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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

venerdì 5 agosto 2011

Muoversi nel modo sbagliato

Resto sempre perplesso quando cerco di capire le ragioni che spingono un marzialista tradizionale a credere nel proprio allenamento delle tecniche, anche se forse sono le stesse che ho sostenuto io per lungo tempo.
Come ho scritto in passato, il primo grosso dubbio che mi sono posto dopo anni di condizionamento mentale riguardò proprio il modo di allenare le tecniche.
La domanda è banale, al limite dello sconfortante:

Quello che alleno durante le lezioni, corrisponde a quello che poi applico/mi viene da applicare nel libero?

Torno su questo argomento perchè mi è capitato di leggere degli interventi su un forum, proprio riguardo questo punto.
E ancora una volta mi rendo conto della forte suggestione e sudditanza psicologica che porta una persona normale, quando inizia a praticare AMT, verso una realtà privata dei più basilari assunti del buonsenso.

Andiamo direttamente al sodo.
La prima cosa che si allena in un tipico corso di AMT sono i cosidetti fondamentali.
Essi sono movimenti didattici usati per dare l' impostazione generale di pugni, calci e parate varie propri di quello stile marziale.
Fin qui tutto buono e tutto giusto.
Quello che non si capisce è il perchè questi movimenti siano così drammaticamente differenti da ciò che poi useremo in combattimento.
Da che mondo è mondo in qualsiasi attività motoria si eseguono esercizi propedeutici ad un movimento, necessari per imparare la coordinazione e tutto il resto.
Se i fondamentali fossero questo (e senza dubbio in buona parte lo sono) non avrei nulla da obiettare.
Il dubbio nasce nel momento in cui anche le tecniche vere e proprie vengono studiate usando questi movimenti astrusi.

Facciamo un esempio: nel Karate non si può far a meno di notare l' impostazione rigidissima e schematica dei colpi, con un pugno che si porta al fianco mentre l' altro va a bersaglio.
Questo movimento, che spesso a detta dei maestri mima una gomitata all' indietro (wow! ecco uno dei misteriosi segreti delle AMT!), scopre completamente un lato molto vulnerabile del viso e del busto.
Va da sè che non sia sufficiente convincersi che il nostro colpo arriverà prima e ucciderà Golia... qualsiasi pincopallino ha buone probabilità di schivare o tirare nello stesso istante, e magari lui si era protetto il viso col braccio mentre tirava.
La stessa progressione del pugno non sfrutta appieno le basi della biomeccanica umana ed esula completamente da qualsiasi concetto strategico.
Insomma, si tratta di un movimento propedeutico, non ottimale (per quanto possa anche essere un colpo duro) e decisamente rischioso in un contesto reale.
Eppure viene studiato ed allenato allo stesso modo anche dai gradi superiori.

Io notavo sempre un certo smarrimento da parte dei nuovi arrivati in palestra, perchè questi movimenti risultano perlopiù insensati se si ha una vaga idea di come avvenga uno scontro.
Le posizioni basse e la camminata "strisciata" saranno anche un allenamento originale, ma sarà sempre troppo tardi quando i grandi maestroni ammetteranno che nessuno si azzarda a muoversi in quel modo quando si deve difendere.

Non vorrei si pensasse che stia limitando la mia visione perchè ormai assuefatto dalle modalità degli sport da combattimento
Il punto è che il nostro corpo si muove meglio in un certo modo e non è proprio questione di stile, di origine geografica, di tradizione... è pura e semplice biomeccanica e nessun umano da 400.000 anni può sfuggirgli.
Allenarsi a muoversi come un robot può fare molta scena o magari sollecitare muscoli diversi (nonchè la fantasia dei convinti), resta il fatto che la lotta sia fatta da molti più fattori che tendono a farci muovere nel solo modo utile: e in quest' ottica sembra che praticare per anni certi esercizi sia più controproducente che utile.

2 commenti:

  1. Ciao, a proposito di fede, mi fai venire in mente quest'intervista al filosofo Sam Harris riguardo le arti marziali e la difesa personale:
    http://www.theatlantic.com/national/archive/2013/04/what-martial-arts-have-to-do-with-atheism/275273/

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  2. Sono d'accordo con quanto scritto.
    Comunque anche senza arrivare a quei livelli, nella stragrande maggioranza dei corsi di AMT si fa in sostanza la stessa cosa: dare per scontate tecniche e reazioni perchè lo si vede fare dagli altri.
    Ne sono perfetto testimone, ho vissuto questa cosa in prima persona per anni e non mi ritenevo, ovviamente, un credulone svampito.
    Ti appassioni ad una cosa e finisci per perdere il senso critico o comunque tendi a giustificare in qualsiasi maniera le sue caratteristiche.
    E non essendoci nessuno che faccia il "bastian contrario" o voglia criticare ogni volta (se ne sarebbe già andato) finisci per entrare in un circolo vizioso dove ce la si canta e ce la si mena.
    E' un meccanismo sociale che riguarda qualsiasi gruppo umano, che si parli del circolo dei cinofili, del circolo dei cosplayer o dei fan di Justin Bieber.
    Nel caso specifico però, trattando di qualcosa di tangibile, verificabile, risulta ancora più evidente quanto gli allievi perdano di vista il senso della realtà.
    Basterebbe far notare la differenza che passa tra quanto si studia nella tal arte marziale e quanto si fa poi in concreto, o quanto si pretende di insegnare a livello etico morale e quanto invece si vede applicare dai suoi esponenti.

    Questo è quello che cerco di fare io con questo blog.

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