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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

giovedì 30 giugno 2011

Muoversi senza senso

Ho assistito ancora una volta ad un esame di AMT.
Mentre guardavo questi ragazzi le mie sensazioni erano contrastanti: da una parte mi rendevo conto che in loro non c'era nessuna reale intenzione di imparare a combattere o a difendersi; Dall' altra restavo allibito per l' inconsapevolezza che traspariva nelle loro movenze, sintomo ahimè di metodi e nozioni decisamente sbagliati.

Aldilà del tipo di tecniche, già falsate di loro, non riuscivano proprio a rendersi un minimo credibili.
Invece di tirare un calcio li vedevo sollevare verso l' alto la gamba.
Invece di eseguire una parata da un pugno al busto, li vedevo disegnare un cerchio con la mano.
Per non parlare poi delle tecniche in coppia eseguite in modo del tutto mnemonico e con errori concettuali palesi.

Non discuto sulla predisposizione, agilità, impegno o età di ciascuno perchè è normale che ci siano persone più o meno brave ad imparare una cosa.
Quello che mi ha lasciato perplesso è l 'evidenza con cui essi eseguivano movimenti senza avere la più pallida idea di cosa stessero facendo.
E questo è un gravissimo difetto dell' insegnante, ma è purtroppo qualcosa di molto diffuso tra le AMT in genere.

Ad esempio ho visto errori clamorosi nel modo di portare le ginocchiate.
Il classico errore, una volta afferrate le spalle (sic) dell' avversario, è proprio quello di "lanciarsi" col corpo verso di lui.
E' un movimento tipico degli inesperti, i quali credono che sia il corpo che avanza a dare energia al ginocchio che se ne resta immobile come se fosse una specie di ariete.
Beh, in questo esame ho visto di peggio: gente che avanzava con testa e spalle oltre l' avversario, lasciando praticamente il ginocchio indietro...

Ma in generale tutte le tecniche erano eseguite con una tale flemma e poca convinzione da essere sì dolorose... ma a vedersi.

Non mi sento di incolpare quei ragazzi perchè in fondo fanno quello che gli viene insegnato.
Piuttosto ero sconcertato dalla superficialità del loro allenamento, perchè è l' istruttore che dovrebbe correggere e insistere su concetti base della pratica: sempre ammesso che lui stesso sappia di cosa stia parlando!

Ero intristito nel vedere ragazzi di vent' anni, nel pieno delle loro forze e potenzialità, muoversi in modo così disordinato, fiacco e scoordinato; Soprattutto guardandoli negli occhi, nella loro espressione... Era evidente quanto si stessero solo sforzando di ricordare tutti quei dannati passaggi!
E' la morte delle arti marziali.

Mi pongo delle domande perchè per me è facile giudicare adesso, dopo aver cambiato punto di vista: in fondo sono convinto che la stragrande maggioranza di chi pratica questo tipo di arti marziali lo faccia proprio perchè non ha nessuna aspettativa applicativa.
Alla fine è solo un' attività fisica come potrebbe esserla il corso di latino-americano, io ormai la chiamo Ginnastica Marziale: ti iscrivi, puoi raccontare in giro di fare arti marziali (che ricordiamolo fa sempre figo) ma non ti devi mai confrontare, prendere le botte o chiederti se quei movimenti siano efficaci o meno.
E tutto questo perchè in effetti non ti frega e ti piace così.
Il guaio nasce, come continuo a ripetere, quando il maestro di turno ti mette in testa che quelle cose, fatte in quel modo, abbiano anche un' applicazione letale e assolutamente dimostrata... da leggendari nonnetti in pigiama che nel 3000 a.c. uccidevano i passanti con un tocco di dita.
E anche quando non lo dice apertamente lo sottintende senza fartelo vedere.

Ok, allora mettiamo completamente da parte per un attimo ogni argomentazione riguardo all' applicabilità di certe cose.
Parliamo solo dei nobili valori di crescita morale e civile, rispetto e tutto quello che nelle AMT viene considerato come "pratica di vita", "crescita interiore", etc.
Bene, io sono convinto che praticare un' AMT vista in quest' ottica possa dare molto.
Si fa tanto parlare di sconfiggere noi stessi per primi, le nostre paure, imparare ad essere sicuri di sè stessi.
Tutto vero e tutto bello.
Ma quelle persone erano semplicemente imbarazzate, impaurite della propria ombra, si muovevano con assoluta incertezza con dei grossi punti interrogativi che capeggiavano sulle loro teste.
Persino il loro saluto formale era l' abbozzo di un movimento incerto e molle.
Alla fine di ogni esercizio nei loro occhi si leggeva: "Oddio, ho fatto giusto? Penso di avere dimenticato un pezzo...? Lo rifaccio? O posso andare al posto?"

L' esame prevedeva anche una prova orale.
Non discuto gli argomenti che dovevano studiare, ma il modo di esprimersi, ragazzi!... parlavano tutti a bassa voce, continuando a far pause, cercando approvazione... Proprio come dei bambini interrogati a sorpresa dal professore più cattivo della scuola.

E allora mi viene da pensare che se lo scopo delle AMT sia soprattutto quello di creare persone migliori e più sicure di sè stesse, invece che abili combattenti, allora un istruttore dovrebbe concentrarsi sul miglioramento di questi aspetti caratteriali ed attitudinali, almeno.
Che se uno non è capace di tirare un pugno che faccia male, almeno lo si sproni a tirarlo per finta ma con determinazione, con sicurezza.
Se uno non è fisicamente dotato di qualità vincenti (e non gli va di... ottenerle) lo si sproni a guadagnare sicurezza almeno nel modo di porsi e nelle situazioni di stress.
Questo per me sarebbe un risultato eccellente, che renderebbe più che rispettabili tutte le AMT.

Ma è sempre tanto facile parlare e pubblicizzare "pratiche di vita" senza poi preoccuparsi di aiutare gli insicuri a migliorarsi davvero, che tanto si ha tempo solo per studiare figure predefinite e farlocche.
E' facile prendersi i meriti o attribuirli alla pratica (tre ore a settimana se va bene) quando un allievo effettivamente migliora... perchè la vita fuori dal corso glielo ha insegnato.

Io non critico chi sceglie di praticare qualcosa e crederci, critico chi non mette in condizione le persone di valutare ed essere consapevoli.
E' l' istruttore che deve farsi le domande per l' allievo, perchè l' allievo spesso non ha proprio idea di quali dubbi dovrebbe avere.
Ma questa forma di maturità, chiarezza ed onestà appartiene a poche persone.
E pensare che identificherebbero una persona veramente stimabile e saggia... un Maestro.

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