un certo tipo di contatto ha realmente accresciuto il proprio potenziale di difesa, rispetto a chi abbia fatto il corso "specifico" di difesa personale ripetendo però solo un sacco di movimenti con compagni accondiscendenti.
In conclusione, qual' è l' arte marziale migliore?
Se parliamo di saper combattere, e sembra che le arti marziali debbano trattare questo (...), le arti funzionali al combattimento restano statisticamente superiori a qualsiasi altra pratica.
Potete constatarlo di persona anche al vostro paese, provare per credere.
martedì 17 settembre 2013
Il ragazzino nerd
Come anticipato nel post precedente vorrei dedicare qualche osservazione in più riguardo ad uno degli utenti tipici dei corsi di arti marziali, il "ragazzino goffo".
Uso questa definizione solo per comodità, intendendo più in generale quel tipo di persone che si avvicinano a questo mondo spinte dal senso di rivalsa.
La rivalsa verso i bulli, i prepotenti, spesso in seguito ad episodi di bullismo (anche in tempi lontani) o comunque per via di una posizione sociale per così dire... sfigata.
Non voglio essere troppo diplomatico, diciamo le cose come stanno: noi tutti, soprattutto nell' adolescenza, conoscevamo qualche nerd, qualcuno preso di mira per le ragioni più disparate e incapace di farsi valere.
Lo sfigato della classe, quello che non sapeva stare in mezzo agli altri (e magari li evitava proprio), il debole che le prendeva un giorno sì e l' altro pure.
Ma anche il compagno timido, apatico o fisicamente ridicolo.
Questo tipo di utente è molto diffuso, anche se magari le sue caratteristiche non sono così evidenti.
Sono così, in fondo, anche la maggior parte di quelli che si avvicinano ai corsi di difesa personale.
Ho già scritto in passato di come iscriversi a questi corsi sia un segno intrinseco di debolezza, purtroppo affrontata in un modo discutibile.
Cosa si aspetta di trovare un "ragazzino goffo" nelle arti marziali?
E qui ci caliamo a piombo nel disastro mediatico perpetrato negli anni verso queste discipline.
Innanzitutto è doveroso distinguere il tipo di pratica scelta, perchè è di questo che sto parlando.
Per adesso limitiamoci alla scelta non dico sbagliata in assoluto ma più rischiosa.
E ovviamente si tratta delle AMT e dei corsi di autodifesa.
E' sempre emblematico il fatto che le persone meno temibili scelgano con preferenza arti marziali in cui non si competa ma si presuma di apprendere a combattere "per la vita", "senza regole".
Anche questo suona spesso come un' infantile esagerazione di intenzioni, quasi a voler fare qualcosa di più aggressivo e micidiale di quanto facciano i bulli tamarri (che per contratto praticano sport da combattimento e sono tutti tatuati, nonchè muratori ignoranti).
Non torno a ripetermi sui rischi di tali pratiche, in cui è davvero facile credere di essere diventati potenti guerrieri da strada senza aver mai combattuto full contact.
Il rischio è anche un altro, molto più sottile: perdere l' occasione di guadagnare la vera ed autentica autostima.
Perchè parlare di mere tecniche è molto riduttivo in questo caso: al ragazzino nerd non servono le tecniche più di quanto serva avere finalmente fiducia in sè stesso e, soprattutto, imparare a stare con le persone, a tirar fuori il carattere e a capire come giri il mondo.
E il mondo, ahimè, non è rispettoso e cavalleresco come viene spesso dipinto dai maestri delle sacre arti orientali.
Voglio raccontare una storia, la mia.
Ricordo che da bambino non fossi uno sfigato ma ero molto basso, il più basso della classe, e i compagni "bulli" mi prendevano spesso in giro per questo.
A peggiorare la situazione si da il caso che il mio migliore amico fosse quello più alto di tutti e questo scatenava ulteriore ilarità nei miei confronti.
Soprattutto ero permaloso, e questo era lo scacco matto.
Iniziai a praticare Karate per altre ragioni, ma quel primo contatto con le arti marziali segnò in modo significativo il mio "sviluppo marziale".
Per carità, non che fosse sbagliato a priori: ma dal momento che ero tutt' altro che una testa calda, tutti quegli insegnamenti di giustizia, fratellanza, rispetto ed autocontrollo finirono per "indebolire" ulteriormente la mia situazione sociale, creando le basi per anni ed anni di illusioni.
Ad esempio mi venne inculcato il senso di autocontrollo inteso come il divieto assoluto di usare il Karate se non per casi estremi di legittima difesa (che poi come si faccia a spiegarlo ad un bambino è tutto da capire...): e io a scuola, ai compagni curiosissimi nel scoprire che il nanetto faceva arti marziali, finivo per dire che non potessi reagire per via di una specie di codice d' onore samurai.
E loro ridevano ancora di più, e io mi rodevo il fegato perchè non volevo infrangere il sacro insegnamento.
Oppure mi convinsi che un "vero marzialista" rifuggesse la violenza in ogni sua forma, come una specie di Ghandi, e qualsiasi vizio umano, un asceta che mirasse alla pace tra gli uomini e alla giustizia universale.
Tutta questa serie di valori etici giusti ma "forzati" perdurò negli anni e durante tutta la mia lunghissima esperienza nei successivi stili, tra l' altro scelti in base a quel codice etico comune: sante arti marziali "tradizionali" orientali in cui non si impari solo a menare ma anche ad elevarsi come uomini e bla bla bla bla...
Intendiamoci, sono tutte cose giustissime e auspicabili.
Ma il mondo non gira così e non sono quelle persone e quelle pratiche a dover impartire massime di vita.
Non loro, non i loro esponenti e praticanti che si sono macchiati di nefandezze che la metà basta.
Tutte bugie, etica stampata su un foglio per facciata ma poco o nulla di autentico.
Quando poi ho iniziato a capire come girasse il mondo, e purtroppo ero già un pò in ritardo, mi sono accorto che in tutto ciò che prima denigravo c' era molto di buono: in fondo era solo una questione di punti di vista.
E quando infine ho effettuato il passaggio definitivo da "nanetto debole, permaloso e arrabbiato col mondo" a "persona normale" ho capito dove stessero gli errori, con la limpidezza di chi giudica gli avvenimenti al di sopra delle parti.
Oggi sono anche consapevole di come mi sia guadagnato certi aspetti positivi del mio carattere, più in generale la determinazione, la decisione, la disciplina: quegli aspetti che, per l' appunto, normalmente vengono associati solo alle arti marziali tradizionali.
E no, la fase delle AMT mi ha dato molto meno del resto.
Quei valori preconfezionati, quegli allenamenti limitati e limitanti, quell' atteggiamento "arrogante" e illuso è valso infinitamente di meno di quanto abbia appreso in pochi anni di sport, agonismo e pesistica.
Non potevo fare molto per la mia statura, ma iniziai ad esempio a curare la forma fisica andando a fare pesi.
Già, proprio quell' attività tanto tamarra e narcisistica che il mio penultimo maestro aborriva: secondo lui a livello tecnico l' arte marziale non necessitava di quei muscoli, e a livello morale un marzialista non frequentava ambienti del genere (!!!).
E invece scoprii che in sala pesi non c' erano solo bestioni anabolizzati ma prima di tutto gente determinata, con un obiettivo.
Gente che non si allenava per mettersi in mostra ma per stare bene con sè stessa e soprattutto per avere un fisico sano ed efficente.
Chi non ha mai praticato pesi, e con pesi non intendo necessariamente il Bodybuilding estremo (perchè è questa l' associazione comune), non può capire quanto possa dare un allenamento simile sia in termini di salute, di autostima e persino nei rapporti sociali.
Parliamoci chiaro, un fisico in forma piace a tutti, a chi lo ha e a chi lo guarda.
Non sto parlando di essere definiti e muscolosi come atleti olimpici, ma di essere normali, senza rotoli di adipe che strabordano, incapaci di sostenere due minuti di corsetta blanda e con un aspetto sano.
Conosco un ragazzo che nell 'adolescenza era obeso e posso immaginare lo scherno degli amici e le difficoltà con le ragazze.
Poi decise di fare un cambiamento e iniziò a fare pesi, modificando drasticamente la dieta.
Chi non ha provato non sa quanto sia traumatico farlo.
E oggi è invidiato dagli amici e ricercato dalle ragazze, sicuro di sè e consapevole di cosa significhi fare delle vere rinunce e lavorare verso un obiettivo.
Dal mio punto di vista questi sono insegnamenti molto più sinceri e concreti di qualche parabola elargita da sedicenti maestri, che per primi non dimostrano ciò che pretendono di insegnare.
Quando ho iniziato a praticare sport da combattimento mi sono trovato in un ambiente in cui veniva automatico puntare al miglioramento, e non in nome di qualche filosofia spicciola o raccomandazione paterna.
Ti alleni con gente che è più forte di te, non solo perchè sappia "muoversi armoniosamente", e se quella pratica ti interessa sai che devi impegnarti di più, devi fare sacrifici reali.
E la cosa più bella è che poi i miglioramenti arrivano, e sono tangibili: cominci ad essere tu quello da battere per gli ultimi arrivati, quello preso come riferimento per l' impegno.
Vedi il tuo fisico migliorare per davvero, impari a conoscere i tuoi limiti e i tuoi punti di forza perchè li verifichi ogni volta e ti alleni in un ambiente in cui la disciplina e il rispetto si guadagnano, non sono imposti da un' etichetta.
Perciò tornando a bomba al topic dell' articolo, il ragazzino nerd o il timido impiegato con la pancetta dovrebbero considerare tutto questo prima di lanciarsi nel corso di arti ascetiche orientali o in quello di killer militari assediati da delinquenti in vicoli oscuri.
Questo genere di miglioramento non passa nè da tecniche assassine fatte per finta nè da formalità cavalleresche e massime di vita imposte.
Se vuoi avere una rivalsa sociale, inizia a lavorare duro e in cose pratiche, sfidando tè stesso.
Tutto il resto è noia.
Uso questa definizione solo per comodità, intendendo più in generale quel tipo di persone che si avvicinano a questo mondo spinte dal senso di rivalsa.
La rivalsa verso i bulli, i prepotenti, spesso in seguito ad episodi di bullismo (anche in tempi lontani) o comunque per via di una posizione sociale per così dire... sfigata.
Non voglio essere troppo diplomatico, diciamo le cose come stanno: noi tutti, soprattutto nell' adolescenza, conoscevamo qualche nerd, qualcuno preso di mira per le ragioni più disparate e incapace di farsi valere.
Lo sfigato della classe, quello che non sapeva stare in mezzo agli altri (e magari li evitava proprio), il debole che le prendeva un giorno sì e l' altro pure.
Ma anche il compagno timido, apatico o fisicamente ridicolo.
Questo tipo di utente è molto diffuso, anche se magari le sue caratteristiche non sono così evidenti.
Sono così, in fondo, anche la maggior parte di quelli che si avvicinano ai corsi di difesa personale.
Ho già scritto in passato di come iscriversi a questi corsi sia un segno intrinseco di debolezza, purtroppo affrontata in un modo discutibile.
Cosa si aspetta di trovare un "ragazzino goffo" nelle arti marziali?
E qui ci caliamo a piombo nel disastro mediatico perpetrato negli anni verso queste discipline.
Innanzitutto è doveroso distinguere il tipo di pratica scelta, perchè è di questo che sto parlando.
Per adesso limitiamoci alla scelta non dico sbagliata in assoluto ma più rischiosa.
E ovviamente si tratta delle AMT e dei corsi di autodifesa.
E' sempre emblematico il fatto che le persone meno temibili scelgano con preferenza arti marziali in cui non si competa ma si presuma di apprendere a combattere "per la vita", "senza regole".
Anche questo suona spesso come un' infantile esagerazione di intenzioni, quasi a voler fare qualcosa di più aggressivo e micidiale di quanto facciano i bulli tamarri (che per contratto praticano sport da combattimento e sono tutti tatuati, nonchè muratori ignoranti).
Non torno a ripetermi sui rischi di tali pratiche, in cui è davvero facile credere di essere diventati potenti guerrieri da strada senza aver mai combattuto full contact.
Il rischio è anche un altro, molto più sottile: perdere l' occasione di guadagnare la vera ed autentica autostima.
Perchè parlare di mere tecniche è molto riduttivo in questo caso: al ragazzino nerd non servono le tecniche più di quanto serva avere finalmente fiducia in sè stesso e, soprattutto, imparare a stare con le persone, a tirar fuori il carattere e a capire come giri il mondo.
E il mondo, ahimè, non è rispettoso e cavalleresco come viene spesso dipinto dai maestri delle sacre arti orientali.
Voglio raccontare una storia, la mia.
Ricordo che da bambino non fossi uno sfigato ma ero molto basso, il più basso della classe, e i compagni "bulli" mi prendevano spesso in giro per questo.
A peggiorare la situazione si da il caso che il mio migliore amico fosse quello più alto di tutti e questo scatenava ulteriore ilarità nei miei confronti.
Soprattutto ero permaloso, e questo era lo scacco matto.
Iniziai a praticare Karate per altre ragioni, ma quel primo contatto con le arti marziali segnò in modo significativo il mio "sviluppo marziale".
Per carità, non che fosse sbagliato a priori: ma dal momento che ero tutt' altro che una testa calda, tutti quegli insegnamenti di giustizia, fratellanza, rispetto ed autocontrollo finirono per "indebolire" ulteriormente la mia situazione sociale, creando le basi per anni ed anni di illusioni.
Ad esempio mi venne inculcato il senso di autocontrollo inteso come il divieto assoluto di usare il Karate se non per casi estremi di legittima difesa (che poi come si faccia a spiegarlo ad un bambino è tutto da capire...): e io a scuola, ai compagni curiosissimi nel scoprire che il nanetto faceva arti marziali, finivo per dire che non potessi reagire per via di una specie di codice d' onore samurai.
E loro ridevano ancora di più, e io mi rodevo il fegato perchè non volevo infrangere il sacro insegnamento.
Oppure mi convinsi che un "vero marzialista" rifuggesse la violenza in ogni sua forma, come una specie di Ghandi, e qualsiasi vizio umano, un asceta che mirasse alla pace tra gli uomini e alla giustizia universale.
Tutta questa serie di valori etici giusti ma "forzati" perdurò negli anni e durante tutta la mia lunghissima esperienza nei successivi stili, tra l' altro scelti in base a quel codice etico comune: sante arti marziali "tradizionali" orientali in cui non si impari solo a menare ma anche ad elevarsi come uomini e bla bla bla bla...
Intendiamoci, sono tutte cose giustissime e auspicabili.
Ma il mondo non gira così e non sono quelle persone e quelle pratiche a dover impartire massime di vita.
Non loro, non i loro esponenti e praticanti che si sono macchiati di nefandezze che la metà basta.
Tutte bugie, etica stampata su un foglio per facciata ma poco o nulla di autentico.
Quando poi ho iniziato a capire come girasse il mondo, e purtroppo ero già un pò in ritardo, mi sono accorto che in tutto ciò che prima denigravo c' era molto di buono: in fondo era solo una questione di punti di vista.
E quando infine ho effettuato il passaggio definitivo da "nanetto debole, permaloso e arrabbiato col mondo" a "persona normale" ho capito dove stessero gli errori, con la limpidezza di chi giudica gli avvenimenti al di sopra delle parti.
Oggi sono anche consapevole di come mi sia guadagnato certi aspetti positivi del mio carattere, più in generale la determinazione, la decisione, la disciplina: quegli aspetti che, per l' appunto, normalmente vengono associati solo alle arti marziali tradizionali.
E no, la fase delle AMT mi ha dato molto meno del resto.
Quei valori preconfezionati, quegli allenamenti limitati e limitanti, quell' atteggiamento "arrogante" e illuso è valso infinitamente di meno di quanto abbia appreso in pochi anni di sport, agonismo e pesistica.
Non potevo fare molto per la mia statura, ma iniziai ad esempio a curare la forma fisica andando a fare pesi.
Già, proprio quell' attività tanto tamarra e narcisistica che il mio penultimo maestro aborriva: secondo lui a livello tecnico l' arte marziale non necessitava di quei muscoli, e a livello morale un marzialista non frequentava ambienti del genere (!!!).
E invece scoprii che in sala pesi non c' erano solo bestioni anabolizzati ma prima di tutto gente determinata, con un obiettivo.
Gente che non si allenava per mettersi in mostra ma per stare bene con sè stessa e soprattutto per avere un fisico sano ed efficente.
Chi non ha mai praticato pesi, e con pesi non intendo necessariamente il Bodybuilding estremo (perchè è questa l' associazione comune), non può capire quanto possa dare un allenamento simile sia in termini di salute, di autostima e persino nei rapporti sociali.
Parliamoci chiaro, un fisico in forma piace a tutti, a chi lo ha e a chi lo guarda.
Non sto parlando di essere definiti e muscolosi come atleti olimpici, ma di essere normali, senza rotoli di adipe che strabordano, incapaci di sostenere due minuti di corsetta blanda e con un aspetto sano.
Conosco un ragazzo che nell 'adolescenza era obeso e posso immaginare lo scherno degli amici e le difficoltà con le ragazze.
Poi decise di fare un cambiamento e iniziò a fare pesi, modificando drasticamente la dieta.
Chi non ha provato non sa quanto sia traumatico farlo.
E oggi è invidiato dagli amici e ricercato dalle ragazze, sicuro di sè e consapevole di cosa significhi fare delle vere rinunce e lavorare verso un obiettivo.
Dal mio punto di vista questi sono insegnamenti molto più sinceri e concreti di qualche parabola elargita da sedicenti maestri, che per primi non dimostrano ciò che pretendono di insegnare.
Quando ho iniziato a praticare sport da combattimento mi sono trovato in un ambiente in cui veniva automatico puntare al miglioramento, e non in nome di qualche filosofia spicciola o raccomandazione paterna.
Ti alleni con gente che è più forte di te, non solo perchè sappia "muoversi armoniosamente", e se quella pratica ti interessa sai che devi impegnarti di più, devi fare sacrifici reali.
E la cosa più bella è che poi i miglioramenti arrivano, e sono tangibili: cominci ad essere tu quello da battere per gli ultimi arrivati, quello preso come riferimento per l' impegno.
Vedi il tuo fisico migliorare per davvero, impari a conoscere i tuoi limiti e i tuoi punti di forza perchè li verifichi ogni volta e ti alleni in un ambiente in cui la disciplina e il rispetto si guadagnano, non sono imposti da un' etichetta.
Perciò tornando a bomba al topic dell' articolo, il ragazzino nerd o il timido impiegato con la pancetta dovrebbero considerare tutto questo prima di lanciarsi nel corso di arti ascetiche orientali o in quello di killer militari assediati da delinquenti in vicoli oscuri.
Questo genere di miglioramento non passa nè da tecniche assassine fatte per finta nè da formalità cavalleresche e massime di vita imposte.
Se vuoi avere una rivalsa sociale, inizia a lavorare duro e in cose pratiche, sfidando tè stesso.
Tutto il resto è noia.
Questione di parametri
C' era un vecchio intervento che avevo letto su un forum ed avevo salvato perchè lo trovai veramente intelligente e sensato, una di quelle perle che purtroppo finiscono sommerse da tutta la spazzatura lì presente.
Non posso copiarlo per intero e del resto non conosco l' autore, ma se dovesse passare di qui sarò ben lieto di postare il messaggio originale, se lo vorrà.
Comunque l' importante è capire il succo del discorso, che proverò a riportare prendendo spunto da ciò che scrisse lui.
Domanda: esiste gente forte che pratica arti marziali "tradizionali" o astruse, anche di quelle che tanto denigro in questo blog?
Sì.
Posso quindi anche io, comune e timido impiegato mingherlino di provincia, diventare altrettanto forte facendo la stessa cosa?
No.
L' autore riporta un' esperienza che condivido anche io, la conoscenza di tipi tosti che praticavano chi il Wing Chun, chi il Karate classico da paese italiano e così via, dove per "tosti" si intende gente con una buona forma fisica e capace di pestare per bene il prepotente tamarro da discoteca (il famigerato "truzzo minchia porcoddue" ahahah!).
Ovviamente gente che durerebbe pochi secondi contro professionisti da ring o tatami, ma che tra gli uomini comuni sappia dire la loro più che bene.
E senza girarci intorno al praticante medio di questo genere di discipline "da strada" interessa fondamentalmente imparare a menare uomini comuni, spesso riconducibili a bulletti e prepotenti vari.
Il praticante medio che decide di praticare gli stili "senza regole" è disinteressato all' agonismo.
Non di rado maschera questo suo disinteresse dietro alle scuse più curiose, del tipo "ho paura di fare troppo male" (testimone io), "non voglio abituarmi a usare solo tecniche da punteggio sportivo", o ancora "voglio imparare a difendermi contro più persone e più grosse di me" (ohi ohi ohi, che dura verità li aspetta!).
Ma la questione è: chi sono quelle persone che sanno pestare a destra e a sinistra pur facendo quel genere di arti marziali?
Se proviamo a classificarle scopriamo che hanno almeno due di questi fattori in comune, a volte tutti:
- stazza fisica imponente
- esperienza o integrazione in arti funzionali al combattimento (e vabbeh...)
- notevole esperienza di risse o scontri autentici "per strada"
- professione in cui lo scontro fisico e verbale è frequente (es. buttafuori o poliziotto)
- infanzia e adolescenza in quartieri disagiati e violenti
- indole molto determinata quando non propriamente aggressiva e violenta
E qui cade un pò tutto il palco perchè questa è gente che a menar le mani sarebbe stata capace comunque e se avesse praticato esclusivamente discipline funzionali sarebbe diventata ancora più temibile.
Ma la questione chiave è che lo sport, anche a livello amatoriale, da dei numeri, dei parametri.
Dei "limiti", che non sono quelli delle tecniche usate, ma quelli ben più temuti dai cosidetti tradizionalisti: i propri limiti.
Quando si ha un metro di misura quantificabile, dopo un pò saprai con chi puoi vedertela, a chi sei in grado di darle e chi invece te le darà sempre e comunque.
Sai per quanto tempo riesci a correre e a che velocità.
Sai che non puoi parlare di forze, angoli ed energie speciali nelle braccia se non riesci a sollevare quaranta chili alla panca piana.
Sai che tutte le tecniche, i principi, gli angoli di attacco e difesa, le posizioni fiorite e persino le tecniche dimostrabili possono andare a farsi benedire, e lo fanno, anche in uno sparring leggero.
Sai che persino le tecniche usate in gabbia possono non essere adatte a te, o tu non essere predisposto a portarle.
E alcuni personaggi ben piazzati fisicamente magari preferiscono evitarli questi metri di misura, per cucirsi addosso il mito da picchiatore invincibile: ti presenti in mezzo ad una marmaglia di mezzi nerd, ragazzine, omini con la pancetta, molli qualche ceffone a chi alza la cresta e alimenti voci su di te.
E' quello che è successo ad esempio con un noto personaggio del Wing Chun, uno che dichiarava trecento combattimenti da strada (su cui ci sarebbe da discutere per un post intero) e l' altro che era "l' amico di Bruce Lee nelle risse".
Poi un giorno è successo che si siano menati tra di loro, con tanto di telecamera, e invece del combattimento epico tra super maestri che tutti si aspettavano, la cosa si è risolta in un modo imbarazzante, al limite del ridicolo.
In sostanza dove non c'è il confronto la gente si attacca a mille scuse e a leggende urbane: e così si alimentano dicerie di sifu con abilità tecniche paranormali, maestri di Aikido che fanno volare agonisti di Muay Thai, karateka che "ai tempi" minacciavano la mafia del paese e così via.
Quello che manca sono le prove: mai nessuno di questi personaggi dall' ego smisurato e la disonestà nell' animo si azzarda a portare delle semplicissime prove di ciò che afferma.
Al giorno d' oggi le possibilità in merito sono infinite, tra videofonini e stage open, ma nessuno di loro accetta di dare una prova inequivocabile della propria capacità di applicare ciò che insegna contro un pari peso non collaborativo.
E come ho ribadito spesso nel blog, non si parla di tirare due pestoni e un calcio alle palle, al che siam buoni tutti a maggior ragione se con le caratteristiche elencate prima.
Si tratta di dimostrare esattamente quelle tecniche e quei principi su cui si fondano certe arti marziali.
E' troppo comodo fare jab-diretto-bajana-armbar e raccontarla con la storia dei principi che "sono uguali per tutti".
L' intervento originale, che ho dovuto copiare in varie parti perchè esposto meglio di quanto potessi fare io, terminava con un consiglio da dare al classico ragazzino goffo che è stufo di prenderle, ma di questo parlerò in un altro post dedicato.
Il nocciolo della questione resta uno: non si può avere idea di qualcosa fino a che non la si inquadri secondo dei parametri definibili.
A raccontar storie si fa presto.
Soprattutto a sè stessi.
Non posso copiarlo per intero e del resto non conosco l' autore, ma se dovesse passare di qui sarò ben lieto di postare il messaggio originale, se lo vorrà.
Comunque l' importante è capire il succo del discorso, che proverò a riportare prendendo spunto da ciò che scrisse lui.
Domanda: esiste gente forte che pratica arti marziali "tradizionali" o astruse, anche di quelle che tanto denigro in questo blog?
Sì.
Posso quindi anche io, comune e timido impiegato mingherlino di provincia, diventare altrettanto forte facendo la stessa cosa?
No.
L' autore riporta un' esperienza che condivido anche io, la conoscenza di tipi tosti che praticavano chi il Wing Chun, chi il Karate classico da paese italiano e così via, dove per "tosti" si intende gente con una buona forma fisica e capace di pestare per bene il prepotente tamarro da discoteca (il famigerato "truzzo minchia porcoddue" ahahah!).
Ovviamente gente che durerebbe pochi secondi contro professionisti da ring o tatami, ma che tra gli uomini comuni sappia dire la loro più che bene.
E senza girarci intorno al praticante medio di questo genere di discipline "da strada" interessa fondamentalmente imparare a menare uomini comuni, spesso riconducibili a bulletti e prepotenti vari.
Il praticante medio che decide di praticare gli stili "senza regole" è disinteressato all' agonismo.
Non di rado maschera questo suo disinteresse dietro alle scuse più curiose, del tipo "ho paura di fare troppo male" (testimone io), "non voglio abituarmi a usare solo tecniche da punteggio sportivo", o ancora "voglio imparare a difendermi contro più persone e più grosse di me" (ohi ohi ohi, che dura verità li aspetta!).
Ma la questione è: chi sono quelle persone che sanno pestare a destra e a sinistra pur facendo quel genere di arti marziali?
Se proviamo a classificarle scopriamo che hanno almeno due di questi fattori in comune, a volte tutti:
- stazza fisica imponente
- esperienza o integrazione in arti funzionali al combattimento (e vabbeh...)
- notevole esperienza di risse o scontri autentici "per strada"
- professione in cui lo scontro fisico e verbale è frequente (es. buttafuori o poliziotto)
- infanzia e adolescenza in quartieri disagiati e violenti
- indole molto determinata quando non propriamente aggressiva e violenta
E qui cade un pò tutto il palco perchè questa è gente che a menar le mani sarebbe stata capace comunque e se avesse praticato esclusivamente discipline funzionali sarebbe diventata ancora più temibile.
Ma la questione chiave è che lo sport, anche a livello amatoriale, da dei numeri, dei parametri.
Dei "limiti", che non sono quelli delle tecniche usate, ma quelli ben più temuti dai cosidetti tradizionalisti: i propri limiti.
Quando si ha un metro di misura quantificabile, dopo un pò saprai con chi puoi vedertela, a chi sei in grado di darle e chi invece te le darà sempre e comunque.
Sai per quanto tempo riesci a correre e a che velocità.
Sai che non puoi parlare di forze, angoli ed energie speciali nelle braccia se non riesci a sollevare quaranta chili alla panca piana.
Sai che tutte le tecniche, i principi, gli angoli di attacco e difesa, le posizioni fiorite e persino le tecniche dimostrabili possono andare a farsi benedire, e lo fanno, anche in uno sparring leggero.
Sai che persino le tecniche usate in gabbia possono non essere adatte a te, o tu non essere predisposto a portarle.
E alcuni personaggi ben piazzati fisicamente magari preferiscono evitarli questi metri di misura, per cucirsi addosso il mito da picchiatore invincibile: ti presenti in mezzo ad una marmaglia di mezzi nerd, ragazzine, omini con la pancetta, molli qualche ceffone a chi alza la cresta e alimenti voci su di te.
E' quello che è successo ad esempio con un noto personaggio del Wing Chun, uno che dichiarava trecento combattimenti da strada (su cui ci sarebbe da discutere per un post intero) e l' altro che era "l' amico di Bruce Lee nelle risse".
Poi un giorno è successo che si siano menati tra di loro, con tanto di telecamera, e invece del combattimento epico tra super maestri che tutti si aspettavano, la cosa si è risolta in un modo imbarazzante, al limite del ridicolo.
In sostanza dove non c'è il confronto la gente si attacca a mille scuse e a leggende urbane: e così si alimentano dicerie di sifu con abilità tecniche paranormali, maestri di Aikido che fanno volare agonisti di Muay Thai, karateka che "ai tempi" minacciavano la mafia del paese e così via.
Quello che manca sono le prove: mai nessuno di questi personaggi dall' ego smisurato e la disonestà nell' animo si azzarda a portare delle semplicissime prove di ciò che afferma.
Al giorno d' oggi le possibilità in merito sono infinite, tra videofonini e stage open, ma nessuno di loro accetta di dare una prova inequivocabile della propria capacità di applicare ciò che insegna contro un pari peso non collaborativo.
E come ho ribadito spesso nel blog, non si parla di tirare due pestoni e un calcio alle palle, al che siam buoni tutti a maggior ragione se con le caratteristiche elencate prima.
Si tratta di dimostrare esattamente quelle tecniche e quei principi su cui si fondano certe arti marziali.
E' troppo comodo fare jab-diretto-bajana-armbar e raccontarla con la storia dei principi che "sono uguali per tutti".
L' intervento originale, che ho dovuto copiare in varie parti perchè esposto meglio di quanto potessi fare io, terminava con un consiglio da dare al classico ragazzino goffo che è stufo di prenderle, ma di questo parlerò in un altro post dedicato.
Il nocciolo della questione resta uno: non si può avere idea di qualcosa fino a che non la si inquadri secondo dei parametri definibili.
A raccontar storie si fa presto.
Soprattutto a sè stessi.
lunedì 16 settembre 2013
Perdere di vista la realtà
Questa mattina mi sono ritrovato a ricordare alcune delle tecniche che studiavo tanti tanti anni fa, quando praticavo ancora AMT.
C' era un esercizio in particolare che racchiudeva tutta una serie di tecniche e controtecniche, e per il quale ciascuno doveva imparare uno dei ruoli di attaccante o difensore.
Ognuna di queste tecniche era però qualcosa di effettivo, ovvero la soluzione di quell' arte marziale ad un determinato attacco: nelle intenzioni non si trattava di qualcosa di artistico, fine a sè stesso.
Ma il risultato era esattamente quello.
Beh, stamattina mi si accapponava letteralmente la pelle nel ripercorrere con la memoria tali indicibili scemenze... tecniche che non avevano alcun fondamento nella realtà, e non solo perchè non venissero mai provate "sul serio".
Situazioni in cui ad esempio uno doveva eseguire dei pugni ben definiti e a volte ci si ingarbugliava perchè si sbagliava la sequenza.
Calci circolari parati con le due mani a fermare la tibia.
Assurdi "armbar" con i piedi contro il collo e l' ascella del compagno, facendo solo una leva sul polso.
Ridicole strette in cui l' aggressore tendeva semplicemente le braccia ai nostri lati, e difese ancora più comiche.
Proiezioni in cui era chi subiva a doversi lanciare nel modo corretto.
E potrei continuare per ore.
Per la cronaca sottolineo che non praticavo l' arte marziale creata ad hoc dal maestro Pincopallino per il suo piccolo corsetto di paese, come purtroppo avviene spessissimo ancora adesso.
Praticavo qualcosa di diffuso in molti paesi del mondo.
E mentre mi sanguinava il cervello ripensando a quanto tempo abbia perso con certe pagliacciate, ho dovuto anche ammettere che nonostante tutto, a quei tempi, nessuno di noi si poneva dubbi a riguardo.
Io per primo praticavo quella spazzatura senza farmi alcuna domanda, come se fossi stato ipnotizzato e incapace di rendermi conto che nessuna di quelle tecniche potesse riuscire per davvero.
Come già detto mi sono ritrovato a mia volta ad insegnare le stesse cose e questo aggrava la sensazione di essere stato succube di quel mondo.
Ma il punto è proprio questo: in effetti non è che credessi a nulla, si andava in palestra a fare "arti marziali" e questo bastava.
Ci venivano mostrate delle tecniche, dei movimenti, e nessuno interrompeva il maestro per porre domande sulla loro applicabilità.
Le uniche domande riguardavano l' estetica corretta dell' esecuzione.
La mano doveva essere messa così, a quell' altezza; Il calcio doveva fare un giro in quel modo; Il compagno doveva reagire così a quel colpo.
Persino quando, infine, si dedicava una lezione alle applicazioni pratiche di tutto ciò, nessuno pensava di rovinare quel bel gioco facendo osservazioni troppo maliziose.
Ma non per rispetto: non ci passavano proprio per la testa, non ne eravamo capaci.
Del resto eravamo tutti convinti che in fondo fosse tutta una questione di principi.
Quando pratichi per anni quel genere di arti marziali, in quel tipo di ambiente, credi sul serio che la cura cinestetica sia solo un' enfatizzazione delle tecniche reali, una specie di "licenza artistica" per rendere più bella e affascinante la pratica.
Credi che aldilà dell' aspetto tu stia imparando ad applicare micidiali tecniche di difesa ed attacco.
Continuo a ripetermi che io fossi consapevole di tutto questo, che "stessi al gioco" ma sapessi applicare il tutto "nel momento del bisogno".
Purtroppo con le conoscenze che ho oggi posso dire che erano tutte illusioni e di strada ne dovevo percorrere ancora tantissima.
Quello che vorrei rimarcare in questo intervento è la condizione mentale in cui ci si ritrova quando si pratica un certo tipo di arti marziali.
Non mi ritengo uno stupido e non posso dire che lo fossi a quei tempi, perciò la cosa non ha a che fare con l' intelligenza ma con l' ingenuità.
L' ingenuità di chi entra a far parte di un mondo in cui tutti perdono di vista l' onestà intellettuale e l' obiettività.
E' una banale questione sociale: se nel tuo gruppo tutti si comportano in un certo modo e credono a certe cose, finisci per farlo anche tu e ad accettarlo.
La cosa è ancora più evidente se non hai alcuna conoscenza dell' argomento: un neofita totale si beve qualsiasi cosa gli venga raccontata e la accetta senza problemi se trova la pratica piacevole.
Solo oggi riesco a rendermi conto di quanto sia difficile depurarsi da certe convinzioni e imparare a distinguere le baggianate dalle cose funzionali.
Ed è significativo il fatto che stiamo parlando di qualcosa di piuttosto ovvio, segno che quando pratichi certe arti marziali rischi davvero di perdere la cognizione della realtà.
C' era un esercizio in particolare che racchiudeva tutta una serie di tecniche e controtecniche, e per il quale ciascuno doveva imparare uno dei ruoli di attaccante o difensore.
Ognuna di queste tecniche era però qualcosa di effettivo, ovvero la soluzione di quell' arte marziale ad un determinato attacco: nelle intenzioni non si trattava di qualcosa di artistico, fine a sè stesso.
Ma il risultato era esattamente quello.
Beh, stamattina mi si accapponava letteralmente la pelle nel ripercorrere con la memoria tali indicibili scemenze... tecniche che non avevano alcun fondamento nella realtà, e non solo perchè non venissero mai provate "sul serio".
Situazioni in cui ad esempio uno doveva eseguire dei pugni ben definiti e a volte ci si ingarbugliava perchè si sbagliava la sequenza.
Calci circolari parati con le due mani a fermare la tibia.
Assurdi "armbar" con i piedi contro il collo e l' ascella del compagno, facendo solo una leva sul polso.
Ridicole strette in cui l' aggressore tendeva semplicemente le braccia ai nostri lati, e difese ancora più comiche.
Proiezioni in cui era chi subiva a doversi lanciare nel modo corretto.
E potrei continuare per ore.
Per la cronaca sottolineo che non praticavo l' arte marziale creata ad hoc dal maestro Pincopallino per il suo piccolo corsetto di paese, come purtroppo avviene spessissimo ancora adesso.
Praticavo qualcosa di diffuso in molti paesi del mondo.
E mentre mi sanguinava il cervello ripensando a quanto tempo abbia perso con certe pagliacciate, ho dovuto anche ammettere che nonostante tutto, a quei tempi, nessuno di noi si poneva dubbi a riguardo.
Io per primo praticavo quella spazzatura senza farmi alcuna domanda, come se fossi stato ipnotizzato e incapace di rendermi conto che nessuna di quelle tecniche potesse riuscire per davvero.
Come già detto mi sono ritrovato a mia volta ad insegnare le stesse cose e questo aggrava la sensazione di essere stato succube di quel mondo.
Ma il punto è proprio questo: in effetti non è che credessi a nulla, si andava in palestra a fare "arti marziali" e questo bastava.
Ci venivano mostrate delle tecniche, dei movimenti, e nessuno interrompeva il maestro per porre domande sulla loro applicabilità.
Le uniche domande riguardavano l' estetica corretta dell' esecuzione.
La mano doveva essere messa così, a quell' altezza; Il calcio doveva fare un giro in quel modo; Il compagno doveva reagire così a quel colpo.
Persino quando, infine, si dedicava una lezione alle applicazioni pratiche di tutto ciò, nessuno pensava di rovinare quel bel gioco facendo osservazioni troppo maliziose.
Ma non per rispetto: non ci passavano proprio per la testa, non ne eravamo capaci.
Del resto eravamo tutti convinti che in fondo fosse tutta una questione di principi.
Quando pratichi per anni quel genere di arti marziali, in quel tipo di ambiente, credi sul serio che la cura cinestetica sia solo un' enfatizzazione delle tecniche reali, una specie di "licenza artistica" per rendere più bella e affascinante la pratica.
Credi che aldilà dell' aspetto tu stia imparando ad applicare micidiali tecniche di difesa ed attacco.
Continuo a ripetermi che io fossi consapevole di tutto questo, che "stessi al gioco" ma sapessi applicare il tutto "nel momento del bisogno".
Purtroppo con le conoscenze che ho oggi posso dire che erano tutte illusioni e di strada ne dovevo percorrere ancora tantissima.
Quello che vorrei rimarcare in questo intervento è la condizione mentale in cui ci si ritrova quando si pratica un certo tipo di arti marziali.
Non mi ritengo uno stupido e non posso dire che lo fossi a quei tempi, perciò la cosa non ha a che fare con l' intelligenza ma con l' ingenuità.
L' ingenuità di chi entra a far parte di un mondo in cui tutti perdono di vista l' onestà intellettuale e l' obiettività.
E' una banale questione sociale: se nel tuo gruppo tutti si comportano in un certo modo e credono a certe cose, finisci per farlo anche tu e ad accettarlo.
La cosa è ancora più evidente se non hai alcuna conoscenza dell' argomento: un neofita totale si beve qualsiasi cosa gli venga raccontata e la accetta senza problemi se trova la pratica piacevole.
Solo oggi riesco a rendermi conto di quanto sia difficile depurarsi da certe convinzioni e imparare a distinguere le baggianate dalle cose funzionali.
Ed è significativo il fatto che stiamo parlando di qualcosa di piuttosto ovvio, segno che quando pratichi certe arti marziali rischi davvero di perdere la cognizione della realtà.
giovedì 1 agosto 2013
Analisi degli errori
Oggi vorrei fare un' analisi approfondita di un video che mi hanno segnalato, relativo al solito corso di difesa personale femminile.
Ne potrei pescare altri mille di video del genere, e non ce l' ho personalmente con i protagonisti di questo in particolare (non so nemmeno chi siano), però purtroppo questo rappresenta alcune delle cose più sbagliate che si possono ritrovare in questo genere di pratiche.
Qui il link al video
Bando alle ciance e andiamo per punti:
- Non voglio giudicare il fatto che si parli di Aikido, anche se ho già scritto di come spesso questi corsi siano improvvisati estrapolando alcune cose dall' arte marziale di turno.
Il problema di fondo (non gravissimo, intendiamoci) è che trattare di difesa personale usando un Gi, allenandosi a piedi nudi, su di un Tatami e studiando attacchi troppo influenzati dallo stile in questione, falsa di molto lo studio in oggetto.
L' argomento andrebbe affrontato per come si dovrebbe presentare nel caso reale, vestiti normalmente, con scarpe (magari coi tacchi), su superfici dure e sconnesse e analizzando situazioni o attacchi realistici.
- 0:20 IL CLIMA.
Io lo capisco che non si sia lì ad ammazzarsi ma il fatto che tutti i presenti abbiano quei sorrisi e ridano divertiti è indicativo della "serietà" con cui si stia vivendo la cosa.
Si stanno divertendo, il clima è rilassato e piacevole.
E' una bella cosa in sè, un pò meno se stai (teoricamente) studiando come destreggiarti in un' aggressione violenta.
E' come se durante un' interrogazione scolastica o una presentazione di lavoro tutti i tuoi compagni o colleghi fossero allegri e ridessero di gusto per le tue parole, e lo stesso facesse il professore o il cliente.
Si innescano a livello fisico e psicologico meccanismi del tutto opposti a quelli del caso reale.
- 0:23 PRIMA TECNICA: STRANGOLAMENTO "FRANKENSTEIN"
Che è un must assoluto di questi corsi e nessuno che si chieda perchè uno dovrebbe stringerti al collo con le braccia tese a quel modo.
Anche perchè non stringe, se lo facesse passerebbe subito la voglia di pensare a certe controtecniche fantasiose.
Quel tipo di uscita come spesso accade è teoricamente funzionale, ma non tiene appunto in considerazione il fatto che l' aggressore ti stia stringendo le mani al collo per soffocarti e abbia tutta l' intenzione di rimanerci.
E' abbastanza facile applicare quella tecnica finchè l' altro tiene blandamente le mani attorno al collo, ben altra cosa se lo fa con forza e magari, ed è più probabile parlando di donne, riesce persino ad avvolgere quasi completamente lo stesso con le dita.
Non parliamo poi del caso in cui sappia quello che fa e ci metta pure i pollici a premere sulla carotide.
Comunque la ragazza applica una leva in piedi, senza sfruttare nè il momentum nè il proprio peso.
Ancora peggio il fatto che si pretenda di controllare l' aggressore a terra rimanendo accovacciati lì in parte.
Termina la tecnica con un calcetto mimato sulla schiena.
Non è affatto un dettaglio, vorrei che fosse chiaro: sto parlando di tutte quelle cose che vengono date per scontate e invece non lo sono per nulla.
E' inutile nascondersi dietro al fatto che questo sia solo un esercizio e quindi sia superfluo metterci convinzione; mimare i colpi e supporre che siano pesanti al momento necessario è un altro grave errore che porta a false convinzioni e disabitua al contatto vero.
Basterebbe persino mimare l' attacco ma colpendo con forza il Tatami.
Sarebbe proprio il minimo sindacale..
Non giudico la preparazione della ragazza, che è incolpevole, ma quanto le sia stato insegnato e quanto l' aggressore stia facendo praticamente tutto da solo.
- 0:30 GLI APPLAUSI
Questo è un altro sintomo indicativo del clima felice e autocelebrativo con cui tutti stiano vivendo la cosa.
Ripeto, non è questione di guardarsi con gli occhi spiritati e in silenzio, ma di essere onesti con l' argomento.
Gli applausi sono fuori luogo e danno al tutto un tono di esibizione, di spettacolo o di ammirazione per una performance che in realtà non c'è.
E di nuovo trasmettono alla protagonista un tipo di sensazioni che al contrario dovrebbe quanto più evitare.
- 0:41 LA PRESA A TERRA
Ho ragione di immaginare che si tratti di una specie di simulazione di stupro.
cominciamo col dire l' ovvio, e cioè che tralasciando tutto ciò che può essere successo prima (le botte), quella posizione specifica verrebbe mantenuta per molto meno tempo rispetto a quanto abbia senso studiarne un' uscita.
Ma più che altro in quella situazione lei starebbe scalciando e dimenandosi mentre lui cercherebbe subito di superare le ginocchia e la starebbe colpendo o trattenendole le braccia.
Anche questo è un dettaglio per nulla trascurabile visto l' argomento, ragion per cui è del tutto inadeguato studiare un' uscita con un uomo che stia oltre le ginocchia e trattenendo... le anche?!
La difesa prevede prima di tutto che lei gli allarghi le braccia costringendolo ad avvicinare la testa.
Corretto ma richiede notevole forza, timing e abilità, oltre al fatto che un attimo dopo lui riguadagnerebbe la posizione.
La torsione della testa per ribaltarlo è un infelice illusione perchè se è vero che torcere la testa faccia male non è affatto vero che solo quello possa ribaltarlo.
Sì, l' ho vista la gamba che spinge il busto: solo che non spinge realmente, non sarebbe comunque sufficiente da sola e come ribadisco tutta questa posizione non è credibile.
E di nuovo si vuol far credere che una volta ribaltato l' aggressore sia tutto finito, nemmeno una fuga mimata, quando gli basterebbe un secondo per riacciuffare la poveretta.
No, il pugnetto mimato non fa proprio nulla.
- 1:23 SI SCADE NELLA PAZZIA: ATTACCO ARMATO
Questo è davvero sbagliato.
Tutto ciò che si vede nei primi due secondi è molto significativo delle assurdità che si stiano mostrando in quel corso.
L' aggressore che sventola l' arma nell' aria senza nessun bersaglio.
La ragazza che lo guarda a mani basse, spostandosi di giusto due passi per poi colpirlo con un calcio (all' anca?!) con cui cadrebbe lei stessa.
Lui che nel momento del calcio ferma l' attacco appositamente rendendo la cosa una recita predefinita.
L' ultimo attacco fermato esattamente prima del bersaglio in modo che sembri possibile che lei lo abbia parato al volo.
La leva che si lascia fare, quando con quel giro potrebbe persino già ferirla.
Di nuovo la supposizione che si possa mandare a terra e controllare una persona rimanendo comodamente in piedi e abbassando il busto, senza nemmeno abbassare il baricentro.
Il disarmo in cui l' arma viene semplicemente consegnata per assunto.
Lei che tiene il simulacro di un coltello... per la lama.
E nessuno, parlo di chi dovrebbe intendersene, che si renda conto di tutti questi errori...
- 2:00 LA PRESA DEI CAPELLI
Di nuovo un attacco del tutto falso nei modi e nelle presunte risposte.
Nessuno che voglia prendere i capelli appoggia semplicemente la mano sulla testa.
Li prenderà con rabbia e inizierà a tirare e strappare, provocando dolore, probabilmente tirando verso il basso e colpendo con pugni e calci.
Non parlo di delinquenti navigati, è quanto succede anche tra ragazzine che litigano a scuola.
Qui si vuole invece far credere che l' aggressore se ne stia buono buono lì in piedi con la mano tesa, permettendo una leva che prevede persino di abbassarsi ancora di più e fare passi e giri precisi per farla riuscire.
Si da per scontato che l' aggressore se ne stia immobile, non giri a sua volta, non tiri, non colpisca e soprattutto lasci andare la presa.
La presa ai capelli è al contrario una delle più salde... finchè non si strappano.
Nel caso di una donna, o in generale di chi ha i capelli lunghi e poca forza nel collo, con una presa del genere di può torcere la testa con estrema facilità e di conseguenza esporre l' aggredito a controlli o colpi particolarmente duri.
Si nota l' assurdità di questo controllo proseguendo nella visione, quando la ragazza è impossibilitata a portare a terra l' aggressore che rimane per interi secondi in attesa senza opporre resistenza.
Anche qui c' è un' evidente carenza di insegnamento delle basi dell' equilibrio (cosa che mi sorprende ancora di più parlando appunto di Aikido), visto che guadagnata quel tipo di leva al braccio si dovrebbe sfruttare un movimento a spirale verso il basso, la famosa "sfera dinamica".
Il fatto che la ragazza improvvisi, giustamente, un colpo per "ammorbidire" l' aggressore non è sufficiente se tutto il resto è sbagliato, compreso di nuovo il controllo abbassando il busto in avanti.
Pare invece sufficiente ad esaltare gli spettatori, sempre più divertiti.
Nel tentativo successivo è ancora più evidente come sia lui a lasciarsi cadere pur di non manifestare le profonde lacune di questa tecnica.
- 2:45 IL TIPICO CALCIO DA STRADA
Anche questo presunto attacco è sintomo di quanto spesso questo tipo di corsi siano solo adattamenti alla buona di ciò che si studia nell' arte marziale del caso.
Ritengo davvero improbabile che il "tipico aggressore" colpisca con un calcio frontale caricato, tantomeno una donna.
Il modo stesso in cui lo tira dimostra che non abbia alcun bersaglio, non è nè un calcio per spingere/colpire in avanti, nè un colpo dal basso.
La ragazza, ancora una volta, aspetta solo che gli arrivi la gamba a tiro per raccoglierla con comodità e spingere lentamente via l' aggressore.
Trovo significativo il fatto che abbia studiato proprio la tecnica che richiede maggior forza, dovendo fermare l' impeto e il peso dell' aggressore per poi rilanciarlo esattamente da dove è venuto.
Esistono risposte molto più alla portata che sfruttino proprio quell' impeto, ma ancora non vedo perchè una donna dovrebbe preoccuparsi di questo tipo di colpi che non si vedono nemmeno in risse tra uomini.
- 2:58 PRESA AI CAPELLI DA TERGO
E ancora il braccio teso, la posizione perfettamente immobile, la situazione statisticamente improbabile e falsata.
Lui che lascia andare i capelli non appena reagisce, senza trascinarla a terra, anche con sè.
Il tutto come preambolo ad una proiezione (!!!) prendendo il collo con entrambe le mani (!!!!!) che genera ulteriore entusiasmo e applausi tra il pubblico.
Roba che neanche un lottatore liberista riuscirebbe a fare!!!
Ma queste sono le cose che chi si iscrive a questi corsi sogna di riuscire a fare, e vengono rese possibili solo perchè gli istruttori si prestano a renderle possibili, recitando di proposito la loro parte.
Mi spiace ma non sono disposto a giustificare in alcun modo questo genere di farse.
Ne potrei pescare altri mille di video del genere, e non ce l' ho personalmente con i protagonisti di questo in particolare (non so nemmeno chi siano), però purtroppo questo rappresenta alcune delle cose più sbagliate che si possono ritrovare in questo genere di pratiche.
Qui il link al video
Bando alle ciance e andiamo per punti:
- Non voglio giudicare il fatto che si parli di Aikido, anche se ho già scritto di come spesso questi corsi siano improvvisati estrapolando alcune cose dall' arte marziale di turno.
Il problema di fondo (non gravissimo, intendiamoci) è che trattare di difesa personale usando un Gi, allenandosi a piedi nudi, su di un Tatami e studiando attacchi troppo influenzati dallo stile in questione, falsa di molto lo studio in oggetto.
L' argomento andrebbe affrontato per come si dovrebbe presentare nel caso reale, vestiti normalmente, con scarpe (magari coi tacchi), su superfici dure e sconnesse e analizzando situazioni o attacchi realistici.
- 0:20 IL CLIMA.
Io lo capisco che non si sia lì ad ammazzarsi ma il fatto che tutti i presenti abbiano quei sorrisi e ridano divertiti è indicativo della "serietà" con cui si stia vivendo la cosa.
Si stanno divertendo, il clima è rilassato e piacevole.
E' una bella cosa in sè, un pò meno se stai (teoricamente) studiando come destreggiarti in un' aggressione violenta.
E' come se durante un' interrogazione scolastica o una presentazione di lavoro tutti i tuoi compagni o colleghi fossero allegri e ridessero di gusto per le tue parole, e lo stesso facesse il professore o il cliente.
Si innescano a livello fisico e psicologico meccanismi del tutto opposti a quelli del caso reale.
- 0:23 PRIMA TECNICA: STRANGOLAMENTO "FRANKENSTEIN"
Che è un must assoluto di questi corsi e nessuno che si chieda perchè uno dovrebbe stringerti al collo con le braccia tese a quel modo.
Anche perchè non stringe, se lo facesse passerebbe subito la voglia di pensare a certe controtecniche fantasiose.
Quel tipo di uscita come spesso accade è teoricamente funzionale, ma non tiene appunto in considerazione il fatto che l' aggressore ti stia stringendo le mani al collo per soffocarti e abbia tutta l' intenzione di rimanerci.
E' abbastanza facile applicare quella tecnica finchè l' altro tiene blandamente le mani attorno al collo, ben altra cosa se lo fa con forza e magari, ed è più probabile parlando di donne, riesce persino ad avvolgere quasi completamente lo stesso con le dita.
Non parliamo poi del caso in cui sappia quello che fa e ci metta pure i pollici a premere sulla carotide.
Comunque la ragazza applica una leva in piedi, senza sfruttare nè il momentum nè il proprio peso.
Ancora peggio il fatto che si pretenda di controllare l' aggressore a terra rimanendo accovacciati lì in parte.
Termina la tecnica con un calcetto mimato sulla schiena.
Non è affatto un dettaglio, vorrei che fosse chiaro: sto parlando di tutte quelle cose che vengono date per scontate e invece non lo sono per nulla.
E' inutile nascondersi dietro al fatto che questo sia solo un esercizio e quindi sia superfluo metterci convinzione; mimare i colpi e supporre che siano pesanti al momento necessario è un altro grave errore che porta a false convinzioni e disabitua al contatto vero.
Basterebbe persino mimare l' attacco ma colpendo con forza il Tatami.
Sarebbe proprio il minimo sindacale..
Non giudico la preparazione della ragazza, che è incolpevole, ma quanto le sia stato insegnato e quanto l' aggressore stia facendo praticamente tutto da solo.
- 0:30 GLI APPLAUSI
Questo è un altro sintomo indicativo del clima felice e autocelebrativo con cui tutti stiano vivendo la cosa.
Ripeto, non è questione di guardarsi con gli occhi spiritati e in silenzio, ma di essere onesti con l' argomento.
Gli applausi sono fuori luogo e danno al tutto un tono di esibizione, di spettacolo o di ammirazione per una performance che in realtà non c'è.
E di nuovo trasmettono alla protagonista un tipo di sensazioni che al contrario dovrebbe quanto più evitare.
- 0:41 LA PRESA A TERRA
Ho ragione di immaginare che si tratti di una specie di simulazione di stupro.
cominciamo col dire l' ovvio, e cioè che tralasciando tutto ciò che può essere successo prima (le botte), quella posizione specifica verrebbe mantenuta per molto meno tempo rispetto a quanto abbia senso studiarne un' uscita.
Ma più che altro in quella situazione lei starebbe scalciando e dimenandosi mentre lui cercherebbe subito di superare le ginocchia e la starebbe colpendo o trattenendole le braccia.
Anche questo è un dettaglio per nulla trascurabile visto l' argomento, ragion per cui è del tutto inadeguato studiare un' uscita con un uomo che stia oltre le ginocchia e trattenendo... le anche?!
La difesa prevede prima di tutto che lei gli allarghi le braccia costringendolo ad avvicinare la testa.
Corretto ma richiede notevole forza, timing e abilità, oltre al fatto che un attimo dopo lui riguadagnerebbe la posizione.
La torsione della testa per ribaltarlo è un infelice illusione perchè se è vero che torcere la testa faccia male non è affatto vero che solo quello possa ribaltarlo.
Sì, l' ho vista la gamba che spinge il busto: solo che non spinge realmente, non sarebbe comunque sufficiente da sola e come ribadisco tutta questa posizione non è credibile.
E di nuovo si vuol far credere che una volta ribaltato l' aggressore sia tutto finito, nemmeno una fuga mimata, quando gli basterebbe un secondo per riacciuffare la poveretta.
No, il pugnetto mimato non fa proprio nulla.
- 1:23 SI SCADE NELLA PAZZIA: ATTACCO ARMATO
Questo è davvero sbagliato.
Tutto ciò che si vede nei primi due secondi è molto significativo delle assurdità che si stiano mostrando in quel corso.
L' aggressore che sventola l' arma nell' aria senza nessun bersaglio.
La ragazza che lo guarda a mani basse, spostandosi di giusto due passi per poi colpirlo con un calcio (all' anca?!) con cui cadrebbe lei stessa.
Lui che nel momento del calcio ferma l' attacco appositamente rendendo la cosa una recita predefinita.
L' ultimo attacco fermato esattamente prima del bersaglio in modo che sembri possibile che lei lo abbia parato al volo.
La leva che si lascia fare, quando con quel giro potrebbe persino già ferirla.
Di nuovo la supposizione che si possa mandare a terra e controllare una persona rimanendo comodamente in piedi e abbassando il busto, senza nemmeno abbassare il baricentro.
Il disarmo in cui l' arma viene semplicemente consegnata per assunto.
Lei che tiene il simulacro di un coltello... per la lama.
E nessuno, parlo di chi dovrebbe intendersene, che si renda conto di tutti questi errori...
- 2:00 LA PRESA DEI CAPELLI
Di nuovo un attacco del tutto falso nei modi e nelle presunte risposte.
Nessuno che voglia prendere i capelli appoggia semplicemente la mano sulla testa.
Li prenderà con rabbia e inizierà a tirare e strappare, provocando dolore, probabilmente tirando verso il basso e colpendo con pugni e calci.
Non parlo di delinquenti navigati, è quanto succede anche tra ragazzine che litigano a scuola.
Qui si vuole invece far credere che l' aggressore se ne stia buono buono lì in piedi con la mano tesa, permettendo una leva che prevede persino di abbassarsi ancora di più e fare passi e giri precisi per farla riuscire.
Si da per scontato che l' aggressore se ne stia immobile, non giri a sua volta, non tiri, non colpisca e soprattutto lasci andare la presa.
La presa ai capelli è al contrario una delle più salde... finchè non si strappano.
Nel caso di una donna, o in generale di chi ha i capelli lunghi e poca forza nel collo, con una presa del genere di può torcere la testa con estrema facilità e di conseguenza esporre l' aggredito a controlli o colpi particolarmente duri.
Si nota l' assurdità di questo controllo proseguendo nella visione, quando la ragazza è impossibilitata a portare a terra l' aggressore che rimane per interi secondi in attesa senza opporre resistenza.
Anche qui c' è un' evidente carenza di insegnamento delle basi dell' equilibrio (cosa che mi sorprende ancora di più parlando appunto di Aikido), visto che guadagnata quel tipo di leva al braccio si dovrebbe sfruttare un movimento a spirale verso il basso, la famosa "sfera dinamica".
Il fatto che la ragazza improvvisi, giustamente, un colpo per "ammorbidire" l' aggressore non è sufficiente se tutto il resto è sbagliato, compreso di nuovo il controllo abbassando il busto in avanti.
Pare invece sufficiente ad esaltare gli spettatori, sempre più divertiti.
Nel tentativo successivo è ancora più evidente come sia lui a lasciarsi cadere pur di non manifestare le profonde lacune di questa tecnica.
- 2:45 IL TIPICO CALCIO DA STRADA
Anche questo presunto attacco è sintomo di quanto spesso questo tipo di corsi siano solo adattamenti alla buona di ciò che si studia nell' arte marziale del caso.
Ritengo davvero improbabile che il "tipico aggressore" colpisca con un calcio frontale caricato, tantomeno una donna.
Il modo stesso in cui lo tira dimostra che non abbia alcun bersaglio, non è nè un calcio per spingere/colpire in avanti, nè un colpo dal basso.
La ragazza, ancora una volta, aspetta solo che gli arrivi la gamba a tiro per raccoglierla con comodità e spingere lentamente via l' aggressore.
Trovo significativo il fatto che abbia studiato proprio la tecnica che richiede maggior forza, dovendo fermare l' impeto e il peso dell' aggressore per poi rilanciarlo esattamente da dove è venuto.
Esistono risposte molto più alla portata che sfruttino proprio quell' impeto, ma ancora non vedo perchè una donna dovrebbe preoccuparsi di questo tipo di colpi che non si vedono nemmeno in risse tra uomini.
- 2:58 PRESA AI CAPELLI DA TERGO
E ancora il braccio teso, la posizione perfettamente immobile, la situazione statisticamente improbabile e falsata.
Lui che lascia andare i capelli non appena reagisce, senza trascinarla a terra, anche con sè.
Il tutto come preambolo ad una proiezione (!!!) prendendo il collo con entrambe le mani (!!!!!) che genera ulteriore entusiasmo e applausi tra il pubblico.
Roba che neanche un lottatore liberista riuscirebbe a fare!!!
Ma queste sono le cose che chi si iscrive a questi corsi sogna di riuscire a fare, e vengono rese possibili solo perchè gli istruttori si prestano a renderle possibili, recitando di proposito la loro parte.
Mi spiace ma non sono disposto a giustificare in alcun modo questo genere di farse.
venerdì 31 maggio 2013
Focus on: "muay tradizionale"
Ero molto indeciso se trattare questo argomento, perchè quello di cui mi è stato richiesto di parlare è qualcosa che non posso nominare direttamente.
Quindi mi riferirò a questa arte marziale solo con il termine di "muay tradizionale", che non significa però in senso assoluto l' arte marziale thailandese da cui si è poi sviluppata la Muay Thai che vediamo praticare oggi, quanto una specifica codifica creata e registrata da un italiano.
Non voglio nemmeno pretendere di saperla lunga a riguardo, nonostante in passato mi sia capitato di imbattermi in essa.
Voglio solo fare qualche osservazione generale che ognuno poi sarà libero di interpretare a proprio piacimento.
Iniziamo quindi col rimarcare questo fatto: la "muay tradizionale" è ad oggi uno stile con un marchio registrato, da un italiano, per identificare qualcosa di specifico che lui ha codificato.
Io ritengo che non ci sia nulla di scandaloso in questo, tutto sommato: in fondo è l' unico modo per tutelare, a livello legale, il lavoro di una persona.
Questo però implica automaticamente il fatto di star parlando di un prodotto, che deve essere differenziato dagli altri per essere proposto in un certo modo e all' interno di un' organizzazione e associazione specifici.
Non so se mi spiego: i termini "Karate", "Kung Fu", "Brazilian Jiu Jitsu", "Kick Boxing", "Muay Thai", "Krav Maga", "Boxe", etc. non possono essere registrati in quanto sono semplicemente parole in una certa lingua.
Solo se viene specificato un tal stile, e di seguito una tal associazione/organizzazione che identifica un gruppo di persone che pratica nello stesso modo, con le stesse regole, facendo (soprattutto) a capo ad uno stesso maestro/i, allora si può registrare un marchio alla stessa maniera (Karate Protocan JKA, Tracy Barda Jiu Jitsu, Picachun PKC e così via); Ma nessuno al mondo può contestare a Cicillo Pizzapasta di star praticando "Karate" per i cazzi suoi, avendolo imparato dalle videocassette in edicola e dai film di Sho Kosugi.
Questo preambolo serve ad osservare che quindi, in questo caso, il fatto di parlare di "muay tradizionale" in realtà non rappresenta realmente il patrimonio totale e reale delle arti marziali siamesi quanto una loro scrematura, buona o meno che sia, operata dalla ricerca di un singolo che se ne è messo a capo.
E' un pò come se io registrassi il nome "Lotta Antica Cinese" pretendendo di essere l' unico vero depositario di TUTTE le tradizioni marziali cinesi, di tutte le province, di tutti i villaggi, di tutte le famiglie, il tutto fruibile secondo un programma tecnico redatto da me, con esami o gradi stabiliti da me e... pagando me.
E se un giorno andaste in Cina in visita ad un antico tempio sperduto tra le montagne e abitato solo da eremiti lontani dalla civiltà che si tramandano da secoli una loro arte marziale autoctona... non starebbero praticando la Vera ed Autentica "Lotta Antica Cinese", perchè quella la insegno solo io!
E non potrai nemmeno aprire un tuo corso di Lotta Antica Cinese, perchè io potrei denunciarti per plagio!
La Lotta Antica Cinese è roba mia, l' ho inventata io, mica tu cinese che abiti in Cina e pratichi lo stile di tuo padre cinese!
Ancora una volta appare evidente come l' introduzione di aspetti commerciali e organizzazioni gerarchico/economiche vari abbiano minato il concetto stesso di arte marziale, che dovrebbe essere esclusivamente "un modo di allenarsi in una certa cosa".
Tanto per fare un parallelo molto affine, nessun nak muay al mondo si azzarda ad affermare di praticare "l' unica ed autentica Muay Thai", anche perchè qualsiasi pincopallino con abbastanza volontà, tempo e denaro può andare in Thailandia ad allenarsi, in decine di camp a scelta, ed imparare alla maniera dei thailandesi.
Al massimo troverà scuole che prediligono un aspetto, o dove si imparano dettagli in un modo invece che in un altro: ma parliamo sempre di dettagli, dal momento che lo scopo del tutto resta sempre picchiare l' avversario usando un certo tipo di tecniche patrimonio comune.
E nessun maestro di Muay Thai si arrogherebbe il diritto di insegnare "quella autentica", perchè oltre a lui ci sono decine e decine di altri maestri che nemmeno ha mai visto e che insegnano altrettanto bene le stesse cose.
La Muay Thai odierna è naturalmente una codifica sportivizzata dell' arte marziale thailandese tradizionale, una delle poche che possano realmente vantarsi di questo aggettivo.
Ma anche parlando di Krabi Krabong o Mae Mai Muay Thai, finchè non si scende nel dettaglio di precise associazioni organizzate a livello legale, è impossibile stabilire chi faccia quello autentico in quanto parliamo sempre di culture marziali che non hanno un unico capostipite o maestro fondatore.
Insomma, se andassi in Thailandia a vagabondare per villaggi imparando qualcosa da vari maestri non legati alla Muay Thai sportiva, potrei a tutti gli effetti dire di praticare un pò di "Krabi Krabong", di "Muay Chaya", in pratica... "Muay tradizionale".
E' forse un pò limitante soffermarsi così a lungo su questo aspetto poco elegante della cosa, ma qui parliamo di delusioni marziali e delle cose che in questo ambiente non vengono raccontate in modo obiettivo.
E io ritengo che prima di raccontare ad una persona di star studiando "gli antichi balli tribali dei Cherokee" forse sarebbe il caso di specificare che non basta andare ad imparare qualcosa da un capo indiano (che viene pagato e ha tutto l' interesse a raccontarti quello che vuoi sentire, tu straniero pieno di soldi ed ambizioni) per poi confezionarlo in un pacchetto di cui sei il rappresentante pretendendo di essere l' unico a poterlo diffondere "legalmente" e in modo "autenticato", quando magari da quelle parti i figli dei veri depositari di questi balli li apprendono da anni e non sanno nemmeno che tu esista.
E magari se la riderebbero pure se lo venissero a sapere.
Come già sottolineato altre volte non sto discutendo dell' impossibilità di praticare queste cose con piacere, o con buoni risultati; sebbene quello che ho visto mi abbia lasciato perplesso, con la "muay tradizionale" uno potrebbe anche imparare a picchiare per bene, tanto più se integrasse il tutto con della sana Muay Thai sportiva e match autentici.
Ma lascia sempre l' amaro in bocca vedere come la commercializzazione forzata finisca per intaccare anche cose che per definizione non potrebbero essere vendute, e come una certa informazione pilotata possa nascondere un' onesta verità su ciò che si pratica.
Nel mondo delle arti marziali un praticante si eleva solo quando riesce a fare a meno di organizzazioni, celebrazioni, sigle, gradi, maestri da riverire e da seguire per la vita, divise ufficiali e regolamentari, nomi, tradizioni, canoni estetici, tecniche.
Un marzialista può capire le arti marziali solo quando si libera di tutto ciò e torna a fare e basta, in qualsiasi luogo, con qualsiasi indumento, senza alcuna limitazione, senza alcuna remora, senza alcuna fissazione, senza alcun obbligo, senza dover rendere conto a nessuno.
Quando torna ad essere, prima di tutto, un semplice uomo.
Quindi mi riferirò a questa arte marziale solo con il termine di "muay tradizionale", che non significa però in senso assoluto l' arte marziale thailandese da cui si è poi sviluppata la Muay Thai che vediamo praticare oggi, quanto una specifica codifica creata e registrata da un italiano.
Non voglio nemmeno pretendere di saperla lunga a riguardo, nonostante in passato mi sia capitato di imbattermi in essa.
Voglio solo fare qualche osservazione generale che ognuno poi sarà libero di interpretare a proprio piacimento.
Iniziamo quindi col rimarcare questo fatto: la "muay tradizionale" è ad oggi uno stile con un marchio registrato, da un italiano, per identificare qualcosa di specifico che lui ha codificato.
Io ritengo che non ci sia nulla di scandaloso in questo, tutto sommato: in fondo è l' unico modo per tutelare, a livello legale, il lavoro di una persona.
Questo però implica automaticamente il fatto di star parlando di un prodotto, che deve essere differenziato dagli altri per essere proposto in un certo modo e all' interno di un' organizzazione e associazione specifici.
Non so se mi spiego: i termini "Karate", "Kung Fu", "Brazilian Jiu Jitsu", "Kick Boxing", "Muay Thai", "Krav Maga", "Boxe", etc. non possono essere registrati in quanto sono semplicemente parole in una certa lingua.
Solo se viene specificato un tal stile, e di seguito una tal associazione/organizzazione che identifica un gruppo di persone che pratica nello stesso modo, con le stesse regole, facendo (soprattutto) a capo ad uno stesso maestro/i, allora si può registrare un marchio alla stessa maniera (Karate Protocan JKA, Tracy Barda Jiu Jitsu, Picachun PKC e così via); Ma nessuno al mondo può contestare a Cicillo Pizzapasta di star praticando "Karate" per i cazzi suoi, avendolo imparato dalle videocassette in edicola e dai film di Sho Kosugi.
Questo preambolo serve ad osservare che quindi, in questo caso, il fatto di parlare di "muay tradizionale" in realtà non rappresenta realmente il patrimonio totale e reale delle arti marziali siamesi quanto una loro scrematura, buona o meno che sia, operata dalla ricerca di un singolo che se ne è messo a capo.
E' un pò come se io registrassi il nome "Lotta Antica Cinese" pretendendo di essere l' unico vero depositario di TUTTE le tradizioni marziali cinesi, di tutte le province, di tutti i villaggi, di tutte le famiglie, il tutto fruibile secondo un programma tecnico redatto da me, con esami o gradi stabiliti da me e... pagando me.
E se un giorno andaste in Cina in visita ad un antico tempio sperduto tra le montagne e abitato solo da eremiti lontani dalla civiltà che si tramandano da secoli una loro arte marziale autoctona... non starebbero praticando la Vera ed Autentica "Lotta Antica Cinese", perchè quella la insegno solo io!
E non potrai nemmeno aprire un tuo corso di Lotta Antica Cinese, perchè io potrei denunciarti per plagio!
La Lotta Antica Cinese è roba mia, l' ho inventata io, mica tu cinese che abiti in Cina e pratichi lo stile di tuo padre cinese!
Ancora una volta appare evidente come l' introduzione di aspetti commerciali e organizzazioni gerarchico/economiche vari abbiano minato il concetto stesso di arte marziale, che dovrebbe essere esclusivamente "un modo di allenarsi in una certa cosa".
Tanto per fare un parallelo molto affine, nessun nak muay al mondo si azzarda ad affermare di praticare "l' unica ed autentica Muay Thai", anche perchè qualsiasi pincopallino con abbastanza volontà, tempo e denaro può andare in Thailandia ad allenarsi, in decine di camp a scelta, ed imparare alla maniera dei thailandesi.
Al massimo troverà scuole che prediligono un aspetto, o dove si imparano dettagli in un modo invece che in un altro: ma parliamo sempre di dettagli, dal momento che lo scopo del tutto resta sempre picchiare l' avversario usando un certo tipo di tecniche patrimonio comune.
E nessun maestro di Muay Thai si arrogherebbe il diritto di insegnare "quella autentica", perchè oltre a lui ci sono decine e decine di altri maestri che nemmeno ha mai visto e che insegnano altrettanto bene le stesse cose.
La Muay Thai odierna è naturalmente una codifica sportivizzata dell' arte marziale thailandese tradizionale, una delle poche che possano realmente vantarsi di questo aggettivo.
Ma anche parlando di Krabi Krabong o Mae Mai Muay Thai, finchè non si scende nel dettaglio di precise associazioni organizzate a livello legale, è impossibile stabilire chi faccia quello autentico in quanto parliamo sempre di culture marziali che non hanno un unico capostipite o maestro fondatore.
Insomma, se andassi in Thailandia a vagabondare per villaggi imparando qualcosa da vari maestri non legati alla Muay Thai sportiva, potrei a tutti gli effetti dire di praticare un pò di "Krabi Krabong", di "Muay Chaya", in pratica... "Muay tradizionale".
E' forse un pò limitante soffermarsi così a lungo su questo aspetto poco elegante della cosa, ma qui parliamo di delusioni marziali e delle cose che in questo ambiente non vengono raccontate in modo obiettivo.
E io ritengo che prima di raccontare ad una persona di star studiando "gli antichi balli tribali dei Cherokee" forse sarebbe il caso di specificare che non basta andare ad imparare qualcosa da un capo indiano (che viene pagato e ha tutto l' interesse a raccontarti quello che vuoi sentire, tu straniero pieno di soldi ed ambizioni) per poi confezionarlo in un pacchetto di cui sei il rappresentante pretendendo di essere l' unico a poterlo diffondere "legalmente" e in modo "autenticato", quando magari da quelle parti i figli dei veri depositari di questi balli li apprendono da anni e non sanno nemmeno che tu esista.
E magari se la riderebbero pure se lo venissero a sapere.
Come già sottolineato altre volte non sto discutendo dell' impossibilità di praticare queste cose con piacere, o con buoni risultati; sebbene quello che ho visto mi abbia lasciato perplesso, con la "muay tradizionale" uno potrebbe anche imparare a picchiare per bene, tanto più se integrasse il tutto con della sana Muay Thai sportiva e match autentici.
Ma lascia sempre l' amaro in bocca vedere come la commercializzazione forzata finisca per intaccare anche cose che per definizione non potrebbero essere vendute, e come una certa informazione pilotata possa nascondere un' onesta verità su ciò che si pratica.
Nel mondo delle arti marziali un praticante si eleva solo quando riesce a fare a meno di organizzazioni, celebrazioni, sigle, gradi, maestri da riverire e da seguire per la vita, divise ufficiali e regolamentari, nomi, tradizioni, canoni estetici, tecniche.
Un marzialista può capire le arti marziali solo quando si libera di tutto ciò e torna a fare e basta, in qualsiasi luogo, con qualsiasi indumento, senza alcuna limitazione, senza alcuna remora, senza alcuna fissazione, senza alcun obbligo, senza dover rendere conto a nessuno.
Quando torna ad essere, prima di tutto, un semplice uomo.
sabato 11 maggio 2013
Un classico: le tecniche ispirate dagli animali
Stavo riflettendo sulle varie cazzate perpetrate negli anni nelle AMT e mi è venuta in mente in particolare la storia delle tecniche ispirate dagli animali.
In alcuni stili (manco a farlo apposta cinesi... tre quarti delle stronzate marziali arrivano da lì) si dice che gli antichi maestri abbiano osservato i combattimenti o le movenze degli animali per trarne ispirazione e riproporre il tutto in chiave umanoide.
Per quanto possa sembrare poetica o affascinante questa cosa, l' unico senso che gli si possa dare è di tipo folcloristico: purtroppo molte persone non hanno ancora recepito questo punto e credono davvero che un Homo Sapiens acquisisca abilità combattive speciali imitando scimmie, colibrì od onischi (detti porcellini di terra).
Tra le mie passioni (per fortuna ne ho molte altre aldilà delle arti marziali) ci sono anche i documentari sull' etologia e non parlo di Wild o programmi per bimbi su Dmax.
E chiunque abbia il buonsenso per giudicare obiettivamente cosa facciano gli animali, si renderà conto che di cose da cui trarre ispirazione ce ne siano effettivamente tante... meno quelle raccontate nelle AMT.
Vediamo qualche esempio.
- La prima e fondamentale osservazione riguarda una questione evolutiva base, l' individuo "migliore" vince: il più forte, il più sano, il più adattato, il più scaltro... il cosidetto maschio alpha, il capobranco, quello che fa il culo a tutti gli altri.
Sì, è il più forte.
E' il più aggressivo.
E' quello che quando combatte vince, e lo deve fare spesso.
Sa combattere, lo ha imparato fin da piccolo, facendolo, e ora pesta tutti.
Posto che non sia comunque molto accurato paragonare animali come i maggiolini agli esseri umani (tranne svariati casi, ammettiamolo), sta di fatto che i saggi maestroni cinesi avrebbero dovuto capire che se il tuo avversario è grande, grosso, incazzato ed avvezzo alle botte, non basterà tutta la tecnica di questo mondo a te piccolo omino flaccido.
Nota a parte: io sono abbastanza sicuro che questi maestri si allenassero per essere fisicamente forti prima che tecnici, mentre oggi la maggior parte dei praticanti crede che conoscere l' angolo X e la posizione Y colmi qualsiasi gap... ma ho già esposto cosa penso della diffusione odierna di questi stili circensi.
- Gli animali sfruttano le loro peculiarità genetiche, fisiche e strutturali.
Un quadrupede scalcia, perchè quello è un suo colpo efficace; un felino graffia e azzanna, perchè quelle sono le sue armi; Una scimmia morde, strappa, colpisce a cazzo e fa un sacco di male perchè ha le mani libere per farlo.
Ognuno è adattato a fare delle cose e NON altre.
Non c'è alcuna ragione sulla terra per cui un Homo Sapiens dovrebbe mettersi a tartaruga, a stambecco o ad alca impenne.
Tanto più che chi prova a fare certe cose contro un altro tizio che invece combatta come un essere umano, le prenderà di sicuro.
- Quando un animale è piccolo e sfigato, non diventa il Re della Giungla allenandosi a fare forme o respirando in modo curioso: si nasconde oppure ha una cavolo di arma segreta che invita gli altri a farsi gli affari propri.
Il veleno è una di queste, per cui un essere poco versatile come un serpente può permettersi di fare il bullo nella foresta.
Un solo colpo buono (un morso) e ha vinto: no, non è vero, lo ammazzi lo stesso ma poi lo raggiungi a breve, e i tuoi amici lasceranno in pace i serpenti ringraziandoti di averglielo fatto capire.
Buon per loro.
Ci sono animali che sfruttando questo fatto si vestono coi colori del serpente di prima anche se non sono velenosi, così i bulli li lasciano in pace durante la ricreazione.
Ergo, se il tuo aspetto è quello di uno da lasciare stare, non ti prendono di mira.
Nel nostro caso se sei un nerd con gli occhialoni, pallido cadaverico, con il fisico di una limaccia e l' atteggiamento remissivo sarai il primo sulla lista di quelli da picchiare.
Figuriamoci se poi racconti in giro di fare "il wing chun, uno stile cinese full contact adatto a tutti e che richiede solo la tecnica".
- La maggior parte degli animali che hanno scontri violenti sono armati: corna, unghie, canini... non fanno a botte e basta.
Già, anche i primati a noi più simili hanno nel morso la loro prima risorsa offensiva.
Le armi sono universalmente quel qualcosa che da il vantaggio sugli altri e gli animali si vedono bene dallo scontrarsi con chi è "armato", se non è necessario, perchè sanno a quali rischi vanno incontro.
Non c'è nessuna ragione per credere che bastino i pugni cinesi per avere la meglio su un tizio con un coltello.
Non a caso, nel mondo e nella storia (compresa quella cinese), la gente che vive davvero in ambienti a rischio gira armata, altro che studi decennali della forma del pangolino e del fulmine di Pegasus.
- Gli animali che non hanno armi, o non sono veloci, o non sono aggressivi, o sono piccoli e neri e sfigati... si nascondono.
Non cercano le botte, si mimetizzano, spariscono dalla circolazione ed escono a fare la spesa dove e quando non girano i bulli.
Non possono farci niente se sono così e quindi fanno l' unica cosa intelligente che resti.
Un uomo o una donna dovrebbero ammettere senza vergogna che se sono nani, afisicati e pacifisti i bulli gli daranno un sacco di botte, dannazione.
Non basterà fare la boxe cinese col saluto antico del tapiro malese.
- Quando i predatori attaccano in branco, vincono.
Tante prede si salvano ma c'è sempre lo sfigato di turno a cui tocca pagare per tutti, e gli fanno il culo senza tanti ringraziamenti.
Normalmente è proprio il solito "nerd sfigato", malato, il debole della situazione: e lo mangiano vivo. Lo aprono proprio.
Deve essere molto particolare osservare te stesso come sei fatto dentro e vedere qualcuno che se ne ciba.
I predatori lo sanno chi è il debole, non vanno di certo a rompere le palle al più grosso e cazzuto: ma se decidessero di attaccare proprio lui, lo farebbero in tanti.
E c'è gente che crede davvero di studiare qualcosa per difendersi a mani nude contro più aggressori...
Glielo hanno detto i cinesi.
Noto popolo individualista eh...
- All' elefante non rompe le palle nessuno.
Primo perchè è grande, grosso e armato. Secondo perchè è pure furbo e non gira da solo per fare il gradasso.
Se fai "l' antica arte cinese inventata da una donna (pensa te!), che proprio essendo debole e minuta codificò uno stile adatto a sconfiggere quelli grandi, grossi e armati", vedi di raccontartela giusta... stai giocando, ti stai divertendo, ma non credere sul serio di poterle dare all' elefante.
- In natura esistono molte femmine pericolose e letali anche per i maschi.
Certo, soprattutto tra gli insetti, gli esseri viventi più vicini ai maestri cinesi...
Giuro di aver letto di qualcuno che sosteneva l' autodifesa femminile dicendo che in natura sono le femmine ad essere più aggressive e pericolose.
Non so se sia chiara la strumentalizzazione di questa realtà: paragonare, solo quando fa comodo, la ragazzina fashion media di 50kg ad una leonessa o ad una mantide religiosa.
Le femmine animali, dagli insetti in su, hanno caratteristiche e vivono una vita completamente diversa da quella di Hanna Montana.
In natura non c'è il bene o il male, ma soprattutto non c'è nessuna cultura civile paragonabile a quella umana della nostra società; E' una cosa talmente superflua che mi vergogno di doverla scrivere.
In natura qualsiasi animale femmina uccide altri animali per cibarsi, combatte per difendersi, è avvezza a tutto questo per istinto... e magari ha pure dimensioni e aggressività doppie rispetto ai maschi per genetica.
Ora, paragonare un ragno Nephila alla vostra sorellina personalmente lo trovo eccessivo, al limite l' ex moglie.
E se poi vogliamo parlare di donne che si difendono agevolmente ma queste donne sono delle Big Mama afro-americane... torniamo ai punti di prima.
- A fare molta scena in tutta questa storia delle tecniche degli animali è soprattutto una questione estetica, come al solito.
Una faccenda di posizioni assunte che "imitino" (dio solo sa come) posture o atteggiamenti degli animali.
Qualcuno poi si è spinto oltre raccontando che, ad esempio, un colpo veloce ed improvviso sia assimilabile all' attacco di un cobra, oppure che mettendo le dita a zampa di gattino un umano possa colpire allo stesso modo di una tigre coi suoi artigli...
Resta il fatto che questi parallelismi animali siano stati spinti a forza in movimenti umani; Quella che potrebbe a tutti gli effetti essere stata una semplice trovata folcloristica, da sagra di paese, è stata in seguito perpetrata come una serie di tecniche segrete e micidiali, padroneggiate solo dai veri maestroni delle pianure del Sichuan.
In un ipotetico mondo parallelo abitato da scarafaggi evoluti, è come se questi si allenassero a camminare su due zampe e tirare cazzotti per emulare il combattimento umano.
Credo che gli scarafaggi sarebbero più intelligenti e continuerebbero a mangiare i cereali a sbafo, nascondendosi e basta.
In alcuni stili (manco a farlo apposta cinesi... tre quarti delle stronzate marziali arrivano da lì) si dice che gli antichi maestri abbiano osservato i combattimenti o le movenze degli animali per trarne ispirazione e riproporre il tutto in chiave umanoide.
Per quanto possa sembrare poetica o affascinante questa cosa, l' unico senso che gli si possa dare è di tipo folcloristico: purtroppo molte persone non hanno ancora recepito questo punto e credono davvero che un Homo Sapiens acquisisca abilità combattive speciali imitando scimmie, colibrì od onischi (detti porcellini di terra).
Tra le mie passioni (per fortuna ne ho molte altre aldilà delle arti marziali) ci sono anche i documentari sull' etologia e non parlo di Wild o programmi per bimbi su Dmax.
E chiunque abbia il buonsenso per giudicare obiettivamente cosa facciano gli animali, si renderà conto che di cose da cui trarre ispirazione ce ne siano effettivamente tante... meno quelle raccontate nelle AMT.
Vediamo qualche esempio.
- La prima e fondamentale osservazione riguarda una questione evolutiva base, l' individuo "migliore" vince: il più forte, il più sano, il più adattato, il più scaltro... il cosidetto maschio alpha, il capobranco, quello che fa il culo a tutti gli altri.
Sì, è il più forte.
E' il più aggressivo.
E' quello che quando combatte vince, e lo deve fare spesso.
Sa combattere, lo ha imparato fin da piccolo, facendolo, e ora pesta tutti.
Posto che non sia comunque molto accurato paragonare animali come i maggiolini agli esseri umani (tranne svariati casi, ammettiamolo), sta di fatto che i saggi maestroni cinesi avrebbero dovuto capire che se il tuo avversario è grande, grosso, incazzato ed avvezzo alle botte, non basterà tutta la tecnica di questo mondo a te piccolo omino flaccido.
Nota a parte: io sono abbastanza sicuro che questi maestri si allenassero per essere fisicamente forti prima che tecnici, mentre oggi la maggior parte dei praticanti crede che conoscere l' angolo X e la posizione Y colmi qualsiasi gap... ma ho già esposto cosa penso della diffusione odierna di questi stili circensi.
- Gli animali sfruttano le loro peculiarità genetiche, fisiche e strutturali.
Un quadrupede scalcia, perchè quello è un suo colpo efficace; un felino graffia e azzanna, perchè quelle sono le sue armi; Una scimmia morde, strappa, colpisce a cazzo e fa un sacco di male perchè ha le mani libere per farlo.
Ognuno è adattato a fare delle cose e NON altre.
Non c'è alcuna ragione sulla terra per cui un Homo Sapiens dovrebbe mettersi a tartaruga, a stambecco o ad alca impenne.
Tanto più che chi prova a fare certe cose contro un altro tizio che invece combatta come un essere umano, le prenderà di sicuro.
- Quando un animale è piccolo e sfigato, non diventa il Re della Giungla allenandosi a fare forme o respirando in modo curioso: si nasconde oppure ha una cavolo di arma segreta che invita gli altri a farsi gli affari propri.
Il veleno è una di queste, per cui un essere poco versatile come un serpente può permettersi di fare il bullo nella foresta.
Un solo colpo buono (un morso) e ha vinto: no, non è vero, lo ammazzi lo stesso ma poi lo raggiungi a breve, e i tuoi amici lasceranno in pace i serpenti ringraziandoti di averglielo fatto capire.
Buon per loro.
Ci sono animali che sfruttando questo fatto si vestono coi colori del serpente di prima anche se non sono velenosi, così i bulli li lasciano in pace durante la ricreazione.
Ergo, se il tuo aspetto è quello di uno da lasciare stare, non ti prendono di mira.
Nel nostro caso se sei un nerd con gli occhialoni, pallido cadaverico, con il fisico di una limaccia e l' atteggiamento remissivo sarai il primo sulla lista di quelli da picchiare.
Figuriamoci se poi racconti in giro di fare "il wing chun, uno stile cinese full contact adatto a tutti e che richiede solo la tecnica".
- La maggior parte degli animali che hanno scontri violenti sono armati: corna, unghie, canini... non fanno a botte e basta.
Già, anche i primati a noi più simili hanno nel morso la loro prima risorsa offensiva.
Le armi sono universalmente quel qualcosa che da il vantaggio sugli altri e gli animali si vedono bene dallo scontrarsi con chi è "armato", se non è necessario, perchè sanno a quali rischi vanno incontro.
Non c'è nessuna ragione per credere che bastino i pugni cinesi per avere la meglio su un tizio con un coltello.
Non a caso, nel mondo e nella storia (compresa quella cinese), la gente che vive davvero in ambienti a rischio gira armata, altro che studi decennali della forma del pangolino e del fulmine di Pegasus.
- Gli animali che non hanno armi, o non sono veloci, o non sono aggressivi, o sono piccoli e neri e sfigati... si nascondono.
Non cercano le botte, si mimetizzano, spariscono dalla circolazione ed escono a fare la spesa dove e quando non girano i bulli.
Non possono farci niente se sono così e quindi fanno l' unica cosa intelligente che resti.
Un uomo o una donna dovrebbero ammettere senza vergogna che se sono nani, afisicati e pacifisti i bulli gli daranno un sacco di botte, dannazione.
Non basterà fare la boxe cinese col saluto antico del tapiro malese.
- Quando i predatori attaccano in branco, vincono.
Tante prede si salvano ma c'è sempre lo sfigato di turno a cui tocca pagare per tutti, e gli fanno il culo senza tanti ringraziamenti.
Normalmente è proprio il solito "nerd sfigato", malato, il debole della situazione: e lo mangiano vivo. Lo aprono proprio.
Deve essere molto particolare osservare te stesso come sei fatto dentro e vedere qualcuno che se ne ciba.
I predatori lo sanno chi è il debole, non vanno di certo a rompere le palle al più grosso e cazzuto: ma se decidessero di attaccare proprio lui, lo farebbero in tanti.
E c'è gente che crede davvero di studiare qualcosa per difendersi a mani nude contro più aggressori...
Glielo hanno detto i cinesi.
Noto popolo individualista eh...
- All' elefante non rompe le palle nessuno.
Primo perchè è grande, grosso e armato. Secondo perchè è pure furbo e non gira da solo per fare il gradasso.
Se fai "l' antica arte cinese inventata da una donna (pensa te!), che proprio essendo debole e minuta codificò uno stile adatto a sconfiggere quelli grandi, grossi e armati", vedi di raccontartela giusta... stai giocando, ti stai divertendo, ma non credere sul serio di poterle dare all' elefante.
- In natura esistono molte femmine pericolose e letali anche per i maschi.
Certo, soprattutto tra gli insetti, gli esseri viventi più vicini ai maestri cinesi...
Giuro di aver letto di qualcuno che sosteneva l' autodifesa femminile dicendo che in natura sono le femmine ad essere più aggressive e pericolose.
Non so se sia chiara la strumentalizzazione di questa realtà: paragonare, solo quando fa comodo, la ragazzina fashion media di 50kg ad una leonessa o ad una mantide religiosa.
Le femmine animali, dagli insetti in su, hanno caratteristiche e vivono una vita completamente diversa da quella di Hanna Montana.
In natura non c'è il bene o il male, ma soprattutto non c'è nessuna cultura civile paragonabile a quella umana della nostra società; E' una cosa talmente superflua che mi vergogno di doverla scrivere.
In natura qualsiasi animale femmina uccide altri animali per cibarsi, combatte per difendersi, è avvezza a tutto questo per istinto... e magari ha pure dimensioni e aggressività doppie rispetto ai maschi per genetica.
Ora, paragonare un ragno Nephila alla vostra sorellina personalmente lo trovo eccessivo, al limite l' ex moglie.
E se poi vogliamo parlare di donne che si difendono agevolmente ma queste donne sono delle Big Mama afro-americane... torniamo ai punti di prima.
- A fare molta scena in tutta questa storia delle tecniche degli animali è soprattutto una questione estetica, come al solito.
Una faccenda di posizioni assunte che "imitino" (dio solo sa come) posture o atteggiamenti degli animali.
Qualcuno poi si è spinto oltre raccontando che, ad esempio, un colpo veloce ed improvviso sia assimilabile all' attacco di un cobra, oppure che mettendo le dita a zampa di gattino un umano possa colpire allo stesso modo di una tigre coi suoi artigli...
Resta il fatto che questi parallelismi animali siano stati spinti a forza in movimenti umani; Quella che potrebbe a tutti gli effetti essere stata una semplice trovata folcloristica, da sagra di paese, è stata in seguito perpetrata come una serie di tecniche segrete e micidiali, padroneggiate solo dai veri maestroni delle pianure del Sichuan.
In un ipotetico mondo parallelo abitato da scarafaggi evoluti, è come se questi si allenassero a camminare su due zampe e tirare cazzotti per emulare il combattimento umano.
Credo che gli scarafaggi sarebbero più intelligenti e continuerebbero a mangiare i cereali a sbafo, nascondendosi e basta.
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