Ancora una volta mi trovo a leggere punti di vista ridicoli da parte di praticanti di AMT che cercano in tutti i modi di riprendersi una dignità, anche laddove la loro dignità non è stata nemmeno messa in discussione.
Solo che rode tanto dover ammettere che oggi non è più facile fregare la gente, e storielle di popoli millenari che si difendevano da tutti con piroette e colpi formidabili non stanno semplicemente più in piedi.
Mi trovo a leggere che "non bisogna mischiare le nobili arti marziali con i luridi sport da combattimento".
E' il tipico atteggiamento frustrato di chi voglia convincersi di fare qualcosa di più di una "stupida attività sportiva".
Quel qualcosa di più si traduce essenzialmente in piroette, esercizi preimpostati e meccanici, presunte sessioni di meditazione o respirazione (fatte da chi non ne sa nulla) e persino studio a memoria di nozioni "filosofiche" su libretti redatti da cinesi arrivati in Italia ventenni (ma che chissà come erano già degli esperti dottori in filosofia e avevano vissuto esperienze mitologiche nel loro paese...).
"Se alcune tecniche a noi possono sembrare inutili è colpa nostra, non sappiamo cosa avesse in mente chi le ha create".
Eccerto, perchè uno le mosse le inventa no?
Mica combatte e poi deduce quali siano stati i movimenti più funzionali...
Proprio questo è uno degli argomenti più assurdi delle AMT: si allenano cose che non hanno nulla a che vedere con lo scopo, e con la scusa della cultura orientale esotica e misticheggiante si inventa che ogni movimento nasconda segreti non alla portata dei neofiti.
E così la si butta sulla poca conoscenza (anche per chi pratica da svariati anni!) o sul fatto che il tal maestro riservi i veri (???) insegnamenti segreti solo a pochi adepti.
E' mai possibile che sia così difficile rendersi conto di quando una tecnica sia campata per aria, assurda, azzardata e in definitiva inefficace?
Sì, è possibile nelle AMT, dal momento che in nome del "rispetto" e per perseguire "nobili valori cavallereschi e tradizionali" non è consentito provare liberamente a prendersi a cazzotti per stabilire se dopo cinque anni passati ad esercitare la tal parata si riesca... a parare!
"Non è vero che la tecnica 2 non funziona: io me la sono fatta fare dal maestro cinesoide, quello vero e originale, ho tirato con tutta la mia forza e lui nonostante i suoi 900 anni mi ha neutralizzato come una patata lessa! Cioè oh, me lo ha dimostrato!"
Ovvio, ma quando mai una dimostrazione del genere non funziona?
Stiamo parlando di attacchi liberi in cui tu riesca ad applicare la tecnica 2, o di esercizi in cui io debba attaccarti come stabilito e tu sappia già cosa stia per fare?
Facendo così grazie al cavolo che si riesca a far funzionare quasi tutto, ma la sudditanza psicologica è una costante che falsa sempre queste presunte dimostrazioni.
E poi figuriamoci se vado ad un allenamento e pretendo di tirare sul serio con un maestro anziano di età... farei solo la parte del tamarro violento e sarebbe anche fuori luogo ai fini dell' allenamento.
Alla fine ciò che funziona sono sempre le solite cose note che rispecchiano la lotta tra esseri umani: il problema è che se le fa un maestro cinese la gente vuole credere che abbia sfruttato chissà quali abilità mistiche o quali tecniche millenarie.
Del resto loro sono delle autorità nell' inventare storielle.
"Esistono così tante tecniche perchè così il marzialista vero riesce a destreggiarsi in ogni tipo di situazione"
Eh no caro mio, non funziona AFFATTO così, e chi crede il contrario non ha mai subìto un' aggressione o non ha semplicemente mai fatto uno sparring libero: altro che tecniche arzigogolate, passaggi di precisione o sequenze prestabilite, quando uno ti vuole dare le botte il tuo corpo vorrà, ti implorerà di lasciargli fare quello che ritiene più semplice e diretto.
Se ti sei allenato in poche cose, ma soprattutto con princìpi biomeccanicamente sensati, bene: forse te la caverai.
Se ti sei allenato a fare i salti della scimmia rupestre, le posizioni del gallo cedrone, i pugni che spaccano le montagne e fanno tremare i pilastri del cielo, le figure che se il calcio non è a 63° non è mica fatto bene, le difese da presa da dietro, presa da sotto, presa per i capelli e presa per il culo... spiacente, la prima volta che uno vorrà pestarti sul serio ti troverai improvvisamente spiazzato perchè di tutte le mille cose che hai studiato non saprai applicarne nessuna.
Provare per credere: uno studia il "radicamento", la "respirazione con il Tan Tien", lo spostamento con i passi che disegnano il circolo vita-morte.... poi lo vedi fare a botte e finisce per smanacciare come un ubriacone spaventato mandando in vacca tutti sti insegnamenti millenari.
"Guarda che se dedicassi un pò di tempo alla parte del combattimento sportivo della mia AMT, potrei competere con chi fa solo quello"
Altra grande illusione di chi è frustrato perchè in fondo ha una gran paura di chi tira sportivamente.
Insomma, pare che se tu pratichi AMT debba essere a prescindere qualcosa di più, quante volte ho sentito questa affermazione!
Gli altri imparano con umiltà a prendere un sacco di botte, a farsi male, a capire come funziona il loro corpo.
E dopo tanto ma tanto sudore e fatica forse imparano pure a darle loro le botte agli altri.
Chi fa AMT invece è un eletto nel momento in cui paga l' iscrizione in palestra: passerà tre quarti della propria attività a fare figure - delle stradannate e fottute figure!!! dei balletti preordinati!!! - ma in virtù della sua pratica "culturalmente più elevata", se proprio volesse potrebbe dedicarsi un pochetto anche alla "parte sportiva" pretendendo di raggiungere lo stesso livello dei primi.
Che dire... Il fatto stesso di dover avere una sezione sportiva dimostra l' incoerenza di molte AMT, dal momento che alla fine si riduce alla solita Kick Boxing invece di un' applicazione concreta delle stesse cose studiate nel "tradizionale".
Come sempre la convinzione del marzialista di praticare qualcosa di più elitario è tutta nella sua testa.
E' una forma di appagamento sociale, in fondo.
Casi umani.
"il Vero Marzialista® sa fare tutto, mica solo combattimento, difesa personale o cose artistiche"
E di nuovo, quando non si ha la più pallida idea di cosa facciano gli specialisti, si può anche presumere di essere competenti in tutto.
Finchè vivi in un piccolo stagno in cui il pesce grosso sei tu o il tuo maestro, tutta la recita sta in piedi e funziona alla grande, e ognuno trova la propria realizzazione sociale.
E' quando decidi di dare un' occhiata fuori, di confrontarti con chi fa altro che ti rendi conto di quanto cazzo non ne sapessi niente, e più sei affamato di conoscenza più ti accorgi che non puoi davvero pensare di eccellere in nessun campo.
Per molti è troppo onesto ammetterlo.
Per loro, i marzialisti moralmente elevati, saggi, promotori di giustizia e bontà di cuore...
Da gente che pratica se va bene tre sere a settimana (anche se poi racconta di allenarsi 6/7 ore al giorno al punto da vomitare per la fatica... mica lavorano loro), è ridicolo sentire queste affermazioni.
Tornerò sull' argomento perchè è in evoluzione!
domenica 28 agosto 2011
mercoledì 24 agosto 2011
Strafalcioni I
Quelli che seguono sono alcuni degli strafalcioni che si possono trovare sui volantini, nei siti, nei forum o parlando con la gente riguardo alle arti marziali.
Sottolineo il fatto che siano tutti autentici!
Thai Box: garage del sud est asiatico
Tai Boxe/ Muay Tai / Thai Chi: sport da combattimento che sfrutta l' energia interna e il radicamento
Mai Thai: affermazione di chi preferisce i Caraibi
Carate: paesino del Brianzolo noto per il gran numero di marzialisti
Vin Chun: cinese muscoloso e un pò tamarro che corre in gare clandestine
Wing Jhun Fa Kung Fu: non fa mica Karate, meglio specificare
Braziliane Jiu Jitsu: lotta folcloristica nel fango tra ragazze maggiorate e succinte
Love Kick: calcio dell' amore
Jeb: pugno un pò gaio
Chic Boxin: disciplina alla moda in cui ci si picchia con guanti fashion
Vale Tudo: Stefi nada
Caproera: capriole marziali di caprini sudamericani
King Boxing: pugilato per reali
Vomitam: dichiarata repulsione per numeri circensi
War Pee Do: Via della pipì da guerra
Giugizzu: scuola sarda derivata dai samurai
Chen Shiro: ribelle cinese post atomico
Hwoarang Do: arte praticata dai fanatici di Tekken
Combat Sambo: ballo aggressivo di transessuali sovietici (lo so questo non è uno strafalcione!)
Giacuzuchi: non riesco nemmeno a fare umorismo su tanta ignoranza...
Giudò: su invece prendo
Sottolineo il fatto che siano tutti autentici!
Thai Box: garage del sud est asiatico
Tai Boxe/ Muay Tai / Thai Chi: sport da combattimento che sfrutta l' energia interna e il radicamento
Mai Thai: affermazione di chi preferisce i Caraibi
Carate: paesino del Brianzolo noto per il gran numero di marzialisti
Vin Chun: cinese muscoloso e un pò tamarro che corre in gare clandestine
Wing Jhun Fa Kung Fu: non fa mica Karate, meglio specificare
Braziliane Jiu Jitsu: lotta folcloristica nel fango tra ragazze maggiorate e succinte
Love Kick: calcio dell' amore
Jeb: pugno un pò gaio
Chic Boxin: disciplina alla moda in cui ci si picchia con guanti fashion
Vale Tudo: Stefi nada
Caproera: capriole marziali di caprini sudamericani
King Boxing: pugilato per reali
Vomitam: dichiarata repulsione per numeri circensi
War Pee Do: Via della pipì da guerra
Giugizzu: scuola sarda derivata dai samurai
Chen Shiro: ribelle cinese post atomico
Hwoarang Do: arte praticata dai fanatici di Tekken
Combat Sambo: ballo aggressivo di transessuali sovietici (lo so questo non è uno strafalcione!)
Giacuzuchi: non riesco nemmeno a fare umorismo su tanta ignoranza...
Giudò: su invece prendo
lunedì 22 agosto 2011
Focus on: il Ninjutsu
Oggi vorrei occuparmi di una disciplina in particolare che più di molte altre rientra nei canoni delle AMT: il Ninjutsu.
Tale arte marziale dovrebbe rappresentare il sistema di addestramento dei famosi Ninja giapponesi, tralasciando il fatto che tutto quello che ha reso famosi questi personaggi non ha praticamente nulla a che fare con la loro realtà storica.
E così i praticanti affermano di praticare un' altra disciplina (Budo Taijutsu) per giustificare un tipo di allenamento che in effetti poco ha a che vedere con tecniche di spionaggio, assassinio e compagnia bella.
Siamo così di fronte all' ennesima arte che promuove tecniche di combattimento con verità di fede, pace nei popoli, crescita morale, colpi micidial-mortali.... nel classico programma con sistema di cinture colorate e gradi.
Io non voglio sfottere la gente a mò di bulletto della classe, ma ciò che si vede fare nelle scuole di Ninjutsu, in particolare nella più nota e diffusa, va veramente aldilà della mia comprensione.
Partiamo dal principio fondamentale.
Uno oggi vuole imparare il Ninjutsu, ergo vuole diventare.... un Ninja.
Questa cosa è molto più ridicola di quanto si possa giustificare, perchè con tutta la buona volontà e tolleranza davvero non riesco a prendere sul serio l' impiegato di Tivoli che vada in palestra due sere a settimana per imparare ad essere... un Ninja.
C' è un che di romantico, di sofficioso e tenero in tutto questo, una sorta di sindrome di Peter Pan di chi ha idealizzato figure da B-movie e cartoni animati e ora possa finalmente sentirsi un micidiale assassino dell' ombra...
Un pò come chi va a fare Softair vestito di tutto punto con mimetiche e attrezzature costosissime (e riproduzioni realistiche di armi da guerra che fanno... tic-tic-tic-tic) per sentirsi anche lui un vero Marine della Task Force 141, con la notabile differenza che tutto sommato chi fa Softair è ben consapevole che si tratti di un gioco, mentre un wannabe Ninja creda davvero di studiare tecniche per diventare un sicario.
I nostri Ninja vanno quindi in palestra a praticare come ogni altro marzialista: fanno il bel riscaldamento, imparano i fondamentali, fanno le capriole... le capriole?
Sì perchè ogni B-movie ci ha insegnato che una delle prerogative dei Ninja rispetto agli altri stupidi guerrieri è quella di saper volteggiare in mille modi diversi e muoversi agilmente: tutto questo durante un combattimento mortale o una missione stealth.
Possibile che un' arte così antica considerasse simili pagliacciate in un contesto pericoloso come quello del Giappone feudale?
Ma infatti sarebbe bene chiedersi chi si consideri depositario di simili conoscenze, chi ritenga di poter insegnare, e badate bene diffondere in tutto il globo, segreti e pratiche che non hanno più ragione d' essere nella nostra epoca.
E' chiaramente una mancanza di coerenza, come se il tal Cav. Pinco Pallino, autoproclamatosi l' ultimo Templare in vita, aprisse un corso per diventare Cavalieri Templari con lo scopo di diffondere nel mondo i misteriosi segreti della sua stirpe... ma fatemi il piacere!
E allora parliamone di questo presunto ultimo Ninja, che è a capo della scuola di Ninjutsu più conosciuta.
Un personaggio a dir poco pittoresco, ma soprattutto un inetto tale da non capacitarsi di come possa essersi reso credibile alle masse; Le vie della psicologia sono davvero infinite.
Non voglio mancar di rispetto alla persona in sè, il tal signore può essere più che rispettabile ed affabile, non lo so.
Quel che so, e di questo si parla, è che nel campo delle arti marziali tutto ciò che sia reperibile in Internet, video tecnici da lui tenuti in primis, è ampiamente al di sotto delle più basilari nozioni di biomeccanica applicata al combattimento, nonchè di semplice buonsenso.
Lo vediamo muoversi in modo impacciato, per nulla marziale, secco o quantomeno credibile... mostra tecniche di difesa in cui si sposta di pochi centimetri per poi far cadere l' attaccante come un sacco di patate solo perchè lo ha toccato!
Oppure al contrario esegue movimenti complessi ma privi di ogni logica, tecniche di difesa ridicole e grottesche che semplicemente non possono funzionare.
E' infatti da notare l' incredibile collaborazione mostrata in tutti gli attacchi, scene in cui ad un semplice tocco la gente mima dolori lancinanti o cade esanime.
Come sempre chi si erge a difesa di queste pratiche sostiene che si tratti di dimostrazioni tecniche fatte per mostrare un principio, ma che poi "quando si fa per davvero"...
E' curioso il fatto che in altri stili si riesca a dimostrare un principio in maniera diretta senza per questo uccidere il compagno e senza richiedergli di collaborare attivamente all' esercizio.
Che il caposcuola sia così palesemente incapace però è davvero inaccettabile, ci sono poche scuse.
Il Ninjutsu che possiamo vedere è un' accozzaglia confusa di esercizi fuori di logica, in un contesto da cosplay e con ideologie che non hanno obiettivamente nulla a che fare con assassini, spionaggio o qualunque cosa facessero questi benedetti Ninja.
Vedo queste persone che si mettono in una guardia a dir poco ridicola (qualcuno dovrebbe davvero spiegarmela), eseguono attacchi telefonati e assurdi fossero anche solo dimostrativi, fanno piroette e avvitamenti vari quando tutto lascerebbe presupporre soluzioni più semplici e dirette...
Eppure piace a tanti.
Già, come tutte le altre AMT piace a tutti i romantici sognatori che vedono nelle arti del combattimento (?) una pratica morale e sorprendente, una ricerca della spiritualità e della tradizione (?) di paesi esotici.
Piace a tutti quelli che sognavano da bambini di diventare dei Ninja e si vestivano come tali a carnevale, piace a chi è un pò frustrato nella vita e ricerca l' arte che sconfigga chiunque con l' astuzia (?), piace a chi vuole iniziare a fare ginnastica ma si stufa di fare pesi o aerobica e trova in queste scuole qualcosa di più interessante e variegato.
Piace a chi non ha nessuna voglia di rischiare di farsi male ma al tempo stesso voglia imparare le "mosse" che sconfiggano le sue paure.
Ecco che allora, a loro, non appare più così importante che si sappia davvero combattere, o difendersi, o applicare in qualsivoglia modo ciò che studino in allenamento: ancora una volta ci troviamo davanti ad una piacevole pratica motoria che permetta di fare gruppo, coltivando tutto ciò che di buono c'è nello stare insieme e socializzare.
Tutto bello, nulla da ridire.
Ma allora è giusto considerare il Ninjutsu come l' ennesima invenzione di un furbone di carisma che ha creato un prodotto abbastanza interessante per la massa di sognatori poco avvezzi alla violenza e al dolore.
A livello tecnico vi si insegnano cose da barzelletta, a partire dal caposcuola, ed è inutile girarci intorno.
Mi permetto di dire che se qualcuno volesse diventare davvero un Ninja... farebbe bene a passare prima da uno psicologo.
Tale arte marziale dovrebbe rappresentare il sistema di addestramento dei famosi Ninja giapponesi, tralasciando il fatto che tutto quello che ha reso famosi questi personaggi non ha praticamente nulla a che fare con la loro realtà storica.
E così i praticanti affermano di praticare un' altra disciplina (Budo Taijutsu) per giustificare un tipo di allenamento che in effetti poco ha a che vedere con tecniche di spionaggio, assassinio e compagnia bella.
Siamo così di fronte all' ennesima arte che promuove tecniche di combattimento con verità di fede, pace nei popoli, crescita morale, colpi micidial-mortali.... nel classico programma con sistema di cinture colorate e gradi.
Io non voglio sfottere la gente a mò di bulletto della classe, ma ciò che si vede fare nelle scuole di Ninjutsu, in particolare nella più nota e diffusa, va veramente aldilà della mia comprensione.
Partiamo dal principio fondamentale.
Uno oggi vuole imparare il Ninjutsu, ergo vuole diventare.... un Ninja.
Questa cosa è molto più ridicola di quanto si possa giustificare, perchè con tutta la buona volontà e tolleranza davvero non riesco a prendere sul serio l' impiegato di Tivoli che vada in palestra due sere a settimana per imparare ad essere... un Ninja.
C' è un che di romantico, di sofficioso e tenero in tutto questo, una sorta di sindrome di Peter Pan di chi ha idealizzato figure da B-movie e cartoni animati e ora possa finalmente sentirsi un micidiale assassino dell' ombra...
Un pò come chi va a fare Softair vestito di tutto punto con mimetiche e attrezzature costosissime (e riproduzioni realistiche di armi da guerra che fanno... tic-tic-tic-tic) per sentirsi anche lui un vero Marine della Task Force 141, con la notabile differenza che tutto sommato chi fa Softair è ben consapevole che si tratti di un gioco, mentre un wannabe Ninja creda davvero di studiare tecniche per diventare un sicario.
I nostri Ninja vanno quindi in palestra a praticare come ogni altro marzialista: fanno il bel riscaldamento, imparano i fondamentali, fanno le capriole... le capriole?
Sì perchè ogni B-movie ci ha insegnato che una delle prerogative dei Ninja rispetto agli altri stupidi guerrieri è quella di saper volteggiare in mille modi diversi e muoversi agilmente: tutto questo durante un combattimento mortale o una missione stealth.
Possibile che un' arte così antica considerasse simili pagliacciate in un contesto pericoloso come quello del Giappone feudale?
Ma infatti sarebbe bene chiedersi chi si consideri depositario di simili conoscenze, chi ritenga di poter insegnare, e badate bene diffondere in tutto il globo, segreti e pratiche che non hanno più ragione d' essere nella nostra epoca.
E' chiaramente una mancanza di coerenza, come se il tal Cav. Pinco Pallino, autoproclamatosi l' ultimo Templare in vita, aprisse un corso per diventare Cavalieri Templari con lo scopo di diffondere nel mondo i misteriosi segreti della sua stirpe... ma fatemi il piacere!
E allora parliamone di questo presunto ultimo Ninja, che è a capo della scuola di Ninjutsu più conosciuta.
Un personaggio a dir poco pittoresco, ma soprattutto un inetto tale da non capacitarsi di come possa essersi reso credibile alle masse; Le vie della psicologia sono davvero infinite.
Non voglio mancar di rispetto alla persona in sè, il tal signore può essere più che rispettabile ed affabile, non lo so.
Quel che so, e di questo si parla, è che nel campo delle arti marziali tutto ciò che sia reperibile in Internet, video tecnici da lui tenuti in primis, è ampiamente al di sotto delle più basilari nozioni di biomeccanica applicata al combattimento, nonchè di semplice buonsenso.
Lo vediamo muoversi in modo impacciato, per nulla marziale, secco o quantomeno credibile... mostra tecniche di difesa in cui si sposta di pochi centimetri per poi far cadere l' attaccante come un sacco di patate solo perchè lo ha toccato!
Oppure al contrario esegue movimenti complessi ma privi di ogni logica, tecniche di difesa ridicole e grottesche che semplicemente non possono funzionare.
E' infatti da notare l' incredibile collaborazione mostrata in tutti gli attacchi, scene in cui ad un semplice tocco la gente mima dolori lancinanti o cade esanime.
Come sempre chi si erge a difesa di queste pratiche sostiene che si tratti di dimostrazioni tecniche fatte per mostrare un principio, ma che poi "quando si fa per davvero"...
E' curioso il fatto che in altri stili si riesca a dimostrare un principio in maniera diretta senza per questo uccidere il compagno e senza richiedergli di collaborare attivamente all' esercizio.
Che il caposcuola sia così palesemente incapace però è davvero inaccettabile, ci sono poche scuse.
Il Ninjutsu che possiamo vedere è un' accozzaglia confusa di esercizi fuori di logica, in un contesto da cosplay e con ideologie che non hanno obiettivamente nulla a che fare con assassini, spionaggio o qualunque cosa facessero questi benedetti Ninja.
Vedo queste persone che si mettono in una guardia a dir poco ridicola (qualcuno dovrebbe davvero spiegarmela), eseguono attacchi telefonati e assurdi fossero anche solo dimostrativi, fanno piroette e avvitamenti vari quando tutto lascerebbe presupporre soluzioni più semplici e dirette...
Eppure piace a tanti.
Già, come tutte le altre AMT piace a tutti i romantici sognatori che vedono nelle arti del combattimento (?) una pratica morale e sorprendente, una ricerca della spiritualità e della tradizione (?) di paesi esotici.
Piace a tutti quelli che sognavano da bambini di diventare dei Ninja e si vestivano come tali a carnevale, piace a chi è un pò frustrato nella vita e ricerca l' arte che sconfigga chiunque con l' astuzia (?), piace a chi vuole iniziare a fare ginnastica ma si stufa di fare pesi o aerobica e trova in queste scuole qualcosa di più interessante e variegato.
Piace a chi non ha nessuna voglia di rischiare di farsi male ma al tempo stesso voglia imparare le "mosse" che sconfiggano le sue paure.
Ecco che allora, a loro, non appare più così importante che si sappia davvero combattere, o difendersi, o applicare in qualsivoglia modo ciò che studino in allenamento: ancora una volta ci troviamo davanti ad una piacevole pratica motoria che permetta di fare gruppo, coltivando tutto ciò che di buono c'è nello stare insieme e socializzare.
Tutto bello, nulla da ridire.
Ma allora è giusto considerare il Ninjutsu come l' ennesima invenzione di un furbone di carisma che ha creato un prodotto abbastanza interessante per la massa di sognatori poco avvezzi alla violenza e al dolore.
A livello tecnico vi si insegnano cose da barzelletta, a partire dal caposcuola, ed è inutile girarci intorno.
Mi permetto di dire che se qualcuno volesse diventare davvero un Ninja... farebbe bene a passare prima da uno psicologo.
mercoledì 17 agosto 2011
Le fotografie
Forse ne avevo già parlato in passato ma vorrei tornare nello specifico su questo argomento: le fotografie in pose plastiche che i marzialisti adorano farsi fare.
Proprio in questo periodo di volantinaggio la cosa mi è tornata in mente con violenza, vedendo ogni sorta di posizione immortalata su carta o postata nei siti internet per promuovere i vari corsi.
Anche questo aspetto è caratteristico e rappresentativo del culto dell' immagine nelle AMT, perchè se posso accettare il senso artistico o evocativo di una foto in posa "marziale", nulla di tutto ciò indica una qualsiasi abilità nel campo: qualsiasi pincopallino in effetti può fare bellissime foto in posa.
Un conto è un' istantanea fatta durante un match, durante una prova di abilità o durante un allenamento; Ben altra cosa è una foto cartolina di un imbecille nella posa dello Stambecco con la faccia tutta seria o di uno che grida incazzatissimo mentre tira un calcio in volo ad un presunto avversario (bello immobile sul posto).
Conosco persone che non saprebbero far male ad uno scricciolo ma ad ogni occasione si fanno fotografare assumendo posizioni del tutto innaturali o maneggiando armi da taglio che non sanno usare, il tutto per esaltare il loro ego e rimpolpare l' album su Facebook, nella recondita speranza che qualche ragazzina giovane e procace si presenti in hotpants ai suoi corsi, mangiandolo con gli occhioni grandi grandi perchè dalle foto sembra un vero guerriero esperto!
Naturalmente ammetto di aver avuto anche io il mio passato di foto in posa (del resto facevo AMT), cose che a vederle oggi mi fanno vergognare: non voglio esagerare, anche perchè spesso queste fotografie si fanno con leggerezza, ma non scommetterei sull' ironia di proprio tutti quelli che amano questo tipo di manifestazioni.
Ricordo uno stage in cui una volta finito l' allenamento vedevi i soliti personaggi correre a destra e a sinistra chiedendo di farsi fotografare.
Decidevano la posa plastica e poi ci si mettevano per tutta la durata dello scatto: vorrei far notare che le persone medie sono solite impiegarci dai 10 ai 30 secondi prima di premere quel dannato pulsante (curandosi di non far sapere se hanno già scattato fosse anche per il gusto di lasciare immobili come degli ebeti i soggetti), al che senti i malcapitati chiedere come ventriloqui "Hai fatto? Dai che non so quanto ancora possa mantenere la posizione...".
Capito? Tutta scena, quelle cose le sanno fare solo fermando il mondo.
Posizioni che non rappresentano un bel nulla e non danno nessuna indicazione dell' abilità o meno del praticante.
Foto "artistiche" che nella loro testa sono testimonianze del loro valore, della loro abnegazione alle nobili arti mortali, "Io faccio arti marziali e sono un guerriero saggio e micidiale, ecco le prove".
L' apice però si raggiunge con le foto in movimento.
Ora, come già citato certi scatti andrebbero fatti da gente capace, con attrezzatura adeguata e con soggetti... preparati.
La moglie cicciona dell' amico di famiglia che con la sua compattina da Dixan voglia immortalare un inetto mentre esegue un calcio-il-più-alto-possibile, farebbe bene a riconsiderare la cosa...
Invece no, eccoli che provano venti volte lo stesso calcio, rischiando di spaccarsi l' osso del collo o dislocarsi l' anca ad ogni tentativo, mentre fissano il proprio piede che volteggia nell' aere e il compagno, che si trova ad una ragionevole distanza di sicurezza, mima espressioni di dolore come in un film di Stallone.
Ho in mente una fotografia di un tizio che conosco, mentre tira un calcio frontale... sopra la sua testa (i lampadari sono noti bersagli tradizionali).
La fotografia in sè non è malvagia: diresti "Oh guarda come tira in alto questo signore, deve essere proprio uno abile ed esperto!".
Il senso è proprio questo, ne sono consapevole.
Però io c' ero quando è stata fatta, e so quante diavolo di volte ha provato quel "calcio", naturalmente lanciando la gamba verso l' alto come una majorette, mica tirandolo come si dovrebbe per danneggiare un bersaglio.
So quanti scatti sono stati fatti perchè non veniva abbastanza in alto, so quanto sforzo ha fatto per "tirare" quella tecnica che naturalmente esegue giusto per le foto sia perchè non ha senso sia per non rischiare di farsi male da solo.
Ho visto come fissava con convinzione il proprio piede e mi chiedevo se si rendesse conto che guardare i propri piedi e pugni è uno degli errori più tipici dei principianti, e lui dall' alto del suo grado ventennale questa cosa la manifestava ancora.
Di aneddoti ne ho molti altri, anche miei.
In un' altra occasione andammo da un fotografo professionista amico del maestro proprio per fare delle belle foto, il che non ha nulla di sbagliato se non fosse che, pur di apparire abili e preparati (?), durante tutta la sessione ognuno di noi si sforzava di fare posizioni e colpi innaturali: calci altissimi con l' avversario ad un metro, facce incattivite, posizioni bassissime sulle gambe piegate, movimenti al rallentatore per facilitare gli scatti...
Ho in mente anche il classico calcio laterale saltato, autentica icona nelle arti marziali.
Eseguii quel colpo su di un compagno immobile (ovviamente) prendendo una rincorsa di qualche metro per poi saltare e appoggiargli il piede sulla mano, tenuta vicino alla sua testa.
Non era niente di speciale a dire il vero ma l' abilità del fotografo unita al fatto che un inesperto crede che abbia saltato a quell' altezza sul posto ne fece un perfetto esempio di fotografia con cui poi ci si può bullare con gli amici, se si è abbastanza pieni di sè.
Ammetto anche la mia piena colpevolezza di ragazzino quando molti anni fa, con in mano la mia prima macchina fotografica, feci un sacco di autoscatti in divisa nelle pose più ridicole e con le facce più tamarre che potessero riuscirmi!
Ma se posso giustificare i ragazzini un pò invasati, mi riesce molto più difficile tollerare oggi le stesse identiche fotografie ostentate da adulti che si professino maestri di vita e di umiltà, e che potete vedere in decine di siti web.
Le fotografie in posa non dimostrano nulla, sono puramente artistiche.
Non che questo sia sbagliato: lo è invece lo spirito con cui questa gente le vive e soprattutto le ostenta come pubblicità, cercando di far presa sulle ragazzine procaci che sognino di diventare eroine da telefilm...
Immagine.
Apparenza.
Falsità.
Proprio in questo periodo di volantinaggio la cosa mi è tornata in mente con violenza, vedendo ogni sorta di posizione immortalata su carta o postata nei siti internet per promuovere i vari corsi.
Anche questo aspetto è caratteristico e rappresentativo del culto dell' immagine nelle AMT, perchè se posso accettare il senso artistico o evocativo di una foto in posa "marziale", nulla di tutto ciò indica una qualsiasi abilità nel campo: qualsiasi pincopallino in effetti può fare bellissime foto in posa.
Un conto è un' istantanea fatta durante un match, durante una prova di abilità o durante un allenamento; Ben altra cosa è una foto cartolina di un imbecille nella posa dello Stambecco con la faccia tutta seria o di uno che grida incazzatissimo mentre tira un calcio in volo ad un presunto avversario (bello immobile sul posto).
Conosco persone che non saprebbero far male ad uno scricciolo ma ad ogni occasione si fanno fotografare assumendo posizioni del tutto innaturali o maneggiando armi da taglio che non sanno usare, il tutto per esaltare il loro ego e rimpolpare l' album su Facebook, nella recondita speranza che qualche ragazzina giovane e procace si presenti in hotpants ai suoi corsi, mangiandolo con gli occhioni grandi grandi perchè dalle foto sembra un vero guerriero esperto!
Naturalmente ammetto di aver avuto anche io il mio passato di foto in posa (del resto facevo AMT), cose che a vederle oggi mi fanno vergognare: non voglio esagerare, anche perchè spesso queste fotografie si fanno con leggerezza, ma non scommetterei sull' ironia di proprio tutti quelli che amano questo tipo di manifestazioni.
Ricordo uno stage in cui una volta finito l' allenamento vedevi i soliti personaggi correre a destra e a sinistra chiedendo di farsi fotografare.
Decidevano la posa plastica e poi ci si mettevano per tutta la durata dello scatto: vorrei far notare che le persone medie sono solite impiegarci dai 10 ai 30 secondi prima di premere quel dannato pulsante (curandosi di non far sapere se hanno già scattato fosse anche per il gusto di lasciare immobili come degli ebeti i soggetti), al che senti i malcapitati chiedere come ventriloqui "Hai fatto? Dai che non so quanto ancora possa mantenere la posizione...".
Capito? Tutta scena, quelle cose le sanno fare solo fermando il mondo.
Posizioni che non rappresentano un bel nulla e non danno nessuna indicazione dell' abilità o meno del praticante.
Foto "artistiche" che nella loro testa sono testimonianze del loro valore, della loro abnegazione alle nobili arti mortali, "Io faccio arti marziali e sono un guerriero saggio e micidiale, ecco le prove".
L' apice però si raggiunge con le foto in movimento.
Ora, come già citato certi scatti andrebbero fatti da gente capace, con attrezzatura adeguata e con soggetti... preparati.
La moglie cicciona dell' amico di famiglia che con la sua compattina da Dixan voglia immortalare un inetto mentre esegue un calcio-il-più-alto-possibile, farebbe bene a riconsiderare la cosa...
Invece no, eccoli che provano venti volte lo stesso calcio, rischiando di spaccarsi l' osso del collo o dislocarsi l' anca ad ogni tentativo, mentre fissano il proprio piede che volteggia nell' aere e il compagno, che si trova ad una ragionevole distanza di sicurezza, mima espressioni di dolore come in un film di Stallone.
Ho in mente una fotografia di un tizio che conosco, mentre tira un calcio frontale... sopra la sua testa (i lampadari sono noti bersagli tradizionali).
La fotografia in sè non è malvagia: diresti "Oh guarda come tira in alto questo signore, deve essere proprio uno abile ed esperto!".
Il senso è proprio questo, ne sono consapevole.
Però io c' ero quando è stata fatta, e so quante diavolo di volte ha provato quel "calcio", naturalmente lanciando la gamba verso l' alto come una majorette, mica tirandolo come si dovrebbe per danneggiare un bersaglio.
So quanti scatti sono stati fatti perchè non veniva abbastanza in alto, so quanto sforzo ha fatto per "tirare" quella tecnica che naturalmente esegue giusto per le foto sia perchè non ha senso sia per non rischiare di farsi male da solo.
Ho visto come fissava con convinzione il proprio piede e mi chiedevo se si rendesse conto che guardare i propri piedi e pugni è uno degli errori più tipici dei principianti, e lui dall' alto del suo grado ventennale questa cosa la manifestava ancora.
Di aneddoti ne ho molti altri, anche miei.
In un' altra occasione andammo da un fotografo professionista amico del maestro proprio per fare delle belle foto, il che non ha nulla di sbagliato se non fosse che, pur di apparire abili e preparati (?), durante tutta la sessione ognuno di noi si sforzava di fare posizioni e colpi innaturali: calci altissimi con l' avversario ad un metro, facce incattivite, posizioni bassissime sulle gambe piegate, movimenti al rallentatore per facilitare gli scatti...
Ho in mente anche il classico calcio laterale saltato, autentica icona nelle arti marziali.
Eseguii quel colpo su di un compagno immobile (ovviamente) prendendo una rincorsa di qualche metro per poi saltare e appoggiargli il piede sulla mano, tenuta vicino alla sua testa.
Non era niente di speciale a dire il vero ma l' abilità del fotografo unita al fatto che un inesperto crede che abbia saltato a quell' altezza sul posto ne fece un perfetto esempio di fotografia con cui poi ci si può bullare con gli amici, se si è abbastanza pieni di sè.
Ammetto anche la mia piena colpevolezza di ragazzino quando molti anni fa, con in mano la mia prima macchina fotografica, feci un sacco di autoscatti in divisa nelle pose più ridicole e con le facce più tamarre che potessero riuscirmi!
Ma se posso giustificare i ragazzini un pò invasati, mi riesce molto più difficile tollerare oggi le stesse identiche fotografie ostentate da adulti che si professino maestri di vita e di umiltà, e che potete vedere in decine di siti web.
Le fotografie in posa non dimostrano nulla, sono puramente artistiche.
Non che questo sia sbagliato: lo è invece lo spirito con cui questa gente le vive e soprattutto le ostenta come pubblicità, cercando di far presa sulle ragazzine procaci che sognino di diventare eroine da telefilm...
Immagine.
Apparenza.
Falsità.
venerdì 12 agosto 2011
Verso la nuova stagione di delusi
Siamo in pieno Agosto, e tra poco ricominceranno tutti i vari corsi di arti marziali.
Una nuova ondata di aspiranti combattenti (o saggi pacifici sulla Via...) proprio in questo periodo si prepara ad inaugurare la prossima stagione di allenamenti.
Me li vedo mentre chiaccherano in spiaggia tra amici e infine decidono che "a Settembre ho deciso di iscrivermi in palestra, sai voglio provare a fare arti marziali!".
E ancora non sanno nulla di ciò che li aspetta in questo deludente mondo...
Chi si avvicina per la prima volta alle AMT ha spesso idee molto confuse a riguardo, in un senso e nell' altro: c'è quello che si aspetta di imparare a menar le mani nel giro di due mesi (il tempo necessario prima che si annoi e torni a passare la sera davanti alla tv), oppure c'è quello che non vuole assolutamente imparare a menar le mani e cerca l' illuminazione mistica o la pace armoniosa dei popoli.
A seconda della scuola in cui capiterà (quella più vicina a casa o quella che avrà avuto più fortuna coi volantini) facilmente rimarrà deluso.
Il tizio nervoso potrebbe trovarsi a fare cinque minuti di corsetta in tondo quale "preparazione fisica" per poi passare un' ora e venticinque minuti in posizioni da Circo Bulgaro mimando colpi nel vuoto, senza la minima spiegazione di che cosa diavolo c'entri tutto questo con il combattimento.
Per contro il tizio pacato e pacifico potrebbe finire in una di quelle famigerate scuole di Wing-qualcosa dove tre quarti della lezione si passano a guardare il maestro che mena con cattiveria inaudita un suo sottoposto immobile mentre continua a decantare l' efficacia dei pugni a catena, le qualità dello stile e a gettar merda su tutti gli altri.
Il restante quarto della lezione lo passerà a fare passetti come Totò o a roteare gli avambracci contro quelli di un compagno (sentendosi anche un pò stupido per tutto ciò)..
I primi allenamenti della stagione sono quelli più divertenti perchè i maestri hanno carne fresca a cui impartire i propri insegnamenti.
Le tipologie di maestri descritte nei post dei mesi scorsi in questo frangente danno il meglio di sè.
Le ragazzine giovani e procaci dovrebbero avere un' attenzione maggiore a riguardo, perchè i maestroni di AMT sono semplicemente entusiasti non appena una bella giovine si presenta in sala per provare: mentre con un sorrisone sornione spiegano loro quanto la loro Arte sia adatta a tutti, con la fantasia le immaginano come future concubine sottomesse e riverenti, un privilegio precluso persino ai loro fidanzati.
I maschi invece vengono squadrati in tempo zero per identificare se siano potenziali marionette da accogliere o pericolose teste calde che potrebbero mettere in dubbio tutto il lavoro.
Poco male, tanto nelle AMT alle teste calde si fanno fare le posizioni del Circo Bulgaro, così si scazzano e se ne vanno via da sole.
Non esiste che ad un tizio appena arrivato e ancora libero dalla sudditanza psicologica si permetta di dare una dimostrazione pratica del valore dello stile o del maestro, chiedendogli magari di attaccare come vuole durante una spiegazione...
C'è anche da dire che le domande di chi prova una lezione sono spesso al limite del ridicolo, così come le loro aspettative.
Ho sentito gente chiedere cose come:
- "è uno sport in cui si suda molto?" - (sia mai di andare in palestra e poi doversi fare una doccia, eh)
- "posso fare a meno di fare il combattimento?" - (e io voglio imparare a guidare senza salire in auto)
- "non è una cosa violenta?" - (niente paura, ci abbracciamo tutti e cantiamo melodie ecclesiastiche)
- "quando si impara a fare le capriole?" - (se vuoi ti faccio lo sgambetto mentre sali la scala all' ingresso)
- "in quanto tempo si diventa cintura nera?" - (cristo santo, non hai ancora fatto un minuto!)
- "devo imparare a difendermi perchè frequento brutta gente" - (ahahaah e vieni ad imparare la posizione del Giaguaro col pelo ritto?)
O gente che si è presentata:
- con abiti in pizzo e collane da Sagra della Salamina (e almeno 40 chili di sovrappeso)
- in camicia e jeans attillati (credendo sul serio di potersi allenare così)
- ragazze procacissime in hotpants e t-shirt tipo miss wet (credendo sul serio di poter far allenare così)
- con piercing tipo bufalo al naso o orecchini tipo tribù africana (e nessuna domanda sul rischio di ancorarsi a qualche cosa a caso durante gli esercizi)
- con già tutto il vestiario nuovo di zecca tipo Pro di Muay Thai e... le calzettine colorate per non farsi la bua ai piedini.
- decantando esperienze che neanche Mas Oyama dei tempi andati (e poi non sapevano saltare a piedi pari un ostacolo fermo di 20 cm)
- dicendo di volersi allenare seriamente perchè loro sono veri sportivi e non vogliono il corsetto adatto ai ragazzini esagitati (e poi si comportano come se avessero in corpo una trentina di Red Bull e alla terza lezione cominciano a mancare perchè sono troppo stanchi)
- lamentandosi del costo elevato dell' iscrizione (se ne vanno scazzati sul loro BMW X12 mentre chiamano l' amico con il cellulare da novecento euro)
Buona fortuna a tutti voi....
Una nuova ondata di aspiranti combattenti (o saggi pacifici sulla Via...) proprio in questo periodo si prepara ad inaugurare la prossima stagione di allenamenti.
Me li vedo mentre chiaccherano in spiaggia tra amici e infine decidono che "a Settembre ho deciso di iscrivermi in palestra, sai voglio provare a fare arti marziali!".
E ancora non sanno nulla di ciò che li aspetta in questo deludente mondo...
Chi si avvicina per la prima volta alle AMT ha spesso idee molto confuse a riguardo, in un senso e nell' altro: c'è quello che si aspetta di imparare a menar le mani nel giro di due mesi (il tempo necessario prima che si annoi e torni a passare la sera davanti alla tv), oppure c'è quello che non vuole assolutamente imparare a menar le mani e cerca l' illuminazione mistica o la pace armoniosa dei popoli.
A seconda della scuola in cui capiterà (quella più vicina a casa o quella che avrà avuto più fortuna coi volantini) facilmente rimarrà deluso.
Il tizio nervoso potrebbe trovarsi a fare cinque minuti di corsetta in tondo quale "preparazione fisica" per poi passare un' ora e venticinque minuti in posizioni da Circo Bulgaro mimando colpi nel vuoto, senza la minima spiegazione di che cosa diavolo c'entri tutto questo con il combattimento.
Per contro il tizio pacato e pacifico potrebbe finire in una di quelle famigerate scuole di Wing-qualcosa dove tre quarti della lezione si passano a guardare il maestro che mena con cattiveria inaudita un suo sottoposto immobile mentre continua a decantare l' efficacia dei pugni a catena, le qualità dello stile e a gettar merda su tutti gli altri.
Il restante quarto della lezione lo passerà a fare passetti come Totò o a roteare gli avambracci contro quelli di un compagno (sentendosi anche un pò stupido per tutto ciò)..
I primi allenamenti della stagione sono quelli più divertenti perchè i maestri hanno carne fresca a cui impartire i propri insegnamenti.
Le tipologie di maestri descritte nei post dei mesi scorsi in questo frangente danno il meglio di sè.
Le ragazzine giovani e procaci dovrebbero avere un' attenzione maggiore a riguardo, perchè i maestroni di AMT sono semplicemente entusiasti non appena una bella giovine si presenta in sala per provare: mentre con un sorrisone sornione spiegano loro quanto la loro Arte sia adatta a tutti, con la fantasia le immaginano come future concubine sottomesse e riverenti, un privilegio precluso persino ai loro fidanzati.
I maschi invece vengono squadrati in tempo zero per identificare se siano potenziali marionette da accogliere o pericolose teste calde che potrebbero mettere in dubbio tutto il lavoro.
Poco male, tanto nelle AMT alle teste calde si fanno fare le posizioni del Circo Bulgaro, così si scazzano e se ne vanno via da sole.
Non esiste che ad un tizio appena arrivato e ancora libero dalla sudditanza psicologica si permetta di dare una dimostrazione pratica del valore dello stile o del maestro, chiedendogli magari di attaccare come vuole durante una spiegazione...
C'è anche da dire che le domande di chi prova una lezione sono spesso al limite del ridicolo, così come le loro aspettative.
Ho sentito gente chiedere cose come:
- "è uno sport in cui si suda molto?" - (sia mai di andare in palestra e poi doversi fare una doccia, eh)
- "posso fare a meno di fare il combattimento?" - (e io voglio imparare a guidare senza salire in auto)
- "non è una cosa violenta?" - (niente paura, ci abbracciamo tutti e cantiamo melodie ecclesiastiche)
- "quando si impara a fare le capriole?" - (se vuoi ti faccio lo sgambetto mentre sali la scala all' ingresso)
- "in quanto tempo si diventa cintura nera?" - (cristo santo, non hai ancora fatto un minuto!)
- "devo imparare a difendermi perchè frequento brutta gente" - (ahahaah e vieni ad imparare la posizione del Giaguaro col pelo ritto?)
O gente che si è presentata:
- con abiti in pizzo e collane da Sagra della Salamina (e almeno 40 chili di sovrappeso)
- in camicia e jeans attillati (credendo sul serio di potersi allenare così)
- ragazze procacissime in hotpants e t-shirt tipo miss wet (credendo sul serio di poter far allenare così)
- con piercing tipo bufalo al naso o orecchini tipo tribù africana (e nessuna domanda sul rischio di ancorarsi a qualche cosa a caso durante gli esercizi)
- con già tutto il vestiario nuovo di zecca tipo Pro di Muay Thai e... le calzettine colorate per non farsi la bua ai piedini.
- decantando esperienze che neanche Mas Oyama dei tempi andati (e poi non sapevano saltare a piedi pari un ostacolo fermo di 20 cm)
- dicendo di volersi allenare seriamente perchè loro sono veri sportivi e non vogliono il corsetto adatto ai ragazzini esagitati (e poi si comportano come se avessero in corpo una trentina di Red Bull e alla terza lezione cominciano a mancare perchè sono troppo stanchi)
- lamentandosi del costo elevato dell' iscrizione (se ne vanno scazzati sul loro BMW X12 mentre chiamano l' amico con il cellulare da novecento euro)
Buona fortuna a tutti voi....
venerdì 5 agosto 2011
Muoversi nel modo sbagliato
Resto sempre perplesso quando cerco di capire le ragioni che spingono un marzialista tradizionale a credere nel proprio allenamento delle tecniche, anche se forse sono le stesse che ho sostenuto io per lungo tempo.
Come ho scritto in passato, il primo grosso dubbio che mi sono posto dopo anni di condizionamento mentale riguardò proprio il modo di allenare le tecniche.
La domanda è banale, al limite dello sconfortante:
Quello che alleno durante le lezioni, corrisponde a quello che poi applico/mi viene da applicare nel libero?
Torno su questo argomento perchè mi è capitato di leggere degli interventi su un forum, proprio riguardo questo punto.
E ancora una volta mi rendo conto della forte suggestione e sudditanza psicologica che porta una persona normale, quando inizia a praticare AMT, verso una realtà privata dei più basilari assunti del buonsenso.
Andiamo direttamente al sodo.
La prima cosa che si allena in un tipico corso di AMT sono i cosidetti fondamentali.
Essi sono movimenti didattici usati per dare l' impostazione generale di pugni, calci e parate varie propri di quello stile marziale.
Fin qui tutto buono e tutto giusto.
Quello che non si capisce è il perchè questi movimenti siano così drammaticamente differenti da ciò che poi useremo in combattimento.
Da che mondo è mondo in qualsiasi attività motoria si eseguono esercizi propedeutici ad un movimento, necessari per imparare la coordinazione e tutto il resto.
Se i fondamentali fossero questo (e senza dubbio in buona parte lo sono) non avrei nulla da obiettare.
Il dubbio nasce nel momento in cui anche le tecniche vere e proprie vengono studiate usando questi movimenti astrusi.
Facciamo un esempio: nel Karate non si può far a meno di notare l' impostazione rigidissima e schematica dei colpi, con un pugno che si porta al fianco mentre l' altro va a bersaglio.
Questo movimento, che spesso a detta dei maestri mima una gomitata all' indietro (wow! ecco uno dei misteriosi segreti delle AMT!), scopre completamente un lato molto vulnerabile del viso e del busto.
Va da sè che non sia sufficiente convincersi che il nostro colpo arriverà prima e ucciderà Golia... qualsiasi pincopallino ha buone probabilità di schivare o tirare nello stesso istante, e magari lui si era protetto il viso col braccio mentre tirava.
La stessa progressione del pugno non sfrutta appieno le basi della biomeccanica umana ed esula completamente da qualsiasi concetto strategico.
Insomma, si tratta di un movimento propedeutico, non ottimale (per quanto possa anche essere un colpo duro) e decisamente rischioso in un contesto reale.
Eppure viene studiato ed allenato allo stesso modo anche dai gradi superiori.
Io notavo sempre un certo smarrimento da parte dei nuovi arrivati in palestra, perchè questi movimenti risultano perlopiù insensati se si ha una vaga idea di come avvenga uno scontro.
Le posizioni basse e la camminata "strisciata" saranno anche un allenamento originale, ma sarà sempre troppo tardi quando i grandi maestroni ammetteranno che nessuno si azzarda a muoversi in quel modo quando si deve difendere.
Non vorrei si pensasse che stia limitando la mia visione perchè ormai assuefatto dalle modalità degli sport da combattimento
Il punto è che il nostro corpo si muove meglio in un certo modo e non è proprio questione di stile, di origine geografica, di tradizione... è pura e semplice biomeccanica e nessun umano da 400.000 anni può sfuggirgli.
Allenarsi a muoversi come un robot può fare molta scena o magari sollecitare muscoli diversi (nonchè la fantasia dei convinti), resta il fatto che la lotta sia fatta da molti più fattori che tendono a farci muovere nel solo modo utile: e in quest' ottica sembra che praticare per anni certi esercizi sia più controproducente che utile.
Come ho scritto in passato, il primo grosso dubbio che mi sono posto dopo anni di condizionamento mentale riguardò proprio il modo di allenare le tecniche.
La domanda è banale, al limite dello sconfortante:
Quello che alleno durante le lezioni, corrisponde a quello che poi applico/mi viene da applicare nel libero?
Torno su questo argomento perchè mi è capitato di leggere degli interventi su un forum, proprio riguardo questo punto.
E ancora una volta mi rendo conto della forte suggestione e sudditanza psicologica che porta una persona normale, quando inizia a praticare AMT, verso una realtà privata dei più basilari assunti del buonsenso.
Andiamo direttamente al sodo.
La prima cosa che si allena in un tipico corso di AMT sono i cosidetti fondamentali.
Essi sono movimenti didattici usati per dare l' impostazione generale di pugni, calci e parate varie propri di quello stile marziale.
Fin qui tutto buono e tutto giusto.
Quello che non si capisce è il perchè questi movimenti siano così drammaticamente differenti da ciò che poi useremo in combattimento.
Da che mondo è mondo in qualsiasi attività motoria si eseguono esercizi propedeutici ad un movimento, necessari per imparare la coordinazione e tutto il resto.
Se i fondamentali fossero questo (e senza dubbio in buona parte lo sono) non avrei nulla da obiettare.
Il dubbio nasce nel momento in cui anche le tecniche vere e proprie vengono studiate usando questi movimenti astrusi.
Facciamo un esempio: nel Karate non si può far a meno di notare l' impostazione rigidissima e schematica dei colpi, con un pugno che si porta al fianco mentre l' altro va a bersaglio.
Questo movimento, che spesso a detta dei maestri mima una gomitata all' indietro (wow! ecco uno dei misteriosi segreti delle AMT!), scopre completamente un lato molto vulnerabile del viso e del busto.
Va da sè che non sia sufficiente convincersi che il nostro colpo arriverà prima e ucciderà Golia... qualsiasi pincopallino ha buone probabilità di schivare o tirare nello stesso istante, e magari lui si era protetto il viso col braccio mentre tirava.
La stessa progressione del pugno non sfrutta appieno le basi della biomeccanica umana ed esula completamente da qualsiasi concetto strategico.
Insomma, si tratta di un movimento propedeutico, non ottimale (per quanto possa anche essere un colpo duro) e decisamente rischioso in un contesto reale.
Eppure viene studiato ed allenato allo stesso modo anche dai gradi superiori.
Io notavo sempre un certo smarrimento da parte dei nuovi arrivati in palestra, perchè questi movimenti risultano perlopiù insensati se si ha una vaga idea di come avvenga uno scontro.
Le posizioni basse e la camminata "strisciata" saranno anche un allenamento originale, ma sarà sempre troppo tardi quando i grandi maestroni ammetteranno che nessuno si azzarda a muoversi in quel modo quando si deve difendere.
Non vorrei si pensasse che stia limitando la mia visione perchè ormai assuefatto dalle modalità degli sport da combattimento
Il punto è che il nostro corpo si muove meglio in un certo modo e non è proprio questione di stile, di origine geografica, di tradizione... è pura e semplice biomeccanica e nessun umano da 400.000 anni può sfuggirgli.
Allenarsi a muoversi come un robot può fare molta scena o magari sollecitare muscoli diversi (nonchè la fantasia dei convinti), resta il fatto che la lotta sia fatta da molti più fattori che tendono a farci muovere nel solo modo utile: e in quest' ottica sembra che praticare per anni certi esercizi sia più controproducente che utile.
lunedì 18 luglio 2011
Voglio imparare ad usare le armi!
Un altro dei malintesi più frequenti riguardanti le AMT riguarda l' apprendimento del combattimento con le armi.
Lo dico perchè spesso questa cosa viene pubblicizzata e alcuni chiedono espressamente se si impari ad "usare le armi" praticando il tal stile, con in testa dei modelli per nulla inerenti alla realtà.
A costo di essere banale sottolineo il fatto che oggigiorno saper usare spade, lance, nunchaku e bastoni lunghi sia abbastanza inutile in un combattimento reale.
Eppure c'è gente convinta di poter recuperare bastoni ovunque o andare a spasso con una katana nell' impermeabile...
Diciamo quindi che lo studio di queste armi (che comunque ritengo fossero alla base delle arti marziali nel loro contesto originario) sia oggi abbastanza fine a sè stesso se non a livello scenico, culturale, artistico e folcloristico.
Ma veniamo al punto.
Il fatto è che nelle palestre si allenano soprattutto forme e drills predefiniti con le armi, ovvero si fa tutto tranne che studiare come combatterci.
E' tutto un gran esaltare le qualità artistiche dei passaggi e delle tecniche mortali annesse ma in sostanza non esiste una reale preparazione alla difesa e all' attacco liberi.
Nella scherma (sì, quella olimpica, lo "stupido sport senza profondità filosofica"..) gli schermidori si addestrano a combattere armati, pur con tutte le dovute regole, mica a volteggiare i fioretti in modo prestabilito.
E' un' osservazione banale, vero?
E allora come possono certi marzialisti affermare di saper usare delle armi se la loro pratica si riconduce ad esibizioni di ginnastica ritmica, con armi spaventose e anacronistiche al posto di clavette e nastri?
Giusto il Kendo si distingue pur essendo un' arte profondamente tradizionale e rigorosa, non a caso utilizzando armi adatte al confronto e seguendo strategie di movimento, attacco e difesa assolutamente pragmatici e testabili: niente posizioni dell' alpaca arruffato, salti del grillo canterino di Beijing o affondi circolari avvitati in spaccata aerea.
Non voglio sminuire la bellezza artistica di queste rappresentazioni, o l' abilità necessaria per destreggiarsi con questi oggetti, ma sottolineare come questo non abbia nulla a che vedere con uno scontro reale.
Capisco bene l' entusiasmo di chi vede quei film cinesi con la gente che vola (nel vero senso della parola) e danza mulinando spade in modo tanto poetico, ma è giusto avvertirli che in palestra si ritroveranno a fare combinazioni assurde nel vuoto, illudendosi in tutti i sensi di trarne un' abilità specifica.
Senza contare che, naturalmente, le armi da taglio usate in allenamento non sono affilate e magari pure riproduzioni ridicole in alluminio pieghevole, leggerissimo, il che aumenta la perdita di cognizione di ciò che si dovrebbe temere e padroneggiare con consapevolezza.
Ok, allora mettiamo da parte tridenti, lance pelose, bastoni flessibili e la spada di Goemon.
Quali armi bianche restano reperibili da noi, oggi?
Pochissime, giusto il bastone corto e... il coltello.
Il bastone corto segue una logica simile a quello lungo: dove diavolo lo trovate un bastone quando vi serve? Ve lo portate appresso?
Bene, il che significa che andate a spasso armati, magari perchè avete voglia di attaccar briga o frequentate ambienti ad alto rischio di collutazione...
E non attacchiamoci alla scusa che "al giorno d' oggi non si sa mai" perchè la storia non regge: chi professa una Via di "rispetto e pace" non dovrebbe andare in giro sperando di sfoderare il suo repertorio mortale.
Si dice allora che molti oggetti possano essere assimilabili ad un bastone corto... mi piacerebbe tanto sapere quali!
Ombrelli quando non piove? Tubi sparsi sui marciapiedi? Bastoni da passeggio da rubare al volo a nonnini?
Ma soprattutto mi piacerebbe sapere quanto serva saperci fare il twirling!
Dico ma li conoscete i Dog Brothers?
Quelli che si ammazzano di botte vere full contact e vengono tanto schifati dai nobili ed evoluti marzialisti... perchè si picchiano come cani rabbiosi ma poi in pratica ne sanno cento volte tanto di combattimento armato, e di cosa ciascuno di loro sia capace di fare o meno...
Sarebbe davvero curioso vedere come si comporterebbe un esperto di forme cinesi contro un Dog Brother in uno scontro libero.
Ma lasciatemi dire, sarebbe ancora più curioso poter vedere come combatterebbe un soldato cinese del passato contro certi espertoni.
No, dubito che pure lui si mettesse a volteggiare bastoni, saltare in posizioni sconvenienti e tentare colpi improbabili...
Ma il coltello...
Il coltello oggi è senza dubbio l' arma più utilizzata e diffusa, purtroppo aggiungerei.
Il brutto è che non richiede nessuna abilità particolare per essere maneggiato, senza contare che viene usato da violenti senza scrupoli e senza etica, che attaccheranno con furia o a tradimento.
Per adesso limitiamoci all' apprendimento dell' uso di un coltello; Parlerò un' altra volta delle decantate difese a mani nude da esso.
Ebbene, anche qui la domanda sorge spontanea: perchè diavolo dovreste voler imparare ad usare il coltello?
Il Silat indonesiano ad esempio è un' arte veramente bellissima ed efficace ma non so se sia chiaro di cosa si stia parlando: se un Olindo è capace di sterminare un condominio senza alcuna preparazione, per quale ragione dovreste voler imparare a squartare persone in modo ancora più efficace?
Vivete in ambienti in cui il coltello salta fuori spesso?
Forse dovreste rivalutare la vostra vita, e se pensate che un giorno vi torni utile combattere col coltello al punto di volerlo studiare per anni, immagino che i guai sotto sotto ve li stiate cercando.
Oppure pensate che il coltello vi possa dare un vantaggio fondamentale in caso di aggressione, cosa assolutamente vera ma con la consapevolezza di poter ammazzare qualcuno.
Tirando le somme nelle AMT si racconta di imparare ad usare le armi, ma alla fine il tutto si riduce ad esibizioni da majorettes e nessun reale insegnamento pratico.
Chi si allena ad usare armi più credibili e con metodi più pratici finisce invece per scontrarsi con una realtà di fatto, e cioè che quando si tratta di lame i rischi si fanno drammaticamente più elevati.
Ancora una volta sarebbe ora di chiamare le cose con il loro nome, e dare informazioni oneste invece di fare propaganda per attirare iscritti.
Lo dico perchè spesso questa cosa viene pubblicizzata e alcuni chiedono espressamente se si impari ad "usare le armi" praticando il tal stile, con in testa dei modelli per nulla inerenti alla realtà.
A costo di essere banale sottolineo il fatto che oggigiorno saper usare spade, lance, nunchaku e bastoni lunghi sia abbastanza inutile in un combattimento reale.
Eppure c'è gente convinta di poter recuperare bastoni ovunque o andare a spasso con una katana nell' impermeabile...
Diciamo quindi che lo studio di queste armi (che comunque ritengo fossero alla base delle arti marziali nel loro contesto originario) sia oggi abbastanza fine a sè stesso se non a livello scenico, culturale, artistico e folcloristico.
Ma veniamo al punto.
Il fatto è che nelle palestre si allenano soprattutto forme e drills predefiniti con le armi, ovvero si fa tutto tranne che studiare come combatterci.
E' tutto un gran esaltare le qualità artistiche dei passaggi e delle tecniche mortali annesse ma in sostanza non esiste una reale preparazione alla difesa e all' attacco liberi.
Nella scherma (sì, quella olimpica, lo "stupido sport senza profondità filosofica"..) gli schermidori si addestrano a combattere armati, pur con tutte le dovute regole, mica a volteggiare i fioretti in modo prestabilito.
E' un' osservazione banale, vero?
E allora come possono certi marzialisti affermare di saper usare delle armi se la loro pratica si riconduce ad esibizioni di ginnastica ritmica, con armi spaventose e anacronistiche al posto di clavette e nastri?
Giusto il Kendo si distingue pur essendo un' arte profondamente tradizionale e rigorosa, non a caso utilizzando armi adatte al confronto e seguendo strategie di movimento, attacco e difesa assolutamente pragmatici e testabili: niente posizioni dell' alpaca arruffato, salti del grillo canterino di Beijing o affondi circolari avvitati in spaccata aerea.
Non voglio sminuire la bellezza artistica di queste rappresentazioni, o l' abilità necessaria per destreggiarsi con questi oggetti, ma sottolineare come questo non abbia nulla a che vedere con uno scontro reale.
Capisco bene l' entusiasmo di chi vede quei film cinesi con la gente che vola (nel vero senso della parola) e danza mulinando spade in modo tanto poetico, ma è giusto avvertirli che in palestra si ritroveranno a fare combinazioni assurde nel vuoto, illudendosi in tutti i sensi di trarne un' abilità specifica.
Senza contare che, naturalmente, le armi da taglio usate in allenamento non sono affilate e magari pure riproduzioni ridicole in alluminio pieghevole, leggerissimo, il che aumenta la perdita di cognizione di ciò che si dovrebbe temere e padroneggiare con consapevolezza.
Ok, allora mettiamo da parte tridenti, lance pelose, bastoni flessibili e la spada di Goemon.
Quali armi bianche restano reperibili da noi, oggi?
Pochissime, giusto il bastone corto e... il coltello.
Il bastone corto segue una logica simile a quello lungo: dove diavolo lo trovate un bastone quando vi serve? Ve lo portate appresso?
Bene, il che significa che andate a spasso armati, magari perchè avete voglia di attaccar briga o frequentate ambienti ad alto rischio di collutazione...
E non attacchiamoci alla scusa che "al giorno d' oggi non si sa mai" perchè la storia non regge: chi professa una Via di "rispetto e pace" non dovrebbe andare in giro sperando di sfoderare il suo repertorio mortale.
Si dice allora che molti oggetti possano essere assimilabili ad un bastone corto... mi piacerebbe tanto sapere quali!
Ombrelli quando non piove? Tubi sparsi sui marciapiedi? Bastoni da passeggio da rubare al volo a nonnini?
Ma soprattutto mi piacerebbe sapere quanto serva saperci fare il twirling!
Dico ma li conoscete i Dog Brothers?
Quelli che si ammazzano di botte vere full contact e vengono tanto schifati dai nobili ed evoluti marzialisti... perchè si picchiano come cani rabbiosi ma poi in pratica ne sanno cento volte tanto di combattimento armato, e di cosa ciascuno di loro sia capace di fare o meno...
Sarebbe davvero curioso vedere come si comporterebbe un esperto di forme cinesi contro un Dog Brother in uno scontro libero.
Ma lasciatemi dire, sarebbe ancora più curioso poter vedere come combatterebbe un soldato cinese del passato contro certi espertoni.
No, dubito che pure lui si mettesse a volteggiare bastoni, saltare in posizioni sconvenienti e tentare colpi improbabili...
Ma il coltello...
Il coltello oggi è senza dubbio l' arma più utilizzata e diffusa, purtroppo aggiungerei.
Il brutto è che non richiede nessuna abilità particolare per essere maneggiato, senza contare che viene usato da violenti senza scrupoli e senza etica, che attaccheranno con furia o a tradimento.
Per adesso limitiamoci all' apprendimento dell' uso di un coltello; Parlerò un' altra volta delle decantate difese a mani nude da esso.
Ebbene, anche qui la domanda sorge spontanea: perchè diavolo dovreste voler imparare ad usare il coltello?
Il Silat indonesiano ad esempio è un' arte veramente bellissima ed efficace ma non so se sia chiaro di cosa si stia parlando: se un Olindo è capace di sterminare un condominio senza alcuna preparazione, per quale ragione dovreste voler imparare a squartare persone in modo ancora più efficace?
Vivete in ambienti in cui il coltello salta fuori spesso?
Forse dovreste rivalutare la vostra vita, e se pensate che un giorno vi torni utile combattere col coltello al punto di volerlo studiare per anni, immagino che i guai sotto sotto ve li stiate cercando.
Oppure pensate che il coltello vi possa dare un vantaggio fondamentale in caso di aggressione, cosa assolutamente vera ma con la consapevolezza di poter ammazzare qualcuno.
Tirando le somme nelle AMT si racconta di imparare ad usare le armi, ma alla fine il tutto si riduce ad esibizioni da majorettes e nessun reale insegnamento pratico.
Chi si allena ad usare armi più credibili e con metodi più pratici finisce invece per scontrarsi con una realtà di fatto, e cioè che quando si tratta di lame i rischi si fanno drammaticamente più elevati.
Ancora una volta sarebbe ora di chiamare le cose con il loro nome, e dare informazioni oneste invece di fare propaganda per attirare iscritti.
domenica 17 luglio 2011
Aneddoti IV - Rovinarsi inseguendo illusioni
Vorrei parlare di un grave episodio che purtroppo solo dopo tanti anni sono riuscito a comprendere appieno nella sua assurdità.
Una sera, per variare l' allenamento, il maestro decise di far provare delle tecniche acrobatiche di calcio, come possibile preparazione per le esibizioni.
Ai tempi naturalmente andavamo matti per certe idiozie circensi, perchè ci illudevamo ancora che tirare colpi in modo acrobatico e tecnicamente difficoltoso fosse sinonimo di abilità marziale.
In particolare quella sera si provava un doppio calcio in volo: dopo una breve rincorsa si doveva saltare, avvitarsi (ritrovandosi in orizzontale con la pancia rivolta verso terra) e colpire con entrambi i talloni gli scudi tenuti dai compagni.
Chiaramente una volta colpiti si cadeva a terra ancora orizzontali, cercando di applicare la cosidetta caduta "a foglia morta" per ammortizzare l' impatto (cercate i video su YouTube per vederla).
Venne il turno di uno dei ragazzi più bravi sia tecnicamente che atleticamente.
Nessuno aveva dubbi sul fatto che avrebbe eseguito quel colpo senza problemi (che tra l' altro non ha nessun senso aldilà della spettacolarità fine a sè stessa).
Infatti partì e saltò in modo perfetto, colpendo con potenza e precisione entrambi i bersagli.
Una frazione di secondo dopo, cadendo a terra, sbagliò ad appoggiare i piedi (dato il colpo di tallone non riuscì a riestenderli in tempo) e si spezzò all' istante entrambi i tendini d' Achille.
Ora io mi chiedo: a che pro?
Per quale motivo quel ragazzo si è dovuto rovinare la salute, senza contare i disagi, le ripercussioni economiche e lavorative?
Da quel giorno per lui si è aperto un calvario che gli ha impedito di tornare a praticare attività fisica come un tempo.
Si è trattato di un incidente si dice.
Certo, capita, ma quanto ha influito nell' episodio il fatto di praticare una stracazzo di AMT?
Il fatto di aver dovuto provare un colpo senza senso, puro circo, troppo rischioso nonostante le sue abilità riconosciute?
Quanto ha influito la stupidità del maestro che ha fatto provare una tale scemenza a fine allenamento, su di una superficie inadeguata (era un tatami da Judo, figuriamoci se fosse stato sul duro) e incoraggiando le qualità sceniche di quell' esercizio, proprio come richiesto da quell' arte marziale?
Già che ci siamo racconto un altro episodio simile.
Condizioni similari, fine allenamento e voglia di far provare qualche tecnica "wow!" anche a gente incapace di stare in piedi.
In questo caso un calcio laterale saltato, superando un ostacolo a terra per colpire uno scudo trattenuto dai compagni.
Certo, l' istruttore raccomanda di provarci solo a chi se la sente... ma come si può confidare nell' autocritica di chi è preso dall' entusiasmo e magari si è iscritto proprio per fare quelle cose, senza però essere stato preparato prima?
E così ecco un altro ragazzo che prende la rincorsa, si libra in aria in un orribile gesto tecnico (come spesso accade questo colpo è persino più debole di quello tirato a terra) e poi frana sul piede, spezzandosi in due tibia e perone per la rovinosa caduta di peso.
Poi la degenza, l' operazione, i chiodi nelle ossa...
E anche lui per cosa?
Per aver voluto tirare un calcio come quelli dei film, da raccontare agli amici o da immortalare per l' album di Facebook?
Perchè in fondo ci avevano detto che questa AMT fosse adatta a tutti "da 0 a 90 anni" e quindi è sufficiente la passione per imparare gesti che, diavolo cane, non sono affatto per tutti?
Per essersi fidati ciecamente del Maestrone che ci ha spronati a correre il rischio, perdendo di vista una ragionevole autocritica?
E ancora ho visto gente che proponeva a neofiti proiezioni saltando con le gambe al collo, giusto per accrescere il loro entusiasmo ma facendoli schiantare pericolosamente a terra con la testa...
Proiezioni assurde in cui il compagno deve trovarsi in verticale aerea durante l' esecuzione, rischiando un Piledriver che neanche Undertaker dei tempi migliori...
Gente che si è slogata i polsi cadendo perchè si ostinava a dover calciare il più in alto possibile pur non avendo la mobilità per farlo...
E' curioso notare che nella ginnastica artistica, dove gli atleti in teoria rischiano l' osso del collo con piroette al limite della fisica, ci sia un numero di incidenti drammaticamente inferiore rispetto alle arti marziali.
E così avviene anche nel Parkour, praticato tra l' altro sul duro.
Ciò che fa la differenza è un metodo di insegnamento e propedeutica completamente diversi e allenati progressivamente, con strumenti adeguati e con consapevolezza.
Non troverete nessuna signora grassoccia nè alcun cinquantenne in queste pratiche, ma nemmeno ragazzini appena arrivati a cui venga chiesto di provare a fare subito un doppio carpiato.
Invece chissà perchè certe AMT sono ancora definite per tutti: non servono doti allenate fin da poppanti, predisposizioni genetiche, metodologie e strutture adeguate, preparazione focalizzata e costante: basta avere la passione e credere nella Via...
Una sera, per variare l' allenamento, il maestro decise di far provare delle tecniche acrobatiche di calcio, come possibile preparazione per le esibizioni.
Ai tempi naturalmente andavamo matti per certe idiozie circensi, perchè ci illudevamo ancora che tirare colpi in modo acrobatico e tecnicamente difficoltoso fosse sinonimo di abilità marziale.
In particolare quella sera si provava un doppio calcio in volo: dopo una breve rincorsa si doveva saltare, avvitarsi (ritrovandosi in orizzontale con la pancia rivolta verso terra) e colpire con entrambi i talloni gli scudi tenuti dai compagni.
Chiaramente una volta colpiti si cadeva a terra ancora orizzontali, cercando di applicare la cosidetta caduta "a foglia morta" per ammortizzare l' impatto (cercate i video su YouTube per vederla).
Venne il turno di uno dei ragazzi più bravi sia tecnicamente che atleticamente.
Nessuno aveva dubbi sul fatto che avrebbe eseguito quel colpo senza problemi (che tra l' altro non ha nessun senso aldilà della spettacolarità fine a sè stessa).
Infatti partì e saltò in modo perfetto, colpendo con potenza e precisione entrambi i bersagli.
Una frazione di secondo dopo, cadendo a terra, sbagliò ad appoggiare i piedi (dato il colpo di tallone non riuscì a riestenderli in tempo) e si spezzò all' istante entrambi i tendini d' Achille.
Ora io mi chiedo: a che pro?
Per quale motivo quel ragazzo si è dovuto rovinare la salute, senza contare i disagi, le ripercussioni economiche e lavorative?
Da quel giorno per lui si è aperto un calvario che gli ha impedito di tornare a praticare attività fisica come un tempo.
Si è trattato di un incidente si dice.
Certo, capita, ma quanto ha influito nell' episodio il fatto di praticare una stracazzo di AMT?
Il fatto di aver dovuto provare un colpo senza senso, puro circo, troppo rischioso nonostante le sue abilità riconosciute?
Quanto ha influito la stupidità del maestro che ha fatto provare una tale scemenza a fine allenamento, su di una superficie inadeguata (era un tatami da Judo, figuriamoci se fosse stato sul duro) e incoraggiando le qualità sceniche di quell' esercizio, proprio come richiesto da quell' arte marziale?
Già che ci siamo racconto un altro episodio simile.
Condizioni similari, fine allenamento e voglia di far provare qualche tecnica "wow!" anche a gente incapace di stare in piedi.
In questo caso un calcio laterale saltato, superando un ostacolo a terra per colpire uno scudo trattenuto dai compagni.
Certo, l' istruttore raccomanda di provarci solo a chi se la sente... ma come si può confidare nell' autocritica di chi è preso dall' entusiasmo e magari si è iscritto proprio per fare quelle cose, senza però essere stato preparato prima?
E così ecco un altro ragazzo che prende la rincorsa, si libra in aria in un orribile gesto tecnico (come spesso accade questo colpo è persino più debole di quello tirato a terra) e poi frana sul piede, spezzandosi in due tibia e perone per la rovinosa caduta di peso.
Poi la degenza, l' operazione, i chiodi nelle ossa...
E anche lui per cosa?
Per aver voluto tirare un calcio come quelli dei film, da raccontare agli amici o da immortalare per l' album di Facebook?
Perchè in fondo ci avevano detto che questa AMT fosse adatta a tutti "da 0 a 90 anni" e quindi è sufficiente la passione per imparare gesti che, diavolo cane, non sono affatto per tutti?
Per essersi fidati ciecamente del Maestrone che ci ha spronati a correre il rischio, perdendo di vista una ragionevole autocritica?
E ancora ho visto gente che proponeva a neofiti proiezioni saltando con le gambe al collo, giusto per accrescere il loro entusiasmo ma facendoli schiantare pericolosamente a terra con la testa...
Proiezioni assurde in cui il compagno deve trovarsi in verticale aerea durante l' esecuzione, rischiando un Piledriver che neanche Undertaker dei tempi migliori...
Gente che si è slogata i polsi cadendo perchè si ostinava a dover calciare il più in alto possibile pur non avendo la mobilità per farlo...
E' curioso notare che nella ginnastica artistica, dove gli atleti in teoria rischiano l' osso del collo con piroette al limite della fisica, ci sia un numero di incidenti drammaticamente inferiore rispetto alle arti marziali.
E così avviene anche nel Parkour, praticato tra l' altro sul duro.
Ciò che fa la differenza è un metodo di insegnamento e propedeutica completamente diversi e allenati progressivamente, con strumenti adeguati e con consapevolezza.
Non troverete nessuna signora grassoccia nè alcun cinquantenne in queste pratiche, ma nemmeno ragazzini appena arrivati a cui venga chiesto di provare a fare subito un doppio carpiato.
Invece chissà perchè certe AMT sono ancora definite per tutti: non servono doti allenate fin da poppanti, predisposizioni genetiche, metodologie e strutture adeguate, preparazione focalizzata e costante: basta avere la passione e credere nella Via...
mercoledì 13 luglio 2011
Focus on: Wing Chun
Per stasera non mi dilungherò a raccontare le mie esperienze nel Wing Chun e tutto quello che poi ho scoperto a posteriori.
Di certo si tratta di una delle AMT più bistrattate e discusse, nonchè autentica fucina di fenomeni che la metà basta.
Perchè il Wing Chun (da ora WX visto che gli adepti non vanno d' accordo nemmeno sul nome) ha una peculiarità che lo differenzia dalle altre arti marziali: ognuno dichiara di praticare quello vero, quello che funziona, quello migliore di tutti gli altri.
Sì perchè non bastava che in passato sia stato pubblicizzato, con tecniche commerciali da far invidia a Mediaset, come "l' arte marziale che sconfigge tutte le altre arti marziali", no... ci si sono messi pure gli stessi praticanti a litigare tra di loro per decretare chi facesse l' unico e vero sistema autentico!
Mi è venuta in mente un' osservazione.
Riguardo allo sbattimento per decidere chi faccia quello più vero e funzionale penso ci sia poco da aggiungere, sono discorsi da frustrati e ne ho parlato a sufficienza.
Ditemi voi se si è mai sentito un pugile dire che il suo pugilato sia quello vero tradizionale, migliore del tuo che "è modificato e quindi sbagliato"... ma per piacere.
In qualsiasi sport da combattimento certe cose nemmeno si bisbigliano, tanto alla fin fine se tu con un calcio à la cazzo mi stendi hai vinto e buonanotte.
Quello che però mi fa riflettere è questa ostinazione dei praticanti di WX nel volersi proporre come depositari dello stile vero.
Non sto esagerando, se fate una ricerca tra forum vari e siti web è evidente quale sia il livello di importanza attribuito alla cosa: tutti ritengono di praticare quello migliore.
La cosa assume caratteri al limite del ridicolo quando infine il tal personaggio asserisce di essere l' unico a praticare quello originale, che naturalmente non ha niente (lo ripeto, niente) a che vedere con il 99% di quello che studiano tutti gli altri.
Mi sono fermato a pensarci un pò, perchè per quanto io trovi spassoso leggere certe cose (sostenute a gran voce e con toni molto accesi, perdendo davvero molto tempo per replicare ogni volta) non riesco a capacitarmi del perchè sia tanto importante questa cosa per questa gente.
Qual' è dunque il WX se tanto tutti fanno una cosa diversa e inevitabilmente migliore dagli altri che praticano... lo stesso stile?
Qui entrano in gioco un sacco di fattori sociali/psicologici che mi stupisco di come non siano ovvi a chiunque.
Se io pratico con il maestro Pierino, il quale mi dice che il suo WX è speciale ed efficacissimo, e che a me evidentemente piace e trovo credibile.. grazie al cavolo che per me quello sia "il WX".
La cosa sarebbe inequivocabile se tutti si confrontassero tra di loro, in modo da chiarire il perchè il mio WX sia diverso dal tuo WX.
Ci sta, ma nessuno lo fa.
Ma poi perchè diavolo il mio dovrebbe "funzionare" mentre il tuo no?
Alla fine credeteci o no fanno tutti la stessa cosa!
Stanno solo a puntigliare su idiozie tecniche come gli angoli, il peso, la sensibilità per poi finire a mulinare pugni e colpi "a cazzo" non appena la cosa diventa più libera.
E' l' abilità dialettica dei vari maestri che finisce per far credere il contrario a qualche sprovveduto.
Il WX che funziona... fico.
Ok, voglio fare quello, perchè se a questo punto esistono n versioni di WX (e in particolare ce n'è uno che è proprio quello... originale...) vuol dire che praticare quel WX rende davvero capace me tapino di sconfiggere i Gargantua grazie ai suoi princìpi.
Da una parte si continua a sottolineare che sia la persona a fare la differenza, che anche chi fa un' arte marziale basata sugli sputi possa vincere (basta fare le cose come si deve, no?).
Dall' altra invece stiamo proprio dicendo che ci sia una differenza abissale tra varie scuole dello stesso stile, altrimenti ognuno lo chiamerebbe con un nome diverso (oops! forse è già così..?).
Ma se Pierpaolangelo dice di praticare il WX che funziona, non sta dicendo che lui sia un fortissimo picchiatore, sta dicendo che il suo stile funziona; Ergo chi pratica quello specifico WX diventa capace.
Giusto?
E così alla fine scopriamo che è proprio lo stile a combattere per noi, che se una sera mi difendo da un "pericoloso criminale" tirandogli una scarpata sulla tibia è grazie al mio WX originale... meno male perchè se avessi studiato l' altro ero spacciato.
O per contro c' è chi invece sostiene apertamente di riuscire a far funzionare il WX solo dopo averlo opportunamente modificato ed integrato con le modalità delle arti funzionali (e grazie al cazzo direi).
Ricordiamoci che, piaccia o no, stiamo parlando di hobbysti che praticano per passione ma adorano sentirsi un pò supereroi, le cui esperienze "vere e mortali" sono qualche scazzottata di quando erano diciottenni (e ne deduco per nulla maestri del sistema) e qualche sparring con "kickboxer", "gente che fa mma", "pugili".... come a voler rimarcare di essere all' altezza di professionisti che menano per davvero... confrontandosi però con amatori!
Non fa una piega!
Stiamo parlando di gente che decanta assoluta efficacia in caso di difesa personale, ma poi si deprime perchè nella realtà non può mica accecare, strappare palle, estirpare bulbi oculari (tutte tecniche per cui serva studiare per decenni uno stile "autentico e originale"...) e si deve limitare a fare a cazzotti, magari uno soltanto.
Un mondo sempre più favoloso, questo pazzo WX, amalo! :-)
Di certo si tratta di una delle AMT più bistrattate e discusse, nonchè autentica fucina di fenomeni che la metà basta.
Perchè il Wing Chun (da ora WX visto che gli adepti non vanno d' accordo nemmeno sul nome) ha una peculiarità che lo differenzia dalle altre arti marziali: ognuno dichiara di praticare quello vero, quello che funziona, quello migliore di tutti gli altri.
Sì perchè non bastava che in passato sia stato pubblicizzato, con tecniche commerciali da far invidia a Mediaset, come "l' arte marziale che sconfigge tutte le altre arti marziali", no... ci si sono messi pure gli stessi praticanti a litigare tra di loro per decretare chi facesse l' unico e vero sistema autentico!
Mi è venuta in mente un' osservazione.
Riguardo allo sbattimento per decidere chi faccia quello più vero e funzionale penso ci sia poco da aggiungere, sono discorsi da frustrati e ne ho parlato a sufficienza.
Ditemi voi se si è mai sentito un pugile dire che il suo pugilato sia quello vero tradizionale, migliore del tuo che "è modificato e quindi sbagliato"... ma per piacere.
In qualsiasi sport da combattimento certe cose nemmeno si bisbigliano, tanto alla fin fine se tu con un calcio à la cazzo mi stendi hai vinto e buonanotte.
Quello che però mi fa riflettere è questa ostinazione dei praticanti di WX nel volersi proporre come depositari dello stile vero.
Non sto esagerando, se fate una ricerca tra forum vari e siti web è evidente quale sia il livello di importanza attribuito alla cosa: tutti ritengono di praticare quello migliore.
La cosa assume caratteri al limite del ridicolo quando infine il tal personaggio asserisce di essere l' unico a praticare quello originale, che naturalmente non ha niente (lo ripeto, niente) a che vedere con il 99% di quello che studiano tutti gli altri.
Mi sono fermato a pensarci un pò, perchè per quanto io trovi spassoso leggere certe cose (sostenute a gran voce e con toni molto accesi, perdendo davvero molto tempo per replicare ogni volta) non riesco a capacitarmi del perchè sia tanto importante questa cosa per questa gente.
Qual' è dunque il WX se tanto tutti fanno una cosa diversa e inevitabilmente migliore dagli altri che praticano... lo stesso stile?
Qui entrano in gioco un sacco di fattori sociali/psicologici che mi stupisco di come non siano ovvi a chiunque.
Se io pratico con il maestro Pierino, il quale mi dice che il suo WX è speciale ed efficacissimo, e che a me evidentemente piace e trovo credibile.. grazie al cavolo che per me quello sia "il WX".
La cosa sarebbe inequivocabile se tutti si confrontassero tra di loro, in modo da chiarire il perchè il mio WX sia diverso dal tuo WX.
Ci sta, ma nessuno lo fa.
Ma poi perchè diavolo il mio dovrebbe "funzionare" mentre il tuo no?
Alla fine credeteci o no fanno tutti la stessa cosa!
Stanno solo a puntigliare su idiozie tecniche come gli angoli, il peso, la sensibilità per poi finire a mulinare pugni e colpi "a cazzo" non appena la cosa diventa più libera.
E' l' abilità dialettica dei vari maestri che finisce per far credere il contrario a qualche sprovveduto.
Il WX che funziona... fico.
Ok, voglio fare quello, perchè se a questo punto esistono n versioni di WX (e in particolare ce n'è uno che è proprio quello... originale...) vuol dire che praticare quel WX rende davvero capace me tapino di sconfiggere i Gargantua grazie ai suoi princìpi.
Da una parte si continua a sottolineare che sia la persona a fare la differenza, che anche chi fa un' arte marziale basata sugli sputi possa vincere (basta fare le cose come si deve, no?).
Dall' altra invece stiamo proprio dicendo che ci sia una differenza abissale tra varie scuole dello stesso stile, altrimenti ognuno lo chiamerebbe con un nome diverso (oops! forse è già così..?).
Ma se Pierpaolangelo dice di praticare il WX che funziona, non sta dicendo che lui sia un fortissimo picchiatore, sta dicendo che il suo stile funziona; Ergo chi pratica quello specifico WX diventa capace.
Giusto?
E così alla fine scopriamo che è proprio lo stile a combattere per noi, che se una sera mi difendo da un "pericoloso criminale" tirandogli una scarpata sulla tibia è grazie al mio WX originale... meno male perchè se avessi studiato l' altro ero spacciato.
O per contro c' è chi invece sostiene apertamente di riuscire a far funzionare il WX solo dopo averlo opportunamente modificato ed integrato con le modalità delle arti funzionali (e grazie al cazzo direi).
Ricordiamoci che, piaccia o no, stiamo parlando di hobbysti che praticano per passione ma adorano sentirsi un pò supereroi, le cui esperienze "vere e mortali" sono qualche scazzottata di quando erano diciottenni (e ne deduco per nulla maestri del sistema) e qualche sparring con "kickboxer", "gente che fa mma", "pugili".... come a voler rimarcare di essere all' altezza di professionisti che menano per davvero... confrontandosi però con amatori!
Non fa una piega!
Stiamo parlando di gente che decanta assoluta efficacia in caso di difesa personale, ma poi si deprime perchè nella realtà non può mica accecare, strappare palle, estirpare bulbi oculari (tutte tecniche per cui serva studiare per decenni uno stile "autentico e originale"...) e si deve limitare a fare a cazzotti, magari uno soltanto.
Un mondo sempre più favoloso, questo pazzo WX, amalo! :-)
La liberazione
Che cosa amo del fatto di aver smesso di praticare AMT?
Che cosa amo invece degli sport da combattimento e dei sistemi di difesa?
Vediamo:
- Non devo più raccontare agli amici di essere una potenziale macchina assassina.
Uno sportivo a volte vince, a volte perde, e anche quando succede nessuno lo ritiene un incapace (piuttosto ne apprezza il coraggio di essersi messo in gioco).
- Gli amici non pensano più che io sia una "potenziale macchina assassina".
Al massimo uno che sa fare a cazzotti.
- Non devo più credere che un allenamento duro e faticoso sia fatto di ripetizioni per due ore di movimenti a marionetta e posizioni dannose per la salute.
Ora un allenamento faticoso è quello in cui il mio fisico è provato, non la mia pazienza.
- Nessuno pretende più di farmi la morale della vita prendendo spunto da presunti valori etici di una ginnastica.
La morale me la fanno i miei genitori o persino il vecchietto ignorante giù al bar che nella vita ne ha passate di cotte e di crude, senza conoscere nessun colpo mortale nè filosofia astratta.
- Io non pretendo più di fare la morale agli altri in nome della mia pratica di "ginnastica filosofica".
- Non mi vengono più presentati colpi micidiali ed infallibili, da provare rigorosamente al rallentatore per non intaccarne la forma.
Mi mostrano una tecnica e si da per scontato che la debba provare via via più realisticamente.
E se non dovesse convincermi posso sempre chiederne una dimostrazione, che mi viene data.
Ogni sera, non solo allo stage annuale col supermaestro, che però non può mostrartela davvero se no muori.
- Non devo più allenarmi in preparazione di improbabili aggressioni letali in vicoli oscuri, in cui dovrò sfoderare per l' unica volta nella vita la mia tecnica sopraffina.
Devo allenarmi e basta, con la possibilità di confrontarmi anche tutte le sere in sparring senza per questo rischiare la pelle.
- Non devo più vivere nel terrore di praticare uno stile che forse non è quello "originale", o quello "fatto come si deve", o quello "autentico".
Faccio cose che funzionano qui e adesso, rintracciabili e dimostrabili; E se dovessi inventarne una nuova mi direbbero pure bravo.
- La mia abilità non è più data dalla mera conoscenza della tal tecnica o esercizio più complicati, "di livello superiore".
E' data dalla mia capacità di applicare anche la prima cosa che abbia imparato contro altre persone, in un contesto realistico.
- Non devo più aspettare degli anni per avere il diritto di apprendere una tecnica, magari perchè allenabile solo da un certo grado in poi.
Posso arricchire il mio bagaglio liberamente ed utilizzarlo come mi pare, anche per i fatti miei.
- Non devo più partecipare ad esibizioni idiote in cui il bambino/ragazza/sfigato di turno mima colpi che devo fingere di subire e che mi sconfiggano.
La scuola di recitazione sta nell' altra stanza.
- Non devo più riverire a prescindere maestroni come se fossero dei capibranco, o assistere alle azioni dei loro docili leccaculo.
Un maestro dimostra di esserlo con i fatti, poi si può andare a bere una birra tutti insieme raccontandosi barzellette, ultimo arrivato compreso.
- Non devo più accampare scuse sul perchè sia quindicesimo Dan di tecniche Ninja (!?) ma abbia la forma fisica pari ad una pera molle, dicendo che nella mia arte si alleni la velocità, i colpi mortali o non abbia bisogno di fiato "perchè mi alleno a terminare lo scontro in un secondo".
Se sono fuori forma so che non mi prenderanno sul serio e basta, e magari non me ne frega nulla perchè sono solo un amatore.
Oppure sarò stimolato a curare la mia preparazione atletica.
- Non devo più preoccuparmi se torno in palestra dopo un anno e non mi ricordo più come si faceva la forma 'X' o l' esercizio 'Y'.
Quello che ho imparato mi resta in testa e basta, al massimo devo solo rimettermi in forma e recuperare le abilità.
- Non devo più sentirmi inadeguato se non ricordo come si pronuncia il nome della tecnica dello stambecco in cinese mandarino.
Posso anche parlare in italiano.
- Non devo più partecipare a stage all' estero per scoprire solo sul posto che verrà proposta una nuova forma, o esercizi dal livello tecnico infimo, alla modica cifra di 80€ + vitto, alloggio e viaggio.
E alla fine di tutto questo ringraziare pure i maestri in nome della "grande famiglia" e della loro "esperienza".
- Non devo più limitare la mia mente incasellando ciò che pratico in programmi numerati, pugno 1, difesa da calcio 2, esercizio a coppie 13...
Faccio, poi mi preoccupo di sapere come si chiama ciò che ho imparato.
- Non devo più "allenarmi" in posizioni e movimenti che non hanno nulla a che vedere con lo scopo, illudendomi che mi daranno un vantaggio decisivo tra dieci anni.
Seguo la biomeccanica umana, mi alleno ad applicarla. Stop.
- Nessun amico mi chiede più di "fargli vedere una mossa", e se chiede una dimostrazione gli posso proporre uno sparring libero.
Posso entrargli con qualche colpo vero o finalizzarlo per convincerlo, senza accampare scuse sul perchè questa volta non sia riuscita la mossa del pangolino.
- Non mi si etichetta più come agile, ma come forte.
- Nessuno si aspetta più che faccia piroette o mosse armoniose e stupefacenti.
La pulizia e perfezione tecnica sono un lusso, non l' obiettivo.
- Se incrocio il Techno Vichingo alterato non devo più raccontare (e raccontarmi) che con la mia arte sarei capace di sconfiggerlo (però solo in caso di combattimento per la vita).
So che le prenderò e lo evito!
- Non devo più assumere un tono altezzoso e saggio per onorare gli insegnamenti degli antichi.
Posso fare gare di rutti, seguire il calcio in tv e fare ironia su chi voglio.
- Non devo prendere le difese del mio maestro spacciandolo come uno che spacca le ossa a tutti solo a guardarlo (anche se probabilmente il mio maestro "rompe le ossa" a me).
Per questo vado da lui ad imparare, e posso chiedergli di fare sparring come prova.
- Non devo litigare con nessuno per convincerlo che il mio stile sia "più" del suo, nè sentirmi frustrato se una sera Paperino picchia uno che pratica il mio stile.
- Non devo più propormi come esperto di difesa personale, o raccontare aneddoti in cui mi sia difeso con una tecnica propria della mia AMT (anche se in realtà non ho mai preso nemmeno uno spintone).
- Non devo più idolatrare personaggi del passato per convincermi che, praticando il loro stesso stile, sia forte e micidiale anche io.
Sono consapevole della differenza che passa tra un professionista e un piccolo agonista di provincia come me.
- Non devo più andare in palestra scazzato perchè questo mese ci si deve preparare per l' esame.
L' esame lo faccio solo con me stesso, le prove le verifico ogni volta che mi confronto.
- Non devo più assistere ad esami ridicoli in cui la gente mima tecniche al vento o con il compagno, gongolandosi per essere passata ad un livello "superiore" della pratica.
E non devo nemmeno veder bocciare gente capace solo perchè quel giorno ha sbagliato a rompere una tavoletta di compensato.
- Non devo più fare esami in cui si valuta tutto tranne le abilità di combattimento, relegandolo ad uno sparring "solo tecnico" e senza contatto in cui viene premiato chi tira più calci girati a caso.
- Non devo più raccontare che quello che faccio sia alla portata di tutti, nè contraddirmi dicendo che io coltivi la "pace tra i popoli" quando in fondo alleno tecniche per ammazzare la gente all' istante.
- Nessun pallone gonfiato mi guarda più dall' alto verso il basso non appena viene a sapere che pratico arti marziali dal nome esotico, come a voler farmi intendere che riuscirebbe a picchiarmi lo stesso.
Mi basta dire che 'faccio lotta' o 'faccio pugilato' e sparisce la boria.
- Quando le ragazze vengono a sapere cosa faccio non mi inquadrano più come "uomo saggio" (?!).
Magari come "uomo... maschio".
(Lo so, è una cosa stupida ma è capitata... e non mi è dispiaciuta eheh :-) )
Che cosa amo invece degli sport da combattimento e dei sistemi di difesa?
Vediamo:
- Non devo più raccontare agli amici di essere una potenziale macchina assassina.
Uno sportivo a volte vince, a volte perde, e anche quando succede nessuno lo ritiene un incapace (piuttosto ne apprezza il coraggio di essersi messo in gioco).
- Gli amici non pensano più che io sia una "potenziale macchina assassina".
Al massimo uno che sa fare a cazzotti.
- Non devo più credere che un allenamento duro e faticoso sia fatto di ripetizioni per due ore di movimenti a marionetta e posizioni dannose per la salute.
Ora un allenamento faticoso è quello in cui il mio fisico è provato, non la mia pazienza.
- Nessuno pretende più di farmi la morale della vita prendendo spunto da presunti valori etici di una ginnastica.
La morale me la fanno i miei genitori o persino il vecchietto ignorante giù al bar che nella vita ne ha passate di cotte e di crude, senza conoscere nessun colpo mortale nè filosofia astratta.
- Io non pretendo più di fare la morale agli altri in nome della mia pratica di "ginnastica filosofica".
- Non mi vengono più presentati colpi micidiali ed infallibili, da provare rigorosamente al rallentatore per non intaccarne la forma.
Mi mostrano una tecnica e si da per scontato che la debba provare via via più realisticamente.
E se non dovesse convincermi posso sempre chiederne una dimostrazione, che mi viene data.
Ogni sera, non solo allo stage annuale col supermaestro, che però non può mostrartela davvero se no muori.
- Non devo più allenarmi in preparazione di improbabili aggressioni letali in vicoli oscuri, in cui dovrò sfoderare per l' unica volta nella vita la mia tecnica sopraffina.
Devo allenarmi e basta, con la possibilità di confrontarmi anche tutte le sere in sparring senza per questo rischiare la pelle.
- Non devo più vivere nel terrore di praticare uno stile che forse non è quello "originale", o quello "fatto come si deve", o quello "autentico".
Faccio cose che funzionano qui e adesso, rintracciabili e dimostrabili; E se dovessi inventarne una nuova mi direbbero pure bravo.
- La mia abilità non è più data dalla mera conoscenza della tal tecnica o esercizio più complicati, "di livello superiore".
E' data dalla mia capacità di applicare anche la prima cosa che abbia imparato contro altre persone, in un contesto realistico.
- Non devo più aspettare degli anni per avere il diritto di apprendere una tecnica, magari perchè allenabile solo da un certo grado in poi.
Posso arricchire il mio bagaglio liberamente ed utilizzarlo come mi pare, anche per i fatti miei.
- Non devo più partecipare ad esibizioni idiote in cui il bambino/ragazza/sfigato di turno mima colpi che devo fingere di subire e che mi sconfiggano.
La scuola di recitazione sta nell' altra stanza.
- Non devo più riverire a prescindere maestroni come se fossero dei capibranco, o assistere alle azioni dei loro docili leccaculo.
Un maestro dimostra di esserlo con i fatti, poi si può andare a bere una birra tutti insieme raccontandosi barzellette, ultimo arrivato compreso.
- Non devo più accampare scuse sul perchè sia quindicesimo Dan di tecniche Ninja (!?) ma abbia la forma fisica pari ad una pera molle, dicendo che nella mia arte si alleni la velocità, i colpi mortali o non abbia bisogno di fiato "perchè mi alleno a terminare lo scontro in un secondo".
Se sono fuori forma so che non mi prenderanno sul serio e basta, e magari non me ne frega nulla perchè sono solo un amatore.
Oppure sarò stimolato a curare la mia preparazione atletica.
- Non devo più preoccuparmi se torno in palestra dopo un anno e non mi ricordo più come si faceva la forma 'X' o l' esercizio 'Y'.
Quello che ho imparato mi resta in testa e basta, al massimo devo solo rimettermi in forma e recuperare le abilità.
- Non devo più sentirmi inadeguato se non ricordo come si pronuncia il nome della tecnica dello stambecco in cinese mandarino.
Posso anche parlare in italiano.
- Non devo più partecipare a stage all' estero per scoprire solo sul posto che verrà proposta una nuova forma, o esercizi dal livello tecnico infimo, alla modica cifra di 80€ + vitto, alloggio e viaggio.
E alla fine di tutto questo ringraziare pure i maestri in nome della "grande famiglia" e della loro "esperienza".
- Non devo più limitare la mia mente incasellando ciò che pratico in programmi numerati, pugno 1, difesa da calcio 2, esercizio a coppie 13...
Faccio, poi mi preoccupo di sapere come si chiama ciò che ho imparato.
- Non devo più "allenarmi" in posizioni e movimenti che non hanno nulla a che vedere con lo scopo, illudendomi che mi daranno un vantaggio decisivo tra dieci anni.
Seguo la biomeccanica umana, mi alleno ad applicarla. Stop.
- Nessun amico mi chiede più di "fargli vedere una mossa", e se chiede una dimostrazione gli posso proporre uno sparring libero.
Posso entrargli con qualche colpo vero o finalizzarlo per convincerlo, senza accampare scuse sul perchè questa volta non sia riuscita la mossa del pangolino.
- Non mi si etichetta più come agile, ma come forte.
- Nessuno si aspetta più che faccia piroette o mosse armoniose e stupefacenti.
La pulizia e perfezione tecnica sono un lusso, non l' obiettivo.
- Se incrocio il Techno Vichingo alterato non devo più raccontare (e raccontarmi) che con la mia arte sarei capace di sconfiggerlo (però solo in caso di combattimento per la vita).
So che le prenderò e lo evito!
- Non devo più assumere un tono altezzoso e saggio per onorare gli insegnamenti degli antichi.
Posso fare gare di rutti, seguire il calcio in tv e fare ironia su chi voglio.
- Non devo prendere le difese del mio maestro spacciandolo come uno che spacca le ossa a tutti solo a guardarlo (anche se probabilmente il mio maestro "rompe le ossa" a me).
Per questo vado da lui ad imparare, e posso chiedergli di fare sparring come prova.
- Non devo litigare con nessuno per convincerlo che il mio stile sia "più" del suo, nè sentirmi frustrato se una sera Paperino picchia uno che pratica il mio stile.
- Non devo più propormi come esperto di difesa personale, o raccontare aneddoti in cui mi sia difeso con una tecnica propria della mia AMT (anche se in realtà non ho mai preso nemmeno uno spintone).
- Non devo più idolatrare personaggi del passato per convincermi che, praticando il loro stesso stile, sia forte e micidiale anche io.
Sono consapevole della differenza che passa tra un professionista e un piccolo agonista di provincia come me.
- Non devo più andare in palestra scazzato perchè questo mese ci si deve preparare per l' esame.
L' esame lo faccio solo con me stesso, le prove le verifico ogni volta che mi confronto.
- Non devo più assistere ad esami ridicoli in cui la gente mima tecniche al vento o con il compagno, gongolandosi per essere passata ad un livello "superiore" della pratica.
E non devo nemmeno veder bocciare gente capace solo perchè quel giorno ha sbagliato a rompere una tavoletta di compensato.
- Non devo più fare esami in cui si valuta tutto tranne le abilità di combattimento, relegandolo ad uno sparring "solo tecnico" e senza contatto in cui viene premiato chi tira più calci girati a caso.
- Non devo più raccontare che quello che faccio sia alla portata di tutti, nè contraddirmi dicendo che io coltivi la "pace tra i popoli" quando in fondo alleno tecniche per ammazzare la gente all' istante.
- Nessun pallone gonfiato mi guarda più dall' alto verso il basso non appena viene a sapere che pratico arti marziali dal nome esotico, come a voler farmi intendere che riuscirebbe a picchiarmi lo stesso.
Mi basta dire che 'faccio lotta' o 'faccio pugilato' e sparisce la boria.
- Quando le ragazze vengono a sapere cosa faccio non mi inquadrano più come "uomo saggio" (?!).
Magari come "uomo... maschio".
(Lo so, è una cosa stupida ma è capitata... e non mi è dispiaciuta eheh :-) )
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