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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

martedì 11 ottobre 2011

Ieri e oggi

Una delle cose che si notano per prime nei praticanti di AMT quando provano a fare sport da combattimento, è la profonda differenza di impostazione che hanno nel tenere la guardia e nell' eseguire i colpi.
Io per primo mi sono ritrovato spiazzato la prima volta che mi sono allenato in modo "sportivo", ma non tanto per la differente impostazione quanto per la ragionevolezza della cosa.
Chi pratica con convinzione arti tradizionali di solito sottolinea il contesto diverso a cui si rivolgono i mortali stili orientali, fatto di difesa per la vita nei peggiori bar di Caracas (o Beijing vabbè), scontri uno contro dieci o posizioni che canalizzano le energie vitali al meglio (?!?).
E' molto facile credere a queste presunte verità dal momento che nessuno si premura di testarle realmente, senza contare il fascino esercitato dall' alone di superiorità in scontri mortali che permea queste spiegazioni.
E poi dicono che sono gli sportivi a voler fare sempre i macho e i superiori...

Comunque dicevamo, io rimasi piuttosto colpito da come l' impostazione della semplice guardia avesse ragioni dimostrate e dimostrabili rispetto a quelle tradizionali.
Non parlo della classica posizione gamba avanti piegata - gamba dietro tesa che ha talmente poco senso in combattimento da non meritare nemmeno un' analisi: mi riferisco alla semplicità d' intenti nel mantenere una posizione che consenta di attaccare e difendersi nella maniera più semplice, rapida e sensata possibile.
Tutto mi veniva spiegato in due parole, e dimostrato seduta stante. Ok ai vari regolamenti specifici in gioco (la guardia della lotta è diversa da quella di solo striking), ma per me era sorprendente scoprire con tanta banalità cose che prima credevo di sapere già.
Nelle AMT si "stava in guardia", magari assumendo strane posizioni con le mani (che facevano una bella scena!) senza che nessuno spiegasse veramente il perchè in maniera convincente. Si stava così, punto.
La massima espressione di competenza data era "tieni su la guardia" nel libero, fermo restando le domande che uno continua a farsi sul perchè quando studio l' arte mortale faccio in un modo e quando poi provo qualcosa di libero devo fare altro. Ma siamo al solito discorso...

Mi capita ancora di incontrare amici marzialisti che non hanno davvero la più pallida idea di come "proteggersi dai colpi", o come "colpire in modo incisivo e potente", o come "spostarsi agilmente senza scoprirsi troppo".
Sì perchè non sto parlando di fare per forza quello che faccio io, parlo solo di dare un senso logico a quello che già fanno, tornando a bomba sulla realtà di fatto che se combatti in modo libero presto o tardi ti ritrovi a fare un certo tipo di cose, altro che posizione del cavaliere e colpi mano al fianco.
E' abbastanza chiara la loro sorpresa quando notano che gli si entra con estrema facilità, che il loro saltellare in giro non porta a nulla o che i colpi tirati a piena potenza non sanno proprio cosa siano.
Non parliamo poi della questione lotta, nonostante pratichino stili che affermano di trattarla o di... non porsi il problema perchè tanto risolvono tutto prima!
Si scoprono totalmente privi di opzioni non appena ci si finisce, e quelle che ritengono di avere e di aver allenato non sanno svilupparle al di fuori dell' esercizietto preparato.

Sono sempre più convinto che le AMT siano bellissime e piacevoli attività culturali ed artistiche ma che sia davvero troppa la carenza fisica e tecnica che le distanzia oggi dagli sport da combattimento.
E' interessante notare come proprio gli sport da combattimento derivino dalle arti marziali tradizionali, ma di quale sia la tendenza delle persone che scelgono di dedicarsi all' una o all' altra cosa.
In una palestra in cui si fa pugilato, muay thai o brasilian jiu jitsu non si presentano mai signore attempate, ragazzine fashion o impiegati grassocci con il desiderio di "imparare a difendersi".
Anche poste davanti ad una chiara scelta, questo genere di persone rifugge proprio l' idea di faticare pesantemente sudando e tirando al massimo i propri limiti, non ha intenzione di combattere con qualcuno nemmeno in modo leggero ma è in cerca delle famose "mosse" che senza fatica permettono di mandare a nanna Bruto (senza spinaci).
Al contrario chi oggi sceglie di praticare sport di combattimento, o abbandona i corsi di AMT per la troppa leggerezza degli allenamenti e distanza dalla realtà, è gente che vuole imparare ad applicarle le cose, e se anche fosse solo per fare ginnastica è in cerca di qualcosa che faccia faticare davvero, porti a risultati tangibili nel giro di qualche mese.

Se un tempo chi praticava arti marziali erano i "guerrieri" o quelli che volevano "imparare a combattere a costo di grandi sacrifici", e chi voleva solo fare ginnastica andava a fare "sport"... beh oggi pare proprio che la situazione si sia invertita.

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