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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

martedì 20 settembre 2011

Cosa ci si aspetta di praticare?

Riflettevo su una cosa che in qualche modo rappresenta la "sfortuna" che ho avuto quando ho iniziato a praticare.
Dico sfortuna tra virgolette perchè trovo comunque ingiusto rinnegare i bei momenti e gli amici conosciuti per quella scelta, tuttavia qui stiamo parlando dell' aspetto tecnico ed onesto della faccenda.

Cosa mi ha spinto a scegliere un certo stile piuttosto che un altro?
A quei tempi ovviamente non c'era tutta la scelta, la conoscenza e la possibilità di informarsi di oggi.
Ieri però mi è venuta in mente una cosa in particolare e cioè il fatto che fondamentalmente quello che io cercavo dalle arti marziali, o meglio quello che volevo imparare, erano le chiavi articolari.

Ero un bambino e adoravo tutti i film di serie B sulle arti marziali che passavano nelle più improbabili reti locali, di quelli con i cinesi che volano o combattono per mezzora schivando colpi, facendo passi precisi (in cui non si capiva perchè fosse "male" quando l' avversario riusciva a bloccare la gamba del protagonista... senza fare altro) e terminando lo scontro con qualche tecnica segreta.
Tuttavia ero molto più affascinato da quelle rarissime coreografie (in genere non cinesi) in cui l' eroe di turno si destreggiava applicando le leve, in particolare armlock e leglock vari.
Diciamola tutta, per quanto possa sembrare ridicola la cosa era soprattutto nel Wrestling made in WWE o nel Catch giapponese che si vedevano tecniche di sottomissione del genere (memorabile la presa che "faceva addormentare" (!!!) di Jake The Snake Roberts o il Cobra Twist di Antonio Inoki).
Certo, come milioni di altri fan il mito restava sempre Bruce Lee, ma aldilà delle sue movenze fatte di pugni e calci rapidissimi molto cool, sentivo questo grande desiderio di imparare a sottomettere un avversario con le leve articolari.
Già allora però rimasi un pò deluso dal metodo didattico del Jujutsu, non tanto per le tecniche che trovavo bellissime ed efficaci quanto per l' estrema formalità con cui esse venivano studiate e l' impossibilità di provare liberamente.
Senza contare quel maledetto programma tecnico in cui non era consentito studiare cose più complesse prima di qualche anno passato a ripetere le stesse quattro tecniche, non importa quanto talento uno avesse.

Ho sempre patito una certa insofferenza verso queste restrizioni, ma se in fondo tutti avevano imparato così non c'era ragione per arrogarmi il diritto di voler fare diversamente.
Non importa che io riguardassi decine di volte le scene dei film registrati, per cercare di capire certi movimenti o tecniche che in nessuna palestra o stage vedevo insegnare (e non entriamo nel discorso che quelli erano solo film perchè le cose "tradizionali" sono spesso molto più assurde e scenografiche).
O che persino da bambino mi sembrasse scontata l' idea di dover provare delle applicazioni libere piuttosto che figurette predefinite ripetute alla noia, e che tutto il corollario di rispetto, tradizione e crescita morale non dovesse essere insegnato a mò di comandamenti.
Ormai mi stavano facendo il lavaggio del cervello portandomi a credere che quello fosse l' unico modo per imparare le micidiali arti marziali, e che anche quegli attori atleti che vedevo in tv avessero appreso alla stessa maniera.

Scelsi così uno stile che mi sembrava comprendere proprio tutto quello che cercavo, compreso il combattimento sportivo,le leve e le sottomissioni.
Qualcosa che mi sembrava appunto più vasto ed eclettico dei noiosi stili giapponesi con i quali avevo già avuto qualche esperienza.
Oggi si fa presto a dire che sia stata colpa mia, ma proprio per la mia esperienza non mi sento di biasimare nessuno che sia capitato nello sfacelo delle AMT e abbia subìto come me un tale e devastante lavaggio del cervello per poi ritrovarsi, dopo tanti anni, a scoprire che esistano metodi di apprendimento e di allenamento drammaticamente migliori ed effettivi per imparare ad applicare le arti marziali.
Non posso fare a meno di pensare a cosa avrei pensato, pur da ragazzino, se solo avessi conosciuto il Brazilian Jiu Jitsu e lo avessi potuto confrontare con quello che facevo.
Per non parlare delle MMA.

Ma ovviamente era ancora troppo presto e queste discipline, benchè esistessero già, non erano affatto conosciute qui da noi.
Il massimo che un appassionato potesse fare per informarsi era acquistare le riviste dedicate (di dubbio gusto) o contare sui film che purtroppo facevano altrettanta disinformazione.

Io invidio profondamente i ragazzi di oggi che anche grazie ad Internet hanno strumenti di informazione mille volte migliori per scegliere cosa praticare; E che sono già disillusi riguardo a tutte le stronzate che i maestroni orientali ci hanno fatto bere allegramente per accrescere la propria fama e il proprio conto in banca; Che vivono in un tempo in cui la "moda" sono le MMA e non lo stile cinese più antico degli altri, quello con le mosse davvero segrete o con gli angoli davvero giusti o con le forme davvero tradizionali.
Oggi voi potete cliccare su un video e rendervi conto di come avvengano davvero le aggressioni, invece di farvi raccontare da un cinese una storiella romanzata di come si sia difeso da tre aggressori armati nel peggior bar di Caracas grazie alla tecnica della poiana, allenata per anni con le figure armoniose.
Potete accedere in un attimo a centinaia di incontri di "stupidi sport da combattimento" con cui farvi un' idea molto precisa di cosa funzioni e cosa no, invece di sperare in qualche immagine di cinque secondi trasmessa su SuperZap all' una di notte (tra un video erotico e l' altro!).

E allora io dico, prima di entrare ed infognarvi in una palestra di AMT fermatevi e chiedetevi che cosa vi aspettiate esattamente di imparare: e se sono le arti marziali ad interessarvi continuate ad informarvi e a provare anche altre cose.

Potrebbe essere che vi piaccia proprio fare il Ninja, o vestire pigiami di seta, o simulare morti mortali in esibizioni gradite al pubblico.
Oppure potreste scoprire che il fascino delle arti orientali non abbia nulla a che vedere con l' apprendimento di un' arte di combattimento e i metodi didattici fermi agli anni 80 siano un triste retaggio del passato.
A voi la scelta.

1 commento:

  1. eh,sì. Sono davvero fortunati i ragazzi di oggi. Noi dovevamo accontentarci di David Carradine (RIP) che faceva il cinesino e ci faceva vedere due mosse al rallentatore. Il tutto condito da stronzate pseudo-buddistiche.

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