Come anticipato nel post precedente vorrei dedicare qualche osservazione in più riguardo ad uno degli utenti tipici dei corsi di arti marziali, il "ragazzino goffo".
Uso questa definizione solo per comodità, intendendo più in generale quel tipo di persone che si avvicinano a questo mondo spinte dal senso di rivalsa.
La rivalsa verso i bulli, i prepotenti, spesso in seguito ad episodi di bullismo (anche in tempi lontani) o comunque per via di una posizione sociale per così dire... sfigata.
Non voglio essere troppo diplomatico, diciamo le cose come stanno: noi tutti, soprattutto nell' adolescenza, conoscevamo qualche nerd, qualcuno preso di mira per le ragioni più disparate e incapace di farsi valere.
Lo sfigato della classe, quello che non sapeva stare in mezzo agli altri (e magari li evitava proprio), il debole che le prendeva un giorno sì e l' altro pure.
Ma anche il compagno timido, apatico o fisicamente ridicolo.
Questo tipo di utente è molto diffuso, anche se magari le sue caratteristiche non sono così evidenti.
Sono così, in fondo, anche la maggior parte di quelli che si avvicinano ai corsi di difesa personale.
Ho già scritto in passato di come iscriversi a questi corsi sia un segno intrinseco di debolezza, purtroppo affrontata in un modo discutibile.
Cosa si aspetta di trovare un "ragazzino goffo" nelle arti marziali?
E qui ci caliamo a piombo nel disastro mediatico perpetrato negli anni verso queste discipline.
Innanzitutto è doveroso distinguere il tipo di pratica scelta, perchè è di questo che sto parlando.
Per adesso limitiamoci alla scelta non dico sbagliata in assoluto ma più rischiosa.
E ovviamente si tratta delle AMT e dei corsi di autodifesa.
E' sempre emblematico il fatto che le persone meno temibili scelgano con preferenza arti marziali in cui non si competa ma si presuma di apprendere a combattere "per la vita", "senza regole".
Anche questo suona spesso come un' infantile esagerazione di intenzioni, quasi a voler fare qualcosa di più aggressivo e micidiale di quanto facciano i bulli tamarri (che per contratto praticano sport da combattimento e sono tutti tatuati, nonchè muratori ignoranti).
Non torno a ripetermi sui rischi di tali pratiche, in cui è davvero facile credere di essere diventati potenti guerrieri da strada senza aver mai combattuto full contact.
Il rischio è anche un altro, molto più sottile: perdere l' occasione di guadagnare la vera ed autentica autostima.
Perchè parlare di mere tecniche è molto riduttivo in questo caso: al ragazzino nerd non servono le tecniche più di quanto serva avere finalmente fiducia in sè stesso e, soprattutto, imparare a stare con le persone, a tirar fuori il carattere e a capire come giri il mondo.
E il mondo, ahimè, non è rispettoso e cavalleresco come viene spesso dipinto dai maestri delle sacre arti orientali.
Voglio raccontare una storia, la mia.
Ricordo che da bambino non fossi uno sfigato ma ero molto basso, il più basso della classe, e i compagni "bulli" mi prendevano spesso in giro per questo.
A peggiorare la situazione si da il caso che il mio migliore amico fosse quello più alto di tutti e questo scatenava ulteriore ilarità nei miei confronti.
Soprattutto ero permaloso, e questo era lo scacco matto.
Iniziai a praticare Karate per altre ragioni, ma quel primo contatto con le arti marziali segnò in modo significativo il mio "sviluppo marziale".
Per carità, non che fosse sbagliato a priori: ma dal momento che ero tutt' altro che una testa calda, tutti quegli insegnamenti di giustizia, fratellanza, rispetto ed autocontrollo finirono per "indebolire" ulteriormente la mia situazione sociale, creando le basi per anni ed anni di illusioni.
Ad esempio mi venne inculcato il senso di autocontrollo inteso come il divieto assoluto di usare il Karate se non per casi estremi di legittima difesa (che poi come si faccia a spiegarlo ad un bambino è tutto da capire...): e io a scuola, ai compagni curiosissimi nel scoprire che il nanetto faceva arti marziali, finivo per dire che non potessi reagire per via di una specie di codice d' onore samurai.
E loro ridevano ancora di più, e io mi rodevo il fegato perchè non volevo infrangere il sacro insegnamento.
Oppure mi convinsi che un "vero marzialista" rifuggesse la violenza in ogni sua forma, come una specie di Ghandi, e qualsiasi vizio umano, un asceta che mirasse alla pace tra gli uomini e alla giustizia universale.
Tutta questa serie di valori etici giusti ma "forzati" perdurò negli anni e durante tutta la mia lunghissima esperienza nei successivi stili, tra l' altro scelti in base a quel codice etico comune: sante arti marziali "tradizionali" orientali in cui non si impari solo a menare ma anche ad elevarsi come uomini e bla bla bla bla...
Intendiamoci, sono tutte cose giustissime e auspicabili.
Ma il mondo non gira così e non sono quelle persone e quelle pratiche a dover impartire massime di vita.
Non loro, non i loro esponenti e praticanti che si sono macchiati di nefandezze che la metà basta.
Tutte bugie, etica stampata su un foglio per facciata ma poco o nulla di autentico.
Quando poi ho iniziato a capire come girasse il mondo, e purtroppo ero già un pò in ritardo, mi sono accorto che in tutto ciò che prima denigravo c' era molto di buono: in fondo era solo una questione di punti di vista.
E quando infine ho effettuato il passaggio definitivo da "nanetto debole, permaloso e arrabbiato col mondo" a "persona normale" ho capito dove stessero gli errori, con la limpidezza di chi giudica gli avvenimenti al di sopra delle parti.
Oggi sono anche consapevole di come mi sia guadagnato certi aspetti positivi del mio carattere, più in generale la determinazione, la decisione, la disciplina: quegli aspetti che, per l' appunto, normalmente vengono associati solo alle arti marziali tradizionali.
E no, la fase delle AMT mi ha dato molto meno del resto.
Quei valori preconfezionati, quegli allenamenti limitati e limitanti, quell' atteggiamento "arrogante" e illuso è valso infinitamente di meno di quanto abbia appreso in pochi anni di sport, agonismo e pesistica.
Non potevo fare molto per la mia statura, ma iniziai ad esempio a curare la forma fisica andando a fare pesi.
Già, proprio quell' attività tanto tamarra e narcisistica che il mio penultimo maestro aborriva: secondo lui a livello tecnico l' arte marziale non necessitava di quei muscoli, e a livello morale un marzialista non frequentava ambienti del genere (!!!).
E invece scoprii che in sala pesi non c' erano solo bestioni anabolizzati ma prima di tutto gente determinata, con un obiettivo.
Gente che non si allenava per mettersi in mostra ma per stare bene con sè stessa e soprattutto per avere un fisico sano ed efficente.
Chi non ha mai praticato pesi, e con pesi non intendo necessariamente il Bodybuilding estremo (perchè è questa l' associazione comune), non può capire quanto possa dare un allenamento simile sia in termini di salute, di autostima e persino nei rapporti sociali.
Parliamoci chiaro, un fisico in forma piace a tutti, a chi lo ha e a chi lo guarda.
Non sto parlando di essere definiti e muscolosi come atleti olimpici, ma di essere normali, senza rotoli di adipe che strabordano, incapaci di sostenere due minuti di corsetta blanda e con un aspetto sano.
Conosco un ragazzo che nell 'adolescenza era obeso e posso immaginare lo scherno degli amici e le difficoltà con le ragazze.
Poi decise di fare un cambiamento e iniziò a fare pesi, modificando drasticamente la dieta.
Chi non ha provato non sa quanto sia traumatico farlo.
E oggi è invidiato dagli amici e ricercato dalle ragazze, sicuro di sè e consapevole di cosa significhi fare delle vere rinunce e lavorare verso un obiettivo.
Dal mio punto di vista questi sono insegnamenti molto più sinceri e concreti di qualche parabola elargita da sedicenti maestri, che per primi non dimostrano ciò che pretendono di insegnare.
Quando ho iniziato a praticare sport da combattimento mi sono trovato in un ambiente in cui veniva automatico puntare al miglioramento, e non in nome di qualche filosofia spicciola o raccomandazione paterna.
Ti alleni con gente che è più forte di te, non solo perchè sappia "muoversi armoniosamente", e se quella pratica ti interessa sai che devi impegnarti di più, devi fare sacrifici reali.
E la cosa più bella è che poi i miglioramenti arrivano, e sono tangibili: cominci ad essere tu quello da battere per gli ultimi arrivati, quello preso come riferimento per l' impegno.
Vedi il tuo fisico migliorare per davvero, impari a conoscere i tuoi limiti e i tuoi punti di forza perchè li verifichi ogni volta e ti alleni in un ambiente in cui la disciplina e il rispetto si guadagnano, non sono imposti da un' etichetta.
Perciò tornando a bomba al topic dell' articolo, il ragazzino nerd o il timido impiegato con la pancetta dovrebbero considerare tutto questo prima di lanciarsi nel corso di arti ascetiche orientali o in quello di killer militari assediati da delinquenti in vicoli oscuri.
Questo genere di miglioramento non passa nè da tecniche assassine fatte per finta nè da formalità cavalleresche e massime di vita imposte.
Se vuoi avere una rivalsa sociale, inizia a lavorare duro e in cose pratiche, sfidando tè stesso.
Tutto il resto è noia.
martedì 17 settembre 2013
Questione di parametri
C' era un vecchio intervento che avevo letto su un forum ed avevo salvato perchè lo trovai veramente intelligente e sensato, una di quelle perle che purtroppo finiscono sommerse da tutta la spazzatura lì presente.
Non posso copiarlo per intero e del resto non conosco l' autore, ma se dovesse passare di qui sarò ben lieto di postare il messaggio originale, se lo vorrà.
Comunque l' importante è capire il succo del discorso, che proverò a riportare prendendo spunto da ciò che scrisse lui.
Domanda: esiste gente forte che pratica arti marziali "tradizionali" o astruse, anche di quelle che tanto denigro in questo blog?
Sì.
Posso quindi anche io, comune e timido impiegato mingherlino di provincia, diventare altrettanto forte facendo la stessa cosa?
No.
L' autore riporta un' esperienza che condivido anche io, la conoscenza di tipi tosti che praticavano chi il Wing Chun, chi il Karate classico da paese italiano e così via, dove per "tosti" si intende gente con una buona forma fisica e capace di pestare per bene il prepotente tamarro da discoteca (il famigerato "truzzo minchia porcoddue" ahahah!).
Ovviamente gente che durerebbe pochi secondi contro professionisti da ring o tatami, ma che tra gli uomini comuni sappia dire la loro più che bene.
E senza girarci intorno al praticante medio di questo genere di discipline "da strada" interessa fondamentalmente imparare a menare uomini comuni, spesso riconducibili a bulletti e prepotenti vari.
Il praticante medio che decide di praticare gli stili "senza regole" è disinteressato all' agonismo.
Non di rado maschera questo suo disinteresse dietro alle scuse più curiose, del tipo "ho paura di fare troppo male" (testimone io), "non voglio abituarmi a usare solo tecniche da punteggio sportivo", o ancora "voglio imparare a difendermi contro più persone e più grosse di me" (ohi ohi ohi, che dura verità li aspetta!).
Ma la questione è: chi sono quelle persone che sanno pestare a destra e a sinistra pur facendo quel genere di arti marziali?
Se proviamo a classificarle scopriamo che hanno almeno due di questi fattori in comune, a volte tutti:
- stazza fisica imponente
- esperienza o integrazione in arti funzionali al combattimento (e vabbeh...)
- notevole esperienza di risse o scontri autentici "per strada"
- professione in cui lo scontro fisico e verbale è frequente (es. buttafuori o poliziotto)
- infanzia e adolescenza in quartieri disagiati e violenti
- indole molto determinata quando non propriamente aggressiva e violenta
E qui cade un pò tutto il palco perchè questa è gente che a menar le mani sarebbe stata capace comunque e se avesse praticato esclusivamente discipline funzionali sarebbe diventata ancora più temibile.
Ma la questione chiave è che lo sport, anche a livello amatoriale, da dei numeri, dei parametri.
Dei "limiti", che non sono quelli delle tecniche usate, ma quelli ben più temuti dai cosidetti tradizionalisti: i propri limiti.
Quando si ha un metro di misura quantificabile, dopo un pò saprai con chi puoi vedertela, a chi sei in grado di darle e chi invece te le darà sempre e comunque.
Sai per quanto tempo riesci a correre e a che velocità.
Sai che non puoi parlare di forze, angoli ed energie speciali nelle braccia se non riesci a sollevare quaranta chili alla panca piana.
Sai che tutte le tecniche, i principi, gli angoli di attacco e difesa, le posizioni fiorite e persino le tecniche dimostrabili possono andare a farsi benedire, e lo fanno, anche in uno sparring leggero.
Sai che persino le tecniche usate in gabbia possono non essere adatte a te, o tu non essere predisposto a portarle.
E alcuni personaggi ben piazzati fisicamente magari preferiscono evitarli questi metri di misura, per cucirsi addosso il mito da picchiatore invincibile: ti presenti in mezzo ad una marmaglia di mezzi nerd, ragazzine, omini con la pancetta, molli qualche ceffone a chi alza la cresta e alimenti voci su di te.
E' quello che è successo ad esempio con un noto personaggio del Wing Chun, uno che dichiarava trecento combattimenti da strada (su cui ci sarebbe da discutere per un post intero) e l' altro che era "l' amico di Bruce Lee nelle risse".
Poi un giorno è successo che si siano menati tra di loro, con tanto di telecamera, e invece del combattimento epico tra super maestri che tutti si aspettavano, la cosa si è risolta in un modo imbarazzante, al limite del ridicolo.
In sostanza dove non c'è il confronto la gente si attacca a mille scuse e a leggende urbane: e così si alimentano dicerie di sifu con abilità tecniche paranormali, maestri di Aikido che fanno volare agonisti di Muay Thai, karateka che "ai tempi" minacciavano la mafia del paese e così via.
Quello che manca sono le prove: mai nessuno di questi personaggi dall' ego smisurato e la disonestà nell' animo si azzarda a portare delle semplicissime prove di ciò che afferma.
Al giorno d' oggi le possibilità in merito sono infinite, tra videofonini e stage open, ma nessuno di loro accetta di dare una prova inequivocabile della propria capacità di applicare ciò che insegna contro un pari peso non collaborativo.
E come ho ribadito spesso nel blog, non si parla di tirare due pestoni e un calcio alle palle, al che siam buoni tutti a maggior ragione se con le caratteristiche elencate prima.
Si tratta di dimostrare esattamente quelle tecniche e quei principi su cui si fondano certe arti marziali.
E' troppo comodo fare jab-diretto-bajana-armbar e raccontarla con la storia dei principi che "sono uguali per tutti".
L' intervento originale, che ho dovuto copiare in varie parti perchè esposto meglio di quanto potessi fare io, terminava con un consiglio da dare al classico ragazzino goffo che è stufo di prenderle, ma di questo parlerò in un altro post dedicato.
Il nocciolo della questione resta uno: non si può avere idea di qualcosa fino a che non la si inquadri secondo dei parametri definibili.
A raccontar storie si fa presto.
Soprattutto a sè stessi.
Non posso copiarlo per intero e del resto non conosco l' autore, ma se dovesse passare di qui sarò ben lieto di postare il messaggio originale, se lo vorrà.
Comunque l' importante è capire il succo del discorso, che proverò a riportare prendendo spunto da ciò che scrisse lui.
Domanda: esiste gente forte che pratica arti marziali "tradizionali" o astruse, anche di quelle che tanto denigro in questo blog?
Sì.
Posso quindi anche io, comune e timido impiegato mingherlino di provincia, diventare altrettanto forte facendo la stessa cosa?
No.
L' autore riporta un' esperienza che condivido anche io, la conoscenza di tipi tosti che praticavano chi il Wing Chun, chi il Karate classico da paese italiano e così via, dove per "tosti" si intende gente con una buona forma fisica e capace di pestare per bene il prepotente tamarro da discoteca (il famigerato "truzzo minchia porcoddue" ahahah!).
Ovviamente gente che durerebbe pochi secondi contro professionisti da ring o tatami, ma che tra gli uomini comuni sappia dire la loro più che bene.
E senza girarci intorno al praticante medio di questo genere di discipline "da strada" interessa fondamentalmente imparare a menare uomini comuni, spesso riconducibili a bulletti e prepotenti vari.
Il praticante medio che decide di praticare gli stili "senza regole" è disinteressato all' agonismo.
Non di rado maschera questo suo disinteresse dietro alle scuse più curiose, del tipo "ho paura di fare troppo male" (testimone io), "non voglio abituarmi a usare solo tecniche da punteggio sportivo", o ancora "voglio imparare a difendermi contro più persone e più grosse di me" (ohi ohi ohi, che dura verità li aspetta!).
Ma la questione è: chi sono quelle persone che sanno pestare a destra e a sinistra pur facendo quel genere di arti marziali?
Se proviamo a classificarle scopriamo che hanno almeno due di questi fattori in comune, a volte tutti:
- stazza fisica imponente
- esperienza o integrazione in arti funzionali al combattimento (e vabbeh...)
- notevole esperienza di risse o scontri autentici "per strada"
- professione in cui lo scontro fisico e verbale è frequente (es. buttafuori o poliziotto)
- infanzia e adolescenza in quartieri disagiati e violenti
- indole molto determinata quando non propriamente aggressiva e violenta
E qui cade un pò tutto il palco perchè questa è gente che a menar le mani sarebbe stata capace comunque e se avesse praticato esclusivamente discipline funzionali sarebbe diventata ancora più temibile.
Ma la questione chiave è che lo sport, anche a livello amatoriale, da dei numeri, dei parametri.
Dei "limiti", che non sono quelli delle tecniche usate, ma quelli ben più temuti dai cosidetti tradizionalisti: i propri limiti.
Quando si ha un metro di misura quantificabile, dopo un pò saprai con chi puoi vedertela, a chi sei in grado di darle e chi invece te le darà sempre e comunque.
Sai per quanto tempo riesci a correre e a che velocità.
Sai che non puoi parlare di forze, angoli ed energie speciali nelle braccia se non riesci a sollevare quaranta chili alla panca piana.
Sai che tutte le tecniche, i principi, gli angoli di attacco e difesa, le posizioni fiorite e persino le tecniche dimostrabili possono andare a farsi benedire, e lo fanno, anche in uno sparring leggero.
Sai che persino le tecniche usate in gabbia possono non essere adatte a te, o tu non essere predisposto a portarle.
E alcuni personaggi ben piazzati fisicamente magari preferiscono evitarli questi metri di misura, per cucirsi addosso il mito da picchiatore invincibile: ti presenti in mezzo ad una marmaglia di mezzi nerd, ragazzine, omini con la pancetta, molli qualche ceffone a chi alza la cresta e alimenti voci su di te.
E' quello che è successo ad esempio con un noto personaggio del Wing Chun, uno che dichiarava trecento combattimenti da strada (su cui ci sarebbe da discutere per un post intero) e l' altro che era "l' amico di Bruce Lee nelle risse".
Poi un giorno è successo che si siano menati tra di loro, con tanto di telecamera, e invece del combattimento epico tra super maestri che tutti si aspettavano, la cosa si è risolta in un modo imbarazzante, al limite del ridicolo.
In sostanza dove non c'è il confronto la gente si attacca a mille scuse e a leggende urbane: e così si alimentano dicerie di sifu con abilità tecniche paranormali, maestri di Aikido che fanno volare agonisti di Muay Thai, karateka che "ai tempi" minacciavano la mafia del paese e così via.
Quello che manca sono le prove: mai nessuno di questi personaggi dall' ego smisurato e la disonestà nell' animo si azzarda a portare delle semplicissime prove di ciò che afferma.
Al giorno d' oggi le possibilità in merito sono infinite, tra videofonini e stage open, ma nessuno di loro accetta di dare una prova inequivocabile della propria capacità di applicare ciò che insegna contro un pari peso non collaborativo.
E come ho ribadito spesso nel blog, non si parla di tirare due pestoni e un calcio alle palle, al che siam buoni tutti a maggior ragione se con le caratteristiche elencate prima.
Si tratta di dimostrare esattamente quelle tecniche e quei principi su cui si fondano certe arti marziali.
E' troppo comodo fare jab-diretto-bajana-armbar e raccontarla con la storia dei principi che "sono uguali per tutti".
L' intervento originale, che ho dovuto copiare in varie parti perchè esposto meglio di quanto potessi fare io, terminava con un consiglio da dare al classico ragazzino goffo che è stufo di prenderle, ma di questo parlerò in un altro post dedicato.
Il nocciolo della questione resta uno: non si può avere idea di qualcosa fino a che non la si inquadri secondo dei parametri definibili.
A raccontar storie si fa presto.
Soprattutto a sè stessi.
lunedì 16 settembre 2013
Perdere di vista la realtà
Questa mattina mi sono ritrovato a ricordare alcune delle tecniche che studiavo tanti tanti anni fa, quando praticavo ancora AMT.
C' era un esercizio in particolare che racchiudeva tutta una serie di tecniche e controtecniche, e per il quale ciascuno doveva imparare uno dei ruoli di attaccante o difensore.
Ognuna di queste tecniche era però qualcosa di effettivo, ovvero la soluzione di quell' arte marziale ad un determinato attacco: nelle intenzioni non si trattava di qualcosa di artistico, fine a sè stesso.
Ma il risultato era esattamente quello.
Beh, stamattina mi si accapponava letteralmente la pelle nel ripercorrere con la memoria tali indicibili scemenze... tecniche che non avevano alcun fondamento nella realtà, e non solo perchè non venissero mai provate "sul serio".
Situazioni in cui ad esempio uno doveva eseguire dei pugni ben definiti e a volte ci si ingarbugliava perchè si sbagliava la sequenza.
Calci circolari parati con le due mani a fermare la tibia.
Assurdi "armbar" con i piedi contro il collo e l' ascella del compagno, facendo solo una leva sul polso.
Ridicole strette in cui l' aggressore tendeva semplicemente le braccia ai nostri lati, e difese ancora più comiche.
Proiezioni in cui era chi subiva a doversi lanciare nel modo corretto.
E potrei continuare per ore.
Per la cronaca sottolineo che non praticavo l' arte marziale creata ad hoc dal maestro Pincopallino per il suo piccolo corsetto di paese, come purtroppo avviene spessissimo ancora adesso.
Praticavo qualcosa di diffuso in molti paesi del mondo.
E mentre mi sanguinava il cervello ripensando a quanto tempo abbia perso con certe pagliacciate, ho dovuto anche ammettere che nonostante tutto, a quei tempi, nessuno di noi si poneva dubbi a riguardo.
Io per primo praticavo quella spazzatura senza farmi alcuna domanda, come se fossi stato ipnotizzato e incapace di rendermi conto che nessuna di quelle tecniche potesse riuscire per davvero.
Come già detto mi sono ritrovato a mia volta ad insegnare le stesse cose e questo aggrava la sensazione di essere stato succube di quel mondo.
Ma il punto è proprio questo: in effetti non è che credessi a nulla, si andava in palestra a fare "arti marziali" e questo bastava.
Ci venivano mostrate delle tecniche, dei movimenti, e nessuno interrompeva il maestro per porre domande sulla loro applicabilità.
Le uniche domande riguardavano l' estetica corretta dell' esecuzione.
La mano doveva essere messa così, a quell' altezza; Il calcio doveva fare un giro in quel modo; Il compagno doveva reagire così a quel colpo.
Persino quando, infine, si dedicava una lezione alle applicazioni pratiche di tutto ciò, nessuno pensava di rovinare quel bel gioco facendo osservazioni troppo maliziose.
Ma non per rispetto: non ci passavano proprio per la testa, non ne eravamo capaci.
Del resto eravamo tutti convinti che in fondo fosse tutta una questione di principi.
Quando pratichi per anni quel genere di arti marziali, in quel tipo di ambiente, credi sul serio che la cura cinestetica sia solo un' enfatizzazione delle tecniche reali, una specie di "licenza artistica" per rendere più bella e affascinante la pratica.
Credi che aldilà dell' aspetto tu stia imparando ad applicare micidiali tecniche di difesa ed attacco.
Continuo a ripetermi che io fossi consapevole di tutto questo, che "stessi al gioco" ma sapessi applicare il tutto "nel momento del bisogno".
Purtroppo con le conoscenze che ho oggi posso dire che erano tutte illusioni e di strada ne dovevo percorrere ancora tantissima.
Quello che vorrei rimarcare in questo intervento è la condizione mentale in cui ci si ritrova quando si pratica un certo tipo di arti marziali.
Non mi ritengo uno stupido e non posso dire che lo fossi a quei tempi, perciò la cosa non ha a che fare con l' intelligenza ma con l' ingenuità.
L' ingenuità di chi entra a far parte di un mondo in cui tutti perdono di vista l' onestà intellettuale e l' obiettività.
E' una banale questione sociale: se nel tuo gruppo tutti si comportano in un certo modo e credono a certe cose, finisci per farlo anche tu e ad accettarlo.
La cosa è ancora più evidente se non hai alcuna conoscenza dell' argomento: un neofita totale si beve qualsiasi cosa gli venga raccontata e la accetta senza problemi se trova la pratica piacevole.
Solo oggi riesco a rendermi conto di quanto sia difficile depurarsi da certe convinzioni e imparare a distinguere le baggianate dalle cose funzionali.
Ed è significativo il fatto che stiamo parlando di qualcosa di piuttosto ovvio, segno che quando pratichi certe arti marziali rischi davvero di perdere la cognizione della realtà.
C' era un esercizio in particolare che racchiudeva tutta una serie di tecniche e controtecniche, e per il quale ciascuno doveva imparare uno dei ruoli di attaccante o difensore.
Ognuna di queste tecniche era però qualcosa di effettivo, ovvero la soluzione di quell' arte marziale ad un determinato attacco: nelle intenzioni non si trattava di qualcosa di artistico, fine a sè stesso.
Ma il risultato era esattamente quello.
Beh, stamattina mi si accapponava letteralmente la pelle nel ripercorrere con la memoria tali indicibili scemenze... tecniche che non avevano alcun fondamento nella realtà, e non solo perchè non venissero mai provate "sul serio".
Situazioni in cui ad esempio uno doveva eseguire dei pugni ben definiti e a volte ci si ingarbugliava perchè si sbagliava la sequenza.
Calci circolari parati con le due mani a fermare la tibia.
Assurdi "armbar" con i piedi contro il collo e l' ascella del compagno, facendo solo una leva sul polso.
Ridicole strette in cui l' aggressore tendeva semplicemente le braccia ai nostri lati, e difese ancora più comiche.
Proiezioni in cui era chi subiva a doversi lanciare nel modo corretto.
E potrei continuare per ore.
Per la cronaca sottolineo che non praticavo l' arte marziale creata ad hoc dal maestro Pincopallino per il suo piccolo corsetto di paese, come purtroppo avviene spessissimo ancora adesso.
Praticavo qualcosa di diffuso in molti paesi del mondo.
E mentre mi sanguinava il cervello ripensando a quanto tempo abbia perso con certe pagliacciate, ho dovuto anche ammettere che nonostante tutto, a quei tempi, nessuno di noi si poneva dubbi a riguardo.
Io per primo praticavo quella spazzatura senza farmi alcuna domanda, come se fossi stato ipnotizzato e incapace di rendermi conto che nessuna di quelle tecniche potesse riuscire per davvero.
Come già detto mi sono ritrovato a mia volta ad insegnare le stesse cose e questo aggrava la sensazione di essere stato succube di quel mondo.
Ma il punto è proprio questo: in effetti non è che credessi a nulla, si andava in palestra a fare "arti marziali" e questo bastava.
Ci venivano mostrate delle tecniche, dei movimenti, e nessuno interrompeva il maestro per porre domande sulla loro applicabilità.
Le uniche domande riguardavano l' estetica corretta dell' esecuzione.
La mano doveva essere messa così, a quell' altezza; Il calcio doveva fare un giro in quel modo; Il compagno doveva reagire così a quel colpo.
Persino quando, infine, si dedicava una lezione alle applicazioni pratiche di tutto ciò, nessuno pensava di rovinare quel bel gioco facendo osservazioni troppo maliziose.
Ma non per rispetto: non ci passavano proprio per la testa, non ne eravamo capaci.
Del resto eravamo tutti convinti che in fondo fosse tutta una questione di principi.
Quando pratichi per anni quel genere di arti marziali, in quel tipo di ambiente, credi sul serio che la cura cinestetica sia solo un' enfatizzazione delle tecniche reali, una specie di "licenza artistica" per rendere più bella e affascinante la pratica.
Credi che aldilà dell' aspetto tu stia imparando ad applicare micidiali tecniche di difesa ed attacco.
Continuo a ripetermi che io fossi consapevole di tutto questo, che "stessi al gioco" ma sapessi applicare il tutto "nel momento del bisogno".
Purtroppo con le conoscenze che ho oggi posso dire che erano tutte illusioni e di strada ne dovevo percorrere ancora tantissima.
Quello che vorrei rimarcare in questo intervento è la condizione mentale in cui ci si ritrova quando si pratica un certo tipo di arti marziali.
Non mi ritengo uno stupido e non posso dire che lo fossi a quei tempi, perciò la cosa non ha a che fare con l' intelligenza ma con l' ingenuità.
L' ingenuità di chi entra a far parte di un mondo in cui tutti perdono di vista l' onestà intellettuale e l' obiettività.
E' una banale questione sociale: se nel tuo gruppo tutti si comportano in un certo modo e credono a certe cose, finisci per farlo anche tu e ad accettarlo.
La cosa è ancora più evidente se non hai alcuna conoscenza dell' argomento: un neofita totale si beve qualsiasi cosa gli venga raccontata e la accetta senza problemi se trova la pratica piacevole.
Solo oggi riesco a rendermi conto di quanto sia difficile depurarsi da certe convinzioni e imparare a distinguere le baggianate dalle cose funzionali.
Ed è significativo il fatto che stiamo parlando di qualcosa di piuttosto ovvio, segno che quando pratichi certe arti marziali rischi davvero di perdere la cognizione della realtà.
giovedì 1 agosto 2013
Analisi degli errori
Oggi vorrei fare un' analisi approfondita di un video che mi hanno segnalato, relativo al solito corso di difesa personale femminile.
Ne potrei pescare altri mille di video del genere, e non ce l' ho personalmente con i protagonisti di questo in particolare (non so nemmeno chi siano), però purtroppo questo rappresenta alcune delle cose più sbagliate che si possono ritrovare in questo genere di pratiche.
Qui il link al video
Bando alle ciance e andiamo per punti:
- Non voglio giudicare il fatto che si parli di Aikido, anche se ho già scritto di come spesso questi corsi siano improvvisati estrapolando alcune cose dall' arte marziale di turno.
Il problema di fondo (non gravissimo, intendiamoci) è che trattare di difesa personale usando un Gi, allenandosi a piedi nudi, su di un Tatami e studiando attacchi troppo influenzati dallo stile in questione, falsa di molto lo studio in oggetto.
L' argomento andrebbe affrontato per come si dovrebbe presentare nel caso reale, vestiti normalmente, con scarpe (magari coi tacchi), su superfici dure e sconnesse e analizzando situazioni o attacchi realistici.
- 0:20 IL CLIMA.
Io lo capisco che non si sia lì ad ammazzarsi ma il fatto che tutti i presenti abbiano quei sorrisi e ridano divertiti è indicativo della "serietà" con cui si stia vivendo la cosa.
Si stanno divertendo, il clima è rilassato e piacevole.
E' una bella cosa in sè, un pò meno se stai (teoricamente) studiando come destreggiarti in un' aggressione violenta.
E' come se durante un' interrogazione scolastica o una presentazione di lavoro tutti i tuoi compagni o colleghi fossero allegri e ridessero di gusto per le tue parole, e lo stesso facesse il professore o il cliente.
Si innescano a livello fisico e psicologico meccanismi del tutto opposti a quelli del caso reale.
- 0:23 PRIMA TECNICA: STRANGOLAMENTO "FRANKENSTEIN"
Che è un must assoluto di questi corsi e nessuno che si chieda perchè uno dovrebbe stringerti al collo con le braccia tese a quel modo.
Anche perchè non stringe, se lo facesse passerebbe subito la voglia di pensare a certe controtecniche fantasiose.
Quel tipo di uscita come spesso accade è teoricamente funzionale, ma non tiene appunto in considerazione il fatto che l' aggressore ti stia stringendo le mani al collo per soffocarti e abbia tutta l' intenzione di rimanerci.
E' abbastanza facile applicare quella tecnica finchè l' altro tiene blandamente le mani attorno al collo, ben altra cosa se lo fa con forza e magari, ed è più probabile parlando di donne, riesce persino ad avvolgere quasi completamente lo stesso con le dita.
Non parliamo poi del caso in cui sappia quello che fa e ci metta pure i pollici a premere sulla carotide.
Comunque la ragazza applica una leva in piedi, senza sfruttare nè il momentum nè il proprio peso.
Ancora peggio il fatto che si pretenda di controllare l' aggressore a terra rimanendo accovacciati lì in parte.
Termina la tecnica con un calcetto mimato sulla schiena.
Non è affatto un dettaglio, vorrei che fosse chiaro: sto parlando di tutte quelle cose che vengono date per scontate e invece non lo sono per nulla.
E' inutile nascondersi dietro al fatto che questo sia solo un esercizio e quindi sia superfluo metterci convinzione; mimare i colpi e supporre che siano pesanti al momento necessario è un altro grave errore che porta a false convinzioni e disabitua al contatto vero.
Basterebbe persino mimare l' attacco ma colpendo con forza il Tatami.
Sarebbe proprio il minimo sindacale..
Non giudico la preparazione della ragazza, che è incolpevole, ma quanto le sia stato insegnato e quanto l' aggressore stia facendo praticamente tutto da solo.
- 0:30 GLI APPLAUSI
Questo è un altro sintomo indicativo del clima felice e autocelebrativo con cui tutti stiano vivendo la cosa.
Ripeto, non è questione di guardarsi con gli occhi spiritati e in silenzio, ma di essere onesti con l' argomento.
Gli applausi sono fuori luogo e danno al tutto un tono di esibizione, di spettacolo o di ammirazione per una performance che in realtà non c'è.
E di nuovo trasmettono alla protagonista un tipo di sensazioni che al contrario dovrebbe quanto più evitare.
- 0:41 LA PRESA A TERRA
Ho ragione di immaginare che si tratti di una specie di simulazione di stupro.
cominciamo col dire l' ovvio, e cioè che tralasciando tutto ciò che può essere successo prima (le botte), quella posizione specifica verrebbe mantenuta per molto meno tempo rispetto a quanto abbia senso studiarne un' uscita.
Ma più che altro in quella situazione lei starebbe scalciando e dimenandosi mentre lui cercherebbe subito di superare le ginocchia e la starebbe colpendo o trattenendole le braccia.
Anche questo è un dettaglio per nulla trascurabile visto l' argomento, ragion per cui è del tutto inadeguato studiare un' uscita con un uomo che stia oltre le ginocchia e trattenendo... le anche?!
La difesa prevede prima di tutto che lei gli allarghi le braccia costringendolo ad avvicinare la testa.
Corretto ma richiede notevole forza, timing e abilità, oltre al fatto che un attimo dopo lui riguadagnerebbe la posizione.
La torsione della testa per ribaltarlo è un infelice illusione perchè se è vero che torcere la testa faccia male non è affatto vero che solo quello possa ribaltarlo.
Sì, l' ho vista la gamba che spinge il busto: solo che non spinge realmente, non sarebbe comunque sufficiente da sola e come ribadisco tutta questa posizione non è credibile.
E di nuovo si vuol far credere che una volta ribaltato l' aggressore sia tutto finito, nemmeno una fuga mimata, quando gli basterebbe un secondo per riacciuffare la poveretta.
No, il pugnetto mimato non fa proprio nulla.
- 1:23 SI SCADE NELLA PAZZIA: ATTACCO ARMATO
Questo è davvero sbagliato.
Tutto ciò che si vede nei primi due secondi è molto significativo delle assurdità che si stiano mostrando in quel corso.
L' aggressore che sventola l' arma nell' aria senza nessun bersaglio.
La ragazza che lo guarda a mani basse, spostandosi di giusto due passi per poi colpirlo con un calcio (all' anca?!) con cui cadrebbe lei stessa.
Lui che nel momento del calcio ferma l' attacco appositamente rendendo la cosa una recita predefinita.
L' ultimo attacco fermato esattamente prima del bersaglio in modo che sembri possibile che lei lo abbia parato al volo.
La leva che si lascia fare, quando con quel giro potrebbe persino già ferirla.
Di nuovo la supposizione che si possa mandare a terra e controllare una persona rimanendo comodamente in piedi e abbassando il busto, senza nemmeno abbassare il baricentro.
Il disarmo in cui l' arma viene semplicemente consegnata per assunto.
Lei che tiene il simulacro di un coltello... per la lama.
E nessuno, parlo di chi dovrebbe intendersene, che si renda conto di tutti questi errori...
- 2:00 LA PRESA DEI CAPELLI
Di nuovo un attacco del tutto falso nei modi e nelle presunte risposte.
Nessuno che voglia prendere i capelli appoggia semplicemente la mano sulla testa.
Li prenderà con rabbia e inizierà a tirare e strappare, provocando dolore, probabilmente tirando verso il basso e colpendo con pugni e calci.
Non parlo di delinquenti navigati, è quanto succede anche tra ragazzine che litigano a scuola.
Qui si vuole invece far credere che l' aggressore se ne stia buono buono lì in piedi con la mano tesa, permettendo una leva che prevede persino di abbassarsi ancora di più e fare passi e giri precisi per farla riuscire.
Si da per scontato che l' aggressore se ne stia immobile, non giri a sua volta, non tiri, non colpisca e soprattutto lasci andare la presa.
La presa ai capelli è al contrario una delle più salde... finchè non si strappano.
Nel caso di una donna, o in generale di chi ha i capelli lunghi e poca forza nel collo, con una presa del genere di può torcere la testa con estrema facilità e di conseguenza esporre l' aggredito a controlli o colpi particolarmente duri.
Si nota l' assurdità di questo controllo proseguendo nella visione, quando la ragazza è impossibilitata a portare a terra l' aggressore che rimane per interi secondi in attesa senza opporre resistenza.
Anche qui c' è un' evidente carenza di insegnamento delle basi dell' equilibrio (cosa che mi sorprende ancora di più parlando appunto di Aikido), visto che guadagnata quel tipo di leva al braccio si dovrebbe sfruttare un movimento a spirale verso il basso, la famosa "sfera dinamica".
Il fatto che la ragazza improvvisi, giustamente, un colpo per "ammorbidire" l' aggressore non è sufficiente se tutto il resto è sbagliato, compreso di nuovo il controllo abbassando il busto in avanti.
Pare invece sufficiente ad esaltare gli spettatori, sempre più divertiti.
Nel tentativo successivo è ancora più evidente come sia lui a lasciarsi cadere pur di non manifestare le profonde lacune di questa tecnica.
- 2:45 IL TIPICO CALCIO DA STRADA
Anche questo presunto attacco è sintomo di quanto spesso questo tipo di corsi siano solo adattamenti alla buona di ciò che si studia nell' arte marziale del caso.
Ritengo davvero improbabile che il "tipico aggressore" colpisca con un calcio frontale caricato, tantomeno una donna.
Il modo stesso in cui lo tira dimostra che non abbia alcun bersaglio, non è nè un calcio per spingere/colpire in avanti, nè un colpo dal basso.
La ragazza, ancora una volta, aspetta solo che gli arrivi la gamba a tiro per raccoglierla con comodità e spingere lentamente via l' aggressore.
Trovo significativo il fatto che abbia studiato proprio la tecnica che richiede maggior forza, dovendo fermare l' impeto e il peso dell' aggressore per poi rilanciarlo esattamente da dove è venuto.
Esistono risposte molto più alla portata che sfruttino proprio quell' impeto, ma ancora non vedo perchè una donna dovrebbe preoccuparsi di questo tipo di colpi che non si vedono nemmeno in risse tra uomini.
- 2:58 PRESA AI CAPELLI DA TERGO
E ancora il braccio teso, la posizione perfettamente immobile, la situazione statisticamente improbabile e falsata.
Lui che lascia andare i capelli non appena reagisce, senza trascinarla a terra, anche con sè.
Il tutto come preambolo ad una proiezione (!!!) prendendo il collo con entrambe le mani (!!!!!) che genera ulteriore entusiasmo e applausi tra il pubblico.
Roba che neanche un lottatore liberista riuscirebbe a fare!!!
Ma queste sono le cose che chi si iscrive a questi corsi sogna di riuscire a fare, e vengono rese possibili solo perchè gli istruttori si prestano a renderle possibili, recitando di proposito la loro parte.
Mi spiace ma non sono disposto a giustificare in alcun modo questo genere di farse.
Ne potrei pescare altri mille di video del genere, e non ce l' ho personalmente con i protagonisti di questo in particolare (non so nemmeno chi siano), però purtroppo questo rappresenta alcune delle cose più sbagliate che si possono ritrovare in questo genere di pratiche.
Qui il link al video
Bando alle ciance e andiamo per punti:
- Non voglio giudicare il fatto che si parli di Aikido, anche se ho già scritto di come spesso questi corsi siano improvvisati estrapolando alcune cose dall' arte marziale di turno.
Il problema di fondo (non gravissimo, intendiamoci) è che trattare di difesa personale usando un Gi, allenandosi a piedi nudi, su di un Tatami e studiando attacchi troppo influenzati dallo stile in questione, falsa di molto lo studio in oggetto.
L' argomento andrebbe affrontato per come si dovrebbe presentare nel caso reale, vestiti normalmente, con scarpe (magari coi tacchi), su superfici dure e sconnesse e analizzando situazioni o attacchi realistici.
- 0:20 IL CLIMA.
Io lo capisco che non si sia lì ad ammazzarsi ma il fatto che tutti i presenti abbiano quei sorrisi e ridano divertiti è indicativo della "serietà" con cui si stia vivendo la cosa.
Si stanno divertendo, il clima è rilassato e piacevole.
E' una bella cosa in sè, un pò meno se stai (teoricamente) studiando come destreggiarti in un' aggressione violenta.
E' come se durante un' interrogazione scolastica o una presentazione di lavoro tutti i tuoi compagni o colleghi fossero allegri e ridessero di gusto per le tue parole, e lo stesso facesse il professore o il cliente.
Si innescano a livello fisico e psicologico meccanismi del tutto opposti a quelli del caso reale.
- 0:23 PRIMA TECNICA: STRANGOLAMENTO "FRANKENSTEIN"
Che è un must assoluto di questi corsi e nessuno che si chieda perchè uno dovrebbe stringerti al collo con le braccia tese a quel modo.
Anche perchè non stringe, se lo facesse passerebbe subito la voglia di pensare a certe controtecniche fantasiose.
Quel tipo di uscita come spesso accade è teoricamente funzionale, ma non tiene appunto in considerazione il fatto che l' aggressore ti stia stringendo le mani al collo per soffocarti e abbia tutta l' intenzione di rimanerci.
E' abbastanza facile applicare quella tecnica finchè l' altro tiene blandamente le mani attorno al collo, ben altra cosa se lo fa con forza e magari, ed è più probabile parlando di donne, riesce persino ad avvolgere quasi completamente lo stesso con le dita.
Non parliamo poi del caso in cui sappia quello che fa e ci metta pure i pollici a premere sulla carotide.
Comunque la ragazza applica una leva in piedi, senza sfruttare nè il momentum nè il proprio peso.
Ancora peggio il fatto che si pretenda di controllare l' aggressore a terra rimanendo accovacciati lì in parte.
Termina la tecnica con un calcetto mimato sulla schiena.
Non è affatto un dettaglio, vorrei che fosse chiaro: sto parlando di tutte quelle cose che vengono date per scontate e invece non lo sono per nulla.
E' inutile nascondersi dietro al fatto che questo sia solo un esercizio e quindi sia superfluo metterci convinzione; mimare i colpi e supporre che siano pesanti al momento necessario è un altro grave errore che porta a false convinzioni e disabitua al contatto vero.
Basterebbe persino mimare l' attacco ma colpendo con forza il Tatami.
Sarebbe proprio il minimo sindacale..
Non giudico la preparazione della ragazza, che è incolpevole, ma quanto le sia stato insegnato e quanto l' aggressore stia facendo praticamente tutto da solo.
- 0:30 GLI APPLAUSI
Questo è un altro sintomo indicativo del clima felice e autocelebrativo con cui tutti stiano vivendo la cosa.
Ripeto, non è questione di guardarsi con gli occhi spiritati e in silenzio, ma di essere onesti con l' argomento.
Gli applausi sono fuori luogo e danno al tutto un tono di esibizione, di spettacolo o di ammirazione per una performance che in realtà non c'è.
E di nuovo trasmettono alla protagonista un tipo di sensazioni che al contrario dovrebbe quanto più evitare.
- 0:41 LA PRESA A TERRA
Ho ragione di immaginare che si tratti di una specie di simulazione di stupro.
cominciamo col dire l' ovvio, e cioè che tralasciando tutto ciò che può essere successo prima (le botte), quella posizione specifica verrebbe mantenuta per molto meno tempo rispetto a quanto abbia senso studiarne un' uscita.
Ma più che altro in quella situazione lei starebbe scalciando e dimenandosi mentre lui cercherebbe subito di superare le ginocchia e la starebbe colpendo o trattenendole le braccia.
Anche questo è un dettaglio per nulla trascurabile visto l' argomento, ragion per cui è del tutto inadeguato studiare un' uscita con un uomo che stia oltre le ginocchia e trattenendo... le anche?!
La difesa prevede prima di tutto che lei gli allarghi le braccia costringendolo ad avvicinare la testa.
Corretto ma richiede notevole forza, timing e abilità, oltre al fatto che un attimo dopo lui riguadagnerebbe la posizione.
La torsione della testa per ribaltarlo è un infelice illusione perchè se è vero che torcere la testa faccia male non è affatto vero che solo quello possa ribaltarlo.
Sì, l' ho vista la gamba che spinge il busto: solo che non spinge realmente, non sarebbe comunque sufficiente da sola e come ribadisco tutta questa posizione non è credibile.
E di nuovo si vuol far credere che una volta ribaltato l' aggressore sia tutto finito, nemmeno una fuga mimata, quando gli basterebbe un secondo per riacciuffare la poveretta.
No, il pugnetto mimato non fa proprio nulla.
- 1:23 SI SCADE NELLA PAZZIA: ATTACCO ARMATO
Questo è davvero sbagliato.
Tutto ciò che si vede nei primi due secondi è molto significativo delle assurdità che si stiano mostrando in quel corso.
L' aggressore che sventola l' arma nell' aria senza nessun bersaglio.
La ragazza che lo guarda a mani basse, spostandosi di giusto due passi per poi colpirlo con un calcio (all' anca?!) con cui cadrebbe lei stessa.
Lui che nel momento del calcio ferma l' attacco appositamente rendendo la cosa una recita predefinita.
L' ultimo attacco fermato esattamente prima del bersaglio in modo che sembri possibile che lei lo abbia parato al volo.
La leva che si lascia fare, quando con quel giro potrebbe persino già ferirla.
Di nuovo la supposizione che si possa mandare a terra e controllare una persona rimanendo comodamente in piedi e abbassando il busto, senza nemmeno abbassare il baricentro.
Il disarmo in cui l' arma viene semplicemente consegnata per assunto.
Lei che tiene il simulacro di un coltello... per la lama.
E nessuno, parlo di chi dovrebbe intendersene, che si renda conto di tutti questi errori...
- 2:00 LA PRESA DEI CAPELLI
Di nuovo un attacco del tutto falso nei modi e nelle presunte risposte.
Nessuno che voglia prendere i capelli appoggia semplicemente la mano sulla testa.
Li prenderà con rabbia e inizierà a tirare e strappare, provocando dolore, probabilmente tirando verso il basso e colpendo con pugni e calci.
Non parlo di delinquenti navigati, è quanto succede anche tra ragazzine che litigano a scuola.
Qui si vuole invece far credere che l' aggressore se ne stia buono buono lì in piedi con la mano tesa, permettendo una leva che prevede persino di abbassarsi ancora di più e fare passi e giri precisi per farla riuscire.
Si da per scontato che l' aggressore se ne stia immobile, non giri a sua volta, non tiri, non colpisca e soprattutto lasci andare la presa.
La presa ai capelli è al contrario una delle più salde... finchè non si strappano.
Nel caso di una donna, o in generale di chi ha i capelli lunghi e poca forza nel collo, con una presa del genere di può torcere la testa con estrema facilità e di conseguenza esporre l' aggredito a controlli o colpi particolarmente duri.
Si nota l' assurdità di questo controllo proseguendo nella visione, quando la ragazza è impossibilitata a portare a terra l' aggressore che rimane per interi secondi in attesa senza opporre resistenza.
Anche qui c' è un' evidente carenza di insegnamento delle basi dell' equilibrio (cosa che mi sorprende ancora di più parlando appunto di Aikido), visto che guadagnata quel tipo di leva al braccio si dovrebbe sfruttare un movimento a spirale verso il basso, la famosa "sfera dinamica".
Il fatto che la ragazza improvvisi, giustamente, un colpo per "ammorbidire" l' aggressore non è sufficiente se tutto il resto è sbagliato, compreso di nuovo il controllo abbassando il busto in avanti.
Pare invece sufficiente ad esaltare gli spettatori, sempre più divertiti.
Nel tentativo successivo è ancora più evidente come sia lui a lasciarsi cadere pur di non manifestare le profonde lacune di questa tecnica.
- 2:45 IL TIPICO CALCIO DA STRADA
Anche questo presunto attacco è sintomo di quanto spesso questo tipo di corsi siano solo adattamenti alla buona di ciò che si studia nell' arte marziale del caso.
Ritengo davvero improbabile che il "tipico aggressore" colpisca con un calcio frontale caricato, tantomeno una donna.
Il modo stesso in cui lo tira dimostra che non abbia alcun bersaglio, non è nè un calcio per spingere/colpire in avanti, nè un colpo dal basso.
La ragazza, ancora una volta, aspetta solo che gli arrivi la gamba a tiro per raccoglierla con comodità e spingere lentamente via l' aggressore.
Trovo significativo il fatto che abbia studiato proprio la tecnica che richiede maggior forza, dovendo fermare l' impeto e il peso dell' aggressore per poi rilanciarlo esattamente da dove è venuto.
Esistono risposte molto più alla portata che sfruttino proprio quell' impeto, ma ancora non vedo perchè una donna dovrebbe preoccuparsi di questo tipo di colpi che non si vedono nemmeno in risse tra uomini.
- 2:58 PRESA AI CAPELLI DA TERGO
E ancora il braccio teso, la posizione perfettamente immobile, la situazione statisticamente improbabile e falsata.
Lui che lascia andare i capelli non appena reagisce, senza trascinarla a terra, anche con sè.
Il tutto come preambolo ad una proiezione (!!!) prendendo il collo con entrambe le mani (!!!!!) che genera ulteriore entusiasmo e applausi tra il pubblico.
Roba che neanche un lottatore liberista riuscirebbe a fare!!!
Ma queste sono le cose che chi si iscrive a questi corsi sogna di riuscire a fare, e vengono rese possibili solo perchè gli istruttori si prestano a renderle possibili, recitando di proposito la loro parte.
Mi spiace ma non sono disposto a giustificare in alcun modo questo genere di farse.
venerdì 31 maggio 2013
Focus on: "muay tradizionale"
Ero molto indeciso se trattare questo argomento, perchè quello di cui mi è stato richiesto di parlare è qualcosa che non posso nominare direttamente.
Quindi mi riferirò a questa arte marziale solo con il termine di "muay tradizionale", che non significa però in senso assoluto l' arte marziale thailandese da cui si è poi sviluppata la Muay Thai che vediamo praticare oggi, quanto una specifica codifica creata e registrata da un italiano.
Non voglio nemmeno pretendere di saperla lunga a riguardo, nonostante in passato mi sia capitato di imbattermi in essa.
Voglio solo fare qualche osservazione generale che ognuno poi sarà libero di interpretare a proprio piacimento.
Iniziamo quindi col rimarcare questo fatto: la "muay tradizionale" è ad oggi uno stile con un marchio registrato, da un italiano, per identificare qualcosa di specifico che lui ha codificato.
Io ritengo che non ci sia nulla di scandaloso in questo, tutto sommato: in fondo è l' unico modo per tutelare, a livello legale, il lavoro di una persona.
Questo però implica automaticamente il fatto di star parlando di un prodotto, che deve essere differenziato dagli altri per essere proposto in un certo modo e all' interno di un' organizzazione e associazione specifici.
Non so se mi spiego: i termini "Karate", "Kung Fu", "Brazilian Jiu Jitsu", "Kick Boxing", "Muay Thai", "Krav Maga", "Boxe", etc. non possono essere registrati in quanto sono semplicemente parole in una certa lingua.
Solo se viene specificato un tal stile, e di seguito una tal associazione/organizzazione che identifica un gruppo di persone che pratica nello stesso modo, con le stesse regole, facendo (soprattutto) a capo ad uno stesso maestro/i, allora si può registrare un marchio alla stessa maniera (Karate Protocan JKA, Tracy Barda Jiu Jitsu, Picachun PKC e così via); Ma nessuno al mondo può contestare a Cicillo Pizzapasta di star praticando "Karate" per i cazzi suoi, avendolo imparato dalle videocassette in edicola e dai film di Sho Kosugi.
Questo preambolo serve ad osservare che quindi, in questo caso, il fatto di parlare di "muay tradizionale" in realtà non rappresenta realmente il patrimonio totale e reale delle arti marziali siamesi quanto una loro scrematura, buona o meno che sia, operata dalla ricerca di un singolo che se ne è messo a capo.
E' un pò come se io registrassi il nome "Lotta Antica Cinese" pretendendo di essere l' unico vero depositario di TUTTE le tradizioni marziali cinesi, di tutte le province, di tutti i villaggi, di tutte le famiglie, il tutto fruibile secondo un programma tecnico redatto da me, con esami o gradi stabiliti da me e... pagando me.
E se un giorno andaste in Cina in visita ad un antico tempio sperduto tra le montagne e abitato solo da eremiti lontani dalla civiltà che si tramandano da secoli una loro arte marziale autoctona... non starebbero praticando la Vera ed Autentica "Lotta Antica Cinese", perchè quella la insegno solo io!
E non potrai nemmeno aprire un tuo corso di Lotta Antica Cinese, perchè io potrei denunciarti per plagio!
La Lotta Antica Cinese è roba mia, l' ho inventata io, mica tu cinese che abiti in Cina e pratichi lo stile di tuo padre cinese!
Ancora una volta appare evidente come l' introduzione di aspetti commerciali e organizzazioni gerarchico/economiche vari abbiano minato il concetto stesso di arte marziale, che dovrebbe essere esclusivamente "un modo di allenarsi in una certa cosa".
Tanto per fare un parallelo molto affine, nessun nak muay al mondo si azzarda ad affermare di praticare "l' unica ed autentica Muay Thai", anche perchè qualsiasi pincopallino con abbastanza volontà, tempo e denaro può andare in Thailandia ad allenarsi, in decine di camp a scelta, ed imparare alla maniera dei thailandesi.
Al massimo troverà scuole che prediligono un aspetto, o dove si imparano dettagli in un modo invece che in un altro: ma parliamo sempre di dettagli, dal momento che lo scopo del tutto resta sempre picchiare l' avversario usando un certo tipo di tecniche patrimonio comune.
E nessun maestro di Muay Thai si arrogherebbe il diritto di insegnare "quella autentica", perchè oltre a lui ci sono decine e decine di altri maestri che nemmeno ha mai visto e che insegnano altrettanto bene le stesse cose.
La Muay Thai odierna è naturalmente una codifica sportivizzata dell' arte marziale thailandese tradizionale, una delle poche che possano realmente vantarsi di questo aggettivo.
Ma anche parlando di Krabi Krabong o Mae Mai Muay Thai, finchè non si scende nel dettaglio di precise associazioni organizzate a livello legale, è impossibile stabilire chi faccia quello autentico in quanto parliamo sempre di culture marziali che non hanno un unico capostipite o maestro fondatore.
Insomma, se andassi in Thailandia a vagabondare per villaggi imparando qualcosa da vari maestri non legati alla Muay Thai sportiva, potrei a tutti gli effetti dire di praticare un pò di "Krabi Krabong", di "Muay Chaya", in pratica... "Muay tradizionale".
E' forse un pò limitante soffermarsi così a lungo su questo aspetto poco elegante della cosa, ma qui parliamo di delusioni marziali e delle cose che in questo ambiente non vengono raccontate in modo obiettivo.
E io ritengo che prima di raccontare ad una persona di star studiando "gli antichi balli tribali dei Cherokee" forse sarebbe il caso di specificare che non basta andare ad imparare qualcosa da un capo indiano (che viene pagato e ha tutto l' interesse a raccontarti quello che vuoi sentire, tu straniero pieno di soldi ed ambizioni) per poi confezionarlo in un pacchetto di cui sei il rappresentante pretendendo di essere l' unico a poterlo diffondere "legalmente" e in modo "autenticato", quando magari da quelle parti i figli dei veri depositari di questi balli li apprendono da anni e non sanno nemmeno che tu esista.
E magari se la riderebbero pure se lo venissero a sapere.
Come già sottolineato altre volte non sto discutendo dell' impossibilità di praticare queste cose con piacere, o con buoni risultati; sebbene quello che ho visto mi abbia lasciato perplesso, con la "muay tradizionale" uno potrebbe anche imparare a picchiare per bene, tanto più se integrasse il tutto con della sana Muay Thai sportiva e match autentici.
Ma lascia sempre l' amaro in bocca vedere come la commercializzazione forzata finisca per intaccare anche cose che per definizione non potrebbero essere vendute, e come una certa informazione pilotata possa nascondere un' onesta verità su ciò che si pratica.
Nel mondo delle arti marziali un praticante si eleva solo quando riesce a fare a meno di organizzazioni, celebrazioni, sigle, gradi, maestri da riverire e da seguire per la vita, divise ufficiali e regolamentari, nomi, tradizioni, canoni estetici, tecniche.
Un marzialista può capire le arti marziali solo quando si libera di tutto ciò e torna a fare e basta, in qualsiasi luogo, con qualsiasi indumento, senza alcuna limitazione, senza alcuna remora, senza alcuna fissazione, senza alcun obbligo, senza dover rendere conto a nessuno.
Quando torna ad essere, prima di tutto, un semplice uomo.
Quindi mi riferirò a questa arte marziale solo con il termine di "muay tradizionale", che non significa però in senso assoluto l' arte marziale thailandese da cui si è poi sviluppata la Muay Thai che vediamo praticare oggi, quanto una specifica codifica creata e registrata da un italiano.
Non voglio nemmeno pretendere di saperla lunga a riguardo, nonostante in passato mi sia capitato di imbattermi in essa.
Voglio solo fare qualche osservazione generale che ognuno poi sarà libero di interpretare a proprio piacimento.
Iniziamo quindi col rimarcare questo fatto: la "muay tradizionale" è ad oggi uno stile con un marchio registrato, da un italiano, per identificare qualcosa di specifico che lui ha codificato.
Io ritengo che non ci sia nulla di scandaloso in questo, tutto sommato: in fondo è l' unico modo per tutelare, a livello legale, il lavoro di una persona.
Questo però implica automaticamente il fatto di star parlando di un prodotto, che deve essere differenziato dagli altri per essere proposto in un certo modo e all' interno di un' organizzazione e associazione specifici.
Non so se mi spiego: i termini "Karate", "Kung Fu", "Brazilian Jiu Jitsu", "Kick Boxing", "Muay Thai", "Krav Maga", "Boxe", etc. non possono essere registrati in quanto sono semplicemente parole in una certa lingua.
Solo se viene specificato un tal stile, e di seguito una tal associazione/organizzazione che identifica un gruppo di persone che pratica nello stesso modo, con le stesse regole, facendo (soprattutto) a capo ad uno stesso maestro/i, allora si può registrare un marchio alla stessa maniera (Karate Protocan JKA, Tracy Barda Jiu Jitsu, Picachun PKC e così via); Ma nessuno al mondo può contestare a Cicillo Pizzapasta di star praticando "Karate" per i cazzi suoi, avendolo imparato dalle videocassette in edicola e dai film di Sho Kosugi.
Questo preambolo serve ad osservare che quindi, in questo caso, il fatto di parlare di "muay tradizionale" in realtà non rappresenta realmente il patrimonio totale e reale delle arti marziali siamesi quanto una loro scrematura, buona o meno che sia, operata dalla ricerca di un singolo che se ne è messo a capo.
E' un pò come se io registrassi il nome "Lotta Antica Cinese" pretendendo di essere l' unico vero depositario di TUTTE le tradizioni marziali cinesi, di tutte le province, di tutti i villaggi, di tutte le famiglie, il tutto fruibile secondo un programma tecnico redatto da me, con esami o gradi stabiliti da me e... pagando me.
E se un giorno andaste in Cina in visita ad un antico tempio sperduto tra le montagne e abitato solo da eremiti lontani dalla civiltà che si tramandano da secoli una loro arte marziale autoctona... non starebbero praticando la Vera ed Autentica "Lotta Antica Cinese", perchè quella la insegno solo io!
E non potrai nemmeno aprire un tuo corso di Lotta Antica Cinese, perchè io potrei denunciarti per plagio!
La Lotta Antica Cinese è roba mia, l' ho inventata io, mica tu cinese che abiti in Cina e pratichi lo stile di tuo padre cinese!
Ancora una volta appare evidente come l' introduzione di aspetti commerciali e organizzazioni gerarchico/economiche vari abbiano minato il concetto stesso di arte marziale, che dovrebbe essere esclusivamente "un modo di allenarsi in una certa cosa".
Tanto per fare un parallelo molto affine, nessun nak muay al mondo si azzarda ad affermare di praticare "l' unica ed autentica Muay Thai", anche perchè qualsiasi pincopallino con abbastanza volontà, tempo e denaro può andare in Thailandia ad allenarsi, in decine di camp a scelta, ed imparare alla maniera dei thailandesi.
Al massimo troverà scuole che prediligono un aspetto, o dove si imparano dettagli in un modo invece che in un altro: ma parliamo sempre di dettagli, dal momento che lo scopo del tutto resta sempre picchiare l' avversario usando un certo tipo di tecniche patrimonio comune.
E nessun maestro di Muay Thai si arrogherebbe il diritto di insegnare "quella autentica", perchè oltre a lui ci sono decine e decine di altri maestri che nemmeno ha mai visto e che insegnano altrettanto bene le stesse cose.
La Muay Thai odierna è naturalmente una codifica sportivizzata dell' arte marziale thailandese tradizionale, una delle poche che possano realmente vantarsi di questo aggettivo.
Ma anche parlando di Krabi Krabong o Mae Mai Muay Thai, finchè non si scende nel dettaglio di precise associazioni organizzate a livello legale, è impossibile stabilire chi faccia quello autentico in quanto parliamo sempre di culture marziali che non hanno un unico capostipite o maestro fondatore.
Insomma, se andassi in Thailandia a vagabondare per villaggi imparando qualcosa da vari maestri non legati alla Muay Thai sportiva, potrei a tutti gli effetti dire di praticare un pò di "Krabi Krabong", di "Muay Chaya", in pratica... "Muay tradizionale".
E' forse un pò limitante soffermarsi così a lungo su questo aspetto poco elegante della cosa, ma qui parliamo di delusioni marziali e delle cose che in questo ambiente non vengono raccontate in modo obiettivo.
E io ritengo che prima di raccontare ad una persona di star studiando "gli antichi balli tribali dei Cherokee" forse sarebbe il caso di specificare che non basta andare ad imparare qualcosa da un capo indiano (che viene pagato e ha tutto l' interesse a raccontarti quello che vuoi sentire, tu straniero pieno di soldi ed ambizioni) per poi confezionarlo in un pacchetto di cui sei il rappresentante pretendendo di essere l' unico a poterlo diffondere "legalmente" e in modo "autenticato", quando magari da quelle parti i figli dei veri depositari di questi balli li apprendono da anni e non sanno nemmeno che tu esista.
E magari se la riderebbero pure se lo venissero a sapere.
Come già sottolineato altre volte non sto discutendo dell' impossibilità di praticare queste cose con piacere, o con buoni risultati; sebbene quello che ho visto mi abbia lasciato perplesso, con la "muay tradizionale" uno potrebbe anche imparare a picchiare per bene, tanto più se integrasse il tutto con della sana Muay Thai sportiva e match autentici.
Ma lascia sempre l' amaro in bocca vedere come la commercializzazione forzata finisca per intaccare anche cose che per definizione non potrebbero essere vendute, e come una certa informazione pilotata possa nascondere un' onesta verità su ciò che si pratica.
Nel mondo delle arti marziali un praticante si eleva solo quando riesce a fare a meno di organizzazioni, celebrazioni, sigle, gradi, maestri da riverire e da seguire per la vita, divise ufficiali e regolamentari, nomi, tradizioni, canoni estetici, tecniche.
Un marzialista può capire le arti marziali solo quando si libera di tutto ciò e torna a fare e basta, in qualsiasi luogo, con qualsiasi indumento, senza alcuna limitazione, senza alcuna remora, senza alcuna fissazione, senza alcun obbligo, senza dover rendere conto a nessuno.
Quando torna ad essere, prima di tutto, un semplice uomo.
sabato 11 maggio 2013
Un classico: le tecniche ispirate dagli animali
Stavo riflettendo sulle varie cazzate perpetrate negli anni nelle AMT e mi è venuta in mente in particolare la storia delle tecniche ispirate dagli animali.
In alcuni stili (manco a farlo apposta cinesi... tre quarti delle stronzate marziali arrivano da lì) si dice che gli antichi maestri abbiano osservato i combattimenti o le movenze degli animali per trarne ispirazione e riproporre il tutto in chiave umanoide.
Per quanto possa sembrare poetica o affascinante questa cosa, l' unico senso che gli si possa dare è di tipo folcloristico: purtroppo molte persone non hanno ancora recepito questo punto e credono davvero che un Homo Sapiens acquisisca abilità combattive speciali imitando scimmie, colibrì od onischi (detti porcellini di terra).
Tra le mie passioni (per fortuna ne ho molte altre aldilà delle arti marziali) ci sono anche i documentari sull' etologia e non parlo di Wild o programmi per bimbi su Dmax.
E chiunque abbia il buonsenso per giudicare obiettivamente cosa facciano gli animali, si renderà conto che di cose da cui trarre ispirazione ce ne siano effettivamente tante... meno quelle raccontate nelle AMT.
Vediamo qualche esempio.
- La prima e fondamentale osservazione riguarda una questione evolutiva base, l' individuo "migliore" vince: il più forte, il più sano, il più adattato, il più scaltro... il cosidetto maschio alpha, il capobranco, quello che fa il culo a tutti gli altri.
Sì, è il più forte.
E' il più aggressivo.
E' quello che quando combatte vince, e lo deve fare spesso.
Sa combattere, lo ha imparato fin da piccolo, facendolo, e ora pesta tutti.
Posto che non sia comunque molto accurato paragonare animali come i maggiolini agli esseri umani (tranne svariati casi, ammettiamolo), sta di fatto che i saggi maestroni cinesi avrebbero dovuto capire che se il tuo avversario è grande, grosso, incazzato ed avvezzo alle botte, non basterà tutta la tecnica di questo mondo a te piccolo omino flaccido.
Nota a parte: io sono abbastanza sicuro che questi maestri si allenassero per essere fisicamente forti prima che tecnici, mentre oggi la maggior parte dei praticanti crede che conoscere l' angolo X e la posizione Y colmi qualsiasi gap... ma ho già esposto cosa penso della diffusione odierna di questi stili circensi.
- Gli animali sfruttano le loro peculiarità genetiche, fisiche e strutturali.
Un quadrupede scalcia, perchè quello è un suo colpo efficace; un felino graffia e azzanna, perchè quelle sono le sue armi; Una scimmia morde, strappa, colpisce a cazzo e fa un sacco di male perchè ha le mani libere per farlo.
Ognuno è adattato a fare delle cose e NON altre.
Non c'è alcuna ragione sulla terra per cui un Homo Sapiens dovrebbe mettersi a tartaruga, a stambecco o ad alca impenne.
Tanto più che chi prova a fare certe cose contro un altro tizio che invece combatta come un essere umano, le prenderà di sicuro.
- Quando un animale è piccolo e sfigato, non diventa il Re della Giungla allenandosi a fare forme o respirando in modo curioso: si nasconde oppure ha una cavolo di arma segreta che invita gli altri a farsi gli affari propri.
Il veleno è una di queste, per cui un essere poco versatile come un serpente può permettersi di fare il bullo nella foresta.
Un solo colpo buono (un morso) e ha vinto: no, non è vero, lo ammazzi lo stesso ma poi lo raggiungi a breve, e i tuoi amici lasceranno in pace i serpenti ringraziandoti di averglielo fatto capire.
Buon per loro.
Ci sono animali che sfruttando questo fatto si vestono coi colori del serpente di prima anche se non sono velenosi, così i bulli li lasciano in pace durante la ricreazione.
Ergo, se il tuo aspetto è quello di uno da lasciare stare, non ti prendono di mira.
Nel nostro caso se sei un nerd con gli occhialoni, pallido cadaverico, con il fisico di una limaccia e l' atteggiamento remissivo sarai il primo sulla lista di quelli da picchiare.
Figuriamoci se poi racconti in giro di fare "il wing chun, uno stile cinese full contact adatto a tutti e che richiede solo la tecnica".
- La maggior parte degli animali che hanno scontri violenti sono armati: corna, unghie, canini... non fanno a botte e basta.
Già, anche i primati a noi più simili hanno nel morso la loro prima risorsa offensiva.
Le armi sono universalmente quel qualcosa che da il vantaggio sugli altri e gli animali si vedono bene dallo scontrarsi con chi è "armato", se non è necessario, perchè sanno a quali rischi vanno incontro.
Non c'è nessuna ragione per credere che bastino i pugni cinesi per avere la meglio su un tizio con un coltello.
Non a caso, nel mondo e nella storia (compresa quella cinese), la gente che vive davvero in ambienti a rischio gira armata, altro che studi decennali della forma del pangolino e del fulmine di Pegasus.
- Gli animali che non hanno armi, o non sono veloci, o non sono aggressivi, o sono piccoli e neri e sfigati... si nascondono.
Non cercano le botte, si mimetizzano, spariscono dalla circolazione ed escono a fare la spesa dove e quando non girano i bulli.
Non possono farci niente se sono così e quindi fanno l' unica cosa intelligente che resti.
Un uomo o una donna dovrebbero ammettere senza vergogna che se sono nani, afisicati e pacifisti i bulli gli daranno un sacco di botte, dannazione.
Non basterà fare la boxe cinese col saluto antico del tapiro malese.
- Quando i predatori attaccano in branco, vincono.
Tante prede si salvano ma c'è sempre lo sfigato di turno a cui tocca pagare per tutti, e gli fanno il culo senza tanti ringraziamenti.
Normalmente è proprio il solito "nerd sfigato", malato, il debole della situazione: e lo mangiano vivo. Lo aprono proprio.
Deve essere molto particolare osservare te stesso come sei fatto dentro e vedere qualcuno che se ne ciba.
I predatori lo sanno chi è il debole, non vanno di certo a rompere le palle al più grosso e cazzuto: ma se decidessero di attaccare proprio lui, lo farebbero in tanti.
E c'è gente che crede davvero di studiare qualcosa per difendersi a mani nude contro più aggressori...
Glielo hanno detto i cinesi.
Noto popolo individualista eh...
- All' elefante non rompe le palle nessuno.
Primo perchè è grande, grosso e armato. Secondo perchè è pure furbo e non gira da solo per fare il gradasso.
Se fai "l' antica arte cinese inventata da una donna (pensa te!), che proprio essendo debole e minuta codificò uno stile adatto a sconfiggere quelli grandi, grossi e armati", vedi di raccontartela giusta... stai giocando, ti stai divertendo, ma non credere sul serio di poterle dare all' elefante.
- In natura esistono molte femmine pericolose e letali anche per i maschi.
Certo, soprattutto tra gli insetti, gli esseri viventi più vicini ai maestri cinesi...
Giuro di aver letto di qualcuno che sosteneva l' autodifesa femminile dicendo che in natura sono le femmine ad essere più aggressive e pericolose.
Non so se sia chiara la strumentalizzazione di questa realtà: paragonare, solo quando fa comodo, la ragazzina fashion media di 50kg ad una leonessa o ad una mantide religiosa.
Le femmine animali, dagli insetti in su, hanno caratteristiche e vivono una vita completamente diversa da quella di Hanna Montana.
In natura non c'è il bene o il male, ma soprattutto non c'è nessuna cultura civile paragonabile a quella umana della nostra società; E' una cosa talmente superflua che mi vergogno di doverla scrivere.
In natura qualsiasi animale femmina uccide altri animali per cibarsi, combatte per difendersi, è avvezza a tutto questo per istinto... e magari ha pure dimensioni e aggressività doppie rispetto ai maschi per genetica.
Ora, paragonare un ragno Nephila alla vostra sorellina personalmente lo trovo eccessivo, al limite l' ex moglie.
E se poi vogliamo parlare di donne che si difendono agevolmente ma queste donne sono delle Big Mama afro-americane... torniamo ai punti di prima.
- A fare molta scena in tutta questa storia delle tecniche degli animali è soprattutto una questione estetica, come al solito.
Una faccenda di posizioni assunte che "imitino" (dio solo sa come) posture o atteggiamenti degli animali.
Qualcuno poi si è spinto oltre raccontando che, ad esempio, un colpo veloce ed improvviso sia assimilabile all' attacco di un cobra, oppure che mettendo le dita a zampa di gattino un umano possa colpire allo stesso modo di una tigre coi suoi artigli...
Resta il fatto che questi parallelismi animali siano stati spinti a forza in movimenti umani; Quella che potrebbe a tutti gli effetti essere stata una semplice trovata folcloristica, da sagra di paese, è stata in seguito perpetrata come una serie di tecniche segrete e micidiali, padroneggiate solo dai veri maestroni delle pianure del Sichuan.
In un ipotetico mondo parallelo abitato da scarafaggi evoluti, è come se questi si allenassero a camminare su due zampe e tirare cazzotti per emulare il combattimento umano.
Credo che gli scarafaggi sarebbero più intelligenti e continuerebbero a mangiare i cereali a sbafo, nascondendosi e basta.
In alcuni stili (manco a farlo apposta cinesi... tre quarti delle stronzate marziali arrivano da lì) si dice che gli antichi maestri abbiano osservato i combattimenti o le movenze degli animali per trarne ispirazione e riproporre il tutto in chiave umanoide.
Per quanto possa sembrare poetica o affascinante questa cosa, l' unico senso che gli si possa dare è di tipo folcloristico: purtroppo molte persone non hanno ancora recepito questo punto e credono davvero che un Homo Sapiens acquisisca abilità combattive speciali imitando scimmie, colibrì od onischi (detti porcellini di terra).
Tra le mie passioni (per fortuna ne ho molte altre aldilà delle arti marziali) ci sono anche i documentari sull' etologia e non parlo di Wild o programmi per bimbi su Dmax.
E chiunque abbia il buonsenso per giudicare obiettivamente cosa facciano gli animali, si renderà conto che di cose da cui trarre ispirazione ce ne siano effettivamente tante... meno quelle raccontate nelle AMT.
Vediamo qualche esempio.
- La prima e fondamentale osservazione riguarda una questione evolutiva base, l' individuo "migliore" vince: il più forte, il più sano, il più adattato, il più scaltro... il cosidetto maschio alpha, il capobranco, quello che fa il culo a tutti gli altri.
Sì, è il più forte.
E' il più aggressivo.
E' quello che quando combatte vince, e lo deve fare spesso.
Sa combattere, lo ha imparato fin da piccolo, facendolo, e ora pesta tutti.
Posto che non sia comunque molto accurato paragonare animali come i maggiolini agli esseri umani (tranne svariati casi, ammettiamolo), sta di fatto che i saggi maestroni cinesi avrebbero dovuto capire che se il tuo avversario è grande, grosso, incazzato ed avvezzo alle botte, non basterà tutta la tecnica di questo mondo a te piccolo omino flaccido.
Nota a parte: io sono abbastanza sicuro che questi maestri si allenassero per essere fisicamente forti prima che tecnici, mentre oggi la maggior parte dei praticanti crede che conoscere l' angolo X e la posizione Y colmi qualsiasi gap... ma ho già esposto cosa penso della diffusione odierna di questi stili circensi.
- Gli animali sfruttano le loro peculiarità genetiche, fisiche e strutturali.
Un quadrupede scalcia, perchè quello è un suo colpo efficace; un felino graffia e azzanna, perchè quelle sono le sue armi; Una scimmia morde, strappa, colpisce a cazzo e fa un sacco di male perchè ha le mani libere per farlo.
Ognuno è adattato a fare delle cose e NON altre.
Non c'è alcuna ragione sulla terra per cui un Homo Sapiens dovrebbe mettersi a tartaruga, a stambecco o ad alca impenne.
Tanto più che chi prova a fare certe cose contro un altro tizio che invece combatta come un essere umano, le prenderà di sicuro.
- Quando un animale è piccolo e sfigato, non diventa il Re della Giungla allenandosi a fare forme o respirando in modo curioso: si nasconde oppure ha una cavolo di arma segreta che invita gli altri a farsi gli affari propri.
Il veleno è una di queste, per cui un essere poco versatile come un serpente può permettersi di fare il bullo nella foresta.
Un solo colpo buono (un morso) e ha vinto: no, non è vero, lo ammazzi lo stesso ma poi lo raggiungi a breve, e i tuoi amici lasceranno in pace i serpenti ringraziandoti di averglielo fatto capire.
Buon per loro.
Ci sono animali che sfruttando questo fatto si vestono coi colori del serpente di prima anche se non sono velenosi, così i bulli li lasciano in pace durante la ricreazione.
Ergo, se il tuo aspetto è quello di uno da lasciare stare, non ti prendono di mira.
Nel nostro caso se sei un nerd con gli occhialoni, pallido cadaverico, con il fisico di una limaccia e l' atteggiamento remissivo sarai il primo sulla lista di quelli da picchiare.
Figuriamoci se poi racconti in giro di fare "il wing chun, uno stile cinese full contact adatto a tutti e che richiede solo la tecnica".
- La maggior parte degli animali che hanno scontri violenti sono armati: corna, unghie, canini... non fanno a botte e basta.
Già, anche i primati a noi più simili hanno nel morso la loro prima risorsa offensiva.
Le armi sono universalmente quel qualcosa che da il vantaggio sugli altri e gli animali si vedono bene dallo scontrarsi con chi è "armato", se non è necessario, perchè sanno a quali rischi vanno incontro.
Non c'è nessuna ragione per credere che bastino i pugni cinesi per avere la meglio su un tizio con un coltello.
Non a caso, nel mondo e nella storia (compresa quella cinese), la gente che vive davvero in ambienti a rischio gira armata, altro che studi decennali della forma del pangolino e del fulmine di Pegasus.
- Gli animali che non hanno armi, o non sono veloci, o non sono aggressivi, o sono piccoli e neri e sfigati... si nascondono.
Non cercano le botte, si mimetizzano, spariscono dalla circolazione ed escono a fare la spesa dove e quando non girano i bulli.
Non possono farci niente se sono così e quindi fanno l' unica cosa intelligente che resti.
Un uomo o una donna dovrebbero ammettere senza vergogna che se sono nani, afisicati e pacifisti i bulli gli daranno un sacco di botte, dannazione.
Non basterà fare la boxe cinese col saluto antico del tapiro malese.
- Quando i predatori attaccano in branco, vincono.
Tante prede si salvano ma c'è sempre lo sfigato di turno a cui tocca pagare per tutti, e gli fanno il culo senza tanti ringraziamenti.
Normalmente è proprio il solito "nerd sfigato", malato, il debole della situazione: e lo mangiano vivo. Lo aprono proprio.
Deve essere molto particolare osservare te stesso come sei fatto dentro e vedere qualcuno che se ne ciba.
I predatori lo sanno chi è il debole, non vanno di certo a rompere le palle al più grosso e cazzuto: ma se decidessero di attaccare proprio lui, lo farebbero in tanti.
E c'è gente che crede davvero di studiare qualcosa per difendersi a mani nude contro più aggressori...
Glielo hanno detto i cinesi.
Noto popolo individualista eh...
- All' elefante non rompe le palle nessuno.
Primo perchè è grande, grosso e armato. Secondo perchè è pure furbo e non gira da solo per fare il gradasso.
Se fai "l' antica arte cinese inventata da una donna (pensa te!), che proprio essendo debole e minuta codificò uno stile adatto a sconfiggere quelli grandi, grossi e armati", vedi di raccontartela giusta... stai giocando, ti stai divertendo, ma non credere sul serio di poterle dare all' elefante.
- In natura esistono molte femmine pericolose e letali anche per i maschi.
Certo, soprattutto tra gli insetti, gli esseri viventi più vicini ai maestri cinesi...
Giuro di aver letto di qualcuno che sosteneva l' autodifesa femminile dicendo che in natura sono le femmine ad essere più aggressive e pericolose.
Non so se sia chiara la strumentalizzazione di questa realtà: paragonare, solo quando fa comodo, la ragazzina fashion media di 50kg ad una leonessa o ad una mantide religiosa.
Le femmine animali, dagli insetti in su, hanno caratteristiche e vivono una vita completamente diversa da quella di Hanna Montana.
In natura non c'è il bene o il male, ma soprattutto non c'è nessuna cultura civile paragonabile a quella umana della nostra società; E' una cosa talmente superflua che mi vergogno di doverla scrivere.
In natura qualsiasi animale femmina uccide altri animali per cibarsi, combatte per difendersi, è avvezza a tutto questo per istinto... e magari ha pure dimensioni e aggressività doppie rispetto ai maschi per genetica.
Ora, paragonare un ragno Nephila alla vostra sorellina personalmente lo trovo eccessivo, al limite l' ex moglie.
E se poi vogliamo parlare di donne che si difendono agevolmente ma queste donne sono delle Big Mama afro-americane... torniamo ai punti di prima.
- A fare molta scena in tutta questa storia delle tecniche degli animali è soprattutto una questione estetica, come al solito.
Una faccenda di posizioni assunte che "imitino" (dio solo sa come) posture o atteggiamenti degli animali.
Qualcuno poi si è spinto oltre raccontando che, ad esempio, un colpo veloce ed improvviso sia assimilabile all' attacco di un cobra, oppure che mettendo le dita a zampa di gattino un umano possa colpire allo stesso modo di una tigre coi suoi artigli...
Resta il fatto che questi parallelismi animali siano stati spinti a forza in movimenti umani; Quella che potrebbe a tutti gli effetti essere stata una semplice trovata folcloristica, da sagra di paese, è stata in seguito perpetrata come una serie di tecniche segrete e micidiali, padroneggiate solo dai veri maestroni delle pianure del Sichuan.
In un ipotetico mondo parallelo abitato da scarafaggi evoluti, è come se questi si allenassero a camminare su due zampe e tirare cazzotti per emulare il combattimento umano.
Credo che gli scarafaggi sarebbero più intelligenti e continuerebbero a mangiare i cereali a sbafo, nascondendosi e basta.
martedì 7 maggio 2013
Focus on: l' Aikido
Su richiesta di un lettore del blog vado ad affrontare l' argomento Aikido, anche se avrei dovuto farlo prima per via delle tante osservazioni che ci sono da fare a riguardo.
Vorrei discutere subito dell' onta che quest' arte marziale porta con sè: negli anni passati l' Aikido è divenuto noto alle masse soprattutto per colpa dei film di Steven Seagal.
Chiariamo immediatamente che l' insopportabile e borioso attore ha solo pubblicizzato l' arte (nemmeno volontariamente a dire il vero), ma essa ha una storia ben slegata dalle sue buffonate coreografiche.
Purtroppo però, come spesso accade quando si parla di film, molti aspiranti marzialisti si sono recati nelle palestre di Aikido pensando di imparare a sgominare bande di gangster a suon di braccia spezzate e improbabili combattimenti con katana (tipica arma delle bande giamaicane), restando piuttosto delusi quando poi si sono ritrovati a fare tutt' altro.
Sempre parlando di Seagal, è cosa nota che sia stato il primo occidentale ad avere un Dojo di Aikido riconosciuto in Giappone.
Poi verrebbe da chiedersi che diavolo dovrebbe significare questo, visto che non stiamo parlando di un portoghese che aprì un Dojo durante l' epoca Meiji...
Ma tant'è che i pessimi film di Steven Seagal hanno dato un' immagine decisamente deviata di quest' arte marziale e ancora oggi si trova qualcuno pronto a decantarne il valore "perchè Seagal è un tizio fortissimo".
Penso si sia capito che a me Seagal stia decisamente sulle palle, coi suoi film su misura in cui lui è il classico superfigo della situazione che fa il bullo con tutti e nessuno che gli pianti una bella pallottola in cranio.. ma vabbè, il punto è un altro: si tratta di un uomo enorme.
Siamo quindi alle solite: dove sta il valore di un' arte di combattimento se a praticarla è un umanoide arrogante di quasi 2 metri?
Ora lasciamolo perdere e veniamo ad un' altra questione assai divertente legata all' Aikido: il suo fondatore.
L' Aikido è stato codificato dal maestro Morihei Ueshiba, in tempi piuttosto recenti.
La particolarità della sua storia è che da "normale" marzialista quale era, finì invischiato in una specie di setta religiosa/politica che seguì con fervore, e questa esperienza contribuì in modo decisivo alla "definizione d' intenti" dello stile da lui poi creato, l' Aikido appunto.
E così esso è stato diffuso come una specie di arte della pace, dell' armonia tra la gente, dando adito a tutte quelle storie che si raccontano sui buoni propositi delle arti marziali orientali, spesso confusi grossolanamente con il termine filosofia.
A molte persone piacque proprio questa etica di fondo, al punto di esasperarla e trasformare quindi un' arte "del combattimento" in una specie di circolo degli Orsetti del Cuore.
Perchè l' altro chiaro malinteso riguarda il percorso marziale compiuto da Ueshiba: si dice che abbia ammazzato parecchie persone con le sue arti marziali, che fosse un tipo pericoloso... e tuttavia finì per diventare una sorta di precursore di Scientology, arrivando in vecchiaia a compiere esibizioni discutibili dal tono paranormale.
E' quindi ragionevole pensare che Ueshiba maturò ideali di pace e amore proprio in virtù del suo passato da omicida, e che fosse fondamentalmente un bravo marzialista che, come ogni essere umano, riflettè anche su altre questioni legate al senso della vita.
Ed essendo le arti marziali il suo campo d' eccellenza fu in queste che riversò queste sue ideologie, alla stessa maniera con cui un ingegnere edile appassionato di new age potrebbe progettare strutture a piramide o con richiami runici...
Il problema è che molti praticanti odierni amano riempirsi la bocca delle sue vicende per autenticare il valore tecnico di questo stile... pur praticando solamente la parte annacquata, e non avendo mai nemmeno provato a combatterci.
L' Aikido è infatti oggi, dati alla mano, un' altra di quelle arti marziali rigorosissime e allenate solo con esercizi prestabiliti da fare con compagni che conoscono esattamente cosa debbano fare.
Pare che il senso sia proprio quello, l' armonia tra Tori e Uke: è una cosa molto bella, sensata, affascinante!
Ma SE vogliamo parlare della mera applicazione, cosa resta di tutto ciò?
Naturalmente (come avviene per tutte le arti marziali di questo stampo) anche nell' Aikido sono presenti concetti e movimenti interessanti e potenzialmente molto efficaci, non lo ho mai negato: siamo però al solito discorso, che contro un Paperino preso alla sprovvista si può applicare anche il mitico Calcio della Gru (che, ricordiamo, se ben fatto non c'è difesa..) ma se un' arte marziale si basa sul combattimento contro gli incapaci non è poi così temibile.
Del resto ogni esibizione di Aikido si riconosce per queste capriole svolazzanti che compiono gli interpreti attaccando in modo inconcepibile un eroe che sta al centro, in una palese dimostrazione di concetti stilizzati che però poco hanno a che fare col combattimento o con le aggressioni.
Sempre che questo sia per loro l' obiettivo.
Perchè se devo spezzare una lancia in favore degli aikidoka, c'è da dire che aldilà dei fan di Seagal o degli ostinati "cavoli ormai lo pratico da anni e devo per forza raccontare in giro di spaccare il culo ai passeri", solitamente sono persone che si fanno gli affari loro e non le sparano grosse decantando il loro valore di guerrieri.
E io rispetto chi si pone onestamente per chi è e per quello che fa.
Vorrei discutere subito dell' onta che quest' arte marziale porta con sè: negli anni passati l' Aikido è divenuto noto alle masse soprattutto per colpa dei film di Steven Seagal.
Chiariamo immediatamente che l' insopportabile e borioso attore ha solo pubblicizzato l' arte (nemmeno volontariamente a dire il vero), ma essa ha una storia ben slegata dalle sue buffonate coreografiche.
Purtroppo però, come spesso accade quando si parla di film, molti aspiranti marzialisti si sono recati nelle palestre di Aikido pensando di imparare a sgominare bande di gangster a suon di braccia spezzate e improbabili combattimenti con katana (tipica arma delle bande giamaicane), restando piuttosto delusi quando poi si sono ritrovati a fare tutt' altro.
Sempre parlando di Seagal, è cosa nota che sia stato il primo occidentale ad avere un Dojo di Aikido riconosciuto in Giappone.
Poi verrebbe da chiedersi che diavolo dovrebbe significare questo, visto che non stiamo parlando di un portoghese che aprì un Dojo durante l' epoca Meiji...
Ma tant'è che i pessimi film di Steven Seagal hanno dato un' immagine decisamente deviata di quest' arte marziale e ancora oggi si trova qualcuno pronto a decantarne il valore "perchè Seagal è un tizio fortissimo".
Penso si sia capito che a me Seagal stia decisamente sulle palle, coi suoi film su misura in cui lui è il classico superfigo della situazione che fa il bullo con tutti e nessuno che gli pianti una bella pallottola in cranio.. ma vabbè, il punto è un altro: si tratta di un uomo enorme.
Siamo quindi alle solite: dove sta il valore di un' arte di combattimento se a praticarla è un umanoide arrogante di quasi 2 metri?
Ora lasciamolo perdere e veniamo ad un' altra questione assai divertente legata all' Aikido: il suo fondatore.
L' Aikido è stato codificato dal maestro Morihei Ueshiba, in tempi piuttosto recenti.
La particolarità della sua storia è che da "normale" marzialista quale era, finì invischiato in una specie di setta religiosa/politica che seguì con fervore, e questa esperienza contribuì in modo decisivo alla "definizione d' intenti" dello stile da lui poi creato, l' Aikido appunto.
E così esso è stato diffuso come una specie di arte della pace, dell' armonia tra la gente, dando adito a tutte quelle storie che si raccontano sui buoni propositi delle arti marziali orientali, spesso confusi grossolanamente con il termine filosofia.
A molte persone piacque proprio questa etica di fondo, al punto di esasperarla e trasformare quindi un' arte "del combattimento" in una specie di circolo degli Orsetti del Cuore.
Perchè l' altro chiaro malinteso riguarda il percorso marziale compiuto da Ueshiba: si dice che abbia ammazzato parecchie persone con le sue arti marziali, che fosse un tipo pericoloso... e tuttavia finì per diventare una sorta di precursore di Scientology, arrivando in vecchiaia a compiere esibizioni discutibili dal tono paranormale.
E' quindi ragionevole pensare che Ueshiba maturò ideali di pace e amore proprio in virtù del suo passato da omicida, e che fosse fondamentalmente un bravo marzialista che, come ogni essere umano, riflettè anche su altre questioni legate al senso della vita.
Ed essendo le arti marziali il suo campo d' eccellenza fu in queste che riversò queste sue ideologie, alla stessa maniera con cui un ingegnere edile appassionato di new age potrebbe progettare strutture a piramide o con richiami runici...
Il problema è che molti praticanti odierni amano riempirsi la bocca delle sue vicende per autenticare il valore tecnico di questo stile... pur praticando solamente la parte annacquata, e non avendo mai nemmeno provato a combatterci.
L' Aikido è infatti oggi, dati alla mano, un' altra di quelle arti marziali rigorosissime e allenate solo con esercizi prestabiliti da fare con compagni che conoscono esattamente cosa debbano fare.
Pare che il senso sia proprio quello, l' armonia tra Tori e Uke: è una cosa molto bella, sensata, affascinante!
Ma SE vogliamo parlare della mera applicazione, cosa resta di tutto ciò?
Naturalmente (come avviene per tutte le arti marziali di questo stampo) anche nell' Aikido sono presenti concetti e movimenti interessanti e potenzialmente molto efficaci, non lo ho mai negato: siamo però al solito discorso, che contro un Paperino preso alla sprovvista si può applicare anche il mitico Calcio della Gru (che, ricordiamo, se ben fatto non c'è difesa..) ma se un' arte marziale si basa sul combattimento contro gli incapaci non è poi così temibile.
Del resto ogni esibizione di Aikido si riconosce per queste capriole svolazzanti che compiono gli interpreti attaccando in modo inconcepibile un eroe che sta al centro, in una palese dimostrazione di concetti stilizzati che però poco hanno a che fare col combattimento o con le aggressioni.
Sempre che questo sia per loro l' obiettivo.
Perchè se devo spezzare una lancia in favore degli aikidoka, c'è da dire che aldilà dei fan di Seagal o degli ostinati "cavoli ormai lo pratico da anni e devo per forza raccontare in giro di spaccare il culo ai passeri", solitamente sono persone che si fanno gli affari loro e non le sparano grosse decantando il loro valore di guerrieri.
E io rispetto chi si pone onestamente per chi è e per quello che fa.
lunedì 15 aprile 2013
Liberarsi di Bruce Lee
Stanno trasmettendo "Dalla Cina con furore" e colgo l' occasione per parlare di un argomento che avrei dovuto affrontare già molto tempo fa.
Penso di averlo scritto in uno dei primi post: anche io da bambino ero un fan di Bruce Lee e mi sono avvicinato alle arti marziali proprio grazie ai suoi film.
Tanti altri lo hanno fatto, a quei tempi la poca informazione riguardo le arti marziali ne faceva a tutti gli effetti un' icona assoluta e per molti era IL Maestro, il punto di riferimento, "il combattente più forte del mondo".
Beata innocenza!
Come tanti altri anche io amavo guardare i suoi film fino a consumare le videocassette a furia di rewind ed avevo imparato a memoria tutte le sue (poche!) battute ma soprattutto le sue movenze, che emulavo davanti al televisore o quando "mi allenavo" da solo.
Col tempo venni anche a conoscenza della sua storia e questo non fece che rafforzare la mia opinione: Bruce Lee era la mia guida nelle arti marziali, il modello a cui aspirare!
Leggevo i suoi libri e non potevo che essere d' accordo con le sue conclusioni; Il fatto che avesse creato un suo stile, il Jeet Kune Do, aumentava ancor di più il desiderio di seguire le sue orme.
Avevo i suoi poster in camera, avevo i suoi libri, conoscevo a memoria i suoi film e addirittura sapevo imitare le sue coreografie.
Bruce Lee era per me l' unico mito degno di nota nel mondo delle arti marziali.
Crescendo venni in contatto con nuove informazioni.
Ad esempio ricordo il primo contatto con la rivista "Samurai", in cui venni a conoscenza di altri maestri famosi: tuttavia non riuscivo a capacitarmi di come potesse paragonarsi a Bruce Lee un [udite udite!] karateka con un nome ridicolo come "Mas Oyama"; molti sembravano riverirlo (era morto da poco) ma in fondo quello era solo un banalissimo karateka!
In fondo tutti gli stili avevano i loro poveri maestri da osannare... ma chi poteva paragonarsi al grande Bruce?
Bruce si vedeva come sapeva muoversi! Quelli invece stavano solo a fare posizioni rigide e forme, proprio quella che Lee definiva la "disperazione organizzata", qualcosa di cui liberarsi!
Tuttavia leggendo la storia di questi altri maestri iniziai ad incuriosirmi perchè anche loro sembrava avessero fatto grandi imprese.
Gli sport da combattimento invece non avevano nemmeno ragione di esistere, saltavo completamente gli articoli in quanto a me interessava solo il combattimento "non regolamentato".
Quelli erano solo sportivi, atleti, niente a che vedere con i veri maestri delle arti marziali!
Per molti anni ancora Bruce Lee fu il mio paladino e non perdevo occasione per citarlo o ricordarlo (non esisteva ancora nessuna scuola di JKD nella mia città, altrimenti l' avrei sicuramente praticato).
Poi qualcosa iniziò a cambiare.
Grazie all' accesso ad internet cominciai ad informarmi in modo più completo e a trovare qualcosa di più che semplici articoli propagandistici.
Ricordo che la svolta avvenne quando lessi di come andò veramente il famoso combattimento con Wong Jack Man, e più in generale di come la maggior parte delle favole raccontate su di lui fossero appunto inventate o ingigantite.
Certo, restava un grande personaggio e cultore di arti marziali; Ma mi resi conto di come fu proprio il fatto di essere un attore ad averlo reso tanto popolare, dal momento che per il resto non aveva dato dimostrazioni di chissà quali capacità di combattente.
E così mentre personaggi a me prima ignoti come Oyama, Gracie ed una stirpe interminabile di Thai Boxer avevano storicamente dimostrato di stendere la gente, Bruce Lee restava fondamentalmente un mito costruito.
Le uniche prove documentate delle sue abilità erano qualcosa di poco rilevante, risse da bulli di paese e tanta, tanta scena in dimostrazioni.
Inizialmente mi rifiutavo di ammetterlo ma quando il buonsenso prese il sopravvento non potei più raccontarmi balle: considerare Bruce Lee un grande combattente era una cosa da bambini incantati, da ignoranti delle arti marziali autentiche.
Gli andava riconosciuto molto, questo sì, ma non nei termini per cui la massa lo conosceva.
Quando finalmente ammisi la verità (a me stesso) e mi resi conto che i veri combattenti erano altri, la magia svanì per far posto ad un piacevole senso dell' ONESTA' e del VERO.
Riguardai i suoi film con occhi completamente diversi, vedendo L' OVVIO laddove prima non ero capace di riconoscerlo.
Quelle che prima erano coreografie giustificabili ora mi apparivano in tutte le loro lacune e assurdità.
Quelle che sembravano verità concettuali da lui scoperte ora mi sembravano le basi banali di qualsiasi arte funzionale.
Senza contare le questioni non legate all' arte marziale, quali la fastidiosa propaganda cinese nei suoi film o quella su egli stesso prodotta in seguito dagli americani.
Mi ero liberato del mito di Bruce Lee, finalmente riuscivo a capire anche io perchè i veri esperti di arti del combattimento non lo osannavano così tanto.
In tutto questo la cosa più sconcertante è che ancora oggi esistono persone che pur essendo nell' ambiente marziale da tempo continuano a vivere il mito di Bruce Lee come dei bambini dalle mani pacioccose.
Ma più di tutto la cosa davvero ridicola, esilarante direi, è vedere uomini adulti che imitano i suoi movimenti, praticano il JKD con ancora in testa le sue coreografie ed emulano quei colpi, quando scommetto che persino Bruce Lee non li contemplasse per davvero nella sua pratica reale.
Se questa gente potesse anche mettersi una tuta gialla e nera e fare gridolini di stampo felino lo farebbe senza pensarci.
lunedì 28 gennaio 2013
Mosche bianche
Un caro amico che insegna (ahimè) in un suo corso di difesa personale mi ha chiesto di fargli supplenza per una sera in quanto non può presenziare alla lezione, forse due.
Ho già assistito in precedenza ad alcuni stralci delle sue lezioni e sapendo che è un tipo intelligente, che è anche uscito indenne da un' aggressione reale (rapinatori armati di coltello), mi ha molto intristito assistere ai suoi insegnamenti derivati soprattutto dalla sua pratica del Wing Chun.
Primo perchè non ho più nessuna fiducia in quello stile di combattimento, le cui posizioni e presunti controlli non sono applicabili in una vera situazione di pericolo nemmeno dai suoi massimi esponenti mondiali, che alla fine smanacciano, scalciano o pizzicano furiosamente sostenendo che ci sia una tecnica sopraffina dietro a tutto ciò.
Secondo perchè ritengo inopportuno insegnare simili perfezionismi a gente che ha scelto un corso di autodifesa e non di arti marziali: in questo senso mi sembrano più appropriati quegli pseudo corsi che ogni insegnante di Jujitsu si inventa per fare cassa.
Ma siamo grandi amici e non mi sono mai permesso di fargli troppe osservazioni a riguardo, ho solo cercato di segnalargli stage o testi che potessero chiarirgli le idee, senza successo; e allora, consapevolmente, ho scelto di lasciargli fare il suo percorso così come io ho fatto il mio.
In fondo anche io in passato ho insegnato delle cose fuori dal mondo.
Si avvicina la sera della lezione e sono molto combattuto su cosa spiegherò ai suoi allievi.
Devo fare una lezione come dico io?
Avendo carta bianca grazie alla fiducia decennale che lega i nostri percorsi marziali, potrei farlo: una lezione in cui invece di dare false sicurezze spiegherò tutte le lacune del fatto stesso di studiare difesa personale, loro, in palestra, con le mosse di Wing Chun.
Oppure mi chiedo se dovrei solo timbrare il cartellino, fargli ripetere gli esercizi che fanno solitamente più qualche altra classica genialata tipo le difese da presa ai polsi.
O magari fargli provare una lezione da sport da combattimento, quello che pratico, al massimo contestualizzando le tecniche per il loro contesto..
Non voglio passare anche io per un istruttore cazzaro, ma non voglio nemmeno gettare fango sul lavoro che lui sta portando avanti. Non lo merita e non è mio diritto.
Alla fine decido che inizierò la lezione con un dibattito sul tema dell' autodifesa, per dare qualche input di riflessione, poi chiederò cosa vorrebbero affrontare in termini pratici.
Roba semplice ma che forse non hanno mai provato.
Arrivo in palestra e trovo solo due ragazzi ad aspettare: so che in quel corso poca gente è costante ma sono un pò deluso; Mi sarebbe piaciuto intavolare una discussione con tutti e mi ero preparato anche degli esempi pratici da fare in funzione dei partecipanti.
Comunque iniziamo e sono in tre, si è aggiunta una delle ragazze e pochi minuti dopo arrivano altri due iscritti, padre e figlio.
Come dicevo li avevo già visti allenarsi, confermando alcune osservazioni personali riguardo ai corsi di autodifesa: vi partecipano soprattutto persone davvero indifese, che non hanno una reale determinazione a faticare e si presentano fisicamente e caratterialmente come vittime sacrificali.
E soprattutto non hanno la più pallida idea di che razza di argomento stiano andando a trattare, si berrebbero qualsiasi cosa.
Ritengo il caso di aiutarli a farsi un esame di coscienza; Chi vorrà approfondire lo farà.
Prendi quel ragazzino: è un perfetto nerd, con gli occhiali, la carnagione pallida e il fisico moscio; Non lascia trasparire nessuna emozione, non sorride mai.
In tutta la sera non l' ho visto sorridere una volta, non dico ridere.
Completa la sua figura una pessima scelta di abbigliamento con tuta griffata... playstation.
Non sono cattivo e non voglio esserlo, ma qui non si sta parlando di essere politicalmente corretti o rispettosi o tolleranti.
Tu sei qui perchè hai scelto di praticare "difesa personale" e certe cose è giusto che le capisca.
Non posso permettermi di ridicolizzarlo, così intraprendo un discorso generale sul perchè siamo visti come potenziali vittime e cosa potremmo fare per apparire meno vulnerabili.
Purtroppo non credo abbia recepito che le osservazioni erano rivolte indirettamente a lui.
Gli altri partecipanti sono abbastanza omogenei, manca però un ragazzo che avevo visto e che non capisco cosa ci faccia in un corso simile: giovane, lo sguardo da duro, la pettinatura da moicano e il fisico che dimostra un allenamento serio di pesistica.
In realtà una mia idea del perchè lo faccia ce l' ho: in questi corsi puoi sembrare una macchina letale senza confrontarti con nessuno e puoi raccontare agli amici che tu studi combattimenti "senza regole".
Roba da duri, roba da veri killer.
Oppure perchè in una qualsiasi palestra di Muay Thai non saresti che uno tra i tanti, e magari le prendi pure da tutti nonostante un aspetto temibile.
Inizio il dibattito e dopo un giro di domande dirette è chiaro che nessuno di loro si è iscritto perchè ha subìto un' aggressione o frequenta posti a rischio.
Tutti, indistintamente, vogliono imparare a difendersi perchè "con quello che si sente oggi in giro...", "non si sa mai", oppure sono affascinati dalle arti marziali e gli è piaciuto quanto proposto.
Non hanno assolutamente idea di cosa significhi essere malmenati da una persona incattivita e naturalmente non hanno nessuna intenzione di sperimentarlo.
Soprattutto si tengono ben alla larga da qualsivoglia sport di contatto, perchè in un corso di autodifesa è tutto così maledettamente facile!
In un corso di difesa puoi convincerti di fare ginnastica seria, ma non raggiungendo gli stessi risultati nel fisico puoi raccontarti che non sei lì per dimagrire o farti i muscoli.
Puoi convincerti di tirare al sacco come i pugili, ma se i tuoi pugni non lo spostano nemmeno di poco puoi raccontarti che non sei lì ad allenarti per salire sul ring con guantoni ed arbitri.
Puoi convincerti di saper sconfiggere i delinquenti assassini, ma se non sai gestire nemmeno l' assalto del compagno di corso puoi raccontarti che tanto quella non è una situazione reale.
Lo so e ne ho conferma: i corsi di difesa personale sono soprattutto una ricerca di autostima per chi ci si iscrive.
E questo rafforza la mia idea che questi corsi andrebbero tenuti in aula con psicologi ed esperti di comunicazione, non da esperti di arti marziali.
Combattere è l' ultima chance a cui nessuno vorrebbe arrivare, e non si affrontano i problemi partendo dalla fine.
Ci saranno anche corsi validi, che affrontano cose sensate in modo sensato ma sono mosche bianche nel panorama generale, a maggior ragione se con il nome difesa personale si maschera un corso di arti marziali adattato.
Il punto è che tutti gli istruttori sono convinti di essere mosche bianche...
venerdì 28 dicembre 2012
Ieri e oggi
Ogni tanto mi trovo a riflettere sulla differenza che passa tra un ragazzino di oggi e uno "dei miei tempi" che decida di avvicinarsi al mondo delle arti marziali.
E non posso che invidiare i marmocchi odierni.
Invidio la disponibilità di informazioni che possono avere grazie ad internet: possono cercare comodamente da casa il tipo di stile che più si avvicina alle loro aspettative, prima ancora di entrare in palestra, evitando di perdere anni a fare idiozie e allenamenti di livello infimo.
Possono confrontare uno stile con un altro, sia grazie ai video che chiedendo a gente più esperta, evitando di farsi abbindolare dal maestro che gli racconta di praticare l' unico stile originale.
Possono appunto visualizzare una marea di filmati e giudicare da soli il contrasto tra chi passa anni a mimare mosse micidiali e chi invece ti assalta a suon di sganassoni, e in generale possono vedere come avvengono delle vere collutazioni, senza sorbirsi le baggianate dei cinesi sui campi di battaglia.
Possono andare in molte più palestre in zona e provare molte più cose, senza doversi fermare al primo corso perchè il maestro gli assicura che tra 10 anni sarà diventato un vero guerriero da campi di battaglia.
Conoscono o hanno già sentito parlare delle MMA e delle verità che hanno stampato in fronte a tutti i sedicenti espertoni di arti marziali fatte di balletti circensi, colpi speciali e posizioni fiorite, e sono già disincantati riguardo a come funzioni un combattimento a mani nude.
Oggi un ragazzino che sente una vera passione per le arti del combattimento umano non deve più passare per la quantità di stronzate e bugie che abbiamo dovuto sorbirci in tanti.
Ha la possibilità di vedere e scegliere.
E non resterà deluso.
E non posso che invidiare i marmocchi odierni.
Invidio la disponibilità di informazioni che possono avere grazie ad internet: possono cercare comodamente da casa il tipo di stile che più si avvicina alle loro aspettative, prima ancora di entrare in palestra, evitando di perdere anni a fare idiozie e allenamenti di livello infimo.
Possono confrontare uno stile con un altro, sia grazie ai video che chiedendo a gente più esperta, evitando di farsi abbindolare dal maestro che gli racconta di praticare l' unico stile originale.
Possono appunto visualizzare una marea di filmati e giudicare da soli il contrasto tra chi passa anni a mimare mosse micidiali e chi invece ti assalta a suon di sganassoni, e in generale possono vedere come avvengono delle vere collutazioni, senza sorbirsi le baggianate dei cinesi sui campi di battaglia.
Possono andare in molte più palestre in zona e provare molte più cose, senza doversi fermare al primo corso perchè il maestro gli assicura che tra 10 anni sarà diventato un vero guerriero da campi di battaglia.
Conoscono o hanno già sentito parlare delle MMA e delle verità che hanno stampato in fronte a tutti i sedicenti espertoni di arti marziali fatte di balletti circensi, colpi speciali e posizioni fiorite, e sono già disincantati riguardo a come funzioni un combattimento a mani nude.
Oggi un ragazzino che sente una vera passione per le arti del combattimento umano non deve più passare per la quantità di stronzate e bugie che abbiamo dovuto sorbirci in tanti.
Ha la possibilità di vedere e scegliere.
E non resterà deluso.
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