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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

giovedì 8 settembre 2011

La Simil-Kick®

Veniamo ad un punto cruciale della pratica delle AMT: il combattimento.
Nonostante si debba riconoscere che non tutti gli stili prendano in considerazione il combattimento ritualizzato uno contro uno (alla maniera sportiva per intenderci), non possiamo nascondere che alla fine si stia comunque parlando di uno scontro in cui io debba reagire all' attacco di una persona.
Ovvero scontro uno contro uno. Curioso eh?
E con questo sfatiamo subito il mito dello studio "uno contro molti" ostentato in alcuni stili, come se questo li elevasse a qualcosa di più mortale o abbia davvero senso.
Non esiste alcuna tecnica o strategia che permetta di affrontare due o più avversari nello stesso momento, se non siamo in grado di gestirne nemmeno uno solo.

Ecco che allora entriamo nel vivo del problema, perchè è proprio qui che si manifestano le maggiori inadeguatezze dei metodi e tecniche cosidetti tradizionali.

Posso studiare tecniche ben definite di difesa, ma poi il mio avversario deve essere libero di scegliere come attaccarmi.
Immaginiamo di imparare tre movimenti per ripararmi rispettivamente da un pugno diretto, da un gancio e da un montante al corpo.
Se mi alleno sempre in esercizi predefiniti in cui l' avversario ora tira solo il diretto, ora solo il gancio e così via, non sto affatto migliorando la mia abilità (oltre a rompermi le balle dopo cinque minuti).
Sto solo ripetendo meccanicamente movimenti schematici, stimolando parti del cervello che non hanno a che vedere con la percezione di cosa arriverà e relativa risposta; Infatti ben presto riuscirò ad eseguire la difesa senza concentrazione, fantasticando tranquillamente sugli hot pants dell' allieva lì in parte.

Ma la cosa più sconcertante è il fatto che in molte AMT si studino soprattutto contrattacchi che concludano lo scontro al primo attacco: del tipo "lui tira un pugno, io lo paro e con vari movimenti finisco per portarlo in leva, schiantarlo, ammazzarlo, controllarlo..."
L' obiettivo è ragionevole, peccato che io non abbia mai visto applicare nemmeno per sbaglio una sola di queste fantomatiche tecniche, che funzionano esclusivamente finchè i colpi sono al rallentatore, telefonati e dichiarati apertamente.
Non vorrei essere frainteso: in queste arti marziali si studiano risposte precise ad attacchi precisi, a volte persino a combinazioni, dando per scontato che siano risposte conclusive in un contesto di aggressione libera.
E quindi il "Vero Marzialista" non dovrebbe forse manifestare questo approccio quando combatte?
Il karateka che studia per secoli parata circolare + contrattacco mortale, non dovrebbe essere chiaramente riconoscibile?
O meglio ancora uno studioso di Jujutsu, visto che si focalizza proprio sui contrattacchi difensivi in cui a colpo corrisponde combinazione tecnica risolutiva?

Perchè diavolo studiare per anni ed anni una parata circolare che difenda da un diretto se poi non la si riesce mai ad applicare tale e quale?!?

Quando parli con questi marzialisti si affrettano ad affermare che "Quello è solo uno studio, nella realtà si fa in altro modo" (e già questo dovrebbe farli riflettere ma tant'è).
Ma la storia dello studio tecnico-teorico è davvero troppo svilente per l' intelligenza di un Homo Sapiens medio: si allenano per anni, per tutta la durata della pratica, quei movimenti in quel modo, perchè quelle sono le risposte di quell' arte marziale.
Altro che palle.

Eppure anche a non voler essere fiscali è più che evidente cosa avvenga quando due persone si affrontano liberamente: i colpi, le prese, gli sbilanciamenti, gli spostamenti, il modo di proteggersi, le reazioni... tutto è sempre riconoscibile, ed inutile dirlo assomiglia molto di più agli sport da combattimento che non a quelle favolose coreografie apprezzabili nei film (e nelle demo).
E così quando un marzialista (di quelli che detestano lo sport) si mette a fare un pò di sparring libero ecco che si ritrova a muoversi in un modo che non gli è abituale: magari parte con le migliori intenzioni ma non appena viene incalzato, non appena accusa la fatica o subisce un assalto si ritroverà a fare questo tipo di colpi se non a smanacciare come un contadino ubriaco.

Anche le AMT che contemplano il combattimento agonistico, lo interpretano nel modo che io chiamo la "Simil-kick®".
Studi per anni i pugni con le posizioni lunghe, i calci del drago rosso, la difesa del pangolino, la guardia della mangusta... poi vai in gara e ti ritrovi a fare i soliti jab, diretto, gancio, qualche middle e high kick con tanto di guardia simil pugilistica.
Perchè?
Forse perchè quello è il modo di combattere più adeguato alla nostra struttura?
Oppure solo perchè siamo ormai assuefatti dai media che ci presentano il combattimento sportivo a quel modo?
Può essere, sta di fatto che combattendo in quel modo si hanno risultati migliori, e non parlo di vittorie: parlo di non prendere le botte e riuscire a darle.

Prendiamo ad esempio il Sanda.
I combattimenti di Sanda dovrebbero essere un campo di confronto sportivo tra praticanti di vari stili di Kung Fu, quello tradizionale si intende.
Sono più che sicuro che il Sanda così come è nato in passato, con i famosi scontri nelle piazze sulle pedane circolari, fosse uno spettacolo molto diverso dallo sport che si pratica ora.
E ti credo, il confronto e l' esperienza hanno scremato tutto ciò che era folclore o inadeguato, basti pensare ai confronti fatti con i tailandesi in cui tutti persero malamente.
Così come basta visionare qualche video abbastanza vecchio dei confronti di SanShou tra i vari "esperti" di Kung Fu, in cui smanacciavano come checche isteriche assumendo ogni tanto una posa esotica.
E badare bene, più i video sono vecchi più sono rappresentativi degli stili così come venivano tramandati prima della globalizzazione.
E guarda caso oggi il Sanda è praticamente Kick Boxing con le proiezioni, allenato allo stesso modo con le stesse tecniche: altro che pugni del cerbiatto e tecnica del ramarro.

Nota: non è mio interesse difendere o esaltare la Muay Thai, ma si da il caso che questa arte marziale, per altro molto più antica di tante altre, si è evoluta in modo pragmatico e i tailandesi (che notoriamente non sono vichinghi o maori ma omini magri e sottili) hanno dimostrato di saperle dare pesantemente, il tutto evitando posizioni e strategie coreografici.

In seguito con la diffusione mediatica delle MMA si è reso visibile un tipo di combattimento ancora più permissivo, dimostrando anche ai più scettici che assumere certe posizioni, usare certi colpi e allenarsi in un certo modo porta a tutt' altro che essere picchiatori micidiali.
Non sto parlando di stile contro stile, solo di metodi funzionali e dimostrabili per combattere.
E volenti o nolenti si arriva sempre lì: botte che fanno male, forza bruta che vince su presunte energie interne, fiato, resistenza e capacità di incassare colpi.

Non è solo una questione di combattimento sportivo, regolamentato.
Molte volte sento tradizionalisti usare questo assunto a sostegno delle proprie tesi, peccato che persino scontrandosi tra di loro, sforzandosi di usare alla lettera il proprio stile, finiscono per fare la Simil-kick® non appena il ritmo si alza.
Ma il grosso problema nasce quando si confrontano con chi invece fa della funzionalità la base della propria pratica:
- Gente che prova continuamente calci spettacolari e finisce KO al primo lowkick;
- Gente che assume guardie stilistiche e poi viene colpita da ogni dove;
- Gente che prova ad applicare parate ampie finendo per ingarbugliarsi da sola o smanacciare;
- Gente che non sa più che pesci pigliare perchè non capisce come non sia crollato a terra l' avversario con quell' unico calcio andato a segno (in allenamento il compagno moriva sempre!);
- Gente totalmente impreparata a difendersi da colpi base che vanno tutti a segno;
- Cinture nere tronfie finalizzate in pochi secondi dall' ultimo arrivato del corso di BJJ;
- Sedicenti esperti di difesa personale che chiedono di interrompere lo sparring alla prima botta;

Le qualità tecniche, fisiche e mentali che rendono una persona capace di vincere uno scontro (sia pure uno scambio per strada, tanto caro alle "Vere AMT") sono sempre le stesse.
Ci sono solo modi più o meno validi per migliorarle ed applicarle, se è questo che si vuole apprendere.

E ci sono anche modi totalmente campati per aria.

4 commenti:

  1. Il punto è questo (e prima o poi farò un post a riguardo, grazie per la riflessione): non è assolutamente vero che chi fa "kung fu", o una qualsiasi AMT sia incapace di combattere mentre chi fa uno sport da combattimento sì.
    Questo lo voglio sottolineare con forza, il mondo non si divide in bianco e nero, chi fa tai chi non è automaticamente un illuso new age così come chi fa MMA non è automaticamente un professionista esperto che sa applicare tutte le cose più funzionali.

    La differenza sta prima di tutto nella media dei praticanti, poi nel livello di capacità acquisita tramite quello specifico stile.
    Come dicevo proprio perchè le persone sono troppo variegate per essere incesellate solo come "praticante di x", se Ernesto il Titano che è corpulento di suo, ha l 'indole irascibile e una sufficiente intelligenza motoria pratica Tai Chi new age, e poi picchia come un toro sfruttando ANCHE quello che studia nel Tai Chi new age... non è giusto attribuire allo stile la sua capacità.

    Io non dirò mai che una cosa non serve a nulla, perchè non è semplicemente questa la quesitone: solo che ci sono cose che, nel contesto, riescono meglio, sono più funzionali e in definitiva rendono più forti nel combattimento.
    Certo che il Sanda si studia ormai in quasi tutte le scuole di kung fu, alla fine è una specializzazione del kung fu: ma quante delle tecniche del tang lang, del yi quan, del wing chun... si vedono applicate in un combattimento di sanda? Il regolamento mica dice di usare solo i 3 pugni.
    Quanti di quelli che "fanno sanda" nel corso di tai chi si possono confrontare a pari livello con chi fa solo sanda?
    Un maestro di Tai Chi, di quelli che praticano da 20 anni e possiedono abilità energetiche e di movimento indiscutibili (parlo per esperienza diretta, vedi post) è davvero capace di combattere come un agonista di sanda?

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  2. Mi ricorda lo sparring che ho fatto con un mio amico kickboxer (fra l'altro è stato proprio quello a sparring a farmi cambiare idea su ciò che ho praticato fino ad un mese fa). In pratica con questo mio amico ci mettiamo d'accordo per uno sparring, insieme ad altri due ragazzi che, insieme a me, vengono dal wt.
    Arriva il giorno dello sparring.
    Il primo ragazzo si fa avanti e parte con i pugni a catena e i passi a pinocchietto e viene fermato da un calcio che lo fa cadere per terra.
    Poi arriva il turno del secondo ragazzo che, in barba alla morbidezza che impone il wt, usa la sua stazza ( 1,83 x 85 kg) per contrastare l'avversario, ma le prende sonoramente.
    Alla fine arriva il mio turno.
    Io, un po' spaventato, mi avvicino e cominciamo. Il mio amico comincia a tirarmi una serie di pugni ed è allora che assumo una guardia pugilistica (addio wu sao - man sao) e comincio a saltellargli intorno, combattendo in un modo vagamente simile alla savate. Tuttavia vengo colpito per tre volte da tre calci fortissimi, di cui uno al volto, e la finiamo. Le parole del mio amico sono state "complimenti, nonostante le botte non sei caduto per terra". Beh, almeno una soddisfazione l'ho avuta ahahah

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    1. Ciao, abbiamo fatto in tanti quell' esperienza, provare infine a fare sparring con qualcuno che sia abituato a combattere in modo più funzionale. E prenderle più o meno malamente.
      Visto che li citi, quei controlli del wing chun sono proprio la risposta di quello stile a dei colpi rivolti al viso: perchè allora è tanto difficile applicarli?
      Ah già, ci vogliono più anni di allenamento, ci vuole più impegno... se non riescono è colpa TUA che non sei capace!
      E così si crea la convinzione che tutto sommato tutte le arti marziali siano buone SE FATTE COME SI DEVE!
      Adoro questa frase, è il caposaldo di chi vuole a tutti i costi difendere l' indifendibile.
      Uno stile di combattimento in cui pochissime persone su milioni riescono ad avere risultati, non è uno stile di combattimento, punto.
      Scoprendo tra l' altro che alla fine, di tutto quel vasto patrimonio di insegnamenti millenari, se ne usa una parte minima e si sporca tutto con la Simil-Kick® !

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    2. Il bello è che quando il maestro lo venne a sapere, cominciò a dire che lo sparring serve a poco perché il wt funziona quando accade qualcosa di imprevisto. In più ci disse che nel wt più si va avanti e più si migliora, a differenza degli sdc dove allenano cose inutili, ossia la forza esterna, che non dura per tutta la vita ed usava come esempio Yip Man. Diceva che a Yip Man, alto 1,60 m, sapere usare il uin ciù fino ad 80 anni. Ok... Ma le prove di ciò? Dove sono?

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