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Facciamo di nuovo il punto

Ho deciso di scrivere questo post per tornare a fare un pò di chiarezza sull' argomento del blog perchè mi sto davvero stancando di risp...

mercoledì 18 maggio 2011

Aneddoti I - Tecniche impossibili

Ero già entrato in una fase piuttosto critica della mia pratica di AMT.
Avevo sostenuto da tempo l' esame di cintura nera e iniziavo a pormi dei dubbi su quello che stavo imparando: con quel grado addosso, in fondo, la gente si aspettava qualcosa da me, dovevo dimostrare di essere una vera cintura nera di arti marziali.
Uno tosto.
Uno che sa difendersi.
Uno che fa le mosse che ti uccidono.
E invece mi rendevo conto che benchè fossi unanimamente considerato il migliore in palestra, in verità mi sentivo tutt' altro che capace (e senza presunzione ho saputo che molti nel corso prendevano me come riferimento, non il mio maestro...).
Certo, conoscevo a memoria tutti gli esercizi del programma e sapevo eseguirli piuttosto bene, le forme di posizioni poi erano la mia specialità.
Ma da qualche tempo mi chiedevo perchè tutta la pratica si focalizzasse esclusivamente sull' apprendimento della prossima forma o nel perfezionamento degli stessi esercizi che ormai conoscevo a menadito.
Vedevo intorno a me ragazzi e ragazze che si impegnavano per imparare quei movimenti, ma io che li avevo già ripetuti migliaia di volte mi dicevo: "perchè ora non posso allenarmi nella loro applicazione realistica?".

Quella sera stavamo provando alcune tecniche a coppie, di quelle in cui ognuno deve imparare la propria parte per farle riuscire in modo esteticamente corretto.
Già su questo ci sarebbe da discutere parecchio ma lo farò in futuro.
Stavamo provando per l' ennesima volta queste cose quando, lontani dal maestro, io e il mio amico decidemmo di provare in modo più libero.
Trattandosi di tecniche di lotta, decidemmo di provare a fare resistenza per opporsi alla riuscita del tal attacco o contrattacco.

Non ne riusciva uno che fosse uno.

Ovviamente noi sapevamo come funzionasse la tecnica e questo in qualche maniera giustificava questa difficoltà; Ma anche provando a fregarci a vicenda, cambiando qualche passaggio al volo, la cosa semplicemente non riusciva perchè era costruita su movimenti e accorgimenti troppo minuziosi (o impossibili) e abilità che non ci appartenevano.

Eravamo a conoscenza del principio di sbilanciamento dell' avversario, sentendo il suo peso e direzione di spinta  per approffittare di questi vuoti: solo che mai, in nessuna lezione ci si allenava per migliorare questa sensibilità.
Come diavolo è possibile imparare una cosa senza mai farla?
L' allenamento di queste tecniche era solo ed esclusivamente mnemonico!

E così sperimentammo che contro un avversario realmente libero di reagire diventava evidente come la ricerca di quei perfezionismi, oltre a non raggiungere lo scopo, risultava proprio controproducente: ci rendavamo vulnerabili a vari colpi o ci ritrovavamo in posizioni per nulla naturali e troppo vulnerabili se la tecnica non fosse entrata.

Poi arrivò il maestro.
Per rispetto (il rispetto è tutto nelle AMT!) ci guardammo dal dire che non funzionava niente.
Ci limitammo a farfugliare qualche osservazione, sentendoci pure colpevoli di aver provato qualcosa di diverso dalla sequenza di programma.
Allora il maestro se ne uscì con altre belle chiacchere tecniche sullo sbilanciamento, sul fatto che bisognasse fare così e cosà, prese me per dimostrare la tecnica che naturalmente riuscì.
Ma come sempre io mi guardai bene dall' opporre resistenza durante quel test.
Mettere in difficoltà il maestro nelle AMT è un affronto imperdonabile!

Tuttavia percepivo chiaramente che se avessi voluto resistere quella cosa non sarebbe venuta nemmeno a lui.
Se poi avessi voluto improvvisare (che ne so, prendergli i capelli e tirare, aggrapparmi con tutta la forza per non essere proiettato, reagire come potrebbe fare chiunque pur di opporsi) lo avrei messo proprio in ridicolo, perchè lui non si poneva mai domande su queste evenienze.

E così, per l' ennesima volta, restammo dell' idea che se le tecniche allenate non ci riuscivano, era solo colpa nostra.
Sarebbe bastato allenarsi di più ovvero... ripetere per altre mille volte la recita.

Le cose vanno per forza come dicono loro, se le alleni abbastanza.
Lo dicono saggi maestri di 100 anni fa!

2 commenti:

  1. Bellissimo intervento, non ricordavo di averlo letto. Che poi c'è sempre da chiedersi perchè più un'arte marziale è antica più dev'essere efficace; è questo il discorso che i maestri di AMT fanno spesso. Che dire aspettiamo l'arte marziale degli uomini di Neanderthal!

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  2. Tecniche impossibili... prego,dì che con un colpo al naso non muore nessuno. Se lo predico io,nessuno mi crede...please!

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