PRIMA DI COMMENTARE...

Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

lunedì 18 luglio 2011

Voglio imparare ad usare le armi!

Un altro dei malintesi più frequenti riguardanti le AMT riguarda l' apprendimento del combattimento con le armi.
Lo dico perchè spesso questa cosa viene pubblicizzata e alcuni chiedono espressamente se si impari ad "usare le armi" praticando il tal stile, con in testa dei modelli per nulla inerenti alla realtà.

A costo di essere banale sottolineo il fatto che oggigiorno saper usare spade, lance, nunchaku e bastoni lunghi sia abbastanza inutile in un combattimento reale.
Eppure c'è gente convinta di poter recuperare bastoni ovunque o andare a spasso con una katana nell' impermeabile...
Diciamo quindi che lo studio di queste armi (che comunque ritengo fossero alla base delle arti marziali nel loro contesto originario) sia oggi abbastanza fine a sè stesso se non a livello scenico, culturale, artistico e folcloristico.

Ma veniamo al punto.
Il fatto è che nelle palestre si allenano soprattutto forme e drills predefiniti con le armi, ovvero si fa tutto tranne che studiare come combatterci.
E' tutto un gran esaltare le qualità artistiche dei passaggi e delle tecniche mortali annesse ma in sostanza non esiste una reale preparazione alla difesa e all' attacco liberi.

Nella scherma (sì, quella olimpica, lo "stupido sport senza profondità filosofica"..) gli schermidori si addestrano a combattere armati, pur con tutte le dovute regole, mica a volteggiare i fioretti in modo prestabilito.
E' un' osservazione banale, vero?
E allora come possono certi marzialisti affermare di saper usare delle armi se la loro pratica si riconduce ad esibizioni di ginnastica ritmica, con armi spaventose e anacronistiche al posto di clavette e nastri?

Giusto il Kendo si distingue pur essendo un' arte profondamente tradizionale e rigorosa, non a caso utilizzando armi adatte al confronto e seguendo strategie di movimento, attacco e difesa assolutamente pragmatici e testabili: niente posizioni dell' alpaca arruffato, salti del grillo canterino di Beijing o affondi circolari avvitati in spaccata aerea.

Non voglio sminuire la bellezza artistica di queste rappresentazioni, o l' abilità necessaria per destreggiarsi con questi oggetti, ma sottolineare come questo non abbia nulla a che vedere con uno scontro reale.
Capisco bene l' entusiasmo di chi vede quei film cinesi con la gente che vola (nel vero senso della parola) e danza mulinando spade in modo tanto poetico, ma è giusto avvertirli che in palestra si ritroveranno a fare combinazioni assurde nel vuoto, illudendosi in tutti i sensi di trarne un' abilità specifica.
Senza contare che, naturalmente, le armi da taglio usate in allenamento non sono affilate e magari pure riproduzioni ridicole in alluminio pieghevole, leggerissimo, il che aumenta la perdita di cognizione di ciò che si dovrebbe temere e padroneggiare con consapevolezza.

Ok, allora mettiamo da parte tridenti, lance pelose, bastoni flessibili e la spada di Goemon.
Quali armi bianche restano reperibili da noi, oggi?
Pochissime, giusto il bastone corto e... il coltello.
Il bastone corto segue una logica simile a quello lungo: dove diavolo lo trovate un bastone quando vi serve? Ve lo portate appresso?
Bene, il che significa che andate a spasso armati, magari perchè avete voglia di attaccar briga o frequentate ambienti ad alto rischio di collutazione...
E non attacchiamoci alla scusa che "al giorno d' oggi non si sa mai" perchè la storia non regge: chi professa una Via di "rispetto e pace" non dovrebbe andare in giro sperando di sfoderare il suo repertorio mortale.

Si dice allora che molti oggetti possano essere assimilabili ad un bastone corto... mi piacerebbe tanto sapere quali!
Ombrelli quando non piove? Tubi sparsi sui marciapiedi? Bastoni da passeggio da rubare al volo a nonnini?
Ma soprattutto mi piacerebbe sapere quanto serva saperci fare il twirling!

Dico ma li conoscete i Dog Brothers?
Quelli che si ammazzano di botte vere full contact e vengono tanto schifati dai nobili ed evoluti marzialisti... perchè si picchiano come cani rabbiosi ma poi in pratica ne sanno cento volte tanto di combattimento armato, e di cosa ciascuno di loro sia capace di fare o meno...
Sarebbe davvero curioso vedere come si comporterebbe un esperto di forme cinesi contro un Dog Brother in uno scontro libero.
Ma lasciatemi dire, sarebbe ancora più curioso poter vedere come combatterebbe un soldato cinese del passato contro certi espertoni.
No, dubito che pure lui si mettesse a volteggiare bastoni, saltare in posizioni sconvenienti e tentare colpi improbabili...

Ma il coltello...
Il coltello oggi è senza dubbio l' arma più utilizzata e diffusa, purtroppo aggiungerei.
Il brutto è che non richiede nessuna abilità particolare per essere maneggiato, senza contare che viene usato da violenti senza scrupoli e senza etica, che attaccheranno con furia o a tradimento.
Per adesso limitiamoci all' apprendimento dell' uso di un coltello; Parlerò un' altra volta delle decantate difese a mani nude da esso.

Ebbene, anche qui la domanda sorge spontanea: perchè diavolo dovreste voler imparare ad usare il coltello?
Il Silat indonesiano ad esempio è un' arte veramente bellissima ed efficace ma non so se sia chiaro di cosa si stia parlando: se un Olindo è capace di sterminare un condominio senza alcuna preparazione, per quale ragione dovreste voler imparare a squartare persone in modo ancora più efficace?
Vivete in ambienti in cui il coltello salta fuori spesso?
Forse dovreste rivalutare la vostra vita, e se pensate che un giorno vi torni utile combattere col coltello al punto di volerlo studiare per anni, immagino che i guai sotto sotto ve li stiate cercando.
Oppure pensate che il coltello vi possa dare un vantaggio fondamentale in caso di aggressione, cosa assolutamente vera ma con la consapevolezza di poter ammazzare qualcuno.

Tirando le somme nelle AMT si racconta di imparare ad usare le armi, ma alla fine il tutto si riduce ad esibizioni da majorettes e nessun reale insegnamento pratico.
Chi si allena ad usare armi più credibili e con metodi più pratici finisce invece per scontrarsi con una realtà di fatto, e cioè che quando si tratta di lame i rischi si fanno drammaticamente più elevati.

Ancora una volta sarebbe ora di chiamare le cose con il loro nome, e dare informazioni oneste invece di fare propaganda per attirare iscritti.

9 commenti:

  1. parte 1
    Ciao, ho letto diversi articoli di questo blog: devo dire che se condivido l'idea di portare avanti un certo tipo di critica e smascherare i cazzari, ma sono molto meno dell'idea che nella suddetta categoria debba rientrare un qualsiasi soggetto che sia anche solo associabile al "tradizionale"; ritengo inoltre che l'assolutismo aprioristico che spacca il panorama marziale in "sportivi=buoni", "tradizionalisti=cattivi, ladri e truffatori" sia tutto fuorchè costruttivo, per quanto in troppi casi, la critica sia fondata.

    espresso questo dubbio di carattere generale, veniamo a questo particolare articolo, il quale, mi si perdoni la franchezza, pecca di pressapochismo: scherma, wushu, kendo, kenjutsu, extreme katana, esibizioni varie tutte in unico calderone, il quale, per inciso è tutto da buttare....mmmm....parliamone :-)
    certo, alcuni termini che ho usato io tu non li hai tirati in ballo, ma il riferimento è evidente.

    innanzitutto facciamo una doverosa distinzione tra scuole d'armi, orientali o occidentali non fa differenza, e scuole che insegnano coreografie, magari acrobatiche, con un attrezzo che, dell'arma, ha solo l'estetica.
    le prime insegnano il maneggio effettivo con annesse tecniche e strategie, il tutto senza fronzoli e piroette superflue. le altre insegnano, appunto coreografie che hanno l'unico scopo di essere gradevoli allo spettatore, o eventualmente venire utilizzate in rappresentazioni di vario genere o recite. entrambe sono pratiche che richiedono studio e sacrificio (un praticante di alto livello di extreme katana di spada non sa nulla, ma ha una preparazione fisica non indifferente...chiaramente ad hoc per ciò che deve fare. l'hai notato anche tu, tra l'altro...): il problema semmai si pone nel caso in cui si cerchi di vendere quello che non è, o si dia un immagine distorta della pratica.

    ora spendiamo due parole sul perchè studiare una scuola armata al giorno d'oggi: come dici, gran parte delle armi studiate, attualmente sono desuete, e quelle che non lo sono, non sono di facile reperibilità in una situazione reale di pericolo, a meno che non ci sia premeditazione e non si vada in giro con un bastone corto o un coltello nascosti nella giacca. possiamo quindi dire che chi studia una scuola d'armi nel 2013 lo fa per puro piacere della pratica, con lo stesso spirito di chi si avvicina a stili di combattimento sportivi e non, perchè, di fatto, quelli che hanno REALI necessità di imparare a combattere, non sono poi la maggioranza, in un ipotetico "censimento" dei praticanti.
    la scherma (di spada, bastone, o altra arma non è importante) è una disciplina non più attuale: e allora? questo non la rende più ridicola e meno dignitosa dei mille interessi che alternativamente si possono coltivare, nè questo implica che ci siano minori passione, deidizione, studio e perizia. in sunto, l'identificare un praticante di queste discipline come una specie di majorette con velleità guerresche risulta vagamente canzonatorio, e "svilisce" la pratica seria. per contro chi si avvicina a queste discipline SA che il suo studio non lo renderà un samurai, nè un cavaliere, nè un moschettiere, o chissà cos'altro a seconda della disciplina studiata; non se lo aspetta ne tantomeno lo anela. poi ci sarà anche chi, sull'onda dell'ultimo film sul tema, si avvicinerà a certe scuole, per poi restare completamente deluso da ciò che realmente comporta una scuola di spada, e andrà a cercarsi una palestra che insegna discipline acrobatica, o se troppo nerd per sostenere il lavoro fisico che impongono, si riattaccherà alla playstation e a soul calibur.
    si pratica per il mero piacere di praticare.

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  2. parte 2


    ora incentrerò il discorso principalmente sull'area di competenza derivata dalla mia (scarsa) pratica, ossia quella del kenjutsu...non importa specificare la scuola di appartenenza, perchè le considerazioni saranno di carattere prettamente generale...
    sulla metodica di studio: esso avviene tramite le citate "forme e drill predefiniti". il nome generico per questi strumenti di studio, nelle discipline nipponiche, è "kata", che conosci, e quello meno frequente di "kumitachi" che indica il generico esercizio preordinato con la spada che prevede necessariamente la presenza di due praticanti, di norma chiamati, anche nei kata, "shikata" chi realizza la tecnica, e "uchikata", chi la subisce (e che tra i due dovrebbe essere il più esperto perchè consente al compagno di imparare e migliorarsi).
    a cosa serve il kumitachi e qual'è la sua importanza? la risposta ovvia è che il fine è didattico e, in particolare, impartire le conoscenze necessarie per il maneggio e la strategia dell'arma, tuttavia la cosa in realtà non è così scontata e vale spenderci due paroline in più.
    chi si avvicina ad una simile disciplina, di norma, e senza che sia per forza un disabile motorio, non ha la benchè minima nozione e parte da zero, pertanto bisogna lavorare su:
    - impugnatura: incredibilmente, nemmeno una cosa in apparenza così scontata e basilare può essere data per scontata
    l'esoriente medio impugna il bokken come una zappa, il che va a incidere sul corretto maneggio dell'arma, e, alla peggio, espone a colpi altrimenti neutralizzabili dalla tsuba. generalmente questo aspetto si padroneggia in tempi ragionevoli...chiaro occorre farci l'abitudine.
    - postura del corpo: la scherma ha una logica di movimenti sua, che con la pratica diventa naturale, ma è comprensibile che all'inizio non lo sia.
    - maneggio dell'arma: si impara anche senza i kata, ma è attraverso questi, che si comincia ad applicare
    - corretta distanza: trovarsi un arma in mano, come, se ti capiterà, potrai constatare cambia tutto; kata e kumitachi insegnano a lavorare a distanze corte, medie e lunghe, e comunque ottimali per l'arma in questione
    - tempismo: penso non sia necessario parlarne oltre ;-P
    probabilmente obbietterai che certe cose si imparano anche meglio in combattimento libero: certo, ma prima di buttarsi "in mischia" una base bisogna darla, e i kumitachi la danno.
    sono azioni preordinate, con caretteristiche diverse a seconda della scuola, ma sono davvero collaborative? NO...o meglio...dipende da quanto sei bravo: considerando che è una fase di studio tecnico, e che si sa come andrà a finire, uchikata sia adegua al tuo livello: se sei all'inizio, farà di tutto per farti imparare, ma con l'esperienza diventerà sempre meno collaborativo, e la "vittoria" dovrai guadagnartela. tra l'altro, i colpi arrivano
    se però non si è in grado nemmeno di avere la giusta padronanza di tecniche e strategia all'interno del kumitachi, è quasi inutile andare a fare del libero.

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  3. parte 3

    veniamo ad un altro punto "cruciale": l'estetica. se parliamo di twirl, capriole, piroette, fendenti più o meno acrobatici, siamo d'accordo che siamo nel campo delle rappresentazioni e non della scherma, così come se l'estetica è il fine primario.
    sono però in disaccordo con te se una tecnica o una posizione risultano "belle da vedere" come conseguenza di una postura solida e bilanciata, un taglio effettuato con la tecnica corretta, col giusto tempismo, con la giusta coordinazione arma-corpo, e con economia di movimento. avrai capito che in questi casi si ricerca un'esecuzione che sia efficace, e che l'eventuale "bello", sia solo una conseguenza dell'esecuzione tecnincamente esatta.

    sulle armi affilate: nel kenjutsu, e nello iaido, le usano i praticanti veramente esperti: non è una cosa che si improvvisa nel giro di pochi mesi: come saprai, sono eccellenti strumenti di studio anche il bokken (che se arriva è comunque una bella bastonata), e lo iaito, che permette di sbagliare senza rovinare troppo il fodero o la mano del praticante. il loro utilizzo è sintomo di esperienza, non di "migliore" pratica

    in conclusione, un paio di note sul kendo, da te citato come l'unica disciplina che, nell'orientale, si differenzia: il kendo non è una discipina che nasce per discostarsi dalle scuole di kenjutsu, per "minarne" l'efficacia, o per porsi come "quello che funziona". al contrario: nasce proprio dal kenjustu stesso per offrire un terreno di confronto dalle varie scuole, ottemperando all'esigenza della sicurezza degli sfidanti.
    in realtà il confronto nella scherma giapponese non è mai mancato: il kendo non inventa nulla, dal punto di vista tecnico, ma come detto permette ai praticanti di sfidarsi anche senza massacrarsi a vicenda, poichè anche solo usando i bokken, gli esisti erano spesso di una certa entità, per i contendenti.
    ad oggi, il kendo, dove comunque lo studio dei kata conta, è una disciplina indipendente dalle scuole classiche, ed è eccellente per lo studio di tempi, distanze, e pratica libera, tuttavia rispetto al kenjutsu, risulta stilizzato, e questo, qualsiasi kendoka lo può confermare.
    per uno studio più profonde della spada, non è infrequente che vari kendoka comincino anche a seguire scuole di scherma tradizionale giapponese, o di iaido

    mi rendo conto di essere stato prolisso, e se sei arrivato a leggere fin qua ti ringrazio: se vorrai continuare il nostro scambio di idee sullo studio delle armi nelle discipline tradizionali, ne sarò ben lieto

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  4. Ciao, sono ben felice di rispondere a delle osservazioni così ben argomentate.

    Però prima di iniziare vorrei ribadire, ancora una volta, qualcosa che sono convinto di non riuscire a trasmettere nonostante anni di blog: perchè continuate a dire che stia smascherando cazzari o peggio ancora promuovendo un confronto SDC= Bene / AMT= Male?
    Spesso esagero, provoco e creo caricature od esagerazioni volontarie nelle descrizioni, perchè per quanto non ci crediate sono tutt' altro che un nerd piccato che debba "fare pace coi propri demoni"...
    Avete presente Fantozzi?
    Fantozzi è un film tragicomico grottesco, eppure i primi episodi nascondevano l' amara ironia di situazioni assolutamente reali nell' Italia media.
    Si rideva per le esagerazioni ma si sorrideva a denti stretti nel riconoscere le quotidianità nella loro ingiustizia o ipocrisia.
    Mi piace scherzare, mi piace fare ironia e mi piacerebbe che i lettori la prenderssero meno seriamente: ognuno deve giudicare la PROPRIA pratica, che se sarà buona ed onesta non avrà nulla a che vedere con quanto scriva io.
    Tutte queste cose le ho ripetute in modo sparso in ogni post, ma credo che il lettore medio ne legga uno e da lì si crei un' immagine altrettanto stereotipata di me e del motivo per cui scrivo questo blog.

    Veniamo al tuo commento: in questo articolo tratto in sostanza di quegli stili in cui le armi sono studiate in modo falsato pur facendo credere che si stia imparando ad usarle davvero.
    Anzi NO, non è la definizione corretta: IN CUI NON SI DICA APERTAMENTE CHE NON SIA COSI'.
    E' una differenza sottile ma è di nuovo uno dei temi portanti del blog: un conto è dirti davvero che tu stia diventando un samurai o un guerriero cinese allenando forme con una spada di alluminio;
    Un conto è NON DIRTI che quello che stai facendo non abbia niente a che vedere con tutto ciò.
    Non so se mi spiego... un maestro di difesa personale non dice alla ragazzina che con 10 lezioni imparerà a difendersi, nessuno lo fa davvero (spero!); Ma di certo NON le dice che per avere una chance reale dovrebbe fare mille altre cose, spesso completamente diverse e TESTARLE ATTIVAMENTE.

    Il topic dell' articolo è specifico, non sto ridicolizzando alcuna pratica soprattutto considerato che lo studio delle armi bianche oggi (spade, tridenti, lance, etc) è a maggior ragione un puro piacere folcloristico.
    E' chiaro che nemmeno il più beota dei ragazzini pensi di difendersi con una sciabola... ma il punto è che in molte arti marziali nemmeno studia un modo corretto, ipotetico, di utilizzarla.
    E sottolineo che le discipline giapponesi in questa speciale classifica stanno piuttosto in basso, dal momento che esse vengono studiate, pur nella loro obsolescenza, in modo molto più pratico e secondo strategie più efficaci.
    Io parlo principalmente di stili cinesi, non necessariamente Wushu il quale è dichiaratamente circo fine a sè stesso.
    Quegli stili in cui si maneggino spade, lance e armi curiose proprio come si vede nei film, ma non ci sia mai uno studio o una dimostrazione pratica di quanto si studi.
    Nei film la gente vede volteggi, bastoni che ruotano "per parare" (!!!), posizioni "di difesa" accovacciate... non è tutta merda, sia chiaro: ma il 90% si.
    Come lo so? Beh oddio... che si provi a farle riuscire certe cose.

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  5. Non discuto tutta la tua descrizione tecnica riguardo al Kenjutsu, che ho trovato interessante: ma torniamo al punto di prima, che ci siano modi di studiare in modo intelligente è fuori discussione, che serva una didattica di base pure, come per tutto.
    Però a che pro? Per passione, ovvio, ma perchè no anche per migliorare abilità reali.
    Non dico mica nulla.
    Non certo per pensare di affettare un umanoide, per "difendersi" o per sfidarsi in duelli nei campi mentre il vento ci soffia tra i capelli e un flauto suona una triste melodia...
    Ma se anche fosse davvero così, tutta questa buona didattica e studio strategico rischierebbe di essere vano contro chi invece si fosse allenato PROVANDO ATTIVAMENTE E REGOLARMENTE a combatterci con certe armi.
    Il Kendo è appunto una forma più attiva e concreta di allenamento, i praticanti apprendono (o meno!) ad USARLO il bokken... chi studia solo teoria rischia di trovarsi spiazzato davanti ad un mediocre kendoka, mi spiego?
    Eppure anche il kendoka mica si aspetta di studiare per difendersi per strada come un Highlander...
    Quindi il Kendo è "migliore" del CinChunChan Antico? NO, ma sicuramente sarà più pratico ed effettivo in termini di apprendimento ed applicazione reali, SE E' QUESTO CHE INTERESSA.

    Io mi cagherei sotto solo a TROVARMI DAVANTI uno studioso di Katana, anche teorico, con una vera Katana affilata in mano; So benissimo che quella è un' arma assolutamente letale a prescindere da chissà quali studi, figuriamoci se uno abbia le basi per usarla.
    Le armi sono pericolosissime A PRESCINDERE.

    Ma nel blog io discuto di come quello che si studia nelle palestre poi non trovi spesso alcuna applicazione reale, di come certe tecniche e posizioni siano solo scena.
    Nel caso delle armi un esperto di Silat è persino ESAGERATAMENTE pericoloso.
    Quello che studia è applicabile quasi in toto (e diciamo che va OLTRE).
    Un esperto di Katana è ESAGERATAMENTE pericoloso, ma già parliamo di un' arma in disuso.
    E' l' esperto di "kung fu" che invece trovo spesso ridicolo, e non perchè, arma in mano, sia meno pericoloso: ma perchè tutti quei ghirigori e twirling oltre a non essere per nulla funzionali non proverebbe nemmeno più a farli se si trovasse ad affrontare uno dei primi due.
    Non faccio assolutismi, ma giudico il modo e le tecniche allenate, e l' articolo tratta di questo.

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  6. Ciao, purtroppo la mia risposta si è fatta attendere.
    Grazie per avermi chiarito il tuo punto vista: ho letto vari tuoi interventi dove specifici di non voler generalizzare, ma talvolta può capitare che il fraintendimento si crei: non vuole essere una critica, però.
    Contemporaneamente la realtà da te dipinta, purtroppo, trova riscontro in particolari individui o scuole, a volte nemmeno troppo piccole.
    Tornando al post sulle armi, veniamo ora all’onestà intellettuale: siamo assolutamente d’accordo che non è ammissibile un maestro che vende o fa passare un certo tipo di pratica per un'altra ed è ugualmente discutibile il comportamento “omissivo”, ossia il non chiarire la precisa natura di un certo tipo di disciplina nei confronti di uno studente che manifesti aspettative particolari o diverse.
    A volte però può essere lo stesso praticante ad avere aspettative poco realistiche per un certo tipo di pratica. Immaginiamo una persona che si avvicina al wushu dopo essere rimasto folgorato dai film cinesi coi duelli acrobatici, e si aspetta di duellare proprio così: il maestro può essere la persona più onesta del mondo, ma se l’allievo non lo mette al corrente di cosa voglia DAVVERO imparare, sarà incolpevole; in questi casi, più che il maestro, mi verrebbe da colpevolizzare il praticante che si fa dei viaggi. Presto o tardi i famosi nodi verranno al pettine, e qui capirà se la reale volontà era quella di imparare a usare un’arma, o soltanto quella di replicare i movimenti visti nei film.
    Attenzione, però, che non voglio minimizzare o giustificare chi “ci marcia” e dà un’idea sbagliata ai suoi studenti, ma mi sento di dire che talvolta pure i praticanti non sanno troppo quello che vogliono fare per davvero.

    Su Kendo e Kenjutsu, la cui pratica siamo concordi nel definire di puro interesse personale, ribadisco non sono due universi distinti, e lasciami dire che, per fortuna, la media dei praticanti è piuttosto equilibrata: fortunatamente nelle scuole si dice che si studia la spada, nulla di meno, e nulla di più, seppur con consapevolezza storica sulle scuole stesse.
    Cosa intendi esattamente con “teoria”? lo studio non avviene MAI a livello teorico: c’è lo studio di forme e kumitachi, ma non può essere considerato uno studio teorico. [trovo necessario specificare che tra un kata di una qualsiasi scuola di kenjutsu, e un’esibizione acrobatica di wushu o extreme katana, c’è veramente un oceano di differenza] Mi duole fare ricorso ad una frase troppo spesso utilizzata privandola del suo contenuto, però “gli esercizi vanno capiti”. Quando avviene questo? Non con la semplice ripetizione, ma diventa fondamentale il modo e l’intenzione con cui lo studio avviene. La comprensione può avvenire, come giustamente riporti, solo se si arriva al punto di provare ad applicare la tecnica per davvero, anche nel famigerato kata! Lo studio della spada giapponese non è forma o pratica libera, bensì forma E pratica libera. Come detto nei precedenti post, infatti, il kendo, nonostante ad oggi sia una disciplina indipendente (per quanto agli occhi di chi conosce le influenze di alcune specifiche scuole siano palesi) non nasce come alternativa al kenjutsu, bensì come naturale terreno di pratica comune. La conoscenza completa prevede l’uno e l’altro (più qualche altra cosetta) pertanto trovo difficile parlare di kendoka contro praticante di una koryu, anche perché spesso le cose coincidono.
    Certo, se vogliamo analizzarli separatamente, c’è da dire che in Italia il kenjutsu è scarsamente reperibile, e sono presenti poche scuole, pertanto il livello dei praticanti non è molto omogeneo. Il kendo, per quanto disciplina sempre piuttosto di nicchia, è più consolidato.

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  7. Bé questa mi mancava
    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwic4urQnevOAhXBlxoKHe2fADEQFggeMAA&url=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fuser%2FUnifiedWeaponsMaster&usg=AFQjCNG936IqFAA1C8w3NBQWjlFFIPxSFw

    Articolo in inglese a proposito di qualche annon fa
    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=10&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwic4urQnevOAhXBlxoKHe2fADEQFghHMAk&url=http%3A%2F%2Ffightland.vice.com%2Fblog%2Fare-weapons-and-suits-of-armor-the-future-of-mma&usg=AFQjCNEC_sG1WAUjg3BPei6Sca6gRfNG4A

    Che poi,a parte questa trovata alla laser game,quanto può essere davvero fattibile una MMA con le armi "bianche"?

    Vado un attimo fuori tema: arte cosa ne pensi del Savate e del Karate Kyokunshin?

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  8. Il valore di questo gioco non va molto aldilà di Robo Wars... Le MMA resteranno tanto quanto la lotta e il pugilato, che spettacolo o no, soldi che girano o meno, sono in giro da qualche MIGLIAIO di anni...
    Non ha nessun senso, a parte il gioco, confrontarsi con armi di gomma.
    Vadano in guerra come William Wallace, poi se ne riparla.
    Ho già parlato in passato di Savate e Kyokushin, sono arti funzionali. Poi va beh, sto notando che nel Kyokushin ci siano parecchi esaltati con la fissa dei samurai& c ma penso sia inevitabile.
    Picchiano, e picchiano duro altrochè.
    E quando ci sono le botte vere forse qualche ridicola licenza ce la si può permettere :)

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  9. Questa mi mancava,non sapevo che nel kendo fino alla Seconda Guerra Mondiale,oltre ad essere più permissivo quanto a colpi con la spada di bambù,includesse tecniche di jujitsu/judo.Sembra che oggi solo qualche dojo in Giappone,inclusi quelli della polizia si pratichi
    https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=2&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjE0_KdvvPQAhXFsxQKHbTHD2UQFggjMAE&url=https%3A%2F%2Fkendoinfo.wordpress.com%2F2013%2F04%2F22%2Fviolence-in-kendo%2F&usg=AFQjCNFs5XXjSaGCLiKt-l7QoEKIHMaS8w

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