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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

mercoledì 8 giugno 2011

Aneddoti III - Cambiare scuola per i gradi

C' è stato un periodo piuttosto lungo in cui ho praticato un' AMT e tutto andava bene.
Dico davvero, sotto sotto rimpiango la "spensieratezza" di quei tempi, in cui praticare l' arte marziale era soprattutto una passione più che una ricerca del vero, del falso, dell' efficace, dell' autentico...
Si stava bene e basta, ci si allenava in qualcosa senza tante preoccupazioni e quel gruppo mi ha fatto conoscere cari amici che ancora oggi frequento.
Però ritengo sia giusto, col senno di poi, raccontare perchè da una situazione tanto "idilliaca" sia passato negli anni a perdere la stima e la considerazione per questo modo di praticare, con quelle idee.
Vi racconterò quindi il terzo aneddoto, sempre evitando il più possibile riferimenti diretti che tanto non giova a nessuno, anche se in sincerità mi piacerebbe davvero che i diretti interessati trovassero questo post, giusto per farsi un esamino di coscienza.
Ammesso che ne siano capaci.

Come dicevo praticavo con passione in un bel gruppo, ed eravamo tutti contenti nella nostra pratica fatta di esercizi prestabiliti, programmi d' esame, finti combattimenti e tanti luoghi comuni.
Ci divertivamo un sacco e la cosa andava benissimo così.
Purtroppo il mio maestro non era altrettanto felice.
Perchè dopo anni di sacrifici e impegno nella pratica e diffusione del tal stile, e raggiunta la condizione temporale per poter sostenere un nuovo esame e salire di grado, scoprì che per qualche ragione ignota (almeno ufficialmente) non gli veniva concesso questo diritto.

Non voglio soffermarmi troppo su quali fossero queste ragioni, sia perchè non le conosco con sicurezza sia perchè mi toccherebbe svelare troppo; Fatto sta che un bel giorno, di punto in bianco, litigò con gli altri maestri e prese la decisione di lasciare l' associazione.
Che tradotto in termini pratici significa abbandonare la tal arte marziale.

Questa sua decisione naturalmente si sarebbe ripercossa anche sui suoi allievi, ed eravamo un bel pò, quindi una sera convocò noi cinture nere per spiegare cosa fosse successo e discutere sul da farsi.
Con correttezza ci lasciò liberi di scegliere se continuare a praticare nella vecchia associazione, con un altro insegnante, o proseguire con lui... per praticare qualcosa ancora da decidere.
Al tempo le sue ragioni mi sembrarono giuste e poi eravamo buoni amici, per cui scegliemmo tutti di lasciare e proseguire insieme.

All' inizio la cosa prese un risvolto che a pensarci adesso mi vengono i brividi, eppure allora sembrava assolutamente lecita, naturale e stimolante: fondare una propria scuola.
Chiaramente il tutto era commisurato alle esperienze derivate dalla pratica appena lasciata, per cui si trattava di fare le stesse cose, che ormai allenavamo da anni, senza però i vincoli e gli obblighi della vecchia scuola.
Doveva essere più che altro una fase di transizione fino a che non avessimo trovato una nuova scuola a cui riferirci.

In quella riunione si iniziò a parlare di tutto, proponendo cose da aggiungere e cose da eliminare.
Sinceramente già allora soffrivo un pò la mancanza di realismo nella pratica, per cui rimasi entusiasta delle parole che si stavano spendendo in nome di "tecniche fatte perchè funzionino davvero e non più solo per far scena", sputando veleno nel piatto in cui avevamo appena finito di mangiare...
Scoprirò più tardi che rimasero parole circoscritte a quella sera.
Stavamo iniziando a plasmare noi un programma tecnico, fatto di ciò che noi ritenessimo adeguato. Finalmente la libertà di decidere autonomamente cosa valesse la pena allenare!

Apro una prima parentesi per commentare questa fase.
I problemi fondamentali li ho sottolineati in corsivo, perchè sono ciò di cui parlo nel blog.
Riassumendo, il maestro decise di mollare la scuola che aveva seguito e di cui si era fatto portabandiera per anni per una questione di gradi.
E da qui la naturale conseguenza fu quella di inventarsi una nuova scuola in cui decidere autonomamente.
Certo che anche chi stava ai "piani alti" sarebbe potuto essere più flessibile e corretto... Resta il fatto che in tutto questo io ci trovo un sacco di cose assolutamente sbagliate e che soprattutto non hanno nulla a che vedere con l' arte marziale, tradizionale o meno, autentica o meno, fatta bene o meno.

Eppure è proprio ciò che succede: una persona come il mio maestro, incapace di applicare alcuna tecnica ma ormai "stimato" da anni e ben inserito nel meccanismo, se l' era presa perchè i cattivi "superiori" non gli avevano concesso il diritto di preparare il prossimo esame;
Un esame fatto di esercizi imparati a memoria, giudicato con criteri da ginanstica artistica, e il tutto per vedersi riconosciuta una cintura colorata che non avrebbe aggiunto nulla alle sue capacità  
ma 
gli avrebbe dato diritto ad una posizione sociale più rinomata all' interno del giro.

E dall' altro lato ci sono i grandi maestri che decantano con un sorrisone il rispetto, l' uguaglianza e la giustizia a cui mira l' AMT che insegnano ma poi non sono disposti a riconoscere almeno un tentativo ad un amico che li ha seguiti per anni dedicando effettivamente molto tempo e risorse (anche economiche sia ben chiaro) alla loro causa.

Di base c'è un sistema che finisce per creare proprio questo genere di situazioni imbarazzanti, perchè le cinture, i gradi e i programmi d' esame non rappresentano affatto quello che dovrebbe, sono solo burocrazia inutile. (ritornerò sull' argomento un giorno).

L' altra cosa sbagliata riguarda ciò che ne è derivato da questa scissione, qualcosa che sarà successo chissà quante volte per mille altre scuole.
Nel momento in cui una persona che ha insegnato per tanti anni una specifica AMT abbandona la sua scuola, si trova davanti a due scelte: mollare tutto o riproporsi facendo altro... o con un altro nome.
Complice il naturale senso di rivalsa, la cosa più semplice da fare è fondare una propria scuola, in modo da evitare a priori ogni possibile problema futuro derivante da scelte degli altri.
Non importa che tu sia bravo o meno, basta che tu sappia renderti abbastanza credibile e abbia un seguito sufficiente di persone.

Pensate al morale di un maestro che abbandona: per anni hai insegnato il tal stile, hai guadagnato credito nell' ambiente, hai organizzato cose, hai "istruito" allievi... e poi all' improvviso ti ritrovi ad essere un pincopallino qualunque e la bella cintura di cui ti vantavi tanto non vale più una cicca masticata perchè nessuno te la riconosce più.
Già, proprio la cintura che ha generato tutto il casino.
E allora tanto vale proclamarsi caposcuola di un nuovo stile in modo che tu stesso ti sia riconosciuto la tua bella cintura.

A quel punto però chi non ha le idee chiare, e soprattutto non sappia insegnare niente di più che un "programma" di esercizietti da Hip Hop, finisce per coprirsi di ridicolo.
Nel mio caso ricordo di come si decise di aggiungere il suffisso tradizionale al nome dello stesso stile appena inventato, giusto per darsi un tono di maggiore "autenticità".
Lo stemma della scuola venne disegnato da un' allieva che se non sbaglio prese l' idea da una maglietta vista in giro...
Le tecniche di programma vennero scelte e modificate in base a quello che ci piaceva fare ma che allo stesso tempo risultasse abbastanza vario da allenare (l' importante è che fosse vario.. mica pratico o coerente).

Oggi ripensare a queste cose mi provoca risate isteriche mentre fisso il vuoto ma ai tempi sembrava la cosa più figa e giustificabile del mondo.
E se considero che nonostante tutto cercammo di mantenere un profilo basso, faccio presto a capire perchè altri maestri dissidenti abbiano invece "strippato", inventandosi curriculum chilometrici, creando nuove arti marziali antiche omnicomprensive e plasmando piccoli imperi totalmente inventati in serate svacco davanti ad una birra fresca.

Comunque per la cronaca questa fase non durò a lungo, perchè non molto tempo dopo il maestro trovò una nuova scuola a cui associarci.
Le premesse erano davvero buone: si trattava di una scuola non presente in Italia e piuttosto rinomata anche per i frequenti contatti con il paese d' origine dell' AMT divulgata.
Organizzammo vari seminari con il caposcuola e alcuni suoi allievi di livello e la collaborazione con essi ci fece sentire molto fiduciosi e meno colpevoli.
Erano competenti, abili e pure dannatamente forti.

Qui apro la seconda parentesi, e ci tengo a sottolinearla perchè non si pensi che io sia solo l' ennesimo voltagabbana che getta merda sulle AMT perchè ha trovato un gioco più bello.
La verità è che la scuola a cui ci associammo era effettivamente più autentica dell' altra e sì, anche più tradizionale in senso stretto.
Loro facevano più o meno le stesse cose ma in modo molto diverso e decisamente più duro. Maledettamente più duro.
Non esistevano spettacolini preordinati, piuttosto tante tecniche a coppie da provare e tante forme che però venivano approfondite meglio nella loro applicazione pratica (per quanto spesso forzata).
Non fatte solamente per essere "belle ed armoniose".
Ah, per loro fare sparring e condizionamento fisico era normale.
Quindi conservo stima per quella scuola e soprattutto per lo spirito di quei praticanti "tradizionalisti", e non metto in dubbio che quel genere di marzialisti sia capace di far vedere i sorci verdi anche a tanti kickboxer.
Ho già detto che facevano sparring e condizionamento di norma ed erano fisicamente delle rocce?

Il bello però deve ancora venire.
Perchè la beffa arriva quando ti accorgi che al tuo maestro, quello tanto "esperto" ed appassionato ma che francamente di arti marziali non ha ancora capito un cazzo, della nuova scuola interessa solo il fottuto programma (per avere qualcosa da proporre in palestra), mica l' allenamento duro e realistico.

Il colpo di grazia arriva quando il tuo maestro riesce finalmente a preparare il suo dannato esame (da presentare davanti all' ennesimo maestro orientale, che però non ha mai visto e non ha la più pallida idea di chi sia), basato di nuovo su esercizi imparati a memoria piuttosto che abilità applicative reali.

E quando il caposcuola a cui ci eravamo riferiti, per motivi che ancora non ho capito e non mi interessa più capire, alla fine dell' esame decide che invece del grado previsto sia stato solo riconfermato il grado attuale, compresi quelli dei suoi allievi diretti.

E quando in seguito a questa ennesima pagliacciata dovuta a idiozie burocratiche, svariati suoi allievi decidono di abbandonare anche loro la scuola, quella forte, figa ed autentica.
Il tuo maestro idem.
Di nuovo.
E così, per la seconda volta, tu che non c' entri niente in quello che è successo e non te ne frega niente di strisce di stoffa e titoli su carta ed altre cazzate, ma hai ugualmente continuato ad allenarti con passione ed impegno, imparando anche le nuove formine, gettando nella spazzatura quello che prima ti veniva venduto come vero ed antico... Tu che volevi soltanto imparare arti marziali ti ritrovi a dover scegliere d' accapo cosa fare.

E allora se voi protagonisti di questa vicenda capitate su questo blog e vi riconoscete, provate a giudicare se vi meritiate un decimo della stima e della considerazione che pretendete.
Chiedetevi con onestà se siete dei marzialisti o se volete solo dire di esserlo.
E chiedete scusa voi a me, per tutte le cazzate e le bugie e il tempo che mi avete fatto perdere per inseguire i vostri sogni di gloria, in un piccolo stagno di piccoli pesci.

In un prossimo aneddoto parlerò anche di come si sia evoluta questa situazione e di cosa "insegni" ora il mio ex "maestro"... perchè non c'è mai limite al ridicolo nel favoloso mondo marziale!

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